Nico Denz, per certi versi, è un corridore come Carlos Verona e come chissà quanti altri al Giro d’Italia oppure in ogni altra corsa, a tappe o classica che sia. Sono le ossa del gruppo, la sua struttura portante perché senza ciclisti così il gruppo non esisterebbe e nemmeno il ciclismo, forse, ché hai voglia a pensare ad un plotone di soli capitani. È l’ossatura a sostenere il gruppo, come a sostenere il corpo, e pazienza se non si vede, il lavoro, il quanto ed il come, alla fine, è sempre una questione di coscienza. Nico Denz aveva già vinto al Giro d’Italia, per ben due volte nel 2023, a Rivoli e a Cassano Magnago, sempre in fuga.

Nico Denz aveva già vinto, questi colpi in canna li ha, ma, oggi, a Cesano Maderno, ha pianto per la vittoria. Avremmo potuto citare molti altri e abbiamo citato Carlos Verona perché c’è molto del successo di Verona ad Asiago nella vittoria di Denz in Brianza, nel giorno in cui il caldo è piombato sul Giro e sono riapparse le calze con il ghiaccio e borracce a non finire: bevute e svuotate addosso. Sulla testa, attraverso le fessure del casco, sulle gambe, sul petto, persino sulle caviglie.

Entrambi hanno perso il capitano: Primož Roglič ha lasciato il Giro due giorni fa. Denz è stato in ritiro molti giorni perché lo sloveno aveva il sogno di vincerlo questo Giro. Denz è arrivato in Albania e dal primo giorno ha lavorato per il Giro di Rogla. Se Roglič fosse stato qui, magari, Denz oggi non sarebbe stato in fuga, ma in gruppo, a riprendere energie in vista di due tappe terribili, nel fine settimana in cui si decide il Giro. Invece in fuga c’è stato.

A poco meno di venti chilometri dall’arrivo è fuggito da una fuga che era, a propria volta, fuggita dalla fuga originale: sul rettilineo d’arrivo, si è voltato verso il pubblico, sembra abbia mandato un bacio nell’aria, un saluto, forse solo l’esultanza per la vittoria, ha vinto e ha pianto, in un pomeriggio da “meriggiare pallido e assorto”, con una fuga enorme in corso, la classica fuga da fine Giro, quando le energie sono al lumicino.
Poi ha parlato, ha detto che il giorno del ritiro di Roglic ha guardato il Garibaldi e ha capito che questa poteva essere la tappa giusta per ritrovare un senso al Giro e a tutti i suoi sacrifici, mentre Pellizzari sta facendo un ottimo lavoro e aspetta domani. Il suo senso era aiutare lo sloveno, la devozione, l’essere a disposizione e per quello non avrebbe chiesto niente di più. Fino a qui c’è il lavoro del gregario, però che l’assenza del capitano tocchi così le corde dell’animo di un ciclista è da scrivere. Perché resti.

Mirco Maestri capirebbe molto bene questo discorso, perché anche lui fa parte delle ossa del gruppo e, quando le gambe glielo permettono, si lancia anche nei tentativi di fuga più improbabili, quelli che di solito nemmeno arrivano al traguardo. Invece, è la seconda volta che la fuga che sceglie al traguardo ci arriva e si gioca la vittoria. Anzi, oggi Maestri ha scelto per due volte la fuga buona: la prima, quando la fuga è andata, e la seconda quando è entrato nel tentativo degli undici. Come l’altro giorno l’ha beffato la partenza di Asgreen, oggi l’ha beffato lo scatto di Denz. E la beffa peggiore, l’amaro più amaro, quel che non si riesce a digerire, è che la volata di quel gruppetto, l’ha vinta. Senza Denz sarebbe stato primo. Il ciclismo non si fa con i se e con i ma e Denz c’era, ma a Maestri abbiamo pensato tutti perché giornate così sono anche giornate da Maestri.

Le ossa non solo non si vedono, ma sono resistenti, dure, le ossa sono ciò che non si deve rompere, altrimenti sono problemi. Questo auguriamo all’ossatura del gruppo, a questi atleti. Più a chi non ce l’ha fatta che a chi ce l’ha fatta perché una vittoria cambia tutto, fa ritrovare il senso di un Giro, di tanti sacrifici e di tutti i giorni lontano dalla famiglia. Che questi atleti restino esattamente come sono, che non diventino mai disillusi e che una vittoria li sorprenda nel giorno in cui la disillusione sta arrivando e per l’ennesima volta li faccia ripartire, con un’altra motivazione. E quando li vedremo in fondo al gruppo, su un tornante, faremo ancora più rumore.

Foto: La Presse, da comunicato stampa Rcs

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