Flanders essentials

Ovvero, quello che dovete sapere se deciderete di andare a pedalare nelle Fiandre.

Quattro stagioni.
Non si parla né di pizza, né di Vivaldi. Qua si intende caldo, freddo, pioggia, sole, vento, nebbia, nuvole. Le Fiandre sono così. Una borsa sottosella o una da manubrio sono perfette per metterci dentro tutto il necessario e per avere magari anche un cambio. Fino a qualche anno fa le borse attaccate al telaio erano da sfigati, ora sono anche cool.

Birra.
Non esiste che finiate la vostra pedalata senza una birra. Se siete abituati agli integratori optate per una Kriek o per una qualsiasi altra tipologia aromatizzata. Se non fa troppo caldo una Triple è la degna sostituta di un thè bollente. Vi piacciono i gusti acidi e vi dissetate con spremute di agrumi? Le Geuze fanno per voi. Una Saison invece, fresca e beverina, è perfetta per tagliare la sete. Per tutti gli altri: chiedete una Stella (Artois), la trovate davvero dappertutto.

 

Dal 28 in su.
Immaginatevi delle giganti piastrelle di cemento, di circa cinque metri per lato, al posto del classico asfalto: queste sono le caratteristiche strade di campagna di qui. E, tra una piastrella e l’altra, c’è una fuga di qualche centimetro a cui corrisponde un saltello. All’inizio è fastidioso, ma poi ti ci abitui. Indispensabili, perciò, i copertoni dal 28 in su. Anche per il pavè

Un giorno in più.
Avete finalmente deciso di andare a Lovanio a ripercorrere il percorso dei Mondiali? Bene, prendetevi almeno un altro giorno in più per farvi un giro anche sui muri più famosi. Geraardsbergen, Koppenberg, Kwaremont e Paterberg distano meno di un centinaio di chilometri e non penso vi capiterà spesso di trovarvi da quelle parti. Approfittatene!

Treno.
Vi siete convinti a prendere almeno un giorno in più? Ottima scelta. Se volete spostarvi, però, fatelo in treno. La rete ferroviaria belga è capillare e funziona molto bene, ma soprattutto vi permetterà di evitare la tangenziale di Bruxelles che è molto trafficata ad ogni ora e da lì bisogna passarci per forza. Non ve ne pentirete.

Be local.
Non c’è niente, ma davvero niente, che mi mette più a disagio del non comportarmi come un local, mi fa sentire proprio fuori luogo. In Belgio, anche se stai andando a 40 all’ora, devi usare la pista ciclabile, se c’è: spesso si tratta di un piccolo marciapiede a lato della strada, ma davvero piccolo. Piuttosto abbassate la velocità ma usatelo, se non volete farvi suonare ogni minuto. Non facciamo i soliti italiani, dai.

 


Tutto quello che dovete sapere per viaggiare nelle Fiandre

Le Fiandre hanno davvero molto da offrire. Sia che voi siate lì per guardare una gara, pedalare una granfondo, visitare un museo, percorrere uno dei percorsi specifici, prendere un caffè pre-gara o una birra post-gara: ci sono un sacco di possibilità per soddisfare le esigenze di ogni ciclista. Ma quella delle Fiandre è una regione ampia che si estende toccando varie zone.
Ci sono le Fiandre orientali, quelle vicino a Oudenaarde per intenderci, e quelle occidentali dove puoi assistere alla Gent-Welvegem. Ci sono poi il Brabante Fiammingo tra Lovanio e Bruxelles, Anversa col suo porto e tutta la zona di Limburg. Come fare a organizzare bene un viaggio da quelle parti?
Semplice, qua trovate  tutte le indicazioni che possono servirvi, dagli hotel ai ristoranti, dai negozi per affittare una bici ai tour operator a cui appoggiarsi. Più semplice di così!

Non vi resta che fare le valigie!


Fiandre Masterclass

Salite, discese, poi di nuovo salite e ancora discese. Corte sì, ma toste toste. E poi c’è il pavé e col pavé non si scherza. Bisogna imparare a pedalare nelle Fiandre: è necessario governare il proprio mezzo, altrimenti si rischia di rimanere in balia di ciò che ci accade sotto le ruote.

Poi c’è il tempo che non sempre è dalla tua, quando pedali lassù. Vento, pioggia, sole, freddo, caldo: può capitare di vivere quattro stagioni in un’unica uscita anche di poche ore.

Infine c’è il tuo mezzo, il tuo cavallo, la tua bici: se quando pedali al mare su una ciclabile non ti fai troppi problemi, quando vai nelle Fiandre è necessario essere molto organizzati anche sotto questo punto di vista. Quali copertoni? Che pignoni montare? Queste sono solo alcune delle domande che è giusto farsi prima di partire.

La buona notizia in tutto ciò è che trovate i tutorial che vi possono essere utili qua, sul canale Youtube di Visit Flanders. Buona visione!


Sven Nys Cycling Center

Baal è una piccola frazione di Tremelo, un tranquillo agglomerato di case rosse in cui pedalare pare un gesto naturale. Il traffico è poco, e le poche auto che si incontrano sono arginate da limiti orari contenuti, strettoie e aiuole. Un quieto paesino il cui nome è ben impresso nella storia del ciclismo per aver dato i natali a colui che in tanti indicano come il più grande ciclocrossista di tutti i tempi: Sven Nys.

Ritiratosi nel 2016, a 40 anni, dopo aver vinto tutto ciò che c'era da vincere e diffuso la passione per il ciclocross nel mondo, Sven Nys non ha perso un attimo e si è rimesso subito a lavorare in modi diversi per lo sport che ama. Il più tangibile di questi modi lo si trova sulla collinetta del Balemberg, poco oltre il centro di Baal. Lo Sven Nys Cycling Center è un centro polifunzionale dedicato al ciclismo fuori strada. All'esterno è abbracciato da un percorso permanente da ciclocross, gratuito ed aperto ad ogni ora, dove i volontari del centro tengono corsi di formazione e avvio al ciclismo per bambini e ragazzi. I campi, che arrivano a coinvolgere 130 bambini ciascuno, si svolgono nella stagione delle vacanze estive, ma le iscrizioni si aprono a inizio dicembre e fanno tutto esaurito in una settimana. Le famiglie arrivano da tutto il Belgio, a volte sono i nonni che portano i nipoti, fermandosi per una settimana con il camper nel parcheggio: una versione in piccolo della bolgia che travolge ogni primo di gennaio il Balemberg, quando si svolge il GP Sven Nys. In mezzo al circuito sorge il centro vero e proprio: uno spazio di cultura ciclistica con un museo dedicato alla storia del ciclocross, una sfilza di maglie iridate in bella mostra, bici in esposizione e un café a tema dove rifocillarsi dopo lo  sforzo.

Il circuito è aperto tutto l'anno (ad eccezione dei giorni in cui si svolgono gare) e all'interno del Cycling Center è attivo un servizio di noleggio bici.

SVEN NYS CYCLING CENTER
Balenbergstraatje 11, 3128 Tremelo
sito in inglese: www.sport.be/svennyscyclingcenter/en/

 

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Flandrien Challenge

Ora vi parliamo di una figata, senza giri di parole: la Flandrien Challenge. Di cosa si tratta? State a sentire.

Arrivi a Oudenaarde, ti trovi un albergo e vai a bere una birra. Mangi qualcosa, ma non troppo se no farai fatica a dormire. La mattina ti svegli e hai una missione da compiere: 59 segmenti Strava da completare in 72 ore, per vedere il tuo nome accanto a quello delle leggende del ciclismo nel Centrum Ronde Van Vlaanderen.

Partecipare è molto semplice, basta effettuare il login con Strava e percorrere fisicamente nelle Fiandre tutti i segmenti in meno di 72 ore. Il tutto è ovviamente gratuito e i segmenti possono essere affrontati nella sequenza preferita. Per agevolare la sfida, però, ci sono 3 itinerari che si snodano lungo alcuni dei luoghi leggendari della regione, come l'Oude Kwaremont, il Koppenberg e il Paterberg.

E quando completi la tua sfida? A quel punto il tuo nome verrà letteralmente inciso su una pietra, che ricorda il mitico pavé ed entrerai inoltre a far parte della Wall of Fame nel Centrum Ronde Van Vlaanderen, il museo di Oudenaarde dedicato alla storia del ciclismo belga.

Non c’è scadenza, non c’è fretta, non c’è nulla, solo la voglia di pedalare e godere al meglio di alcuni dei panorami più impressionanti della regione. La  Flandrien Challenge è un prodotto permanente: che sia durante la prossima stagione delle classiche primaverili oppure in qualunque altro momento dell’anno in cui si potrà viaggiare in sicurezza, la conquista del pavé delle Fiandre è davvero un must nella lista di ogni alventiano che si rispetti.

Qua la Flandrien Challenge e altri percorsi scaricabili.

 


Il calendario ciclistico

Abbiamo girato in cerca di birrifici, birrerie, bike-cafè: sappiamo dove andare pre e post pedalata, per nutrirci e ricaricarci. Ora è arrivato il momento di capire in quale momento dell’anno e per quale motivazione prendere un volo e spostarci nelle Fiandre. Non che ci voglia per forza un’occasione specifica, sia chiaro: se siete qui è perché avete letto il nostro articolo sul percorso dei Mondiali nel numero 18 di alvento e sapete bene che voler pedalare senza per forza doversi attaccare un numero sulla schiena è già un’ottima motivazione per pedalare. Però, fatevelo dire con estrema sincerità, ci sono degli eventi a cui bisogna partecipare almeno una volta nella vita.

Di cosa parliamo?
Della classica più importante al mondo, aperta agli amatori: We ride Flanders – Ronde Van Vlanderen Cyclo. Il rito è questo: si arriva il giovedì sera, il venerdì si fa una sgambata e il sabato si pedala esattamente sullo stesso percorso che il giorno dopo percorreranno i campioni nella Classica delle Classiche. Vi possiamo garantire che vivrete delle sensazioni davvero speciali. E la domenica? Beh, è il giorno in cui scegliere un posto sul percorso e andare a godersi il passaggio di quelli che vanno forte.
Un consiglio? Sul muro di Kwaremont  ci transitano più e più volte sia gli uomini che le donne… ma non ditelo a troppe persone se no saremo in troppi!

Spesso però non abbiamo necessità di stare in sella: quello che cerchiamo sono motivazioni e un po’ di festa. Quindi, già che ci siete, potreste approfittarne per andare a guardare altre gare molto importanti, quelle che compongono la campagna del nord: Gent-Wevelgem, Dwars Door Vlaanderen, E3 Saxo Bank Classic, solo per citarne alcune.

E poi c’è quella parolina magica lassù, quasi una religione, che solo a pronunciarla ti viene voglia di urlare con una birra in mano brindando con chiunque tu abbia di fianco: CICLOCROSS.
Se non avete mai vissuto una giornata nel fango nelle Fiandre, beh, avete vissuto la metà. Non potete non provare quelle emozioni almeno una volta nella vita, fidatevi.

Quindi ora che fare?
Semplice, fatevi un giro qui  e scegliete quello che fa per voi. Non ve ne pentirete, ne siamo sicuri.


Il regno della birra

Il ciclismo non è certo l’unica grande passione dei fiamminghi, anzi, forse non è nemmeno la principale. Perché quando si dice Belgio, e Fiandre in particolare, la mente corre veloce verso un’associazione inevitabile: birra. Per le sue limitate dimensioni, il Belgio non rientra nemmeno tra i primi 10 paesi produttori di birra al mondo, ma per la qualità e l’originalità non ci sono dubbi, e fortunatamente quasi in ogni paese c’è un birrificio dove schiarirsi le idee (o annebbiarsele, a seconda della sete).

Se per il ciclismo le Fiandre rappresentano la tradizione più ortodossa, per la birra sono il luogo della creatività. Tra gli storici c’è chi fa risalire questa peculiarità al Reinheitsgebot, la legge di purezza promulgata in Germania nel 1516, quella in cui Guglielmo IV di Baviera fece esplicito divieto ai birrai bavaresi di utilizzare altri ingredienti che non fossero acqua, orzo e luppolo. E nel momento in cui una delle terre tradizionali della birra si trincera dietro al muro della purezza, ecco che l’altra lancia il suo assalto al cielo. I belgi producono birra sin dai tempi dei Romani ma con il trascorrere dei secoli hanno sviluppato una peculiarità unica nel differenziare il prodotto birra. Bianche, scure, marroni, a fermentazione spontanea, mischiate con frutta, aromi, succhi… non ci sono limiti alla creatività nel Paese dei Balocchi della birra.

 

Sebbene proprio a Leuven abbia sede il più grande colosso globale della birra, il gruppo Anheuser-Busch InBev, nato dallo storico birrificio Stella Artois e cresciuto acquisendo marchi in tutto il mondo fino a detenere oltre 50 marche di birre diversa, rappresentanti più del 13% della produzione mondiale, è dai piccoli produttori che si può apprezzare al meglio la ricchezza della birra fiamminga. E proprio come in bicicletta, non c’è che da mettersi in strada.

È proprio percorrendo una strada che cambiò per sempre la vita di André Janssens, il mastro birraio di Hof ten Dormaal, a Tildonk. Colpito da un infarto a 50 anni, André aveva perso il proprio lavoro nel marketing e si trovava davanti alla necessità di inventarsi una nuova vita. Durante un viaggio negli Stati Uniti vide per strada il cartello di un birrificio in vendita. André non aveva mai fatto birre in vita sua, ma la strada lo aveva convinto. Nel 2009 ha trasferito tutto il materiale nella vecchia fattoria di famiglia e ha avviato un processo unico di autoproduzione al 100%. Qui infatti non viene solo fatta la birra ma sono coltivati anche l’orzo e il luppolo, così come sono le erbe locali (tra cui delle sorprendenti radici di cicoria) a fornire gli aromi con cui sono differenziate le varie produzioni. Oggi Hof ten Dormaal produce una ventina di birre diverse (consigliatissima la Zure van Tildonk) e nel frattempo cerca di connettere la rete con diversi altri birrifici: ogni mese di aprile invita 16 altri produttori nel centro di Leuven per un festival all’insegna dello scambio creativo, denominato Innovation Beer Festival, che accoglie fianco a fianco produttori locali (come De Kroon) e internazionali.

 

L’elenco dei birrifici da visitare e degustare sarebbe quasi infinito. Alcuni offrono visite guidate tra i tini e le botti, altri restano ancora quasi inaccessibili, con un paio d’ore di apertura settimanale. Negli ultimi anni sempre più birrifici stanno allestendo le proprie sale di degustazione: il luogo ideale non solo per assaggiare ma per scoprire storie lunghe e ricche di idee e intuizioni, proprio come quella di André a Hof ten Dormaal.
Anversa, luogo di partenza delle prove mondiali, è la casa di De Koninck e delle sue tipiche bolleke, mentre spostandosi poco più a nord si raggiunge l’abbazia di Westmalle, dove nasce una delle migliori birre trappiste del mondo. Inoltrandosi nel Brabante, a nord di Bruxelles, si può visitare l’accogliente birrificio Palm, dove la passione per la birra va di pari passo con quella per i cavalli. Non lontano dai luoghi del mondiale si estende il Pajottenland, la valle fluviale a sud di Bruxelles. È la terra d’origine delle oude geuze e oude kriek, birre dal sapore straordinario, uniche al mondo, che vengono prodotte in un gran numero di birrifici concentrati in pochi chilometri: 3 Fonteinen, Boon, Oud Berseel, Tilquin. Un paradiso per gli amanti del luppolo che si può esplorare facilmente anche in bicicletta lungo i 41 chilometri della Lambiek-Geuze Route. Per poi rientrare a Bruxelles e concludere tra i più vivaci birrifici della capitale, come Cantillon o la Brasserie de la Senne.

Brouwerij HOF TEN DORMAAL
Caubergstraat 2, 3150 Tildonk
sito: hoftendormaal.com/

Brouwerij DE KROON
Beekstraat 20, 3040 Nerijse
sito: www.brouwerijdekroon.be

LEUVEN INNOVATION BEER FESTIVAL
sito: www.leuveninnovationbeerfestival.com

TOER DE GEUZE
sito: www.horal.be/toer-de-geuze-2022

Brouwerij DE KONINCK
Mechelsesteenweg 291, 2018 Anversa
sito: www.dekoninck.be

Brouwerij der Trappisten van WESTMALLE
Anversasesteenweg 496, 2390 Malle
sito: www.trappistwestmalle.be

Brouwerij PALM
Steenhuffeldorp 3, 1840 Londerzeel
sito: www.palmbreweries.com

Brouwerij 3 FONTEINEN – lambik-O-droom
Molenstraat 47, 1651 Lot
sito: www.lambikodroom.be

Brouwerij BOON
Fonteinstraat 65, 1502 Halle
sito: www.boon.be

OUD BEERSEL
Laarheidestraat 230/232, 1650 Beersel
sito: www.oudbeersel.com

Geuzerie TILQUIN
Chau. Maieur Habils 110, 1430 Rebecq
sito: www.gueuzerietilquin.be

Brasserie CANTILLON
Rue Gheude 56, 1070 Anderlecht (Bruxelles)
sito: www.cantillon.be

BRASSERIE DE LA SENNE / Zenne Bar
Drève Anna Boch 19-21, 1000 Bruxelles
sito: brasseriedelasenne.be

LAMBIEK-GEUZE ROUTE
sito: www.toerismevlaamsbrabant.be/en/producten/fietsen/fietsproducten/geuzeroute/index.html

 


Bar, pub o bike café?

Andare al bar a bere una birra è l'attività più naturale che si possa fare nelle Fiandre. Il bar è l'epicentro della società fiamminga, tra i tavoli e il bancone capita di imbattersi in sette o otto generazioni differenti contemporaneamente, e succede quasi in qualsiasi ora del giorno. Al bar si chiacchiera, si gioca a carte, si commentano le vicende di attualità, si organizzano scommesse sulle partite del campionato e ovviamente si parla di ciclismo. Tracciare una mappatura dei bar delle Fiandre significherebbe scrivere un'enciclopedia, e sarebbe ugualmente incompleta. Anche solo limitarsi al tracciato del mondiale sarebbe un lavoro improbo: Anversa per gli amanti della birra è una delle città migliori del mondo , con bar come il Café Kulminator o l'Oud Arsenaal che richiamano in pellegrinaggio bevitori da ogni continente, mentre il centro di Leuven è ritenuto il bar più lungo d'Europa, con la scelta tra oltre 40 banconi differenti nelle due sole piazze centrali (un consiglio? Fiere Margriet, a fianco della cattedrale).

C'è una tipologia di bar però nei quali le due grandi passioni dei fiamminghi si incontrano. Bar nei quali la bicicletta ha la stessa importanza della birra, dove le televisioni sono sempre accese sulle dirette delle corse, dove i ciclisti si ritrovano per uscire insieme a pedalare o per raccontarsi il giro appena completato davanti a un boccale pieno. I fietscafé sono bar dedicati ai ciclisti di ogni genere, da chi macina migliaia di chilometri all'anno a chi conosce gli ordini d'arrivo di ogni corsa del mondo, senza dimenticare i corridori locali, i cui club di tifosi hanno nei bar il proprio centro operativo.

A Leuven ha aperto da pochissimo De Coureur, un micro-birrificio di quartiere con tap room che il birraio Bart ha voluto dedicare interamente al ciclismo per uno scherzo del destino: fu un incidente in bicicletta a invogliarlo a esplorare birrifici durante la riabilitazione. Lungo il circuito Flandrien sono due i punti di incontro più amati dai ciclisti locali: 't Klein Verzet e Staminee bij Jokke. Anche se il bar ciclistico più pittoresco di Overijse è In Den Congo, che oltre ad esibire il listino più economico dell'intero Belgio è uno dei fan-café ufficiali di Remco Evenepoel (il più celebre dei quali è sicuramente De Rustberg, nella sua nativa Dilbeek, a ovest di Bruxelles).

Ma l'intero tracciato iridato è ricco di bar a tema ciclistico, dal Vitesse di Anversa (città di Victor Campenaerts, che è di casa al Café Mombasa) al Peloton de Paris di Mechelen, che oltre a servire da bere vende biciclette e produce la sua linea di abbigliamento tecnico. E ancor di più se ne trovano seguendo ogni strada delle Fiandre, come il Café Welkom di Herentals o il recente Paddenbroek di Gooik, premiato come bar dell'anno nel 2021.

Brouwerij DE COUREUR
Borstelsstraat 20, 3010 Kessel-Lo (Leuven)
sito: brouwerijdecoureur.be/

't KLEIN VERZET
Bollestraat 1, 3090 Overijse
pagina facebook: fb.com/tkleinverzetparike

STAMINEE BIJ JOKKE
Duisburgsesteenweg 176, 3090 Overijse
pagina facebook: fb.com/stamineebijjokke/

IN DEN CONGO
Dorpsplein 11, 3080 Vossem (Overijse)
pagina facebook: fb.com/IndenCongo/

DE RUSTBERG
Scheestraat 129, 1703 Dilbeek
pagina facebook: fb.com/indenrustberg

VITESSE
Provinciestraat 82, 2018 Anversa
sito: www.vitesse.cc/

CAFE' MOMBASA
Moorkensplein 37, 2140 Borgerhout (Anversa)
pagina facebook: fb.com/Caf%C3%A9-Mombasa-171546142888541

PELOTON DE PARIS
Hoogstraat 49, 2800 Mechelen
sito: www.pelotondeparis.cc

CAFE' WELKOM
Ring 20, 2200 Noorderwijk (Herentals)
sito: www.cafewelkom.be/

Fiets & wandelcafé PADDENBROEK
Paddenbroekstraat 12, 1755 Gooik
pagina facebook: fb.com/Fiets-en-wandelcaf%C3%A9-Paddenbroek-651020782180502


Musei dedicati al ciclismo

Il ciclismo e la bicicletta sono talmente pervasivi nella cultura fiamminga da godere del meritato spazio anche nei musei.

L'ultimo giorno del nostro viaggio lo abbiamo dedicato a un fuori percorso, allontanandoci dal tracciato iridato per spingerci nelle Fiandre Orientali, la terra dei muri e dei pavé più famosi al mondo. Ed è a pochi passi dal luogo che da nove anni vede il traguardo del Giro delle Fiandre che ci siamo imbattuti in uno dei musei del ciclismo più amati: il Centrum Ronde van Vlaanderen. Affacciato sulla piazza centrale di Oudenaarde, il Centrum si riconosce facilmente per l'ammiraglia Molteni in mostra di fianco all'ingresso. Una volta varcata la soglia e scesi nel seminterrato ci si immerge nella storia della corsa dei fiamminghi, tra cimeli di grandi campioni e immagini sorprendenti, con tanto di giochi a quiz in cui testare la propria conoscenza sulla storia delle classiche del nord. Al termine della visita c'è l'occasione di rifocillarsi al Peloton Café, consigliatissima la birra ambrata a tema, chiamata Flandrien.

Il Centrum non è però l'unico museo ciclistico delle Fiandre. Una quarantina di chilometri più a est si raggiunge il Koers, il museo del ciclismo di Roeselare. Dopo alcuni anni di chiusura che hanno visto l'esposizione spostarsi in una chiesa, dove fu allestita una divertente via crucis del ciclismo, oggi il Koers Museum ha trovato casa in uno straordinario edificio dedicato. All'interno si trova quella che è verosimilmente la più accurata esposizione ciclistica al mondo: un percorso su più piani tra storia, campioni, archivio e divulgazione. Se volete avere un'idea cominciate a farvi un giro con la visita virtuale sul sito del museo. Consiglio extra: a 15' a piedi si può andare a vedere l'enorme murales dedicato a Jempi Monseré, il più drammatico tra i campioni del mondo di ciclismo, che proprio a Roeselare cominciò la sua breve vita.


CENTRUM RONDE VAN VLAANDEREN
Markt 43, 9700 Oudenaarde
sito (solo in nederlandese): crvv.be/

KOERS – Museum van de wielersport
Polenplein 15, 8800 Roeselare
sito in inglese: koersmuseum.be/en
visita virtuale: koersmuseum.be/en/museum/museum-tour


I borghi in bici

In Trentino sono sei le località inserite nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia: dalle Giudicarie all’Alto Garda, dalla Valle del Chiese alle valli dolomitiche. Noi, ovviamente, li abbiamo visitati… in bicicletta.

Appartati tra le montagne, circondati dai boschi o da distese coltivate, i borghi del Trentino aprono le porte facendo parlare le corti con le tipiche fontane in pietra, i porticati, i fienili e i ballatoi in legno dove ancora si fanno essiccare le pannocchie di granturco oppure le noci. È molto semplice: si parcheggia la bici e il viaggio ha così inizio, per ogni borgo.

San Lorenzo, borgo del benessere. Situato ai piedi delle Dolomiti di Brenta, questo borgo è nato dalla fusione di sette Ville: Berghi, Pergnano, Senaso, Dolaso, Prato, Prusa e Glolo. Camminando senza fretta tra le stradine delle sette frazioni si possono ancora osservare rare architetture rurali caratterizzate da elementi architettonici unici come i pont, le rampe carrabili per accedere ai depositi di fieno, gli essiccatoi e i fienili nella parte alta delle abitazioni. La parola d’ordine è relax, infatti molti maestri yogi e altri professionisti del benessere operano proprio qui. San Lorenzo è inoltre la patria della ciuiga, un insaccato presidio slow food al quale è dedicato un intero weekend di festa nel cuore dell’autunno, che si può degustare al Ristoro Dolomiti di Brenta, all’ingresso della Val d’Ambièz.

A San Lorenzo si arriva comodamente in bici da Molveno, costeggiando il lago fino all’Oasi di Nembia. Per proseguire evitando la strada provinciale, si può percorrere lo sterrato che scende in località Deggia, passando dal Santuario della Madonna di Caravaggio e dalla frazione di Moline prima di salire a San Lorenzo.

Rango, dal cuore rurale. Salendo verso l’altopiano del Bleggio, attraverso un paesaggio rurale disegnato dalle coltivazioni della patata di montagna, si giunge a Rango. Il portech de la Flor è la prima tipica struttura abitativa che salta agli occhi: il nucleo più antico e monumentale del borgo, esempio per tutti gli altri porteghi che nel tempo hanno impreziosito l’abitato. Portici, cantine, androni, grandi fontane e recinzioni in pietra, vie lastricate ed antiche dimore. La Noce del Bleggio, oggi presidio Slow Food, è alla base di tante gustose ricette locali e le hanno dedicato anche una facile passeggiata che si sviluppa su strade di campagna. Per una fetta di torta alle noci cotta nel forno a legna c’è il Panificio Riccadonna, mentre nel vicino abitato di Cavrasto l’Azienda agricola Il Noce è specializzata in prodotti a base di noci del Bleggio, dolci, pesti, olio e altro ancora.

Canale di Tenno, atmosfere medievali. Qui si passeggia sui viottoli selciati passando sotto archi, porticati e robuste mura che collegano le abitazioni l’una all’altra. Uno dei riferimenti nel borgo, conosciuto anche all’estero, è la Casa degli Artisti Giacomo Vittone che ospita esposizioni ed eventi artistici. La Locanda del Borgo nella piazzetta centrale è il posto giusto per uno spuntino e per assaggiare la vera specialità di questa zona, la carne salada e il suo contorno ideale di fasoi, i fagioli.

Bondone, il borgo sopra le nuvole. Affacciato sul Lago d’Idro, è l’ultimo accolto nei Borghi più belli d’Italia in Trentino. Siamo nel comune più a sud in Valle del Chiese, al confine con la Lombardia, dove questo borgo nasce storicamente come paese di carbonai. Camminare tra questa vie è come tornare indietro a stagioni lontane e dure, quando i carbonai e le loro famiglie vivevano qui solo per quattro mesi lasciando, poi, il borgo sprofondare nel silenzio. È piacevole pedalare sulla ciclabile che da Lardaro percorre la Valle del Chiese fino al Lago d’Idro con il suo esteso biotopo. Per raggiungere Bondone, invece, si sale per 4 km a pendenze toste ma comunque accessibili. Per una sosta con vista sul Lago d’Idro noi abbiamo scelto il Ristorante Pizzeria Miralago nella frazione di Baitoni. Insieme ai piatti di pesce si può degustare la polenta fatta con la famosa farina gialla di Storo, prodotto simbolo della Valle del Chiese.

Mezzano, per una fuga romantica. Nella valle di Primiero, questo borgo è un vero e proprio museo a cielo aperto. Da visitare semplicemente passeggiando lungo alcuni percorsi tematici che invitano a rintracciare tra le case i segni sparsi del rurale, ma in particolare le celebri  cataste di legna che qui si fanno arte grazie all’iniziativa Cataste&Canzei. Al Caseificio di Primiero si può acquistare la famosa tosèla, formaggio fresco tipico di questa zona e in estate anche il burro Botìro di malga e dopo un giro nel paese si può sostare al Ristorante la Lontra. La pista ciclabile in Valle di Primiero, inizia a Masi di Imer: pianeggiante, collega tutte le località compreso Mezzano, che dista solo 1,5 km da Imer e 3 km da Fiera di Primiero. E dall’estate 2020 chi ha le gambe buone può raggiungere da Siror sul fondovalle direttamente San Martino di Castrozza grazie a ulteriori 9 km di ciclabile tutti nuovi.

Vigo di Fassa, ai piedi del castello di Re Laurino. Nelle Dolomiti del Trentino c’è un secondo Borgo più bello d’Italia, proprio sotto al gruppo del Catinaccio – Rosengarten, patrimonio mondiale UNESCO che la leggenda vuole dimora di Laurino, il re nei nani. Spostarsi in bici lungo la Val di Fassa è davvero semplice e molto appagante per gli occhi. Abbandonata la ciclabile si deve iniziare a salire per raggiungere l’abitato. Vigo conta tante frazioni e tra queste Tamiòn dove, tra le case con gli antichi fienili, sorge una chiesetta dedicata alla Santissima Trinità. Invece il santuario gotico di Santa Giuliana è uno dei più antichi della valle. È intitolato alla patrona della Val di Fassa e racchiude preziosi cicli di affreschi del XV Secolo. Sorge su un luogo di culto preistorico, il Doss del Ciaslìr, legato anche a vicende intrecciate con i processi per stregoneria che interessarono drammaticamente la comunità fassana nel 1627-28. Siamo sulla Strada dei formaggi delle Dolomiti che in Val di Fassa è rappresentata dal Cher de Fascia e dal Puzzone di Moena. Non mancano mai nei menù del ristorante tipico El Tobià a Vigo e dello stellato L’Chimpl nella frazione Tamiòn.

Foto © Jered Gruber – riproduzione riservata