I borghi in bici

In Trentino sono sei le località inserite nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia: dalle Giudicarie all’Alto Garda, dalla Valle del Chiese alle valli dolomitiche. Noi, ovviamente, li abbiamo visitati… in bicicletta.

Appartati tra le montagne, circondati dai boschi o da distese coltivate, i borghi del Trentino aprono le porte facendo parlare le corti con le tipiche fontane in pietra, i porticati, i fienili e i ballatoi in legno dove ancora si fanno essiccare le pannocchie di granturco oppure le noci. È molto semplice: si parcheggia la bici e il viaggio ha così inizio, per ogni borgo.

San Lorenzo, borgo del benessere. Situato ai piedi delle Dolomiti di Brenta, questo borgo è nato dalla fusione di sette Ville: Berghi, Pergnano, Senaso, Dolaso, Prato, Prusa e Glolo. Camminando senza fretta tra le stradine delle sette frazioni si possono ancora osservare rare architetture rurali caratterizzate da elementi architettonici unici come i pont, le rampe carrabili per accedere ai depositi di fieno, gli essiccatoi e i fienili nella parte alta delle abitazioni. La parola d’ordine è relax, infatti molti maestri yogi e altri professionisti del benessere operano proprio qui. San Lorenzo è inoltre la patria della ciuiga, un insaccato presidio slow food al quale è dedicato un intero weekend di festa nel cuore dell’autunno, che si può degustare al Ristoro Dolomiti di Brenta, all’ingresso della Val d’Ambièz.

A San Lorenzo si arriva comodamente in bici da Molveno, costeggiando il lago fino all’Oasi di Nembia. Per proseguire evitando la strada provinciale, si può percorrere lo sterrato che scende in località Deggia, passando dal Santuario della Madonna di Caravaggio e dalla frazione di Moline prima di salire a San Lorenzo.

Rango, dal cuore rurale. Salendo verso l’altopiano del Bleggio, attraverso un paesaggio rurale disegnato dalle coltivazioni della patata di montagna, si giunge a Rango. Il portech de la Flor è la prima tipica struttura abitativa che salta agli occhi: il nucleo più antico e monumentale del borgo, esempio per tutti gli altri porteghi che nel tempo hanno impreziosito l’abitato. Portici, cantine, androni, grandi fontane e recinzioni in pietra, vie lastricate ed antiche dimore. La Noce del Bleggio, oggi presidio Slow Food, è alla base di tante gustose ricette locali e le hanno dedicato anche una facile passeggiata che si sviluppa su strade di campagna. Per una fetta di torta alle noci cotta nel forno a legna c’è il Panificio Riccadonna, mentre nel vicino abitato di Cavrasto l’Azienda agricola Il Noce è specializzata in prodotti a base di noci del Bleggio, dolci, pesti, olio e altro ancora.

Canale di Tenno, atmosfere medievali. Qui si passeggia sui viottoli selciati passando sotto archi, porticati e robuste mura che collegano le abitazioni l’una all’altra. Uno dei riferimenti nel borgo, conosciuto anche all’estero, è la Casa degli Artisti Giacomo Vittone che ospita esposizioni ed eventi artistici. La Locanda del Borgo nella piazzetta centrale è il posto giusto per uno spuntino e per assaggiare la vera specialità di questa zona, la carne salada e il suo contorno ideale di fasoi, i fagioli.

Bondone, il borgo sopra le nuvole. Affacciato sul Lago d’Idro, è l’ultimo accolto nei Borghi più belli d’Italia in Trentino. Siamo nel comune più a sud in Valle del Chiese, al confine con la Lombardia, dove questo borgo nasce storicamente come paese di carbonai. Camminare tra questa vie è come tornare indietro a stagioni lontane e dure, quando i carbonai e le loro famiglie vivevano qui solo per quattro mesi lasciando, poi, il borgo sprofondare nel silenzio. È piacevole pedalare sulla ciclabile che da Lardaro percorre la Valle del Chiese fino al Lago d’Idro con il suo esteso biotopo. Per raggiungere Bondone, invece, si sale per 4 km a pendenze toste ma comunque accessibili. Per una sosta con vista sul Lago d’Idro noi abbiamo scelto il Ristorante Pizzeria Miralago nella frazione di Baitoni. Insieme ai piatti di pesce si può degustare la polenta fatta con la famosa farina gialla di Storo, prodotto simbolo della Valle del Chiese.

Mezzano, per una fuga romantica. Nella valle di Primiero, questo borgo è un vero e proprio museo a cielo aperto. Da visitare semplicemente passeggiando lungo alcuni percorsi tematici che invitano a rintracciare tra le case i segni sparsi del rurale, ma in particolare le celebri  cataste di legna che qui si fanno arte grazie all’iniziativa Cataste&Canzei. Al Caseificio di Primiero si può acquistare la famosa tosèla, formaggio fresco tipico di questa zona e in estate anche il burro Botìro di malga e dopo un giro nel paese si può sostare al Ristorante la Lontra. La pista ciclabile in Valle di Primiero, inizia a Masi di Imer: pianeggiante, collega tutte le località compreso Mezzano, che dista solo 1,5 km da Imer e 3 km da Fiera di Primiero. E dall’estate 2020 chi ha le gambe buone può raggiungere da Siror sul fondovalle direttamente San Martino di Castrozza grazie a ulteriori 9 km di ciclabile tutti nuovi.

Vigo di Fassa, ai piedi del castello di Re Laurino. Nelle Dolomiti del Trentino c’è un secondo Borgo più bello d’Italia, proprio sotto al gruppo del Catinaccio – Rosengarten, patrimonio mondiale UNESCO che la leggenda vuole dimora di Laurino, il re nei nani. Spostarsi in bici lungo la Val di Fassa è davvero semplice e molto appagante per gli occhi. Abbandonata la ciclabile si deve iniziare a salire per raggiungere l’abitato. Vigo conta tante frazioni e tra queste Tamiòn dove, tra le case con gli antichi fienili, sorge una chiesetta dedicata alla Santissima Trinità. Invece il santuario gotico di Santa Giuliana è uno dei più antichi della valle. È intitolato alla patrona della Val di Fassa e racchiude preziosi cicli di affreschi del XV Secolo. Sorge su un luogo di culto preistorico, il Doss del Ciaslìr, legato anche a vicende intrecciate con i processi per stregoneria che interessarono drammaticamente la comunità fassana nel 1627-28. Siamo sulla Strada dei formaggi delle Dolomiti che in Val di Fassa è rappresentata dal Cher de Fascia e dal Puzzone di Moena. Non mancano mai nei menù del ristorante tipico El Tobià a Vigo e dello stellato L’Chimpl nella frazione Tamiòn.

Foto © Jered Gruber – riproduzione riservata


Storie Rosa

San Martino di Castrozza è stato per tre anni sede di arrivo della Corsa Rosa, con le tappe del 1982 (nel secondo Giro vinto da Bernard Hinault, successo di tappa dello spagnolo Vicente Belda), del 2009 quando a imporsi fu Stefano Garzelli nel Giro vinto da Denis Menchov, e del 2019 con la vittoria di Esteban Chaves.

Molte le volte che hanno registrato il passaggio del Giro d’Italia sul Passo Manghen, lo storico valico tra Valsugana e Val di Fiemme. Tra le tante ricordiamo quella del Giro d’Italia del 1976 nella tappa Vigo di Fassa - Terme di Comano. In vetta al Manghen (prima delle due asperità di giornata) scollinarono in testa Francesco Moser e Roberto Poggiali. L’ obiettivo del tandem della Sanson era attaccare la maglia rosa De Muynck che il giorno prima aveva sfilato la rosa a Gimondi. Da abile discesista, Moser, creò il vuoto. Una volta tornati in valle, i due percorsero l’intero tratto della Valsugana improvvisando una cronometro a coppie. Che purtroppo, però, non fu sufficiente.

Un altro passaggio storico sul Passo Manghen è quello del 25 maggio 2012 nel corso della tappa da Treviso all’Alpe di Pampeago vinta dal ceco Roman Kreuziger davanti a Ryder Hesjedal che due giorni dopo, nella cronometro finale, si sarebbe aggiudicato il Giro con 16 secondi di vantaggio sullo spagnolo Joaquim Rodriguez.

Foto: Jered Gruber

Il Passo Rolle, invece, è stato il primo passo dolomitico ad essere affrontato dal Giro d’Italia nel 1937. Il primo a scollinare fu Gino Bartali che poi si aggiudicò anche la classifica finale. A ricordo di quel passaggio è stata realizzata in vetta al Rolle un’opera d’arte presentata durante la Dolomiti Alpina Vintage, alla presenza di Andrea Bartali, figlio di Gino. Nel 1962, in una edizione del Giro condizionata dalle nevicate durante le tappe dolomitiche, patron Vincenzo Torriani fu costretto a interrompere la tappa da Belluno a Moena proprio sul Passo Rolle, per la troppa neve caduta.

Il Giro in Val Rendena

Il primo ricordo è dell’8 giugno 1977. A Pinzolo, Giovanni Battista Baronchelli anticipa allo sprint Michel Pollentier. Il belga indossa la maglia rosa strappata a Francesco Moser il giorno prima all’arrivo di Col Drusciè. Fu un tappone davvero tremendo: Valparola, Gardena, Sella, Costalunga, Mendola, Campo Carlo Magno prima della picchiata su Pinzolo. Moser chiuse quella tappa al settimo posto a un minuto e 25 secondi e vide allontanarsi quasi definitivamente la sua possibilità di vestirsi di rosa in Piazza Duomo a Milano dove la corsa si concluse con il successo di Pollentier.

Il 19 maggio 1985 il Giro tornò a Pinzolo. Questa volta entrano in scena i big dello sprint. Vinse Giuseppe Saronni in maglia rosa. Dietro di lui Da Silva, Van der Velde e tutti gli altri. Vittoria finale di Bernard Hinault (al terzo centro su altrettante partecipazioni) davanti a Francesco Moser, vincitore delle cronometro di Verona e Lucca e, in volata, sul traguardo di Saint Vincent.

Quattordici anni dopo, il 4 giugno 1999, il Giro torna in Val Rendena. Si arriva a Madonna di Campiglio e si assiste all’ennesimo “show quotidiano” di Marco Pantani, già primo al Gran Sasso, al Santuario d’Oropa e all’Alpe di Pampeago. Massimo Codol, Laurent Jalabert e Gibo Simoni sono i primi a chiudere alle spalle del “pirata” sempre più dominatore di un Giro che può solamente perdere. Il giorno dopo, però, è il Giro a perdere il più grande.
Il 24 maggio 2015 Madonna di Campiglio è nuovamente arrivo di tappa. Il terreno è per gli scalatori che rispondono all’appello appena la strada inizia a salire. Il primo sotto lo striscione di arrivo è Mikel Landa. Terzo chiude Alberto Contador. Lo spagnolo conferma la maglia rosa indossata il giorno prima nella crono di Valdobbiadene e, da Madonna di Campiglio, si avvia a vincere il Giro.


Le 23 grandi salite

Ok le ciclabili, ok i borghi, ok gli aperitivi a base di Trento d.o.c., ok tutto. Ora però è arrivato il momento di vestirci aderenti, depilare la gamba e fare salire i battititi.
Ecco 23 grandi salite tutte davvero meravigliose su cui misurarci.
La più bella? Ditecelo voi.

Trovate tutte i file gpx nella nostra raccolta 23 grandi salite Trentino su Komoot.

Passo Pampeago
Distanza: 10,4 km
Dislivello: 1000+

Monte Bondone
Distanza: 17,4 km
Dislivello: 1371+

Fai delle Paganella
Distanza: 11,6 km
Dislivello: 824+

Monte Velo
Distanza: 12,3 km
Dislivello: 1147+

Passo Pordoi
Distanza: 11,5 km
Dislivello: 793+

Passo Rolle - Primiero
Distanza: 22,5 km
Dislivello: 1411+

Passo Manghen - Valsugana
Distanza: 23,1 km
Dislivello: 1795+

Passo Coe
Distanza: 19,6 km
Dislivello: 1522+

Sega di Ala
Distanza: 11 km
Dislivello: 1301+

Passo Durone
Distanza: 10,1 km
Dislivello: 613+

Passo Mendola
Distanza: 15 km
Dislivello: 621+

Passo Manghen – Fiemme
Distanza: 16 km
Dislivello: 1396+

Passo Tonale
Distanza: 15 km
Dislivello: 1078+

Madonna di Campiglio
Distanza: 15,6 km
Dislivello: 979+

Campionissimi – Palù di Giovo
Distanza: 6,4 km
Dislivello: 443+

Menador
Distanza: 8,2 km
Dislivello: 900+

Peio Fonti
Distanza: 9,5 km
Dislivello: 476+

Polsa
Distanza: 18,9 km
Dislivello: 1127+

Vetriolo
Distanza: 13,1 km
Dislivello: 1080+

Panarotta
Distanza: 14,8 km
Dislivello: 1499+

Gardeccia
Distanza: 6,2 km
Dislivello: 654+

Passo Rolle – Predazzo
Distanza: 19,9 km
Dislivello: 1008+

Passo Daone
Distanza: 8,1 km
Dislivello: 838+

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


DoGa - Dalle Dolomiti al Garda

Dopo aver parlato delle 11 ciclabili del Trentino eccoci con la dodicesima che, però, merita un capitolo tutto suo. Si tratta di DoGa, dove Do sta per Dolomiti e Ga sta per Garda. Avete quindi capito di cosa si tratta?

Un itinerario cicloturistico da 110 km con partenza in Val di Sole, a Malè, che vi porta direttamente a Riva del Garda. Dalle Dolomiti al Garda, appunto, attraverso strade secondarie e forestali immerse nel verde e poco battute.

Un percorso dove la parola sostenibilità la fa da padrone, tanto che anche il luogo di partenza si consiglia di raggiungerlo in treno, tramite il collegamento ferroviario Trento-Malé-Mezzana, passante da Mezzocorona e partente da Trento (stazioni di Trenitalia).
Il percorso non è una barzelletta e quindi è adatto sono a persone davvero allenate, basti pensare che si devono superare ben tre passi dolomitici, per un totale di oltre 2000 metri di dislivello. Ovviamente è obbligatorio pedalare su una mtb o una gravel, altre bici sono decisamente sconsigliate o sarebbe meglio dire vietate.

Non ne siete sicuri? Ecco come è divisa la superficie stradale:
- 51 km di strade secondarie, asfaltate;
- 25 km asfaltati di piste ciclabili, asfaltate;
- 20 km di strade forestali, sterrate;
- 14 km di strade principali.
Il tragitto si divide fondamentalmente in tre parti: la Val di sole a nord, la zona del Parco Naturale Adamello-Brenta che collega le zone montane e quelle collinari intorno a Cormano Comano Terme al centro, ed infine i dolci mangia e bevi che conducono sulle sponde del Lago di Garda a sud.
Per esperienza personale possiamo dirvi che potete stare tranquilli per quanto riguarda pezzi di ricambio ed eventuali guasti perché in tutta la zona ci sono negozi, officine, noleggi e chi più ne ha più ne metta. Quindi ok partire con tutto il necessario, ma non esagerate.
Infine, per chi non ha la gamba così affilata, è stata creata una variante denominata “dolcevita” che comunque non è una passeggiata: si salta il passo Daone e si risparmiano circa 500m di dislivello, ma la bellezza del percorso siate certi che non cambia.

Qua il link per i due tracciati DoGa: 1 e 2

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


Le 11 ciclabili

Oltre 400, sì avete capito bene, oltre 400 chilometri di ciclabili su cui pedalare con bici da strada, mountain bike, gravel, e-bike o una semplice bici da cicloturismo. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Dai percorsi più tosti come quella della Val d’Adige, fino a quelli più semplici e adatti a una gita con la famiglia.

Ecco qua l’elenco completo con tanto di traccia Komoot. Ora, davvero, non avete più scuse.

Valli di Fassa e di Fiemme
Avete presente la Marcialonga? Ecco, quando non c’è più la neve, su quello stesso percorso si può pedalare tra foreste di abeti e larici, con le Dolomiti del Latemar e del Catinaccio a far da sfondo.
Distanza: 42 km
Dislivello: 52+ 640-
Livello: medio

Valli del Chiese
Si parte dalla foce del fiume Chiese e si arriva fino a Bondo attraversando tutti i centri abitati della Valle. Detta anche la ciclabile sul luogo del “giudizio”, non per quanto riguarda le vostre condizioni fisiche, ma in senso storico: è la terra delle sette Pievi e cioè delle sette chiese principali.
Distanza: 27,9 km
Dislivello: 444+ 1-
Livello: facile

Valle del Primiero
Avete mai pedalato con le Pale di San Martino sullo sfondo? Questa ciclabile, davvero alla portata di tutti, sembra più che altro una cartolina, potete starne certi.
Distanza: 9,5 km
Dislivello: 188+ 89-
Livello: facile

Val Rendena
La ciclabile segue il corso del fiume Sarca partendo poco sopra il Lago di Ponte Pià, più precisamente dall'abitato di Ragoli, e finisce a Carisolo. Tutta all’interno del Parco Naturale Adamello – Brenta, è una vera e propria immersione nella natura.
Distanza: 23 km
Dislivello: 380+ 36-
Livello: medio

Val di Sole
La pista ciclabile della Val di Sole parte dal ponte di Mostizzolo, al confine con la Val di Non, e porta fino a Cogolo di Peio seguendo il corso del torrente Noce. Un consiglio? Approfittatene per fare una mezza giornata di rafting, ne vale la pena.
Distanza: 33,9 km
Dislivello: 664+ 120-
Livello: medio

Valle dei Laghi
Laghi, vigneti, sapori e castelli. La ciclopedonale della Valle dei Laghi parte dalle sponde del lago di Garda e risale la valle, passando per i Laghi di Cavedine, Santa Massenza e Toblino.
Distanza: 39 km
Dislivello: 572+ 219-
Livello: medio

Adige Garda
La ciclabile collega la Vallagarina alla zona del lago di Garda ed è collegata a quella della valle dell'Adige che passa da Trento e Rovereto. Una sgambata da circa 20 km, decisamente alla portata di tutti!
Distanza: 19,6 km
Dislivello: 100+ 210-
Livello: facile

Valle dell’Adige
Dalla provincia di Bolzano fino a quella di Verona, attraversando tutta l’intera provincia di Trento: è questo il tragitto della più lunga tra le ciclabili del Trentino. Attraverso vigneti e frutteti, questo percorso permette di pedalare quasi totalmente su strade completamente chiuse al traffico.
Distanza: 81,8 km
Dislivello: 250+ 125-
Livello: medio

Nel 2021 la ciclovia "Green Road dell'Acqua" ha conquistato il premio Italian Green Road Award 2021

Valsugana
Per i local è “la via del Brenta”, per tutti è una delle ciclabili più belle in Europa. Dalla Valsugana fino al confine con la provincia di Vicenza, la pista si snoda lungo i suoi 52 km affiancando per molti tratti il fiume Brenta. Nonostante si pedali su strade secondarie aperte alle automobili, il traffico è praticamente pari a zero.
Distanza: 52,5 km
Dislivello: 50+ 280-
Livello: medio

Val di Ledro
Un percorso molto corto ma decisamente spettacolare con il valore aggiunto del lago dove specchiarsi. Per godere a pieno consigliamo una bici gravel o la mtb, ma se siete abili nella guida potete divertirvi anche con una bici da corsa.
Distanza: 8,5 km
Dislivello: 90+ 60-
Livello: facile

Val di Non
Per cosa è famosa la Val di Non? Per le mele! E infatti questo tracciato è immerso nei meleti che, ad aprile, durante la fioritura, diventano come una nuvola bianca. Ma sappiate che rimane un posto fantastico anche in tutti gli altri mesi!
Distanza: 20,3 km
Dislivello: 389+ 500-
Livello: facile

Qua il link alla raccolta su Komoot.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


Il percorso degli Europei di ciclismo

Dunque, quando siamo stati a Trento non l’abbiamo fatto solo per una scelta personale: in realtà eravamo curiosi di testare il percorso degli Europei in programma dall'8 al 12 settembre 2021.
È vero che siamo un magazine improntato più su ciò che c’è dietro alla pedalata, ma è anche vero che ci piace un sacco stare in sella e appena abbiamo la possibilità attacchiamo i pedali e andiamo..

L’occasione era molto ghiotta e non potevamo di certo farcela scappare: non capita tutti i giorni di avere una competizione così importante a tre ore di macchina.
Quindi ok la città, ok il vino, ok i musei, ma era arrivato finalmente il momento di menare un po’.

Per prima cosa abbiamo visionato il percorso su mappa ma c’era qualcosa che non filava. Abbiamo allora provato a creare la traccia su Komoot e in un attimo il problema è saltato fuori: la gara, per un breve tratto, passerà su strade che normalmente sono chiuse al traffico ciclistico. Quindi non c’erano grosse alternative: bisognava creare al volo una rotta adatta a noi.

Detto, fatto: Komoot ci ha creato un gpx perfetto, pronto per essere testato. Anzi, vi diremo di più, anche più bello del percorso originale, perché i professionisti dovranno affrontare qualche galleria che scambieremo con una salita tra alberi e con una vista pazzesca sulla valle. Che poi, caso vuole, è proprio la prima avversità che si trova: 11 km e circa 700 m di dislivello per scollinare a Candriai e dirigersi verso Terlago dove la vegetazione cambia e gli alberi fanno spazio ai vitigni. Ma non solo.

È qua che si inizia a capire che qualcosa si sta modificando perché le pareti delle montagne cambiano colore e ci si immerge in uno scenario completamente diverso. È il momento della roccia ma di quella grigia grigia con le striature bianche bianche e ci si pedala praticamente immersi: a destra, a sinistra e, dopo un attimo, anche sotto i piedi. Sì perché siamo entrati nelle Marocche di Dro che è una zona davvero incredibile: sembra di essere sulla luna con vista Lago di Garda. Scambiamo due chiacchiere con qualche local e ci spiegano che si tratta di detriti, risalenti a frane e crolli avvenuti durante il ritiro dei ghiacciai circa 20.000 anni fa.

È questo il giro di boa della prima parte di percorso, da qua infatti si torna indietro, dirigendosi di nuovo a Candriai da dove inizia la strada che ci riporta a Trento, questa volta da fare in discesa invece che in salita. Il che permette di godersi decisamente di più la vista sulla vallata, oltre che offrire la possibilità di tirare un po’ il fiato.

Una volta rientrati a Trento, eccoci sul percorso cittadino, che i professionisti dovranno affrontare per ben 8 volte: un giro di circa 13 km e 200m di dislivello dove la salita del Povo è la parte decisamente più dura. È lì che, quasi sicuramente, i big partiranno all’attacco. È lì che si giocheranno la vittoria. Non ne siete convinti? Come si diceva una volta “provare per credere”: Trento è davvero dietro l’angolo.

La traccia del percorso caricata su Koomot la trovate qui.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


Trento, perché no?

Sarà la città di partenza e di arrivo del prossimo europeo di ciclismo su strada, ma questa non può essere l'unica motivazione per decidere di visitare Trento.
Non può essere solo questa la scusa per scegliere il capoluogo come base per la vostra vacanza sulle due ruote perché, a pensarci bene, spesso i percorsi di europei e mondiali non sono assolutamente belli e le città ospitanti lo sono ancora di meno.
C’è una buona notizia invece in questo caso: per Trento tutto questo discorso non vale. Non ne siete ancora sicuri? Prendetevi qualche minuto.
Innanzitutto è una delle città italiane ai primi posti per qualità della vita e dell’ambiente, oltre ad essere ricca di arte e storia. È in poche parole la base perfetta per scoprire il Trentino.

Tre parole per descriverla: storia, ricerca, natura.

La storia è quella dei principi-vescovi, per secoli signori incontrastati della città e che la fecero diventare punto di incontro tra il Mediterraneo e il resto del continente. Fulgidi esempi di quest’epoca, fra gli altri, sono il Castello del Buonconsiglio o il prezioso Museo Diocesano. Punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione grazie all’Università degli Studi di Trento le Fondazioni Edmund Mach e Bruno Kessler fino al MUSE - Museo delle Scienze. Ultimo, ma non per importanza, la natura, ma qua non c’è granché da dire: basta guardarsi intorno per capire cosa può offrire questo territorio.

Noi, ovviamente, l’abbiamo scoperta in bicicletta. Che sia una pieghevole o una bici da corsa, che siate in jeans o attillati con le vostre divise, poco importa: l’importante è farlo sulle due ruote. Perché? Perché è comodo e hai tutti i servizi necessari. Quindi la risposta è: perché no?

Poi, e su questo potete davvero starne certi, è perfetta per andare a scalare le storiche salite che distano solo pochi chilometri e, se non siete abbastanza allenati, di sicuro troverete treni o bus che vi riporteranno in città.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


Trentino in bici

La scusa era più che buona, andare a provare il percorso degli Europei di Trento.
Bene, benissimo, ho pensato. Però a noi amanti delle due ruote questa è una cosa che può capitare molto spesso, se vogliamo che capiti.
Sappiamo benissimo che ciclisti e runner sono tra le poche categorie che possono misurarsi nello stesso stadio in cui poi si sfideranno i campioni, che per noi non è nient’altro che una strada.

Per questo che il test della traccia dei campionati europei è diventato solo il pretesto per dire ok, andiamo là, e scopriamo qualcosa che non conosciamo.
Ed è stata una figata.

Sì perché, per i pochi che ancora non lo sanno, il Trentino è davvero il paese dei balocchi per chi ama la bici, in tutte le sue sfumature.
Innanzitutto ci sono le ciclabili, che più che piste sono autostrade dedicati ai ciclisti: delle bicistrade insomma. Belle, larghe, segnalate e soprattutto lunghe: sì perché il senso di queste vie è proprio quello di congiungere posti molto lontani tra di loro soprattutto fuori dai centri urbani più grandi. Sono 11 quelle di cui parleremo e vanno dalle Dolomiti fino al Garda coprendo oltre 430 km di tragitto tutto perfettamente asfaltato.

E come in ogni bicistrada che si rispetti è necessario creare dei punti dove fermarsi a sgranchire le gambe, prendere una boccata d’aria e rilassarsi un attimo durante il viaggio: ed ecco i bicigrill, strutture distribuite lungo i percorsi che offrono ristoro, servizi igienici e un collegamento con la rete stradale automobilistica, insieme al noleggio di bici ed e-bike, presente nelle principali località turistiche del territorio provinciale.

Ce ne sono 19 in Trentino e, fidatevi, sono comodissimi.

Noi siamo stati qualche giorno lì in giro e di sicuro non siamo persone che sentono la necessità di “menare” sempre e comunque. Abbiamo quindi alternato delle giornate in cui ci siamo sfidati su alcune delle 23 grandi salite del trentino e delle giornata in cui abbiamo approfittato dei paesaggi per goderci la tranquillità dei vari servizi bici + treno e bici + bus, che poi è una situazione perfetta per condividere le piste ciclabili anche con amici e famigliari meno allenati.

Infine abbiamo sentito la necessità di sentirci davvero alvento e abbiamo fatto un giro sulla DoGa: l’itinerario più wild costruito su strade secondarie e non asfaltate che parte dalla Val di Sole e finisce sul Garda.

Insomma siamo stati pochi giorni ma abbiamo fatto tante cose e tutte differenti. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata

 


Appuntamento al buio in Val di Merse

Non so se vi è mai capitato  un appuntamento al buio. A me onestamente no.
O almeno, non prima che mi arrivasse una telefonata dalla redazione.

Primi giorni di marzo, squilla il telefono.
«Ciao Stefano, c’è da andare a fare un servizio sul Grand Tour della Val di Merse».
«Perfetto, ci sono. Mi dici solamente il posto?».
«Te l’ho appena detto, Val di Merse!».
«Val di che?».
«Val di Merse, Merse!». 

 

Ci ho messo un po’, lo ammetto, a capire che il nome esatto fosse Merse. E solo dopo un’ulteriore ricerca ho scoperto che Merse è un fiume, di circa 70 chilometri, che attraversa le province di Siena e Grosseto.
Non mi serviva nient’altro: si va in Toscana, stop. Appuntamento presso il B&B Palazzo a Merse, giusto 10 chilometri a sud di Siena. Non volevo nessun’altra informazione, il mio appuntamento al buio era fissato. Arrivo un giovedì sera di aprile e le 4 ore in macchina non hanno fatto altro che alimentare le mille domande su cosa mi avrebbe aspettato. Mi accolgono Andrea, guida cicloturistica e gestore del B&B, e Jacopo, il suo partner in crime. 

«Domattina si parte, ore 8.30. Portati il necessario per pedalare due giorni e dormire una notte fuori. Buonanotte». 

Le loro facce trasmettono sicurezza, non c’è motivo di preoccuparsi. Domani capirò dove sono, cosa mi attende e, soprattutto, cosa diavolo è ’sto Grand Tour della Val di Merse. L’unica cosa che so è che dovrò pedalare per due giorni: questo mi basta per addormentarmi come un bimbo alla vigilia di Natale. È stato un aprile anomalo, molto freddo, e la pelle d’oca sulle gambe alle prime luci dell’alba conferma questa tendenza. Si montano velocemente le Miss Grape per i due giorni di bikepacking e, finalmente, si parte. Neanche il tempo di scaldare la gamba e ci ritroviamo su Strade Bianche. Certo, la Toscana è piena di strade bianche, direte voi. Ma qua si tratta dell’unica e originale Strade Bianche, quella col copyright, per capirci meglio.

«Questo è il primo settore di sterrato della gara, anche se i professionisti lo percorrono al contrario». Pensavo stessero mentendo, ma con il dito mi indicano il cippo posto a terra come garanzia di autenticità. «Oltretutto, se proprio vuoi saperla tutta, l’abbiamo inventato noi». 

Il mio volto perplesso fa sì che la storia venga raccontata, per filo e per segno.
«Con la nostra ASD siamo attivi da anni nella valorizzazione di questo territorio, perciò collaboriamo sin dagli inizi di Strade Bianche sia con gli organizzatori che con i Comuni interessati. Dopo la terza vittoria di Cancellara si era deciso di dedicargli un settore di sterrato. Allora abbiamo pensato: perché non pensare ad un oggetto identificativo, proprio come la pietra della Roubaix? Volevamo fosse qualcosa di tipico del territorio, ma non di marmo giallo della Montagnola che è troppo pregiato e non adatto ad uno sport pop come il ciclismo, così abbiamo optato per il travertino. La proposta piacque e noi due, materialmente, siamo andati in cerca del fornitore, creando quello che oramai è il simbolo della classica del nord più a sud d’Europa». L’appuntamento al buio inizia a farsi interessante, penso io.
Al terzo cartello stradale con le indicazioni per il Grand Tour della Val di Merse, cedo alla mia curiosità e chiedo spiegazioni. «Pedaleremo su un loop di 173 chilometri con circa 3.000 metri di dislivello, attraverso la Val di Merse e la Val d’Elsa», dice Andrea, col suo fare da cicerone. «Il percorso passa su strade asfaltate, strade bianche e, per chi volesse, ha anche un paio di deviazioni gravel». Mi faccio inviare il file gpx, lo imposto sul mio account di Komoot, lo carico sul mio Wahoo ed in effetti vedo chiaramente delinearsi questo anello che ho appena iniziato a conoscere. 

«Non solo – precisa Jacopo, che passa la giornata negli uffici di una banca ma che in un’altra vita sarebbe sicuramente stato un ingegnere geotermico, e non a caso, perché la capacità di utilizzare il vapore come fonte di energia rinnovabile è una delle risorse più importanti della zona – abbiamo anche creato un brevetto.  L’itinerario attraversa sei comuni dove è possibile recuperare il libro di viaggio e farlo timbrare nelle strutture convenzionate per dimostrare che effettivamente hai completato il tracciato. Una volta a casa, ce lo invii tramite mail, così ti spediamo l’attestato di valore». 

Altri quattro colpi di pedale ed ecco finalmente il primo timbro sul mio personale libro di viaggio, nel comune di Sovicille. Pit-stop caffè, due foto di rito, e via che si riparte.
Non si smette mai di imparare, si dice, e così in un attimo eccomi ritornare a scuola come un bravo alunno delle elementari, fortunatamente non in didattica a distanza. Quante volte avrò sentito e avrò pronunciato, nella mia vita, la frase mi faccia due etti di cinta senese, grazie al bancone degli affettati di un qualunque supermercato, senza sapere cosa volesse dire realmente. Bene, all’alba dei trentotto anni, ho scoperto finalmente di cosa si tratta: immaginatevi un maiale nero, ma nero nero, con una banda di pelo bianca, ma bianca bianca, che gli cinge il collo. Una cinta, appunto. Alzi la mano chi ne era a conoscenza (macellai e toscani in generale, ovviamente, sono esclusi dal gioco).

La giornata vola, tra i numerosi mangia e bevi (questa volta parlo di strade e non di affettati e buon vino) tipici di queste zone. Altri due timbri nei Comuni di Casole d’Elsa e Radicondoli ed è finalmente tempo di relax: il primo giorno è andato, tra strade fighissime e paesaggi che cambiano in continuazione: macchia mediterranea, boschi, vigneti e prati verdi a perdita d’occhio, oltre agli immancabili borghi che pullulano di storia. Birra, doccia e meritato riposo, questo è il programma per le prossime ore e, onestamente, penso di essermelo meritato.

L’alba del secondo giorno conferma questa primavera fresca, con il termometro che durante la nottata si è fermato a zero gradi. Sì, zero gradi, ad aprile, in Toscana. Robe da matti, direbbe mia nonna. Oggi ci aspettano oltre 100 chilometri e la maggior parte del dislivello per completare il percorso, quindi sappiamo che dovremo dedicare più tempo al ciclo e meno al turismo. Andrea e Jacopo sono in forma, la gamba gira e la tabella di marcia viene rispettata quasi da far invidia alle ferrovie giapponesi. In un attimo passiamo dai check-point di Chiusdino e Monticiano: la giornata fila liscia e sento che ogni piano verrà rispettato. Nulla potrebbe fermarci, nulla potrebbe farci ritardare. Nulla, tranne un uragano.

Ed ecco che, come da tradizione fantozziana, l’uragano prende forma ed ha anche un nome: si chiama Franco Rossi e di lavoro fa il presidente di Eroica. Lo si incontra per caso, sulla strada, appena prima dell’attacco di quella che è la vera salita del Grand Tour: nove chilometri belli tosti che ci portano a Casciano di Murlo, dove riceverò l’ultimo timbro sul mio libro di viaggio. Capisco subito che tra Franco, Andrea e Jacopo c’è una amicizia di lunga data, perché si prendono a schiaffi durante tutta la salita e non c’è verso che uno di loro molli un metro. Talmente di lunga data che a un certo punto, alla seconda birretta rigenerante, mi rendo conto che sarà impossibile arrivare a destinazione entro la serata. «Si cena insieme, ho deciso! E si aprono un paio di bottiglie di vino di quello buono». E a Franco non si può mai, ma proprio mai, dire di no. 

Non ho grossi problemi di tempo, posso tranquillamente tornare a casa anche il giorno dopo e poi mi ripeto come un mantra che sono le cose inaspettate a rendere unica un’esperienza.  Ed in effetti chi si poteva immaginare il cerchio alla testa di domenica mattina, quando invece sarei dovuto essere già a casa a scrivere le parole che state leggendo? Un litro d’acqua a stomaco vuoto rimette tutto in ordine e così siamo pronti per affrontare gli ultimi 30 chilometri, con lo skyline di Siena così vicino che sembra di poterlo toccare solo allungando il braccio. Qualche strada bianca, un po’ di su e giù, e la tappa finale si trasforma in quella che definirei una perfetta recovery ride prima del pranzo domenicale.
È tempo di pacche sulle spalle, sorrisi e promesse di futuri incontri, probabilmente già in occasione della prossima Nova Eroica, poco distante in linea d’aria. Salgo in macchina e riparto. Io non so chi di voi abbia mai fatto un appuntamento al buio. Ma se trovate gente come Jacopo e Andrea, e l’invito viene dalla curiosa e sconosciuta Val di Merse, beh, accettatelo. Senza se e senza ma.


Dietro le quinte: Jacopo e Andrea

Per concludere la nostra guida sulla Val di Merse ci sembrava giusto parlare di chi sta dietro le quinte di questo grosso progetto. Quando abbiamo pedalato lungo il Grand Tour siamo stati accompagnati da Andrea e Jacopo, ciceroni e gran pedalatori. Il primo gestisce il B&B Palazzo a Merse e fa la guida cicloturistica, il secondo passa le giornate tra le mura di una banca ma in un’altra vita sarà sicuramente stato un ingegnere geotermico o giù di lì. Loro, però, sono state solamente le due persone che ci hanno messo la faccia durante quei pochi giorni. In realtà dietro a tutto ciò c’è un gruppo di persone che si impegna costantemente e che anni fa ha dato vita alla A.S.D. Gruppo Ciclistico Val di Merse.
Il loro obiettivo? Semplice: collaborare con chiunque, senza alcun tipo di campanilismo, per promuovere le loro zone all’insegna di un turismo ciclabile.
E così eccoli ad organizzare granfondo, a fondare il Bici Club Terre di Siena insieme, tra gli altri, agli amici de L’Eroica, e a lavorare per la realizzazione di Strade Bianche. Come è ben spiegato sul nostro reportage cartaceo sono stati loro, per esempio, ad avere avuto la visione e poi a realizzare i famosi “cippi” della classica ciclistica.

Insomma, si tratta di gente con profonda passione che investe il proprio tempo per un fine comune e decisamente nobile.

Noi di Alvento non finiremo mai di ringraziarli e di complimentarci.
E voi che leggete, dateci retta, passate a trovarli: non ve ne pentirete.