Il questionario cicloproustiano di Erica Magnaldi
Il tratto principale del tuo carattere?
Gentilezza
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Umorismo
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Sincerità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Spensieratezza
Il tuo peggior difetto?
Eccessiva autocritica
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Stare immersa nella natura
Cosa sogni per la tua felicità?
Raggiungere i traguardi per cui lavoro sodo
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Non poter più praticare sport
Cosa vorresti essere?
Più sicura di me
In che paese/nazione vorresti vivere?
La mia, Italia
Il tuo colore preferito?
Blu
Il tuo animale preferito?
Cane
Il tuo scrittore preferito?
Jack London
Il tuo film preferito?
Braveheart
Il tuo musicista o gruppo preferito?
The Cranberries
Il tuo corridore preferito?
Lizzie Deignan
Un eroe nella tua vita reale?
Il mio ragazzo
Una tua eroina nella vita reale?
Mia nonna
Il tuo nome preferito?
Nike
Cosa detesti?
Fallire
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Hitler
L’impresa storica che ammiri di più?
La resistenza partigiana
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
La vittoria di Nibali a Sant’Anna di Vinadio
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Il mondiale
Un dono che vorresti avere?
La volata
Come ti senti attualmente?
Ambiziosa
Lascia scritto il tuo motto della vita
“Mens sana in corpore sano”
Il questionario cicloprostiano di Alice Maria Arzuffi
Il tratto principale del tuo carattere?
Determinazione
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Rispetto e positività
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Intraprendenza
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Semplicità
Il tuo peggior difetto?
Fissarmi sul negativo quando qualcosa non va come dovrebbe - overthinking
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Cucinare
Cosa sogni per la tua felicità?
Una famiglia felice e un lavoro che mi dia soddisfazione
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Perdere i miei cari
Cosa vorresti essere?
Me stessa, più sicura o forse la nostra cagnolina Gina
In che paese/nazione vorresti vivere?
Italia
Il tuo colore preferito?
Rosa
Il tuo animale preferito?
Cane (bassotto)
Il tuo scrittore preferito?
Carlos Ruiz Zafón
Il tuo film preferito?
Harry Potter / A star is born
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Rihanna - Lady Gaga - Cesare Cremonini - Vasco Rossi: difficile sceglierne uno
Il tuo corridore preferito?
Wout Van Aert
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà
Una tua eroina nella vita reale?
Mia mamma
Il tuo nome preferito?
Giulio / Adelaide
Cosa detesti?
Fare la valigia
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Hitler
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Mathieu van der Poel, Amstel Gold Race 2019
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Mondiale /Olimpiade
Un dono che vorresti avere?
Teletrasporto
Come ti senti attualmente?
Bene, serena
Lascia scritto il tuo motto della vita
Soffrire/rinunciare oggi per godere domani
Granguanche Audax Road 2023
“It’s a demanding route for experienced riders as it includes serious climbs, high mountains, and remote areas. Experienced means well trained, technically skilled, and wisely equipped. Exhaustion, sleep deprivation, and night rides add even more risk to a challenging ride. Participants are fully responsible for their safety and logistics.”
Queste sono le prime parole che leggo sul sito. Affascinante vero? La descrizione prosegue...
“Granguanche is a cycling route across the Canary Islands. It’s a ride to the next ferry planned in three options for any choice of bike and terrain. From sandy beaches to snowy peaks, through empty deserts, enchanted rainforests, moon-like volcanic landscapes, lush tropical canyons, sand dunes, black lava fields and ancient pine forests. This archipelago seems to host every corner of the planet…and some sights from another world.”
Le isole in questione sono le Canarie, distanti solo 100 km dal Marocco, i cui i paesaggi spaziano da spiagge di sabbia nera, deserti, foreste tropicali, paesaggi vulcanici che sembra di stare sulla luna, canyons vertiginosi, e boschi di pini, e sullo sfondo l’oceano che si confonde con il blu del cielo.
Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è la Granguanche Audax? La Granguanche è un evento di ultra-cycling che attraversa l’arcipelago delle isole Canarie. L'evento segue le classiche regole e i principi degli eventi senza supporto di ultra-cycling, ma nello spirito dell’Audax, e quindi i partecipanti possono fare gruppo e drafting, cioè pedalare dietro un altro ciclista approfittando del fatto che blocca il vento. Si può scegliere tra tre tipi di percorso a traccia fissa - trail, MTB oppure road - e diversi tipi di pace, cioè le andature. Chi riesce a mantenere l’Audax pace e completare il percorso in meno di 48 ore, riceve addirittura il rimborso dell’iscrizione! Gli altri pace vanno dai 3 ai 5 giorni. In realtà non c’è un vero e proprio limite di tempo. Le andature fornite sono delle risorse per pianificare. Il tempo limite è dettato solo dai traghetti per le isole. È una gara del tutto personale contro il tempo, non contro gli altri partecipanti. Il ritmo lo decidi tu e la competizione è solo con te stesso. Il concetto è semplice: pedala nel minor tempo possibile per prendere il traghetto per la prossima isola.
La cosa mi stuzzica abbastanza da iscrivermi senza troppi pensieri.
Scelgo la traccia Road che consiste in 600 km di percorso e 14000 metri di elevazione, 5 isole e 4 traghetti. Il mio obiettivo è quello di seguire il pace dei 3 giorni: non così veloce come nel passo suggerito dell’Audax (2 giorni) ma neanche troppo rilassato come quello del party pace (5 giorni). Voglio godermi i paesaggi e aggiungere un po’ di sfida all’impresa.
Non sono tanto i chilometri a spaventarmi quanto il dislivello. Sono sempre stata lenta a salire e a vederli così i numeri mi spaventano. Ma sì, dai, al massimo finirò per avere una super abbronzatura e una vacanza alle Canarie! In fondo è così. Ci si imbarca in un’impresa perché hai quel dubbio che si insinua nella testa. Ce la farò? C’è solo un modo per scoprirlo.
Day 1
Lanzarote. Ore 07:00. Wahoo dice 101 km e 15:30 m TO GO.
Dormito pochissimo. Tutta colpa dell’adrenalina che non vuole scendere. Fuori l’aria è tiepida e tira vento da Nord-Est. Ottimo penso. Spero che questo vento a favore ci accompagni fino alla fine. La partenza è a Orzola, sulla punta nord di Lanzarote. Tra il mio alloggio e Orzola c’è una discesa ed è tutto bagnato. Fa niente. Sono troppo adrenalinica per mettermi su i copriscarpe. Alla partenza c’è già il pulmino degli organizzatori dove ritiro il mio pacco, cap 66, con il tracker, il cappellino e gli adesivi per la bici. Noto con piacere la presenza numerosa di donne cicliste alla partenza. Si percepisce un mix di emozioni sui visi dei partecipanti: volti timidi, sorridenti, preoccupati, spavaldi. Io provo una gran voglia di salire sulla mia Cinelli e pedalare libera, inseguendo solo quella traccia di Komoot scaricata sul dispositivo. Non bado tanto ai numeri totali dell’evento. Inutile pensarci. Mi ripeto una frase di Omar di Felice: “Se pensi è la fine, se pedali arrivi”.
Ore 08:00. Partita. Lanzarote vola accompagnata da un forte vento a favore che spinge. E noi ci lasciamo trasportare. Si attraversa El Jable, con le sue dune di sabbia, e il parco di Timanfaya, risultato di un’esplosione vulcanica di qualche secolo fa. Che paesaggio lunare e primordiale! Il mio amico Joel mi sta dietro e facciamo già amicizia con alcuni partecipanti. Spingiamo sui pedali e in 4 ore abbiamo attraversato l’isola e siamo al traghetto.
Fuerteventura. Wahoo dice 137 km e 2030 metri TO GO.
Al porto mi accoglie la mia amica Anna. Mannaggia è un secolo che non la vedo eppure è lì che mi saluta e fa il tifo per me! Che sorprese alle volte la vita. Breve sosta cibo e poi si rimonta in sella. Lasciamo Corralejo e mi si aprono davanti dune di sabbia infinite attraversate da un unico nastro nero. Una strada dritta. La traccia del mio Wahoo però non è così dritta e punta a destra. Si sale per Tindaya, la montagna sacra di Fuerteventura. I colori dominanti sono nero, rosso e marrone. Solo il blu del cielo e del mare fanno da contrasto. Lo sguardo si perde in questo gioco di colori ma le gambe non si stancano e continuano con il loro ritmo.
Si sale ancora verso il Mirador del Risco de las Peñas con qualche goccia di pioggia. E si scende in una discesa tecnica, tutta a zig zag, tra pareti vertiginose di roccia rossa e nera. Devo stare attenta perché il vento soffia e mi spinge ad ogni curva. Il tramonto arriva e il cielo si tinge di rosa e arancione. Mancano 30 km al porto di Morro Jable e recuperiamo lungo la strada Irene e Sean. Qualche scambio di battute e si arriva al porto dove la strada si ferma. Mi sdraio a terra, chiudo gli occhi e distendo i muscoli. Primo giorno andato. Due isole attraversate.
Day 2
Gran Canaria. Ore 06:30. Wahoo dice 136 km e 3560 metri TO GO.
La vita dell’ultra-cyclist non è facile. Ma ancor meno lo è quando hai da combattere il mal di mare. Il traghetto per la Gran Canaria ha messo a dura prova tutti noi ma una volta arrivati a Las Palmas, la nausea passa e ci mettiamo sulla bici! Ormai il nostro gruppetto è formato dal mio amico Joel Scozzese, Harriet Australiana, Irene Austriaca e Sean Canadese. Ognuno di noi ha una storia diversa che ci ha condotto alla Granguanche. Ti ritrovi con sconosciuti di nazionalità diversa, spinti ognuno da una propria motivazione, a pedalare verso il Pico de Las Nieves. La vita è pazzesca! Ma la salita non perdona. Sia che spingi sia che pedali, la velocità non cambia. Wahoo segna 21%, 27%, 28% di gradiente, forse di più ma non voglio guardare. È troppo per me. Scendo e rimango indietro con i miei mostri nella mente: domande che mi pongo e dubbi che si insinuano. Non mollo. Metto su Spotify e controllo Komoot. Tra poco spiana mi ripeto. Mi fermo a mangiare un po’ di Polvorones, un dolce spagnolo, che mi da un po’ di forza e sono pronta a ripartire. Salgo non solo in sella ma anche di quota. Siamo a 1850 metri di elevazione, una nebbia umida mi avvolge mentre mi ritrovo nella foresta. Riprendo Sean che sta faticando. E finalmente ecco il cartello per il Pico de Las Nieves! Poco tempo per gioire perché si sta facendo tardi e il traghetto delle 18:00 non aspetta. Ricevo dei messaggi ma non posso distrarmi. Segue un saliscendi tosto con panorami mozzafiato. Lo sguardo non riesce a cogliere tutta la profondità del paesaggio tra monoliti, canyon, precipizi e villaggi rurali arroccati sulle rocce. La vertigine mi prende e allora mi concentro sulla strada. Si sale di nuovo e riprendo Joel e Harriet. “Forza!” Li incito! “Dobbiamo raggiungere il porto!” E così finiamo la salita e scendiamo a velocità incredibile. Ad un certo punto un raggio di sole squarcia la nebbia e illumina un colle con dei pini, una casetta e in lontananza il mare. Siamo senza fiato di fronte alla drammaticità della natura. Uno spettacolo gratuito così semplice ma potente. Alcune immagini ti rimangono nella mente e nel cuore. Che bello è il pianeta!
Continuiamo a scendere. Mancano solo pochi chilometri ma le 18:00 sono appena passate. Vediamo un traghetto che prende il largo mentre il sole scende all’orizzonte: mannaggia, l’abbiamo perso! Per fortuna il prossimo è alle 20:00. Però ci si pone davanti una domanda: come facciamo a recuperare queste due ore perse? Il piano prevedeva di proseguire per ancora un paio di ore sulla prossima isola ma avendo perso la coincidenza non si può fare. Quando capitano gli imprevisti succedono due cose. O ti arrendi. Oppure mangi e ripianifichi. Ed è proprio in quei momenti che capisci di aver trovato la compagnia giusta. Infatti Harriet, Ire ed io condividiamo la stessa ambizione: finire l’evento in 3 giorni! Siamo toste, abbiamo gambe e bici: non ci manca nulla! Basta svegliarsi presto e pedalare. Nel frattempo arriva la notizia che Laurens ten Dam e Guillaume Bourgeois sono arrivati, e Lael Wilcox, la prima tra le donne cicliste, è già sull’ultima isola. Grandi! Hanno completato l’evento con l’Audax pace in meno di 2 giorni dall’inizio dell’evento! Ispirati dai primi arrivati, il morale torna alto e prendiamo l’ultimo traghetto alle 20 con destinazione Santa Cruz, Tenerife. Tre isole attraversate. Ne mancano solo due.
Day 3
Tenerife. Ore 03:30. Wahoo dice 144 km e 3780 metri TO GO.
Quando partecipo ad un evento di ultra-cycling e tocca svegliarmi nel cuore della notte ripenso sempre ad un’intervista di un famoso ultra-cyclist. Tra le varie domande, gli chiesero quale fosse il suo set up per dormire e lui rispose più o meno così: “Dormire? Questa è una gara di ultra-cycling, mica si dorme!”
E così mi tiro su e anche i miei compagni. Le ragazze sono già in piedi e Joel e Sean decidono di seguirci. Si parte nel buio. La maggior parte dei puntini di Dotwatcher sono fermi tranne i nostri che si inerpicano su per il Parque Rural de Anaga. Salgo con i miei 8-10 km orari costanti. Non voglio spingere. Non ancora. L’alba arriva illuminando La Laguna e in lontananza il Teide. Boom! Il Teide... E chi se lo aspettava? Un gigante anche da così lontano! Facciamo rifornimento a La Esperanza: non ci saranno altre soste perché la salita al Monte Teide è lunga e il traghetto non aspetta. Ormai il sole è alto nel cielo e mi inerpico in solitaria tra i boschi con il profumo inebriante dei pini. Joel e Sean sono indietro e Harriet e Irene avanti. Guardo il telefono, rispondo a qualche messaggio. Che bello sentire le voci familiari delle persone a casa: fa stare bene sapere che c’è qualcuno che ti segue e ti pensa. I boschi si diradano e ora c’è solo roccia e sabbia. Harriet mi scrive e mi dice di far attenzione al vento in discesa. Le gambe sono stanche per via della salita costante. E poi c’è lui. Quel gigante del Teide con la neve in cima. Ma chi se lo aspettava così bello, maestoso e immobile. Tutti quei ciclisti che gli passano accanto e si allenano. Lui invece è li con la cima al cielo e le radici giù in profondità nel fuoco del cuore della terra, da millenni prima che costruissero le strade per osservarlo da vicino. Il grosso è fatto mi dico. Ora mancano solo due piccole alture e si scende. Sembra facile ma non è così perché le due salite sono brevi ma si fanno sentire. Controllo l’ora e mi accorgo che mancano solo 50 minuti al traghetto! Tocca menare! Mi sono persa come al solito davanti alla bellezza della natura. In discesa mi piego talmente tanto che ho paura di cadere con le borse della bici. I freni non li tocco più, gli occhi puntati sulla linea bianca della strada e le mani stringono il manubrio. Pochi chilometri ancora e sono al porto. 14:15. Forza ce la posso fare. 14:20 entro in città. Maledetto traffico. Manca pochissimo al porto ma il traghetto è già partito. Mi avvio verso la biglietteria un po’ delusa. E poi alzo gli occhi: davanti a me vedo due bici parcheggiate e due cicliste sedute a terra. Sono Harriet e Irene! Anche loro l’hanno perso. I nostri sguardi si incrociano e scoppiamo in una risata liberatoria! Avremo anche perso il ferry boat per pochi minuti di nuovo ma abbiamo comunque coperto l’intera isola di Tenerife e recuperato quelle due ore del giorno prima!
La Gomera. Ore 17:15 . Wahoo dice 98 km e 2970 metri TO GO.
Sbarchiamo a La Gomera con il traghetto delle 16:00. Ultima isola, paradiso subtropicale ricoperta di verde lussureggiante, foreste di laurisilva, palme e felci. Alcuni partecipanti sono avanti a noi e finiranno sicuramente prima della mezzanotte. Ma noi non molliamo: siamo piene di entusiasmo, abbiamo voglia di pedalare e di divertirci. Ci sono ancora diverse ore di luce e la notte è lunga. Ci fermiamo a mangiare dopo 25 km in un piccolo ristorante ancora aperto, gestito da una coppia di anziani che ci prepara tortillas, pane e succo d’arancia. Addirittura ci preparano delle tortillas da portarci dietro come se anche loro sapessero quali sono le nostre intenzioni. Il cielo è scuro e si riempie di stelle. Una coperta di puntini luminosi scintillanti e le pareti di roccia verticali che si stagliano sopra le nostre teste. Luci accese, la notte è cominciata. Ormai è chiaro che avremo finito insieme. Un’italiana, un’austriaca e un’australiana a fare una notturna attraversando il parco Garajonay su un’isola dell’oceano atlantico con il vento che soffia. Scherziamo, parliamo di bici, di set up, di viaggi passati, di sogni futuri, di amori, di delusioni, di meccanica, di cibo e di ultra cycling. Passata la mezzanotte la stanchezza comincia a farsi sentire. In fondo sono 20 ore che siamo sveglie e stiamo sulla bici senza dormire o riposare. Matteo, l’organizzatore, ci scrive e consiglia prudenza perché l’ultima discesa sarà molto esposta con raffiche di vento. Seguiamo le nostre luci che illuminano la strada e aprono il varco di nebbia e umidità che avvolge i picchi più alti dell’isola. Il vento è gelido ma ci scaldiamo salendo e le nostre chiacchiere alleviano la fatica e la salita.
Wahoo dice 22 km e 0 metri TO GO
Finalmente anche l’ultimo metro di salita è conquistato. Incredule, ci fermiamo, ci abbracciamo e ridiamo. Veramente ora è solo discesa? La traccia non mente. È ora di scendere.
E con le bici fianco a fianco, allineate nel buio, arriviamo infine al porto di San Sebastian.
San Sebastian, La Gomera. Ore 0253. Wahoo dice o km e 0 metri TO GO.
Ci sarebbe tanto da parlare dell’ultra-distance e di come questi eventi ti cambino profondamente. Ma una cosa c’è da dire. Per me, il vero spirito di questa Granguanche non è stata la competizione, quanto la condivisione. E ho imparato che le salite sono belle, anche di notte. Ma in compagnia sono ancora più belle.
Report di Guendalina Capone
Foto: @matminelli
Il questionario cicloproustiano di Ricarda Bauernfeind
Il tratto principale del tuo carattere?
Ambizione.
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Umorismo e onestà.
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Disponibilità, orecchio aperto all'ascolto, voglia di divertirsi.
Il tuo hobby preferito?
Cuocere al forno e cucinare
Cosa sogni per la tua felicità?
Raggiungere grandi cose nel ciclismo e creare una famiglia in futuro.
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Che succeda qualcosa di brutto a qualcuno della mia famiglia o dei miei amici.
Cosa vorresti essere?
In futuro mi piacerebbe lavorare come insegnante, ma per ora sono davvero felice di essere un ciclista.
In che paese vorresti vivere?
Mi piace vivere qui in Germania.
Il tuo colore preferito?
Beige.
Il tuo animale preferito?
Un riccio.
Il tuo scrittore preferito?
Mona Kasten.
Il tuo film preferito?
P.S. I love you
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Al momento, Mackenzy Mackay.
Il tuo corridore preferito?
Sto ammirando la mia compagna di squadra, Kasia Niewiadoma.
Un eroe nella tua vita reale?
Mio padre.
Una tua eroina nella vita reale?
Mia madre.
Cosa detesti?
La disonestà
L'impresa ciclistica che ricordi di più?
Tour de France Femmes con Zwift 2023.
Da quale gara non vorresti mai ritirarti?
Tour de France Femmes con Zwift.
Un dono che vorresti avere?
Salute per tutta la vita.
Come ti senti attualmente?
Sto appena iniziando a rendermi conto di cosa è successo al Tour de France Femmes avec Zwift del 2023.
Scrivi il tuo motto di vita?
La tua mente è più forte del tuo corpo!
Il questionario cicloproustiano di Arianna Fidanza
Il tratto principale del tuo carattere?
Emotiva
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Saper ascoltare e comprendere
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
La trasparenza
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La sincerità
Il tuo peggior difetto?
La testardaggine
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Mi piace cucinare, quando ho tempo, e leggere
Cosa sogni per la tua felicità?
Niente di più di quello che ho ora: una famiglia unita, una casa, e un lavoro che è come un sogno, magari una mia famiglia, un giorno
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Perdere una persona importante nella mia vita
Cosa vorresti essere?
Un ottimo esempio per i miei figli, se mai ne avrò uno, oppure una persona da cui qualcuno possa trarre ispirazione
In che paese/nazione vorresti vivere?
Amo l’Italia, in generale, ma Bergamo rimane la città in cui vorrei continuare a vivere, ho un legame speciale con questa città
Il tuo colore preferito?
Azzurro
Il tuo animale preferito?
Delfino
Il tuo scrittore preferito?
Nietzsche, non solo scrittore, ma anche filosofo e Giacomo Leopardi
Il tuo film preferito?
Pearl Harbor e Purple Hearts
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Vasco Rossi e Ultimo
Il tuo corridore preferito?
Alessandro Petacchi
Un eroe e un'eroina nella tua vita reale?
Non ne ho, ma ammiro Ultimo per il successo che è riuscito ad ottenere nonostante quasi nessuno credesse in lui
Il tuo nome preferito?
Aurora
Cosa detesti?
La falsità
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
La Parigi Roubaix vinta da Boonen
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Da una corsa per cui mi sono preparata molto bene
Un dono che vorresti avere?
A volte, penso sarebbe il saper lasciar correre e accettare il fatto che non si possa avere sotto controllo ogni cosa
Come ti senti attualmente?
Stabile
Lascia scritto il tuo motto della vita
Hold on
Il questionario cicloproustiano di Rachele Barbieri
Il tratto principale del tuo carattere?
Socievole ed impulsiva
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Il portare rispetto
Qual è la qualità che apprezzi di più in una donna?
La generosità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Il fatto di sentirli vicini anche quando sono lontani
Il tuo peggior difetto?
L'impulsività
Il tuo hobby o passatempo preferito
Fare shopping oppure stare in spiaggia
Cosa sogni per la tua felicità?
Una famiglia felice
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Perdere le persone a me più care
In che paese/nazione vorresti vivere?
Ai Caraibi
Il tuo colore preferito?
Verde
Il tuo animale preferito?
Il cane
Il tuo scrittore preferito?
In realtà, non ho uno scrittore preferito, in particolare
Il tuo film preferito?
In generale i film d'azione, mi piacciono molto
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Cesare Cremonini, Vasco Rossi, Luciano Ligabue, ma direi tutta la musica pop
Il tuo corridore preferito?
Ne ho davvero diversi per fare un solo nome
Un eroe/un'eroina nella tua vita reale?
Non saprei proprio
Il tuo nome preferito?
Filippo
Cosa detesti?
L'ingiustizia e la cattiveria
L'impresa ciclistica che ricordi di più?
L'Olimpiade dei ragazzi, a Tokyo
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
La Parigi-Roubaix
Un dono che vorresti avere?
Essere un poco più menefreghista, a volte
Come ti senti attualmente?
Felice, ma stressata
Lascia scritto il motto della tua vita
Tutto torna
Il questionario cicloproustiano di Alessia Vigilia
Il tratto principale del tuo carattere?
Penso di potermi definire altruista, cerco di aiutare sempre gli altri quando è possibile
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
L’umiltà
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
La passione e l’umanità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La semplicità con cui mi fanno stare bene
Il tuo peggior difetto?
Essere disordinata
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Al momento curare l’orto e leggere
Cosa sogni per la tua felicità?
Riuscire a trovare la mia strada ed essere soddisfatta del mio percorso ogni giorno, nonostante gli alti e bassi che è normale che ci siano
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
È un poco scontato forse, però sicuramente perdere le persone a me più care
Cosa vorresti essere?
Mi piacerebbe poter diventare professionista al 100% e magari essere così un esempio per qualcuno
In che paese/nazione vorresti vivere?
Italia al 100%
Il tuo colore preferito?
Azzurro
Il tuo animale preferito?
Delfino
Il tuo scrittore preferito?
Nicholas Sparks
Il tuo film preferito?
Le pagine della nostra vita
Il tuo musicista o gruppo preferito?
In realtà non ho nessuno in particolare, ascolto tutto, però la musica non deve mai mancare
Il tuo corridore preferito?
Pogačar, mi piace il modo in cui corre e l’umiltà che nonostante tutto riesce a dimostrare
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà, che nonostante alcune sfide non si è mai arreso
Una tua eroina nella vita reale?
La mia mamma, perché ha una forza ed un’energia infinita
Il tuo nome preferito?
Giulia, infatti ho scelto io che mia sorella si chiamasse così
Cosa detesti?
Essere in ritardo, ma puntualmente poi lo sono sempre
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Hitler
L’impresa storica che ammiri di più?
La lotta all’Apartheid
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Penso quella di Michele Scarponi, al Giro, quando ha aspettato Nibali, per poi fargli vincere il Giro
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Il Giro d’Italia
Un dono che vorresti avere?
Il teletrasporto, con la vita che facciamo a volte sarebbe bello poter tornare a casa in un attimo
Come ti senti attualmente?
Sono felice e motivata per il proseguimento di stagione
Lascia scritto il tuo motto della vita.
Conta chi resta, il resto non conta.
Tutto torna
Il questionario cicloproustiano di Katia Ragusa
Il tratto principale del tuo carattere?
Testardaggine
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Fedeltà
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Autostima
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Sincerità
Il tuo peggior difetto?
Testardaggine
Il tuo hobby o passatempo preferito?
La possibilità di stare a contatto con animali e natura
Cosa sogni per la tua felicità?
Sentirmi realizzata
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Perdere qualcosa che mi è veramente caro
Cosa vorresti essere?
Vorrei diventare una atleta olimpica
In che paese/nazione vorresti vivere?
In Italia
Il tuo colore preferito?
Verde marino
Il tuo animale preferito?
Cavallo
Il tuo scrittore preferito?
Elena Ferrante
Il tuo film preferito?
No Time to Die-007
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Maneskin
Il tuo corridore preferito?
Fabian Cancellara
Un eroe e un'eroina nella tua vita reale?
Penso di non avere eroi o eroine nella quotidianità
Il tuo nome preferito?
Dafne
Cosa detesti?
Fallire
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Adolf Hitler
L’impresa storica che ammiri di più?
L'impresa dei Mille
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Peter Sagan che vince il Mondiale per tre anni consecutivi
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Mondiale
Un dono che vorresti avere?
Talento
Come ti senti attualmente?
Determinata
Lascia scritto il tuo motto della vita
Vai bestia!
Meliconi mette ordine in garage
Sarà perché a Bologna e dintorni non mancano le biciclette e, come ovunque, anche lì cercano di non farle cadere sul pavimento quando stanno a riposo, fatto sta che proprio in Emilia hanno ideato la più completa gamma di accessori salvaspazio per il mondo bike. E chi se non la Meliconi di Granarolo poteva fornire una risposta intelligente ad un problema di tutti i giorni? Alzi la mano (se è over 40) chi non ricorda lo spot TV del ‘guscio salva-telecomando’ che rimbalza. E dopo sono entrati nelle nostre case con i robusti (ma discreti) bracci e supporti di sostegno per le prime TV Led.
MyBike, questo il nome della nuova linea di supporti universali per appendere, sorreggere e prendersi cura di qualsiasi tipologia di bicicletta. I prodotti Meliconi sono 100% Made in Italy (perché tutto quanto esce dalla fabbrica di Cadriano) e con bollino TUV (Istituto Internazionale che certifica la qualità e la sicurezza per i consumatori), ma questo non sarebbe sufficiente a farceli piacere: Meliconi progetta sempre con un occhio all’eleganza del design. Perché la durata nel tempo e lo stile sono i plus grazie ai quali le aziende nazionali riescono ad imporsi all’estero, e rivaleggiare con prodotti di robustezza inferiore provenienti da Paesi a basso costo di manodopera. La linea MyBike presenta ben 5 supporti per bici (più due per gli accessori), con soluzioni per tutte le tipologie, comprese le E-Bikes. Resistono a trazioni fino a 30 kg e sono dotati di protezioni in schiuma EVA, che evitano il contatto diretto con le componenti sensibili della bici.
Per chi ha a disposizione un garage stile hangar aeronautico, e vuole ammirare da ogni angolazione la propria due ruote nello stato per cui è nata, ovvero poggiata sugli pneumatici, è certamente da suggerire il supporto universale da terra: grazie al suo sistema intelligente di regolazione consente di posizionare qualunque tipologia di ruota e adattarsi perfettamente alla gomma, evitando il contatto con il cerchio. L’accessorio Meliconi è così cool e compatto che non sfigura nemmeno sul pavimento di casa, potendo parcheggiarci la bici. Costa 59.99 €.
Per i bikers che invece devono lottare quotidianamente per far convivere in garage l’automobile, gli attrezzi e gli scatoloni, la soluzione è il supporto universale per pedale, che permette di agganciare la bicicletta alla parete, senza sporcare il muro grazie ai tamponi forniti. Dimensioni super compatte: solo 14 cm la sporgenza dalla parete.Il prezzo è di 29.99 €.
E se vogliamo smetterla di inciampare nelle biciclette dei nostri bambini, esiste il supporto per ruota, da parete o da soffitto. Quando l’abbiamo visto abbiamo pensato alle bici dei bimbi, non per il peso che questo accessorio può reggere (sempre 30 kg), ma perché noi grandi, nerd della tecnica ciclistica, non dormiremmo la notte pensando al nostro cerchio ultraleggero, dai raggi regolati al micron, appeso come un prosciutto emiliano.
Ma esiste un’altra possibilità, sempre sfruttando un muro in mattoni, cemento o legno? Si esiste: è Il supporto per telaio da parete, facilmente inclinabile, che permette di adattarsi a diverse forme di telaio. Richiudibile a muro, permette di salvare spazio e non batterci la testa quando la bici non c’è. Prezzo € 99,99.
On top, da affiancare a tutte le versioni di supporti, oppure anche da solo se la bici poggia a terra, il sistema antifurto da parete, cioè una placca con anelli per incatenare la bici, ma con slitta copri viti per impedire lo smontaggio dal muro, che immaginiamo interessante per strutture ricettive tipo bike hotels e ostelli. Costa 39,99 €
Per chiudere, ecco un pezzo di design che strappa anche un sorriso: l’omino metallico, da avvitare alla parete, che regge il nostro casco, i guanti, le scarpe, tutta roba che dobbiamo sempre raccattare in giro per casa, brontolando come dei nonnetti, quando ci prende d’improvviso una voglia di randonnée. Prezzo € 29,90
“Siamo presenti sul territorio dal 1967 – ci dice durante il giro in azienda Lorenzo Meliconi, terza generazione al comando, dopo la scomparsa del fondatore Loris, nel 2020 – e accompagniamo nel quotidiano la vita di milioni di italiani, con intuizioni ed oggetti utili e funzionali.”
In effetti, al termine della visita al reparto produzione e al Centro Design, siamo un po’ rincuorati: nel bombardamento quotidiano di notizie così così sull’andazzo del Belpaese, l’aver incrociato queste 130 persone (ebbene sì, a tanto ammonta il personale qui in Emilia) che pensano e realizzano in Italia prodotti semplici ma intelligenti, ci lascia di buon umore e ci fa venir la voglia di una pedalata sui colli bolognesi, giusto giusto qua sopra.
info e E-commerce: www.meliconi.com
Articolo a cura di: Christian Bertolino
L’Italia che verrà: considerazioni sull’Europeo giovanile su pista.
Mentre sulle strade francesi Pogačar e Vingegaard animavano uno dei duelli più avvincenti degli ultimi anni, il circus del ciclismo su pista si è spostato in Portogallo per gli Europei under 23 e juniores. Con i mondiali multidisciplinari di Glasgow all’orizzonte (al Sir Chris Hoy Velodrome le prime medaglie si assegneranno il tre agosto), gli Europei giovanili di Anadia sono stati l’ultima prova generale per corridori promettenti e già competitivi tra gli élite come Tim Torn Teutenberg, Maike Van der Duin ed Emma Finucane, ma anche uno dei test più importanti della stagione per i corridori juniores, i quali non hanno molte occasioni di confrontarsi in pista con i pari età di tutta Europa.

Sulla veloce pista di Anadia, che da qualche anno è anche un centro UCI, sono stati gli azzurri a recitare il ruolo di protagonisti. La spedizione italiana è infatti tornata a casa con un bottino di ventidue medaglie, quattordici delle quali del metallo più prezioso. Ciò che fa più scalpore - e piacere - è che sei di questi quattordici ori arrivano dalle discipline veloci: velocità olimpica u23, keirin u23, sprint u23, chilometro u23, chilometro juniores e keirin juniores. Sono risultati che fanno ben sperare per il futuro, ma nulla avviene per caso. Infatti questi sono i primi frutti del lavoro iniziato da Ivan Quaranta ad inizio 2022, sintomo che prima di strutture e gare il movimento veloce italiano necessita di fiducia e investimenti da parte dei vertici federali. In particolare, gli azzurri hanno vinto tutte le discipline veloci nella categoria maschile under 23. Il terzetto della velocità olimpica, composto, quando è al completo, da Tugnolo, Bianchi e Predomo, ha fatto registrare un nuovo record italiano nella finale contro i Paesi Bassi, fermando il cronometro a 43.990, per la prima volta sotto il muro dei quarantaquattro secondi. Un tempo che tuttavia non assicurerà la qualificazione al secondo turno dei Mondiali, infatti gli azzurri avranno bisogno di una super qualifica a Glasgow per rientrare tra le prime otto compagini al mondo.

Una sfida difficile, ma non impossibile, soprattutto considerando il gran periodo di forma che sta attraversando Mattia Predomo, il quale ha fatto registrare uno straordinario 12.73 nel terzo e ultimo giro della velocità olimpica. Un tempo che vale la settima prestazione dell’anno sul giro finale e che ha rimediato ad un Bianchi ed un Tugnolo non brillantissimi. In particolare, Tugnolo, classe 2003 da Vigevano, quest’anno ha fatto registrare tempi molto lontani da quelli degli specialisti del lancio come Hoffman, Fielding, Van den Berg e il classe 2004 Spiegel. Il lombardo è giovane e pratica pista da poco (viene dalla bmx), ma non è da escludere la possibilità di vedere un terzetto differente ai blocchi di partenza del prossimo Mondiale. Nella velocità individuale, invece, Predomo ha dimostrato nuovamente di avere grandi abilità nell’uno contro uno, tuttavia il tempo fatto registrare in qualificazione dall’altoatesino non è dei migliori. Infatti, se la giovane promessa azzurra dovesse riconfermare il tempo di Anadia (9.996) a Glasgow, sarebbe tutt’altro che certo della qualificazione al primo turno. Un vero peccato dal momento che Predomo ha dimostrato più volte di poter battere al duello anche avversari molto più veloci di lui sui 200 metri lanciati: chiedetelo a Mikhail Yakovlev. Proprio per via della sua grande intelligenza e abilità in pista, Predomo partiva da favorito anche nel keirin, specialità in cui vanta una medaglia di legno agli europei élite. Tuttavia la scena gli è stata rubata dal campione uscente Matteo Bianchi, che grazie ad una grande rimonta è riuscito a battere al photofinish il greco Livanos e il neerlandese Van Loon, protetto di Harrie Lavreysen. Così Bianchi ha bissato l’oro conquistato nel chilometro da fermo, la sua gara per eccellenza, in cui ad Anadia ha fatto registrare un 1:00.283. Una prestazione che fa ben sperare in vista del Mondiale di specialità, in cui Bianchi se la dovrà vedere con Dörnbach, Landerneau, Xue e Martinez per un posto sul podio, considerando che Hoogland e Paul quest’anno sono più che mai irraggiungibili.

Nella stessa specialità, ma tra gli juniores, si è imposto Davide Stella davanti a Huysmans e Vogt. Il friulano classe 2006 ha potuto contare su una gran gamba, dimostrata anche dai successi nello scratch e nell’eliminazione. Il futuro di Stella è proprio nelle discipline di endurance, infatti il chilometro tra gli juniores non è ancora una gara da velocisti. Esattamente come Bianchi, anche Bertolini ha trionfato nel keirin, stavolta nella categoria donne juniores. La pisana, dopo un torneo di velocità individuale non eccelso, è riuscita a staccare tutte le avversarie nella finale del keirin sfruttando l’attacco lanciato dall’ucraina Slosharek a due giri e mezzo dalla conclusione.
Il più grande successo azzurro arriva però dal quartetto - che novità - maschile juniores. I ragazzi di Salvoldi hanno prima fatto registrare il record del mondo nel turno di qualificazione, per poi ritoccarlo in finale contro i britannici. Infatti Fiorin, Sierra, Giaimi e Favero hanno conquistato il titolo europeo fermando il cronometro dopo soli 3:53.980. Un tempo stratosferico, che qualche anno fa sarebbe valso una medaglia mondiale tra gli élite. Il precedente primato mondiale, fatto segnare nel 2019 dalla Germania di Heinrich, Buck-Gramcko, Keup e Wilksch, era di quasi cinque secondi più lento. Per questi quattro ragazzi, tutti classe 2005, le medaglie non sono finite lì. Sierra ha conquistato prima la corsa a punti e poi la madison con Fiorin, fedele compagno di americana, correndo con grande autorità. Giaimi invece ha fatto segnare un altro record del mondo, stavolta nell’inseguimento individuale. Il ligure, già campione del mondo nel quartetto lo scorso anno assieme agli stessi Favero e Fiorin ed a Delle Vedove e Raccagni Noviero, ha stabilito due primati mondiali nel giro di poche ore: prima 3:08.485, poi 3:07.596, abbassando il record del mondo di più di due secondi. Tuttavia la miglior prestazione di uno junior nell’inseguimento individuale rimane quella di Magnus Sheffield, che nel 2020 aveva fatto registrare uno straordinario 3:06.447 nel velodromo di Colorado Springs, a più di 1800 metri sul livello del mare. Un record, tuttavia, mai riconosciuto. Ora sta a Villa l’arduo compito di integrare nella rotazione del quartetto élite questi ragazzi, senza però dimenticarsi degli under 23 (Pinazzi, Olivo, Delle Vedove, Quaranta e Galli), che ad Anadia hanno segnato un 3:54.087 nella finale - persa - contro la Gran Bretagna di Charlton e Tarling.

Lo stesso risultato di Giaimi, ma senza primati mondiali, è arrivato anche per Federica Venturelli nella categoria juniores femminile. La talentuosa atleta multidisciplinare – già campionessa mondiale su pista, quarta agli ultimi Mondiali di ciclocross e neocampionessa italiana su strada – ha prima trascinato il quartetto azzurro (assieme a Toniolli, Siri e Milesi) al titolo europeo e ha poi bissato il successo nell’inseguimento individuale, battendo in finale la belga Hesters, neocampionessa europea di omnium ed eliminazione.
La spedizione azzurra torna a casa con la pancia piena, ma l’appuntamento più importante sarà tra due settimane a Glasgow, l’ultimo Campionato mondiale prima delle Olimpiadi di Parigi, decisivo per racimolare gli ultimi punti in chiave qualificazione e per confrontarsi con quelli che saranno gli avversari ai Giochi nel 2024. Dopodiché sarà fatto spazio alle nuove promettenti leve.
Articolo a cura di Tommaso Fontana
Foto in evidenza: Luca Giaimi - Sprint Cycling Agency