Il Giro d’Italia 2025 sta arrivando e, se vi capiterà di aprire nuovamente questo pezzo nei prossimi giorni, l’incipit sarà invecchiato, quindi in quel caso suonerà meglio un bel “è già partito”.

Il Giro che, come sempre, si porta via le bici arrovellate sul pavè, le cosce esplose sulle côtes, le brevi corse a tappe di preparazione e non. Il Giro arriva e pone le basi per speranze sul futuro che poi diventerà, per tre settimane, un magnifico presente. Per chi lo corre, lo segue, lo tifa. Per strada, da casa, in ufficio più o meno di nascosto, in mezzo alle ammiraglie.

Il Giro d’Italia 2025 avrà come novità principale la partenza, per la prima volta nella sua storia si comincia dall’Albania, e subito a seguire l’inserimento del KM Red Bull, una sorta di traguardo volante con abbuoni di secondi (6, 4 e 2) in ogni tappa, a parte nelle due cronometro, valevoli per la classifica generale. Niente di più che un classico traguardo volante, ma con sponsor, come è già stato, solo che Red Bull è come Godzilla: è grosso e fa rumore.

Vedremo alla fine quanto potrà incidere in una corsa che non avrà, almeno sulla carta, un padrone assoluto, con il rischio (la possibilità) concreto di vedere una sfida stile 2022 e 2023 senza dominatori e magari decisa sull’erta finale (Hindley vs Carapaz sul Fedaia, Roglič vs Thomas sul Lussari). Cassazione 2025 potrebbe essere il Colle delle Finestre nonostante si sia provato a seminare un po’ di terrore con notizie di un possibile annullamento per via della neve. Ma manca ancora un bel po’, dai, aspettiamo e parliamo di cose belle.

Come ad esempio tuffarci nel dettaglio, come ormai da tradizione, nel conoscere tutti i protagonisti della Corsa Rosa.

I FAVORITI

Due su tutti, a guidare UAE Team Emirates e Red Bull-BORA-hansgrohe. Due favoriti con due squadroni alle spalle. Due squadroni con diversi piani alternativi nel caso accadesse qualcosa. Strutture piramidali per entrambe le formazioni: quella emiratina con Juan Ayuso al vertice, quella austriaca con Primož Roglič. I due si sono già sfidati in stagione al Catalunya e il risultato finale ha sorriso allo sloveno. Sulla carta partirebbero alla pari, ma vediamo favorito leggermente più lo sloveno, per esperienza e palmarès, mentre il giovanissimo spagnolo (tredici anni di meno) avrà dalla sua tanta fame di imporsi e freschezza. «Sono qui per vincere», ha detto senza mezzi termini il capitano dell’UAE. Ambizioso, noi gli crediamo.

Squadroni: UAE Team Emirates che presenta altri quattro potenziali capitani, due dei quali da podio, Adam Yates e Brandon McNulty, uno che prima o poi lo sarà, Isaac Del Toro e un corridore come Jay Vine sempre utile in salita, forte a cronometro e, se in giornata e magari lasciato libero, capace anche di vincere tappe di montagna in fuga. A completare la lista di partenza altri due scalatori come Rafał Majka, per una volta insolitamente staccato dal capitano Pogačar in un grande giro, Igor Arrieta, giovane spagnolo a oggi con l’impronta netta del gregario e Filippo Baroncini che lavorerà sodo in pianura e magari proverà a buttarsi in qualche volata a gruppo più selezionato.

Per comprendere la forza, invece, della Red Bull, basti pensare come dietro Roglič, vincitore del 2023, siano presenti il secondo del 2024, Daniel Felipe Martinez, che, dopo un inizio complicato, alla Liegi di qualche settimana fa ha dimostrato di essere tornato in gran forma e Jai Hindley, vincitore del Giro 2022 che ha giurato fedeltà eterna (o almeno fino al primo di giugno) al capitano sloveno, ma con la possibilità, strada facendo, di ritagliarsi il suo spazio.

Giulio Pellizzari è la novità assoluta: ha corso talmente bene di fianco a Roglič al Catalunya che la squadra lo manderà al Giro – inizialmente partecipazione non prevista. Farà esperienza al servizio dei suoi capitani, ma ha dimostrato un potenziale così alto e una determinazione tale che potrebbe scavalcare diversi compagni di squadra nelle gerarchie. La speranza almeno è questa e corre di pari passo al desiderio di vedere un italiano competitivo in alta montagna con i migliori. Speriamo solo che anche lui, come altri prima, non si abitui troppo a fare il gregario senza licenze. Come lo sarà Giovanni Aleotti, il quale, però, in questo ruolo, si trova a meraviglia ed è da considerarsi uno dei migliori in circolazione, sia in salita che nelle tappe di media montagna. Jan Tratnik è stato preso per il Nord, ma si è visto poco e nulla, e per tirare in pianura o in alcune tappe di montagna nei GT: al Giro scatenerà il suo motore magari puntando pure alla tappa di casa. Nico Denz, che di tappe ne ha già vinte due al Giro e Gianni Moscon saranno gli uomini utili un po’ ovunque, ma soprattutto nelle prime parti di gara e in pianura.

LA LOTTA AL PODIO

 

Oltre ai numerosi corridori già nominati di UAE e Red Bull, la lotta al podio è molto serrata e comprende davvero tanti corridori. Si parte dall’Italia con Antonio Tiberi, capitano della Bahrain Victorious, desideroso di migliorare il 5° posto del 2024 e anche di mettersi alle spalle un inizio di stagione un po’ così culminato con il ritiro al Tour of The Alps per indisposizione. Di fianco a lui occhio a Pello Bilbao, qualcosa in più di un’alternativa per la lotta alle prime posizioni e Damiano Caruso, al suo ultimo Giro d’Italia (pare) desideroso di lasciare di nuovo il segno, aiutando i suoi due capitani a salire sul podio.

C’è Mikel Landa, Spagna, a capitanare la Quick Step e a inseguire il suo terzo podio al Giro dopo il 2015, che lo rivelò al mondo e il 2022, anno della sua ultima partecipazione su queste strade. Mattia Cattaneo e James Knox lo aiuteranno in salita e non è escluso vederli anche in fuga o provare a curare una classifica intorno alla decima e quindicesima posizione, mentre Josef Černý sarà uno degli uomini deputati a tenere il capitano al sicuro in pianura.

Al suo ultimo grande giro proverà l’ennesimo assalto al podio della Corsa Rosa Romain Bardet, francese, capitano dei neerlandesi del Team Picnic PostNL che vedranno al via con ambizioni di classifica anche il giovane britannico Max Poole. Chris Hamilton e Gijs Leemreize saranno di fianco a loro in salita, ma li vedremo anche spesso in fuga.

Chi sul podio del Giro invece ci è già salito (1° nel 2019 e 2° nel 2022) è Richard Carapaz, il quale, dovesse accorgersi di non avere più le gambe di un tempo per fare alta classifica, saprà riciclarsi in attaccante inseguendo tappe a volontà e magari anche la maglia azzurra della classifica dei Gran premi della Montagna. In casa Ef Education EasyPost occhio anche a George Steinhauser per la classifica, già vincitore di una tappa lo scorso anno, Jefferson Cepeda e Darren Rafferty, a disposizione del capitano, ma con la solita caratteristica delle squadre di Vaughters: andare in fuga per vincere tappe un po’ su tutti i terreni.

Capitolo INEOS Grenadiers: ci sarà Egan Bernal e questo fa felice i suoi tantissimi tifosi, con la maglia più bella del gruppo probabilmente, quella nuova di campione colombiano, autentica chicca. Con lui Thymen Arensman: i due puntano senza se e senza ma a un piazzamento nei primi cinque. Le caratteristiche le conosciamo: Bernal un Giro lo ha già vinto, tra gravi incidenti e problemi fisici vari non è più brillante come qualche stagione fa, ma il suo 2025, prima di una caduta in Spagna sugli sterrati della Clásica Jaén era iniziato su alti livelli. Arensman è un diesel e come sempre dovrà difendersi a inizio Giro salvo poi migliorare con il passare dei giorni. Brandon Rivera sarà l’ombra di Bernal, Jonathan Castroviejo (all’ultima Giro d’Italia, si ritirerà a fine stagione) tirerà ovunque, salita, pianura, discesa, mentre Lucas Hamilton darà una mano perlopiù quando la strada sale.

Nella lotta per il podio inseriamo David Gaudu, capitano della Groupama e al suo esordio al Giro: il miglior Gaudu tra cadute e scivoloni, anche extra corsa, sembra ormai una questione passata, ma avrebbe tutto per lottare per l’altissima classifica, di fianco a lui Remy Rochas e Lorenzo Germani che daranno una mano in salita e proveranno anche a inserirsi in qualche fuga, Kevin Geniets e Quentin Pacher che potrebbero piazzarsi nelle tappe mosse, mentre Clément Davy, Sven Erik Bystrom ed Enzo Paleni saranno perlopiù gregari in pianura, ma li potremmo trovare anche nelle fughe buone.

Il canadese Derek Gee guiderà la IPT alla caccia del podio o qualcosa di simile, con lui in salita Jakob Fuglsang, alle ultime pedalate in gruppo, Jan Hirt carta per una top ten e una fuga in montagna, dove vedremo di certo Marco Frigo, di recente vincitore proprio così, all’attacco in salita, di una tappa al Tour of the Alps. Presente anche Nick Schultz, australiano di supporto in salita e dotato anche di un discreto spunto veloce e con il fiore all’occhiello di una tappa vinta lo scorso anno al Catalunya quando batté nientepopodimeno che l’attuale campione del mondo.

Giulio Ciccone guiderà la Lidl Trek con l’idea di migliorare l’11° posto del Tour 2024, finora il suo risultato di maggior prestigio in termini di classifica finale di un grande giro. Se finora chi scrive si era sempre tenuto alla larga da discorsi riguardanti l’abruzzese e l’alta classifica, per questo Giro 2025 fa un brusco dietrofront. Il Ciccone visto negli ultimi mesi, Liegi compresa, è il miglior Ciccone possibile e la strada per un tentativo di fare podio non è preclusa, visto anche il livello dei contendenti. Dovesse fallire (si fa per dire) l’idea del podio, saprà certamente, come sempre, dare spettacolo in montagna, con fughe e tentativi di vittorie di tappa. La parte della squadra dedicata a lui comprende Patrick Konrad e Carlos Verona: i due inseguiranno anche la fuga buona per vincere una tappa, occhio a Konrad corridore che può anche tirare fuori un piazzamento in classifica inaspettato (al Giro fu 7° nel 2018 e 8° nel 2019, al Tour ha un 15° posto ottenuto nel 2022).

Simon Yates è l’uomo di classifica della Visma | Lease a Bike: quest’anno si è visto molto poco, ma pare stia preparando a puntino il Giro per provare a salire sul podio. Lo aiuteranno due corridori esperti, autentica garanzia di rendimento, come Wilco Kelderman e Steven Kruijswijk tra i più forti gregari in salita, ma non solo e con loro Bert Lemmen, uno che vuole provare a tenere duro e vedere fin dove potrà arrivare in una corsa di tre settimane.

Infine tra i possibili candidati a un podio o comunque a un piazzamento molto in alto in classifica c’è Michael Storer. Lo scalatore australiano della Tudor arriva da un Tour of The Alps corso (e vinto) con grande piglio e superiorità rispetto a una concorrenza molto qualificata: riuscirà a ripetersi anche sulle strade del Giro? Qualora non dovesse raggiungere quel livello, dalla sua ha la capacità di sapersi reinventare e inseguire una vittoria di tappa in una delle tappe più dure. Di fianco a lui testeremo la crescita di un giovane come Marco Brenner, passato con le stimmate del predestinato qualche stagione fa e Yannis Voisard, scalatore svizzero. Larry Warbasse, invece, è l’esperto gregario sia per la salita che per la pianura.

OUTSIDER PER LA CLASSIFICA

Tra gli outsider più interessanti ci sono quelli del Team Jayco AlUla, squadra che porta un bel terzetto per inserirsi in quelle zone: si punta forte su Chris Harper, fedelissimo in passato di Simon Yates e su Filippo Zana che inseguirà, oltre alla top ten, anche una vittoria di tappa. Con loro Luke Plapp che vorrebbe proseguire il suo percorso di crescita nel tentativo di provare a diventare un uomo di classifica in futuro. L’australiano ha nel mirino le prime tappe e magari proverà a vestire la maglia rosa al termine della cronometro di Tirana: è uno dei candidati. La squadra australiana ha escluso De Marchi, ultimi mesi per lui in gruppo, evidenziando una mancata riconoscenza nei confronti di uno dei corridori più importanti del gruppo sotto diversi aspetti, peso, esperienza, qualità da uomo squadra, e al suo posto schiera, tra gli altri, due buoni scalatori come Koen Bouwman, anche veloce, occhio a ritrovarselo in fuga, e Paul Double, che poche settimane fa alla Coppi e Bartali ha conquistato la sua prima vittoria tra i professionisti sfruttando l’arma migliore: la fuga in salita. Davide De Pretto e Felix Engelhardt possono tenere sui percorsi impegnativi con brevi salite e far valere lo sprint veloce, mentre Michael Hepburn sarà il tuttofare in pianura.

Nairo Quintana guida la Movistar Team che avrà in salita altre tre carte molto interessanti come Einer Rubio, che si candida a un piazzamento nei 10 e a vincere una tappa di montagna, Davide Formolo, per lui carta bianca per fare la sua corsa: vediamo che cosa riuscirà a fare il buon “Roccia” capace di vincere una tappa al Giro nell’ormai lontano 2015 e da quella volta mai riuscito a ripetersi sulle strade di casa. E infine Jefferson Cepeda, l’ecuadoriano è corridore molto pericoloso soprattutto in fuga perché, oltre a difendersi in salite non troppo lunghe, ha anche una buona esplosività.

Vedremo lottare per un posto di alta classifica anche Lorenzo Fortunato e Davide Piganzoli. Il primo è nella forma della vita, guida l’XDS Astana forte della vittoria ottenuta di recente in una tappa del Tour de Romandie ed è una garanzia di piazzamento tra il 12° (Giro 2024) e il 21° posto° (2023) posto. In mezzo ha ottenuto un 15° (Giro 2022) e due 16esimi (Giro 2021 e Vuelta 2025). A fare classifica, o comunque a farsi vedere in salita, magari con una vittoria di tappa come obiettivo, anche Wout Poels, mentre Fausto Masnada e Anton Kuzmin saranno perlopiù in veste di gregari.

Piganzoli è uno dei giovani più attesi del nostro ciclismo, 13° lo scorso anno al suo primo Giro, si aspetta, lui e la squadra, un ulteriore salto in avanti. Il Team Polti gli metterà a disposizione in salita Alessandro Tonelli e i fratelli Bais, Davide e Mattia, in pianura Mirco Maestri e Andrea Pietrobon, molto attesi anche nelle fughe di giornata, con la speranza che qualcuna possa pure tramutarsi in vittoria.

Restando all’altra squadra italiana al via, la VF Group Bardiani, proveranno a tenere duro in salita Alessio Martinelli e Alessandro Pinarello, ma i due verosimilmente faranno fatica a fare una buona classifica, però vedremo quali saranno i loro limiti, soprattutto quelli di Pinarello neoprofessionista e all’esordio al Giro d’Italia. Limiti che conosciamo già se parliamo di Luca Covili, scalatore dotato di grande fondo e che punterà a un piazzamento finale tra la quindicesima e la ventesima posizione.

CACCIATORI DI TAPPE E UOMINI DA FUGA, VELOCISTI

 

Mancano alcuni dei grandi big del ciclismo, ma bastano tre nomi per fare tremare i polsi, corridori oltretutto candidati a vestire la maglia rosa sin dall’avvio dall’Albania. Parliamo di Tom Pidcock, capitano della Q36.5 che proverà anche a fare classifica finché potrà (con lui in salita Damien Howson, Milan Vader, Mark Donovan e Xabier Mikel Azparren, corridore forte anche a cronometro) e ovviamente gli attesissimi Wout van Aert e Mads Pedersen. Tappe per loro ce ne sono, a partire dai tre giorni albanesi, e siamo sicuri che sapranno dare spettacolo lungo tutte le tre settimane anche in situazioni meno attese: più che le volate, dove comunque Pedersen si getterà, li aspettiamo anche in qualche tappa dura, magari van Aert se troverà la condizione (si è ammalato poco prima del Giro, ci risiamo), pure in qualcuna di montagna o nelle due cronometro. Oltre a Pedersen la Lidl Trek può contare pure su Mathias Vacek che farà parte del treno per il danese – come Dan Hoole, Jacopo Mosca e Soren Kragh Andersen – darà manforte in pianura, ma proverà a ritagliarsi il suo spazio come fece all’ultima Vuelta.

Si parla di sprint di gruppo: oltre alle possibili incursioni di van Aert e Pedersen, da seguire con attenzione, proprio in casa Visma, Olav Kooij, che nelle (non moltissime per la verità) volate di questo Giro potrebbe diventarne il Principe. A dargli una mano, oltre a van Aert, anche Dylan van Baarle e soprattutto Edoardo Affini, i due potranno anche cercare gloria personale: Affini a cronometro, van Baarle in qualche fuga. A contendere la corona a Kooij il più temibile è Kaden Groves di cui si parla sin troppo poco. Alpecin porta lui come velocista principale e quasi capitano assoluto, lui che in carriera ha già vinto al Giro, e vicino gli confeziona un discreto pacchetto formato da Timo Kielich, Jenson Plowright, che possono essere anche alternative in caso di giornata no dell’australiano, Fabio Van Den Bossche, Edward Planckaert e Jury Hollmann. Jimmy Janssens lo vedremo spesso in fuga, mentre Quinten Hermans è il corridore deputato a giocarsi qualche tappa negli arrivi mossi e spunti in qualche eventuale fuga in tappe impegnative.

Altri velocisti che possono vincere o arrivare vicino: Milan Fretin, Cofidis, aiutato soprattutto da Jan Maas e Stefano Oldani, quest’ultimo, che al Giro ha già vinto, ci proverà anche in fuga, così come Sylvain Moniquet e Anthony Perez, da seguire nelle tappe di montagna o vallonate, mentre Jonathan Lastra, Nicolas Debeaumarché e Sergio Samitier lavoreranno e proveranno a inserirsi in qualche attacco da lontano.

C’è Sam Bennett, il quale vorrà provare a vincere al Giro sette anni dopo la tripletta del 2018, per una Decathlon AG2R La Mondiale d’attacco che porta anche Andrea Vendrame, da fuga in qualsiasi genere di tappa e vincitore lo scorso anno a Sappada, Geoffrey Bouchard e Nicolas Prodhomme, riferimenti in salita, Dries De Bondt, altro corridore che ha bei ricordi al Giro, avendo vinto pure una tappa nel 2022, Dorian Godon, occhio a lui nelle tappe vallonate e negli arrivi a ranghi ristretti, e Stan Dewulf eterna promessa al Nord, mai realizzata, mentre Tord Gudmestad sarà l’ultimo uomo dello sprinter irlandese.

Max Kanter è l’uomo veloce di una XDS Astana che punterà a ogni genere di tappa vista la forma palesata un po’ da tutti in stagione e la presenza di Diego Ulissi, Nicola Conci e Christian Scaroni che vedremo spesso all’attacco in maniera seria, in quelle fughe, soprattutto, che potranno concretizzarsi.

Il Team Picnic avrà Casper van Uden, buon outsider per le volate, aiutato da Alex Edmonson e Bram Welten, mentre la Bahrain-Victorious prova a sorprendere con Matevz Govekar, ruota veloce in buona ascesa, aiutato negli sprint dall’esperto Andrea Pasqualon. In casa bahreinita Fran Miholjevic sarà il gregario da pianura, mentre Alfonso Eulalio ed Edoardo Zambanini, oltre ad aiutare la squadra, proveranno a farsi vedere il primo in fuga, il secondo negli arrivi per corridori esplosivi. Altro velocista quasi puro da tenere d’occhio è Gerben Thijssen che punta a sorprendere negli arrivi a ranghi compatti per una Intermarché Wanty che ha tra le sua fila Louis Meintjes e Simone Petilli per le fughe in montagna, Dion Smith e Francesco Busatto per quelle nelle tappe mosse e gli arrivi per gente esplosiva e soprattutto Taco van der Hoorn che qualche anno fa al Giro regalò la prima storica vittoria alla squadra da quando passò nel World Tour. Presenti anche Kevin Colleoni e Gijs Van Hoecke, che saranno perlopiù a disposizione degli altri.

Altro nome forte per le volate è Matteo Moschetti della Q36.5, diciamolo francamente: in molti tifiamo per lui per svariati motivi e vista la concorrenza non è da escludere che possa finalmente ottenere una vittoria al Giro d’Italia. Ad aiutarlo, negli sprint, Emīls Liepiņš, mentre il canadese Nicola Zukowsky potrà mettersi in luce con qualche attacco da lontano.

La Quick Step, orfana di Tim Merlier, porta i suoi eredi qui al Giro con l’obiettivo di dividersi la posta in palio: Luke Lamperti e Paul Magnier hanno entrambi le qualità per imporsi seppure arrivano da un 2025 differente. L’americano contraddistinto da alcuni problemi fisici, il francese da tanti bei risultati alternati a qualche calo (e caduta) fisiologico vista la giovane età. Presenti nella squadra belga anche Gianmarco Garofoli che darà una mano su tutti i terreni e magari proverà a prendersi qualche licenza personale e Ethan Hayter, oggetto del mistero, corridore dalle grandi potenzialità, veloce e resistente, ma spesso in affanno nel correre in gruppo.

Occhi puntati, per le tappe con arrivo a ranghi non troppo compatti e magari già nei primi giorni in Albania, su Corbin Strong, veloce e adatto anche alle tappe mosse, in una IPT che porta Hugo Houle, fido gregario, ma capace, se in giornata, di cogliere anche la fuga buona.

Tra i nomi più interessanti per gli sprint, non per forza a ranghi compatti, presente Rick Pluimers, corridore neerlandese della Tudor che potrà farsi valere anche su percorsi un po’ più selettivi. Il connazionale Maikel Zijlaard sarà il suo lead out, ma avrà anche qualche occasione di sprintare per se, soprattutto nelle tappe più pianeggianti, mentre Alexander Krieger sarà il loro supporto.

Se il gruppo si seleziona, ma davanti restano 40/50 corridori da tenere in considerazione anche il nome di Orluis Aular, venezuelano della Movistar che può dire la sua anche nelle volate di gruppo, pur non avendo le punte di velocità dei migliori velocisti, lo potremmo vedere spesso piazzato. La Movistar gli mette vicino Albert Torres per tenerlo fuori dai guai nel finale e piazzarlo per la volata e Lorenzo Milesi, forte in pianura e a cronometro e non troppo fermo: in caso di fuga potrebbe dire la sua come ha fatto spesso da Under 23.

Presente, nella squadra spagnola, anche Jon Barrenetxea, corridore molto adatto alle fughe nelle tappe dure e anche veloce: potrebbe ricalcare un giro sullo stile di Pelayo Sanchez, una delle rivelazioni dell’ultimo Giro d’Italia.

L’Arkéa – B&B Hotels punta esclusivamente alle tappe per provare a invertire la tendenza di questo 2025 nel quale in pratica il solo Vauquelin è andato forte. Luca Mozzato sarà il velocista di punta: l’italiano, dopo il grande podio al Fiandre 2024 ha faticato moltissimo negli ultimi 13 mesi. Gli darà una mano Giosuè Epis, caratteristiche simili, forse meno veloce, ma più resistente. Gli altri sono tutti corridori da tappe di media o alta montagna e che vedremo presumibilmente in fuga: Simon Guglielmi, Laurens Huys e Martin Tjøtta. Più quotati, invece, Michel Ries, lussemburghese e il giovane norge Embret Svestad-Bårdseng, che potrebbero anche puntare a un posto intorno alla quindicesima, ventesima posizione finale.

Non un vero e proprio velocista in squadra per la INEOS Grenadiers che, come abbiamo visto poco sopra ha altri grilli per la testa (la classifica), ma Joshua Tarling è uno dei favoriti per la crono di sabato, Ben Turner tirerà per i compagni di squadra, ma ha spunto veloce in un gruppo non troppo numeroso, così come Kim Heiduk.

Se il Team Polti punterà molto sugli sprint di Giovanni Lonardi ciò che resta della VF Group Bardiani CSF Faizané, da nominare, è di buona qualità: Enrico Zanoncello è il velocista, Manuele Tarozzi e Martin Marcellusi i punti di riferimento per le fughe, Filippo Fiorelli e Filippo Magli quelli tagliati negli sprint a ranghi ridotti (e magari pure loro in qualche bella fuga potrebbero dire la loro grazie allo spunto veloce).

Infine la EF Education-EasyPost che ha nei danesi Mikkel Frølich Honoré e Kasper Asgren, soprattutto, due pedine per le fughe con il secondo che cerca da un po’ di stagioni la vecchia buona condizione, mentre James Shaw e Owain Doull daranno una mano e magari li troveremo piazzati in qualche tappa.

PERCORSO

Da Durazzo a Roma che pare il titolo di una parodia di un film neorealista con Franco e Ciccio. 21 tappe, si parte di venerdì e quindi ben 3 lunedì di “riposo” : niente prima parte lunga con nove giorni di corsa in fila. Appena due cronometro, per circa 42 km totali, entrambe nella prima parte di corsa (seconda e decima tappa). Tre arrivi veri e propri in salita (tappa 7, tappa 16 e 19) con la 18 che arriva in quota a Champoluc dopo un breve tratto di discesa. Una tappa vera e propria con le strade bianche (tappa 9) più lo sterrato del Colle delle Finestre (tappa 20, la più attesa). Oltre alla partenza dall’estero un altro sconfinamento a Nova Gorica (tappa 14). Molto interessanti le (tante) frazioni appenniniche, da scoprire strada facendo cosa potrà, invece, accadere sulla Alpi.

Tre giorni in Albania ad aprire la corsa e subito appuntamenti che scalderanno le gambe ai pretendenti alla vittoria finale che se la dovranno vedere con i diversi cacciatori di classiche presenti, resistenti e veloci. A Tirana si arriva dopo aver attraversato strade complesse anche nel fondo e due volte nel finale il Surrel con la cima a 12 km dall’arrivo e una discesa che può fare selezione: si può attaccare e può arrivare un gruppetto bello sgranato a giocarsi la tappa e la prima ambita maglia rosa. Il giorno dopo la crono, sempre a Tirana, è breve, ma ha quella salitella in mezzo che spaccherà diverse gambe. Il terzo giorno altra tappa di 160 km, fotocopia della prima in quel senso con il GPM di Logora Pass, lungo e impegnativo, quasi 11 km e tratti oltre il 10. Si scollina a 39 dall’arrivo e si va in picchiata verso il mare: anche qui, giornata per cacciatori di classiche, resistenti che sfideranno gli uomini di classifica.

Dopo il riposo la quarta tappa con arrivo a Lecce è la classica frazione del Tavoliere delle Puglie: volatona di gruppo, ma occhio al vento. La tappa 5 arriva nello splendido scenario di una delle città più belle del sud Italia, Matera, e chiama di nuovo alla sfida i cacciatori di classiche, con quel finale molto mosso e qualche velocista più resistente.

Tappa 6: si arriva a Napoli dopo 227 km – frazione più lunga del Giro 2025 – e ne viene fuori una cosa un po’ strana. Metà frazione è impegnativa con lunghe salite per uscire dalla Lucania ed entrare in Campania, una seconda parte velocissima fino a Napoli. Fuga e poi volata sembra l’opzione più gettonata.
Il secondo week end di corsa, invece, parte venerdì 16 maggio con il primo arrivo in salita verso Tagliacozzo, in Abruzzo. Sono 168 km e oltre 3500 metri di dislivello per una giornata caratterizzata da un continuo su e giù che farà selezione. Il giorno dopo, la tappa con arrivo a Castelraimondo è un altro continuo saliscendi appenninico con la salita di Sassotetto da affrontare a metà giornata. Frazione che potrebbe sorridere a una bella fuga, anche con qualcuno con intenzioni particolari. Non c’è riposo nel senso che domenica 18 maggio c’è una delle giornate più attese. La nona tappa, la Gubbio-Siena di 181km è quella con ben cinque settori sterrati (per 29km totali) e quel finale con Monteaperti e Le Tolfe che faranno selezione prima dell’arrivo a Siena in Piazza del Campo.

Dopo il secondo riposo prosegue la salita verso nord e la tappa dieci è la seconda e ultima cronometro. Lucca-Pisa, per 28.6km, una grande occasione persa per fare una bella crono lunga spacca gambe e classifica che dopo il giorno di riposo avrebbe inchiodato tanti pretendenti non al massimo dai primi dieci giorni di gara. Ci saranno bei distacchi ugualmente seppur la lunghezza non è eccessiva e la seconda parte di cronometro molto veloce rischia di appiattire il livello e le differenze.

Non c’è tempo per recuperare perché si torna a salire il giorno dopo sugli appennini, tappa 11 con arrivo a Castelnovo Ne’ Monti dopo aver affrontato il San Pellegrino in Alpe a metà giornata e poi un continuo saliscendi fino all’arrivo. Tappa su cui, fossi negli appassionati, farei un bel cerchio rosso sopra per evidenziare la possibilità di macello e spettacolo. Ci sono tutti gli ingredienti perché venga fuori una giornata da non dimenticare. La tappa successiva, la 12, Modena-Viadana, è, sulla carta, la terza volata di gruppo e arriva prima della Rovigo-Vicenza e della Treviso-Nova Gorica che potrebbe vedere fughe da lontano all’arrivo, ma anche qui altre due volate. Classiche tappe da sfida fra fuggitivi e squadre dei velocisti superstiti.

La terza domenica del Giro, invece, si torna a salire con l’arrivo ad Asiago dopo 219 km e dopo aver affrontato il Monte Grappa a metà giornata. Vista così, sulla carta sembra un’occasione sprecata, ma vediamo cosa succederà da Ponte sul Brenta a Dori prima della conclusione sull’altipiano.

Dopo il riposo si riparte subito per una tappa di montagna con arrivo a Brentonico, in provincia di Trento e quasi 5.0000 metri di dislivello in 203 km. Fatta eccezione per i primi 50 km circa, tutti comunque in leggera ascesa, dall’inizio della salita verso Carbonare fino al traguardo non ci sarà più un metro di pianura. La tappa 17 potrà fare molto male nonostante la sua brevità. Tonale e Mortirolo prima del lungo finale verso Bormio con lo strappo de Le Motte a 9 km dal traguardo che farà ulteriori danni. Il giorno dopo classica frazione di trasferimento dell’ultima settimana con l’arrivo a Cesano Maderno: fuga o volata, non si scappa.

Due delle ultime tre tappe saranno decisive e, a seconda di come ci si arriverà, potranno cambiare la classifica, anzi stravolgerla. La Biella-Champoluc di venerdì 30 maggio è una delle più dure di questa Corsa Rosa con 5 GPM tre dei quali lunghi e impegnativi (Col Tzecore, Col Saint-Pantaleon, Col de Joux), la Verrès-Sestriere del giorno dopo è quella del Colle delle Finestre e basta solo il nome. Infine, domenica 1 giugno passerella finale a Roma, nel suggestivo scenario dei fori imperiali, ma dopo un ingiusto sotto tanti punti di vista lungo trasferimento dal Piemonte.

LA GRIGLIA DELLE MAGLIE

MAGLIA ROSA

⭐⭐⭐⭐⭐ Roglič
⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐ Tiberi, Bernal, lANDA
⭐⭐ Carapaz, S. Yates, A. Yates, Bernal, Gee
⭐ Arensman, Hindley, Martinez, Storer, McNulty, Gaudu, Ciccone, Fortunato

MAGLIA CICLAMINO

⭐⭐⭐⭐⭐ Pedersen
⭐⭐⭐⭐ Van Aert,
⭐⭐⭐ Roglič, Ayuso
⭐⭐ Kooij, Groves, Pidcock, Vendrame, Strong, Pluimers
⭐ Maestri, Tarozzi, Magnier, Tarling, Scaroni, Bennett, Fretin, Lonardi

MAGLIA AZZURRA

⭐⭐⭐⭐⭐ Carapaz
⭐⭐⭐⭐ Ciccone, Storer
⭐⭐⭐ Gee, Steinhauser, Fortunato
⭐⭐ Gaudu, Bilbao, Roglič, Scaroni, Bouchard, Pidcock, Landa
⭐ A.Yates, Pellizzari, Rubio, Formolo, Poels, Bardet, Prodhomme, S.Yates

MAGLIA BIANCA

⭐⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐⭐ Tiberi
⭐⭐⭐ Piganzoli, Poole
⭐⭐ Pellizzari, Plapp, Del Toro
⭐ Svestad-Bårdseng, Rafferty, Arrieta

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