No, non temete, anche se da titolo e durata della lettura secondo il plugin di wordpress lo avrete già intuito: non andrò troppo per le lunghe, anzi, per facilitare a me (e a voi) il tutto, lascio qui alcune considerazioni sulla corsa dello scorso anno che può fungere da lancio verso ciò di cui parleremo quest’anno: https://alvento.cc/appunti-dal-giro-next-gen-2025/

Ecco il percorso: Giro Next Gen 2026 interamente disegnato nel centro sud Italia e questa sì che è una notizia. Si parte dalla Calabria (da Reggio) per arrivare in Abruzzo (a L’Aquila), attraversando Basilicata, Puglia, Campania, Lazio. Otto tappe: 2 possibili volate – ma occhio alle fughe – 2 arrivi in salita, 3 tappe vallonate e dalle difficoltà differenti di volta in volta, infine una bella cronometro di 22 km.

Primo giorno si parte da Reggio Calabria per arrivare a Vibo Valentia: prima parte pianeggiante lungo lo Ionio per poi passare nell’entroterra con due salite negli ultimi 50 km, non durissime per carità, ma nel finale una rampetta potrebbe sgranare il gruppo e premiare corridori esplosivi e magari tenere già davanti qualche uomo che punta alla classifica generale.

Seconda tappa, da Tropea a Crotone, dalla costa tirrenica a quella ionica, tagliando in due la regione. Frazione mossa nella parte centrale che potrebbe favorire una fuga, altrimenti è volata a ranghi più o meno compatti (e potrebbe essere anche l’unica).

La terza tappa, da Sibari (ancora mar Ionico) a Villa d’Agri di Marsicovetere segna il passaggio dalla Calabria alla Basilicata, dalla provincia di Cosenza a quella di Potenza. Giornata da non sottovalutare: 169 km di continuo su e giù, con salite più o meno lunghe e che porterà gli uomini di classifica al primo scontro diretto. A Viggiano probabile resa dei conti giornaliera.

Quarta tappa, da Matera a Corato. Anche in questa giornata il percorso è mosso e le salitelle non sono da sottovalutare: frazione per fuga o per uomini veloci ma resistenti, dipenderà sempre dall’atteggiamento dei favoriti e delle loro squadre. Come il giorno prima, volendo, c’è il terreno per fare un po’ di selezione e arrivare magari in pochi lì davanti – a maggior ragione in una categoria dove le differenze sono più spiccate rispetto al professionismo.

Tappa numero 5 e dopo la Puglia, si va in Campania. Da Bacoli a… Bacoli con il circuito nei Campi Flegrei e il Monte Procida da affrontare 5 volte. Che sia una prova generale per provare a organizzare un giorno il Mondiale su queste strade? I crismi ci sono tutti e il percorso è proprio da mini classica vallonata con il già citato Monte Procida, il durissimo strappo di Mofete e uno spettacolo suggestivo e anche tecnico per via delle variazioni planimetriche prima del finale, quando una discesa velocissima porterà al traguardo. Tappa da fuga, da gruppo spezzato e sgranato, da chi sa tenere duro e ha lo spunto veloce. Ampio il ventaglio di soluzioni.

La tappa 6, invece, con partenza da Velletri, segna il primo dei due arrivi in salita con l’ascesa del Monte Livata da Subiaco e prima ancora il Passo della Sella e un continuo su e giù nei dintorni di Roma. La salita finale misura 16 km, è molto irregolare all’inizio, dove alterna tratti in doppia cifra a veri e propri momenti in falsopiano, ed è caratterizzata da una seconda parte quasi tutta tra il 5 e il 7 %.

Tappa 7, breve, ma impegnativa e che potrebbe cambiare ancora la classifica, con l’arrivo in salita a Piana delle Mele (Guardiagrele), non prima però di aver affrontato Forcella di Acciano e soprattutto Passo Lanciano, la salita più dura dell’intera corsa. 11,3 km all’8,5% di pendenza media con diversi tratti in doppia cifra. Si scollina ai -40 dall’arrivo, ma, dopo una lunga discesa il finale farà, se ce ne fosse ancora bisogno, tanta ulteriore selezione, quella decisiva.

Ultimo giorno, tappa 8, con l’attesissima cronometro da Villa Sant’Angelo a L’Aquila. 22,2 km, vallonata, in cui si potrà spingere e fare tantissima differenza. All’ottavo giorno di corsa e dopo due tappe di montagna la classifica potrà essere ribaltata completamente.
I PROTAGONISTI
Che non è, secondo la traduzione italiana, soltanto il titolo di un bellissimo film del 1992 di Altman (The Player) e no, non sto parlando nemmeno di un omicidio nel mondo di Hollywood (che poi è tutto un metaforone su come si lavora nell’industria del cinema). Qui si parla per ovvi motivi dei corridori da seguire con maggiore attenzione nella settimana che va da domenica 14 a domenica 21 e che percorreranno perlopiù le strade sopra descritte molto in breve.

⭐⭐⭐⭐
Avrei detto che c’è un solo favorito assoluto a cinque stelle, con margine, ma quel nome, che tutti avrete intuito è ormai il più che noto Lorenzo Mark Finn, di fianco, come si è visto, si ritrova “soltanto” 4 stelle e la vittoria finale se la dovrà sudare come forse non immaginava. Questo per via dell’infortunio che lo ha visto fermarsi dopo due giorni al Tour of the Alps dove dimostrò, seppure per una sola tappa, di valere corridori che poche settimane dopo sarebbero stati protagonisti al Giro. Da valutare, infatti, la condizione in cui si trova e anche i miglioramenti nelle corse a tappe: se fino a oggi si è dimostrato quasi sempre l’uomo da battere nelle gare di un giorno, nella gare divise su più giornate deve ancora dire la sua. Però una cosa c’è da dire: quelli che gli sono finiti davanti in questi anni (Bisiaux, Seixas, Nordhagen, Omrzel, Widar, Tuckwell e Novak) sono passati professionisti e gli avversari, seppure di livello, hanno qualcosa in meno di lui. Sulla carta.

⭐⭐⭐
L’avversario più temibile potrebbe essere Mateo Ramirez (UAE Team Emirates Gen Z), il quale però, dopo un 2025 rivelatorio sulle sue grandissime qualità, non si è mai visto: ha corso solo un giorno in 6 mesi. Lo scalatore ecuadoriano parte in seconda fila con Matteo Scalco (XDS Astana Devo team), che in stagione ha lasciato buone sensazioni in salita anche tra i professionisti, l’australiano della Lidl Trek Future Racing Jack Ward, tra le rivelazioni di questa stagione, il francese Rémi Daumas della Groupama FDJ United CT, anche lui andato già forte in alcune gare con i professionisti, scalatore dall’alto potenziale e di recente vincitore di una tappa alla Ronde de l’Isard in cui si sono scalate diverse vette affrontate negli anni al Tour de France e il belga Matisse Van Kerckhove che avrà dalla sua un jolly da giocare mica male: la crono di 22 km che chiuderà il Giro e dove, eventualmente, potrà scavare margine, recuperare posizioni e perché no, dovesse trovarsi in zona, pure attaccare podio o maglia rosa. Sul belga della Visma |LAB Devo il punto di domanda è capire quanto potrà tenere sulle salite più lunghe, ma in realtà i suoi margini sono ancora da scoprire. Dovesse essere più avanti di quello che si pensa, diventerebbe lui, più del compagno di squadra Patryk Goszczurny (⭐⭐) l’uomo di classifica della squadra nerlandese, ma non solo, sarebbe cliente sgraditissimo (agli altri) per il podio.
⭐⭐
Troviamo poi (a due stelle), ma le differenze alla fine tra un corridore e l’altro sono minime e , come vedremo, ci saranno le solite sorprese inaspettate, Matteo Vanhuffel (Devo Tem Picnic PostNL), insieme a Finn e Scalco uno dei tre superstiti della top ten del Next Gen 2025, con lui anche il compagno di squadra il neerlandese Jurgen Zomermaand, prospetto molto interessante per la salita, Max Bock, tedesco della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, ottavo all’ultimo Tour de l’Avenir che, almeno sulla carta, sarà d’aiuto a Finn, ma, molto regolare in salita e tra quei corridori che migliorano più le gare sono dure, potrà ambire a un piazzamento in alta classifica. Jan Michal Jackowiak è l’uomo di classifica della Bahrain Victorious Devo team, squadra multinazionale che punta molto alle tappe, ma che ha nel polacco uno dei migliori primo anno di questa stagione e già capace di mettersi in evidenza in mezzo ai professionisti. Grande motore, vincitore quest’anno a San Vendemiano, da misurare sulle salite lunghe, ma dubbi in realtà ne lascia pochi: ha talento per dire la sua anche a questo Giro Next Gen. Viktor Soenens, scalatore belga, è uno dei diversi nomi che la Soudal QS Devo Team potrebbe lanciare in classifica, forse, per l’attitudine alle salite è il più adatto al percorso del Giro 2026, seppur non viene da un grande inizio di stagione e quindi in casa Soudal occhio anche a Henrique Bravo, brasiliano, corridore completo e dall’altissimo potenziale un po’ su tutti i terreni, veloce, resistente, e a Jasper Schoofs, un altro che dalla sua ha l’ultima crono in cui poter fare la differenza. Un altro blocco di squadre belga da seguire: parliamo di quelli della Lotto Groupe Wanty, Milan Donie e Kamiel Eeman potranno, visto il passaggio di Widar tra i professionisti, per la prima volta in tanti anni, fare la loro corsa e puntano alla top ten, anche se da dietro spinge Nils Driesen autore quest’anno di un enorme salto di qualità, infine Jan Huber, Tudor Pro Cycling Team U23, arrivato a ridosso della top ten la scorsa estate al Tour de l’Avenir, e secondo al mondiale in Rwanda quando fu l’ultimo a mollare le ruote di Lorenzo Finn, è corridore da temer eper l’alta classifica, essendo uno di quelli che si esalta nelle giornate più complicate altimetricamente parlando.

⭐
Altri, nomi che potranno ambire a un piazzamento in classifica: Joshua Golliker (EF Education Aevolo), che dopo le tre tappe vinte in due anni al Valle d’Aosta non si è più ritrovato, Kevin Biehl, danese della General Store Essegibi F.lli Curia, lo scorso anno 23° al Giro e 12° al Valle d’Aosta, il norvegese della Tudor Pro Cycling team U23 Jesper Stiansen, che se non lo vedremo in classifica proverà a vincere una tappa, Javier Cubillas, Movistar team, tra i prospetti spagnoli più interessanti in assoluto e il suo compagno di squadra Ibai Vilate; Balint Feldhoffer (Bahrain Victorious Devo team), Remi Arsac (Decathlon CMA CGM Devo team), Adam Rafferty (Hagens Berman Jayco), vincitore di una tappa lo scorso anno che proverà anche a vincere la crono, Liam O’Brien, Lidl Trek Future Racing, irlandese come Rafferty, 4° al Valle d’Aosta 2025, al Giro dello scorso anno lavorò a fondo per Withen Philipsen, qui forse avrà più spazio, Daan Dijkman (UAE Team Emirates Gen Z) vincitore della Liegi di categoria pochi mesi fa, e i francesi Ugo Fabries (sempre UAE) e Pierre-Henry Basset (XDS AStana Devo Team), quest’ultimo, però, con Simone Zanini, sarà una pedina fondamentale per la classifica di Scalco su cui la squadra kazaka punta forte.
Infine discorso a parte per la INEOS Grenadiers Racing Academy, squadra con corridori da scoprire, ma in che senso? Fino a che punto potranno arrivare in una gara a tappe di questa difficoltà? Cameron Rogers (che ha la crono dalla sua) è un corridore dall’altissimo potenziale, come Matthew Dodd e Nicolas Milesi che andranno perlopiù a caccia di tappe, mentre Max Hinds, Dylan Sage (anche lui forte a cronometro) e l’ex triatleta Fletcher Medway, si misureranno probabilmente anche nella generale.
PER LE TAPPE
Davide Stella (UAE) è il punto di riferimento per le volate, varie (2?) ed eventuali (lo scorso anno non ne sono arrivate, difficile tenere chiusa la corsa), attesissima la sfida con Davide Donati, sprinter (in realtà qualcosa in più per il futuro, in Italia si fa ogni tipo di scongiuro perché lui, Magagnotti e Finn non diventino gli ennesimi talenti dispersi nel marasma del professionismo) della Red Bull che ha già vinto due volte nella massima categoria e scusate se è poco. Sono veloci anche Thomas Capra e Seth Dunwoody, ma l’irlandese lo scorso anno vinse una tappa in fuga, tenendo bene anche in salit. In generale la Bahrain con Borremans e Hofer in aggiunta va a caccia di tappe su ogni terreno. Aubin Sparfel è il punto di riferimento della Decathlon CMA CGM Devo team. Lo scorso anno a suon di fughe e piazzamenti vinse la maglia a punti, non fece classifica (chi scrive continua a pensare che in questa categoria una top 10/15 è nelle sue corde) e non riuscì a vincere nessuna tappa, quest’anno quel paio di frazioni mosse sembrano disegnate apposta per lui che già tra i professionisti ha vinto e ha iniziato a piazzarsi bene nelle folli gare francesi per puncheur. Tomos Pattinson (britannico della EF Education-Agevolo) come il connazionale Jed Smithson (Hagens Berman Jayco) e il francese Eliott Boulet possono piazzarsi nelle volate di gruppo o imporsi in quelle più sgranate o in fuga, come pure Alessio Delle Vedove, Ludovico Mellano e Mattia Negrente sui quali la XDS Astana Devo team fa affidamento per riuscire a portare a casa una tappa.
L’italiano Juan David Sierra (Tudor Pro Cycling team U23) e il polacco Dawid Lewandowski (NSN Devo Team) sono altri due corridori veloci, ma resistenti adatti pure a finali mossi o selezionati. Il corridore italiano, che lo scorso anno fu escluso all’ultimo dalla Corsa Rosa per Under 23, non sta vivendo un periodo molto facile nella categoria. Pur dotato di enorme talento, da mettere a disposizione dei suoi come ultimo uomo, ma anche per potersi giocare in prima persona volate di gruppo, fughe, anche su percorsi vallonati, è evidente come stia facendo enorme fatica anche a capire cosa potrebbe diventare: se il Giro non è la sua ultima chance, in un ciclismo che non ha pazienza, poco ci manca.
I norvegesi del Team Drali Halvor Utengen e Hakon Oksnes sono da temere in una eventuale fuga o sprint a ranghi ristretti. il danese Patrick Frydkjaer (Lidl Trek Future Racing) con il compagno di squadra Andrea Bessega (che cerca la sua strada dopo una stagione difficile per problemi personali), il norvegese Halvor Dolven e il neerlandese Wouter Toussaint (Lotto Groupe Wanty) l’esplosivo britannico Elliot Rowe (Visma), vincitore lo scorso anno in fuga di una tappa all’Avenir, i francesi della Groupama Victor Lolergue, Johann Blanc e Soan Ruesche, il ceco della Development Team Picnic PostNL Pavel Sumpik, l’esplosivo colombiano Jonathan Guatibonza (Movistar Team Academy), l’italiano Federico Savino (SOudal QS Devo team), corridore completo, sono tutti atleti di livello che proveranno a vincere magari andando in fuga, alcuni di loro sfruttando lo spunto veloce, altri le capacità di resistere sulle salite, altri con un colpo di mano.
Ben Wiggins (Hagens Berman Jayco) come Aldo Taillieu (Visma LAB Devo), Duarte Marivoet (Lotto Groupe Wanty), Will Holmes (Hagens Berman Jayco), Reef Roberts (Groupama) sono, oltre a quelli già nominati negli altri capitoli, fra i corridori che potrebbero puntare alla crono finale.
E IL RESTO D’ITALIA?

Un Giro d’Italia Next gen sempre più internazionale e meno italiano: sono solo otto le squadre di casa a cui va aggiunta la nazionale di Amadori. Senza Bardiani ed MBH (che lo scorso anno piazzarono in alta classifica Turconi, quinto, e Novak, terzo), c’è buona qualità anche se appare incanalata per lo più verso le tappe: sia nel tentativo di vincerle, che anche semplicemente di riuscire a esserne protagonista prendendo una fuga. Lo scorso anno il divario fu ampio, a parte le eccezioni (vedi Filippo Agostinacchio che conquistò la sesta tappa attaccando dalla fuga nella fuga, anticipando Borgo e Mattio, oggi tra i giovani più promettenti del ciclismo italiano e già in evidenza con i professionisti), molte squadre facevano fatica persoino a tenere le ruote del gruppo in alcune fasi ; in questa edizione 2026 potrebbero non cambiare le cose, ovvero una forbice ampia tra i corridori delle Devo del World Tour e alcuni corridori delle Continental italiane, ma nel mezzo, qualche buona speranza c’è. La Biesse Carrera resta una delle squadre riferimento e con Leonardo Vesco proverà a vicnere una tappa, magari in fuga sui percorsi più impegnativi e perrché no, tenere duro in classifica, mentre Nicolò Arrighetti, proprio ex Biesse e oggi alla General Store (altra squadra di riferimento da anni per l’Italia nella categoria) è un talento che aspettiamo da un po’ all’esplosione. Che arrivi qualche lampo proprio al Giro? Veloce e resistente, Arrighetti, all’ultimo anno nella categoria, un paio di stagioni fa sembrava sul punto di scalare il vertice rapidamente, poi una brusca frenata e ora cerca il rilancio. In squadra, in stagione, hanno però fatto vedere molto di più Cristian Remelli e Diego Nembrini anche loro corridori che hanno nella caccia alle tappe vallonate la propria vocazione. La Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente ha in Vittorio Friggi e Luca Attolini gli uomini da seguire con maggiore interesse, ma per loro già un piazzamento di tappa tra i primi dieci sarebbe da accogliere stappando il vino migliore in cantina, la Solme-Olmo-Arvedi ha in Etienne Grimod un grande talento da rilanciare, ma soprattutto in Matteo Fiorin il velocista di punta che potrebbe provare a piazzarsi (o perché no a vincere sorprendendo gli altri) in una delle possibili volate attese, mentre la S.C. Padovani Polo Cherry Bank ha diverse frecce al proprio arco: Samuele Alari per la cronometro, Mirko Bozzola per le volate sia di gruppo che a ranghi ristretti, Antonio Bonaldo, ma soprattutto Riccardo Lorello, per le fughe nelle tappe vallonate. Quest’ultimo, vincitore quest’anno del Piva e della Coppa Della Pace e sul podio anche al Liberazione di Roma, proprio alle spalle del compagno di squadra Bozzola, il Giro Next Gen è il palcoscenico ideale per mettersi in mostra e strappare un contratto (che meriterebbe) da professionista. Se il Team Nippo non ha moltissimo da dire e dare, almeno sulla carta, viceversa il Team Technipes è molto atteso ed è forse la squadra italiana con più corridori che stanno facendo bene sia a livello italiano che internazionale. Alessandro Cattani ci riprova a fare classifica dopo uno scialbo Giro 2025, anche se ha caratteristiche per mettersi in mostra in qualche fuga nelle tappe più impegnative; Tommaso Anastasia è una delle rivelazioni stagionali: ha fatto un salto di qualità enorme, è andato forte anche in corse in Belgio contro una concorrenza qualificata e anche lui cerca un posto tra i professionisti (e visto il Mondiale in Canada pure in nazionale). Se Alessio Menghini, all’ultimo anno come Under 23 sarà la punta per le volate – ma è corridore che sa tenere bene anche su percorsi mossi -, Marco Martini e Tommaso Bambagioni sono altre due carte di qualità da spendere in fuga nei percorsi vallonati. Senza troppi giri di parole, anche con una concorrenza delle Devo straniere molto alta, dalla squadra di Coppolillo e Chicchi ci aspettiamo molto, pure un successo di tappa. La UC Trevigiani prova a rilanciare Lorenzo Mottes che dopo un brillante secondo anno tra gli juniors nel 2024, coronato dal successo di tappa al Lunigiana, con tanto di podio finale dietro Bisiaux e Finn e davanti a corridori come Nordhagen, Omrzel, Decomble, Bessega, Borgo, Widar, Torres (una delle edizioni con il livello di talento più alto di sempre), non è riuscito a sfruttare l’occasione di correre con uno dei team di sviluppo tra i più importanti in circolazione il CTF poi Bahrain. La squadra non lo ha aspettato e lui, al terzo anno nella categoria, sta iniziando a dare qualche segnale, ma è misurandosi con gli avversari che troverà al Giro il modo migliore per vedere a che punto è la sua parabola. Infine, a proposito di rilanci e chance (a oggi) non sfruttate, la nazionale guidata da Amadori punta forte su Stefano Viezzi. Grandissimo talento del ciclocross, il corridore friulano della Alpecin Devo (squadra assente qui al Giro), vuoi soprattutto per via di qualche infortunio di troppo, non sta mantenendo ciò che gli anni da allievo e soprattutto juniores dicevano di lui: ovvero si parlava una futura stella del ciclocross con buona, se non ottima, attitudine anche su strada. Viezzi, comunque giovanissimo, classe 2006 e quindi al secondo anno da Under 23, ha tutto il tempo per trovarsi o ritrovarsi scegliete voi. Il Giro è una buona occasione anche per, eventualmente, firmare un contratto per il 2027 (a fine stagione scade quello attuale e la sua squadra non glielo ha ancora rinnovato). In nazionale con lui da seguire anche i due Beltrami TSA, Davide Basso e Leonardo Rossi oltre al corridore della Campana Imballaggi Leonardo Volpato. Li potremmo vedere in fuga, quest’ultimo magari anche nelle tappe più impegnative, con l’obiettivo di tenere il più possibile la ruota dei migliori per ottenere un piazzamento di tappa nei dieci.

