Era il primo giorno in cui il Giro d’Italia tornava a scoprire le montagne, dopo una settimana in cui era “piovuto a valle”. E quando il Giro si arrampica tra verticalità, tornanti, alberi affollati e verdi dopo le piogge di primavera, le persone lo seguono e, passo dopo passo, si aggrappano a quelle strade, mentre attendono che le cose cambino. I più anziani stanno appoggiati ad un muretto, forse ad uno di quegli alberi, e raccontano lentamente che avrebbero potuto essere ciclisti perché da ragazzini correvano forte, poi elencano le circostanze che li hanno portati a fare altro nella vita ed a tornare al Giro d’Italia ora che sono in pensione.

I ragazzini, invece, possono ancora esplorare tutti gli scenari del loro futuro e hanno fretta di essere come i ciclisti del Giro d’Italia. Hanno fretta di scattare in salita e restare soli. Qualcuno sostiene che sia un peccato voler assomigliare subito ai professionisti, è Giulio Ciccone, che non ha nostalgie ed oggi è forse il più atteso. Ma ci ritorneremo.

Intanto tutto è destinato a cambiare: dalla forma del gruppo che si sfilaccia, si allunga, perde pezzi, si scompone, alla maglia rosa che, ad inizio salita, cede il passo. Chris Harper, pur se di una squadra differente, mette una mano sulla spalla di Pedersen, gli fa i complimenti, ha fatto di tutto, il danese: tre tappe vinte, il lavoro per i compagni, persino un mezzo tentativo di fuga. Il gruppo l’ha visto, glielo riconosce. La fuga del mattino è stata ripresa da poco. Particolarmente gustosa, frizzante, stuzzichevole: Tarozzi, Garofoli e Scaroni, fra gli altri.

Ma, quando il Giro torna alle montagne è giorno d’esame e tutti vogliono sapere se sono pronti, se saranno pronti, perché di giorni così, nelle prossime due settimane ne capiteranno altri, e altri ancora. Anzi, capiteranno giorni ben più duri di questo, nonostante la salita di Tagliacozzo suoni affilata, più nel nome che altrove, a dire il vero, perché solo gli ultimi chilometri sono realmente duri. Certo, una caduta pochi chilometri prima non ci vuole. lo dice il ginocchio di Bardet, lo dice il corpo di Gaudu. C’è una lieve malinconia e una forte nostalgia: quella del possibile. Perché almeno un sogno con loro l’hanno fatto tutti.

È Giulio Ciccone a scuotere il gruppo, è lui il primo ad attaccare. Perché quei ragazzini non devono prendere la rincorsa, come ci ha detto spesso l’abruzzese, ma lui è un professionista e le cose cambiano. Il primo esame va sostenuto. È Egan Bernal a rispondergli e sarà questione d’amore ma tutti l’aspettano, perché mancava da molto, perché ha sofferto molto. In casa non ha foto proprie, nemmeno delle grandi vittorie, solo una foto di Marco Pantani in bicicletta. Fa venir voglia di stare ad aspettare. Pellizzari è il fido scudiero di Roglič che, se per un attimo perde il momento buono, pare recuperare con estrema facilità e domani partirà con la maglia rosa. Il momento perfetto lo azzecca Juan Ayuso che prova solo una volta, per non sprecare energie, ed è la volta giusta. Dietro di lui il compagno, Isaac Del Toro, che, chissà, forse Lorca avrebbe cantato.

Pellizzari, dopo il traguardo, cerca Roglič e pare quasi rassicurarlo. Non ce n’è bisogno probabilmente, ma il primo esame è sempre difficile, il primo esame è una risposta e, se non va bene, cala una luce differente su tutti i sacrifici dell’inverno, sull’altura, sui ritiri. Se non va bene, domani sarà più difficile. Stasera sarà più difficile. Juan Ayuso è giovane, anche lui sognava di fare il ciclista, c’è riuscito e ora chissà cosa sogna, anche se un’idea l’abbiamo. Sono diversi i sogni in tempo di responsabilità, più grandi e più difficili, per questo, oggi, tutti hanno fatto attenzione. Qui ci sono i professionisti, per gli altri, che accanto a loro sperano, il discorso è differente. Via la fretta e la nostalgia e continuare semplicemente ad andare in bicicletta, perché, se si smette, non è la fine di uno sport, è la fine di un altro modo di guardare il circostante. E anziani e ragazzini a vedere il Giro hanno entrambi bisogno di questa idea per andare avanti. Non importa quanto lunga sia la strada.

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