Chiunque si presentasse da un produttore cinematografico e sottoponesse l’idea, magari già il copione, di un film sul ciclismo con una sola tappa e completamente piatta, almeno da un certo punto in poi, tre uomini all’attacco ed il gruppo a braccarli e riprenderli, per giocarsi una volata, non riceverebbe senza dubbio un applauso. Non un premio per l’originalità. Forse, di fronte a un produttore dai modi spicci, sentirebbe qualche frase non propriamente gentile.
Qualcuno potrebbe persino sbadigliare o mimare uno sbadiglio: «Ma è scontato, per favore. Banale e scontato». Lorenzo Fortunato, che non è regista e nemmeno produttore, si è perso in un lungo sbadiglio alla partenza di stamani e basterebbe questo primo piano per non mettere in scena un film simile. Perché, sì, è scontato. Nemmeno nei nomi di quella fuga ci sarebbe fantasia: Andrea Pietrobon, Manuele Tarozzi e Giosuè Epis: «Non lo sente? Sono nomi da fugaioli, come si può sorprendere il pubblico? Tarozzi potrebbe essere il ciclista con più chilometri in fuga al mondo nel 2024, magari più di 1900. Perché non dovrebbe andare in fuga? Scontato che ci vada». L’abbiamo pensato tutti, anche senza essere in questa stanza immaginaria, tra fogli disordinati, molte sigarette spente e una nube di fumo nell’aria, dove avviene un colloquio che non esisterà mai: è tutto così scontato da Modena a Viadana.
Eppure, di fronte al più scocciatore degli autori, dopo tante telefonate rifiutate e altrettanti «chiami settimana prossima», quel produttore si troverebbe a leggere il copione. Particolare la storia di questo Andrea Pietrobon, per esempio, che, dopo una brutta caduta anni prima, fa giorni e giorni senza nemmeno pensare alla bicicletta e, ad un giornalista che gli telefona, dice: “Cosa vuoi? La bicicletta è ben piccola cosa rispetto alla vita”. Ma nel copione è scritto che in bicicletta continua ad andare e, da quella caduta, attacca più di prima. Il giorno della tappa tra Modena e Viadana è l’unico ad insistere, quando, a quaranta chilometri dall’arrivo, il plotone è a pochi metri.
C’è un circuito e una campana che suona l’ultimo giro di una tappa scontata, lui all’attacco e il gruppo davvero vicino. C’è una linea del traguardo che, per ora, è solo una linea, perché l’arrivo è fra più venti chilometri. La campana suona e il gruppo pare rallentare per consentirgli di passare in testa, almeno questa volta, per quel che vale. Lo ingloberà senza pietà, ma questo non è per nulla scontato. Su quei fogli è scritto: «E un vagabondo sa che deve andare avanti». Che è una citazione di una canzone ma anche la storia di un ciclista.
Non ne siamo convinti, ma potrebbe essere scontato che ci sia gente per strada, tra Modena e Viadana. Non è scontato che Gaetano «accordi i suoi pianoforti sulla colline di Baiso e abbia infiocchettato la sua casa» per il passaggio del Giro. Ci sono un paio di foto di Michele Pelacci, sul suo profilo X, per chi non ci credesse, perché è vero. Forse sono scontate tante biciclette sui tornanti delle grandi vette, non lo sono sulle piccole salite di una tappa “scontata”. Urlare Vaček, al suo passaggio, potrebbe essere scontato, non lo è pedalare per due tappe consecutive con una bandiera con il suo nome appesa alla bicicletta, al vento.
Scontato potrebbe essere un ciclista che passa da casa, o lì vicino, non è scontato un ragazzo che fa la trenata di Edoardo Affini e ai microfoni dice che, tutto sommato, avrebbe anche potuto fare meglio, per la perfezione, «proprio vicino a casa». Scontata è una volata al termine di una giornata così, non è scontata la vittoria di Olav Koij, per il modo, che è sempre quello a fare la differenza.
Non sappiamo se quel produttore deciderà di girare o no quel film, forse no, forse sì, e non è detto che daremo un finale a questa storia che è anche scontata, certo. Ma anche no.
Foto: Poci’s Pix