Trento, perché no?

Sarà la città di partenza e di arrivo del prossimo europeo di ciclismo su strada, ma questa non può essere l'unica motivazione per decidere di visitare Trento.
Non può essere solo questa la scusa per scegliere il capoluogo come base per la vostra vacanza sulle due ruote perché, a pensarci bene, spesso i percorsi di europei e mondiali non sono assolutamente belli e le città ospitanti lo sono ancora di meno.
C’è una buona notizia invece in questo caso: per Trento tutto questo discorso non vale. Non ne siete ancora sicuri? Prendetevi qualche minuto.
Innanzitutto è una delle città italiane ai primi posti per qualità della vita e dell’ambiente, oltre ad essere ricca di arte e storia. È in poche parole la base perfetta per scoprire il Trentino.

Tre parole per descriverla: storia, ricerca, natura.

La storia è quella dei principi-vescovi, per secoli signori incontrastati della città e che la fecero diventare punto di incontro tra il Mediterraneo e il resto del continente. Fulgidi esempi di quest’epoca, fra gli altri, sono il Castello del Buonconsiglio o il prezioso Museo Diocesano. Punto di riferimento per la ricerca e l’innovazione grazie all’Università degli Studi di Trento le Fondazioni Edmund Mach e Bruno Kessler fino al MUSE - Museo delle Scienze. Ultimo, ma non per importanza, la natura, ma qua non c’è granché da dire: basta guardarsi intorno per capire cosa può offrire questo territorio.

Noi, ovviamente, l’abbiamo scoperta in bicicletta. Che sia una pieghevole o una bici da corsa, che siate in jeans o attillati con le vostre divise, poco importa: l’importante è farlo sulle due ruote. Perché? Perché è comodo e hai tutti i servizi necessari. Quindi la risposta è: perché no?

Poi, e su questo potete davvero starne certi, è perfetta per andare a scalare le storiche salite che distano solo pochi chilometri e, se non siete abbastanza allenati, di sicuro troverete treni o bus che vi riporteranno in città.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata


Trentino in bici

La scusa era più che buona, andare a provare il percorso degli Europei di Trento.
Bene, benissimo, ho pensato. Però a noi amanti delle due ruote questa è una cosa che può capitare molto spesso, se vogliamo che capiti.
Sappiamo benissimo che ciclisti e runner sono tra le poche categorie che possono misurarsi nello stesso stadio in cui poi si sfideranno i campioni, che per noi non è nient’altro che una strada.

Per questo che il test della traccia dei campionati europei è diventato solo il pretesto per dire ok, andiamo là, e scopriamo qualcosa che non conosciamo.
Ed è stata una figata.

Sì perché, per i pochi che ancora non lo sanno, il Trentino è davvero il paese dei balocchi per chi ama la bici, in tutte le sue sfumature.
Innanzitutto ci sono le ciclabili, che più che piste sono autostrade dedicati ai ciclisti: delle bicistrade insomma. Belle, larghe, segnalate e soprattutto lunghe: sì perché il senso di queste vie è proprio quello di congiungere posti molto lontani tra di loro soprattutto fuori dai centri urbani più grandi. Sono 11 quelle di cui parleremo e vanno dalle Dolomiti fino al Garda coprendo oltre 430 km di tragitto tutto perfettamente asfaltato.

E come in ogni bicistrada che si rispetti è necessario creare dei punti dove fermarsi a sgranchire le gambe, prendere una boccata d’aria e rilassarsi un attimo durante il viaggio: ed ecco i bicigrill, strutture distribuite lungo i percorsi che offrono ristoro, servizi igienici e un collegamento con la rete stradale automobilistica, insieme al noleggio di bici ed e-bike, presente nelle principali località turistiche del territorio provinciale.

Ce ne sono 19 in Trentino e, fidatevi, sono comodissimi.

Noi siamo stati qualche giorno lì in giro e di sicuro non siamo persone che sentono la necessità di “menare” sempre e comunque. Abbiamo quindi alternato delle giornate in cui ci siamo sfidati su alcune delle 23 grandi salite del trentino e delle giornata in cui abbiamo approfittato dei paesaggi per goderci la tranquillità dei vari servizi bici + treno e bici + bus, che poi è una situazione perfetta per condividere le piste ciclabili anche con amici e famigliari meno allenati.

Infine abbiamo sentito la necessità di sentirci davvero alvento e abbiamo fatto un giro sulla DoGa: l’itinerario più wild costruito su strade secondarie e non asfaltate che parte dalla Val di Sole e finisce sul Garda.

Insomma siamo stati pochi giorni ma abbiamo fatto tante cose e tutte differenti. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Foto © Jered Gruber - riproduzione riservata

 


Appuntamento al buio in Val di Merse

Non so se vi è mai capitato  un appuntamento al buio. A me onestamente no.
O almeno, non prima che mi arrivasse una telefonata dalla redazione.

Primi giorni di marzo, squilla il telefono.
«Ciao Stefano, c’è da andare a fare un servizio sul Grand Tour della Val di Merse».
«Perfetto, ci sono. Mi dici solamente il posto?».
«Te l’ho appena detto, Val di Merse!».
«Val di che?».
«Val di Merse, Merse!». 

 

Ci ho messo un po’, lo ammetto, a capire che il nome esatto fosse Merse. E solo dopo un’ulteriore ricerca ho scoperto che Merse è un fiume, di circa 70 chilometri, che attraversa le province di Siena e Grosseto.
Non mi serviva nient’altro: si va in Toscana, stop. Appuntamento presso il B&B Palazzo a Merse, giusto 10 chilometri a sud di Siena. Non volevo nessun’altra informazione, il mio appuntamento al buio era fissato. Arrivo un giovedì sera di aprile e le 4 ore in macchina non hanno fatto altro che alimentare le mille domande su cosa mi avrebbe aspettato. Mi accolgono Andrea, guida cicloturistica e gestore del B&B, e Jacopo, il suo partner in crime. 

«Domattina si parte, ore 8.30. Portati il necessario per pedalare due giorni e dormire una notte fuori. Buonanotte». 

Le loro facce trasmettono sicurezza, non c’è motivo di preoccuparsi. Domani capirò dove sono, cosa mi attende e, soprattutto, cosa diavolo è ’sto Grand Tour della Val di Merse. L’unica cosa che so è che dovrò pedalare per due giorni: questo mi basta per addormentarmi come un bimbo alla vigilia di Natale. È stato un aprile anomalo, molto freddo, e la pelle d’oca sulle gambe alle prime luci dell’alba conferma questa tendenza. Si montano velocemente le Miss Grape per i due giorni di bikepacking e, finalmente, si parte. Neanche il tempo di scaldare la gamba e ci ritroviamo su Strade Bianche. Certo, la Toscana è piena di strade bianche, direte voi. Ma qua si tratta dell’unica e originale Strade Bianche, quella col copyright, per capirci meglio.

«Questo è il primo settore di sterrato della gara, anche se i professionisti lo percorrono al contrario». Pensavo stessero mentendo, ma con il dito mi indicano il cippo posto a terra come garanzia di autenticità. «Oltretutto, se proprio vuoi saperla tutta, l’abbiamo inventato noi». 

Il mio volto perplesso fa sì che la storia venga raccontata, per filo e per segno.
«Con la nostra ASD siamo attivi da anni nella valorizzazione di questo territorio, perciò collaboriamo sin dagli inizi di Strade Bianche sia con gli organizzatori che con i Comuni interessati. Dopo la terza vittoria di Cancellara si era deciso di dedicargli un settore di sterrato. Allora abbiamo pensato: perché non pensare ad un oggetto identificativo, proprio come la pietra della Roubaix? Volevamo fosse qualcosa di tipico del territorio, ma non di marmo giallo della Montagnola che è troppo pregiato e non adatto ad uno sport pop come il ciclismo, così abbiamo optato per il travertino. La proposta piacque e noi due, materialmente, siamo andati in cerca del fornitore, creando quello che oramai è il simbolo della classica del nord più a sud d’Europa». L’appuntamento al buio inizia a farsi interessante, penso io.
Al terzo cartello stradale con le indicazioni per il Grand Tour della Val di Merse, cedo alla mia curiosità e chiedo spiegazioni. «Pedaleremo su un loop di 173 chilometri con circa 3.000 metri di dislivello, attraverso la Val di Merse e la Val d’Elsa», dice Andrea, col suo fare da cicerone. «Il percorso passa su strade asfaltate, strade bianche e, per chi volesse, ha anche un paio di deviazioni gravel». Mi faccio inviare il file gpx, lo imposto sul mio account di Komoot, lo carico sul mio Wahoo ed in effetti vedo chiaramente delinearsi questo anello che ho appena iniziato a conoscere. 

«Non solo – precisa Jacopo, che passa la giornata negli uffici di una banca ma che in un’altra vita sarebbe sicuramente stato un ingegnere geotermico, e non a caso, perché la capacità di utilizzare il vapore come fonte di energia rinnovabile è una delle risorse più importanti della zona – abbiamo anche creato un brevetto.  L’itinerario attraversa sei comuni dove è possibile recuperare il libro di viaggio e farlo timbrare nelle strutture convenzionate per dimostrare che effettivamente hai completato il tracciato. Una volta a casa, ce lo invii tramite mail, così ti spediamo l’attestato di valore». 

Altri quattro colpi di pedale ed ecco finalmente il primo timbro sul mio personale libro di viaggio, nel comune di Sovicille. Pit-stop caffè, due foto di rito, e via che si riparte.
Non si smette mai di imparare, si dice, e così in un attimo eccomi ritornare a scuola come un bravo alunno delle elementari, fortunatamente non in didattica a distanza. Quante volte avrò sentito e avrò pronunciato, nella mia vita, la frase mi faccia due etti di cinta senese, grazie al bancone degli affettati di un qualunque supermercato, senza sapere cosa volesse dire realmente. Bene, all’alba dei trentotto anni, ho scoperto finalmente di cosa si tratta: immaginatevi un maiale nero, ma nero nero, con una banda di pelo bianca, ma bianca bianca, che gli cinge il collo. Una cinta, appunto. Alzi la mano chi ne era a conoscenza (macellai e toscani in generale, ovviamente, sono esclusi dal gioco).

La giornata vola, tra i numerosi mangia e bevi (questa volta parlo di strade e non di affettati e buon vino) tipici di queste zone. Altri due timbri nei Comuni di Casole d’Elsa e Radicondoli ed è finalmente tempo di relax: il primo giorno è andato, tra strade fighissime e paesaggi che cambiano in continuazione: macchia mediterranea, boschi, vigneti e prati verdi a perdita d’occhio, oltre agli immancabili borghi che pullulano di storia. Birra, doccia e meritato riposo, questo è il programma per le prossime ore e, onestamente, penso di essermelo meritato.

L’alba del secondo giorno conferma questa primavera fresca, con il termometro che durante la nottata si è fermato a zero gradi. Sì, zero gradi, ad aprile, in Toscana. Robe da matti, direbbe mia nonna. Oggi ci aspettano oltre 100 chilometri e la maggior parte del dislivello per completare il percorso, quindi sappiamo che dovremo dedicare più tempo al ciclo e meno al turismo. Andrea e Jacopo sono in forma, la gamba gira e la tabella di marcia viene rispettata quasi da far invidia alle ferrovie giapponesi. In un attimo passiamo dai check-point di Chiusdino e Monticiano: la giornata fila liscia e sento che ogni piano verrà rispettato. Nulla potrebbe fermarci, nulla potrebbe farci ritardare. Nulla, tranne un uragano.

Ed ecco che, come da tradizione fantozziana, l’uragano prende forma ed ha anche un nome: si chiama Franco Rossi e di lavoro fa il presidente di Eroica. Lo si incontra per caso, sulla strada, appena prima dell’attacco di quella che è la vera salita del Grand Tour: nove chilometri belli tosti che ci portano a Casciano di Murlo, dove riceverò l’ultimo timbro sul mio libro di viaggio. Capisco subito che tra Franco, Andrea e Jacopo c’è una amicizia di lunga data, perché si prendono a schiaffi durante tutta la salita e non c’è verso che uno di loro molli un metro. Talmente di lunga data che a un certo punto, alla seconda birretta rigenerante, mi rendo conto che sarà impossibile arrivare a destinazione entro la serata. «Si cena insieme, ho deciso! E si aprono un paio di bottiglie di vino di quello buono». E a Franco non si può mai, ma proprio mai, dire di no. 

Non ho grossi problemi di tempo, posso tranquillamente tornare a casa anche il giorno dopo e poi mi ripeto come un mantra che sono le cose inaspettate a rendere unica un’esperienza.  Ed in effetti chi si poteva immaginare il cerchio alla testa di domenica mattina, quando invece sarei dovuto essere già a casa a scrivere le parole che state leggendo? Un litro d’acqua a stomaco vuoto rimette tutto in ordine e così siamo pronti per affrontare gli ultimi 30 chilometri, con lo skyline di Siena così vicino che sembra di poterlo toccare solo allungando il braccio. Qualche strada bianca, un po’ di su e giù, e la tappa finale si trasforma in quella che definirei una perfetta recovery ride prima del pranzo domenicale.
È tempo di pacche sulle spalle, sorrisi e promesse di futuri incontri, probabilmente già in occasione della prossima Nova Eroica, poco distante in linea d’aria. Salgo in macchina e riparto. Io non so chi di voi abbia mai fatto un appuntamento al buio. Ma se trovate gente come Jacopo e Andrea, e l’invito viene dalla curiosa e sconosciuta Val di Merse, beh, accettatelo. Senza se e senza ma.


Dietro le quinte: Jacopo e Andrea

Per concludere la nostra guida sulla Val di Merse ci sembrava giusto parlare di chi sta dietro le quinte di questo grosso progetto. Quando abbiamo pedalato lungo il Grand Tour siamo stati accompagnati da Andrea e Jacopo, ciceroni e gran pedalatori. Il primo gestisce il B&B Palazzo a Merse e fa la guida cicloturistica, il secondo passa le giornate tra le mura di una banca ma in un’altra vita sarà sicuramente stato un ingegnere geotermico o giù di lì. Loro, però, sono state solamente le due persone che ci hanno messo la faccia durante quei pochi giorni. In realtà dietro a tutto ciò c’è un gruppo di persone che si impegna costantemente e che anni fa ha dato vita alla A.S.D. Gruppo Ciclistico Val di Merse.
Il loro obiettivo? Semplice: collaborare con chiunque, senza alcun tipo di campanilismo, per promuovere le loro zone all’insegna di un turismo ciclabile.
E così eccoli ad organizzare granfondo, a fondare il Bici Club Terre di Siena insieme, tra gli altri, agli amici de L’Eroica, e a lavorare per la realizzazione di Strade Bianche. Come è ben spiegato sul nostro reportage cartaceo sono stati loro, per esempio, ad avere avuto la visione e poi a realizzare i famosi “cippi” della classica ciclistica.

Insomma, si tratta di gente con profonda passione che investe il proprio tempo per un fine comune e decisamente nobile.

Noi di Alvento non finiremo mai di ringraziarli e di complimentarci.
E voi che leggete, dateci retta, passate a trovarli: non ve ne pentirete.


Quello che non vi dovete proprio perdere...

Come dicevamo, questa guida vuole essere utile sia a chi passa la giornata in bici, ma anche a chi ha deciso di approfittare del weekend in Val di Merse per visitare un posto nuovo, all’insegna del relax: quelli che solitamente chiamiamo gli accompagnatori. Musei, produzioni alimentari e tutto quello che ha una valenza storico–artistica: in questo elenco troverete gli highlights della zona.

MUSEI

Museo Civico Archeologico e della Collegiata. Casole d’Elsa.

Ubicato nei locali della canonica della Chiesa Collegiata a Casole d’Elsa, è suddiviso in due sezioni: una archeologica e l’altra artistica. La prima, articolata in tre sale, racconta la storia del popolamento del territorio in età etrusca sin dalla sua fase più antica, con testimonianze di oggetti trovati nelle numerose tombe del territorio.

museisenesi.org/museo/museo–civico–archeologico–e–della–collegiata

L’Antiquarium di Poggio Civitate. Murlo.

IL Museo archeologico di Murlo è allestito all’interno dell’antico Palazzo Vescovile del borgo, un castello medievale a metà strada tra la Val di Merse e le Crete Senesi. Accoglie testimonianze uniche della civiltà etrusca, tra le quali spicca la statua con il Cappellone diventato il vero simbolo del museo.

museisenesi.org/museo/antiquarium–di–poggio–civitate–museo–archeologico

Le Energie del Territorio. Radicondoli.

Il Museo Le Energie del Territorio nasce con l’idea di approfondire la conoscenza delle energie rinnovabili per valorizzare il territorio e l’energia sostenibile. È allestito come un laboratorio ed è perfetto per far giocare i figli… o se volete ritornare bambini per un’ora.

museisenesi.org/museo/museo–le–energie–del–territorio

Museo della Biodiversità. Monticiano.

Attraverso filmati, percorsi interattivi, giochi didattici e multimediali, il museo vuole mostrare e raccontare il grande patrimonio di biodiversità presente in Val di Merse e nel nostro pianete: molto utile per imparare le azioni necessarie per la sua conservazione.

museodellabiodiversita.it

Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra di San Galgano. Chiusdino.

Inaugurato nel 2015 nello storico Palazzo Taddei, il museo raccoglie numerose opere d'arte, bassorilievi, pitture su tavola e su tela, oreficeria sacra, ex voto, realizzati tra il XII e il XIX secolo e in maggior parte provenienti dalle chiese parrocchiali e dalle cappelle del territorio.

Museo Etnografico del Bosco. Sovicille.

ll Museo Etnografico del Bosco è ospitato all’interno di un vecchio fienile ristrutturato nel piccolo borgo di Orgia ed il suo scopo principale è quello di raccogliere e tramandare le testimonianze legate alla vita e alle attività umane sul territorio.

museisenesi.org/museo/museo–etnografico–del–bosco

 

PATRIMONIO STORICO ARCHITETTONICO

CASOLE D’ELSA

Borgo medievale, collegiata di Santa Maria Assunta, borgo di Mensano.

CHIUSDINO (tel. 0577 750313 – info@prolocochiusdino.it)

Borgo medievale, Abbazia di San Galgano ed Eremo di Monte Siepi.

MONTICIANO (tel. 0577 049336)

Borgo medievale, chiostro e Chiesa di Sant’Agostino, Chiesa dei Santi Giusto e Clemente.

MURLO (info@prolocomurlo.it)

Borgo medievale, rocca di Crevole.

RADICONDOLI (tel. 0577 790880 – turismo@radicondolinet.it)

Borgo medievale, Chiesa dei Santi Simone e Giuda.

SOVICILLE (tel. 0577 314503 – info@prolocosovicille.it)

Borgo medievale, Chiesa di San Giovanni battista, villa Lechner, chiostro di Torri, pieve di Ponte allo Spino, castello di Celsa, pieve di Pernina, romitorio e villa di Cetinale, Chiesa di San Giovanni battista a Rosia, necropoli etrusca di Malignano.

 

PRODUZIONE ALIMENTARE A KM 0

Bottega di Stigliano. Sovicille.
Ristorante e negozio in un casale da sempre votato alla tradizione culinaria, loro lo chiamano laboratorio di cittadinanza intorno al cibo. Basta e avanza per incuriosire…

valdimersegreen.com

Azienda Agricola Casa al Gianni a Simignano. Sovicille.


 

 

Dove degustare e acquistare la famosa carne di Cinta Senese e conoscere la famiglia Bezzini che pochi anni fa ha salvato dall’estinzione il famoso maiale autoctono della Montagnola Senese.

Botteghina di Scorgiano. Casole d’Elsa.
In assoluto una delle migliori degustazioni di Cinta Senese della zona.
Visita il sito

Azienda Agricola la Montagnola. Casole d’Elsa.
Tutto, e anche di più, prodotto grazie alle api: miele, grappe, pappa reale, cera, propoli, e chi più ne ha più ne metta.
Visita il sito

Pizzeria la Pergola e Autoctona. Radicondoli.
Autoctona è un forno artigianale ma anche una bottega e un punto di sosta per chiunque voglia provare i sapori dei vari prodotti locali. Pane, pizza in teglia e generi alimentari “a km zero” oltre a una selezione di olio extravergine, fanno di Autoctona la prima e unica oleoteca in provincia di Siena. Di fianco ad Autoctona, la Pizzeria la Pergola: il top.
Visita il sito

Podere Paugnano. Radicondoli.
200, sì avete letto bene, duecento pecore grazie alle quali si producono formaggi, ricotta e yogurt biologici a km 0. La fattoria è completamente biologica e la filosofia si può riassumere in quattro parole: rispetto per la natura. Mangiare qui significa essere invitati nella cucina di famiglia, mezza toscana e mezza sarda.
Visita il sito

VINI E DEGUSTAZIONI

Tenuta di Trecciano. Sovicille

Vini e olii da degustare in una antica villa medievale di ben 22 ettari.

trecciano.it

Tenuta Poggio Salvi. Sovicille

Dal Chianti al Vin Santo, passando per tutto ciò che è Toscana.

poggiosalvi–sovicille.it

Tenute Pietro Caciorgna. Casole d’Elsa

Cereali, mais, girasoli, foraggi, l’allevamento di Chianina e, ovviamente, tanto e ottimo vino.

tenutepietrocaciorgna.com


Negozi e noleggio bici

Una foratura, un problema al cambio o semplicemente la necessità di affittare una bici per un accompagnatore: alzi la mano chi non ha mai avuto a che fare con almeno una di queste esigenze. Invece che smanettare sul telefonino in cerca di informazioni, ecco un elenco di strutture che vi possono aiutare a risolvere qualunque tipo di problema in val di Merse. Cosa molto interessante, ognuno di loro effettua il trasporto bagagli, nel caso non amiate il bikepacking ma preferiate viaggiare leggeri.

Tuscany Cycling House
Noleggio bici
Località Palazzo a Merse, 22 – Sovicille
Telefono: 0577 342063 – 338 6762818
tuscanycyclinghouse.it

E–Bike–Toscana
Negozio e noleggio bici
Via Po, 30 – Pian Dei Mori – Sovicille
Telefono: 0577 058501 – 339 5353222
e–bike–toscana.com

Fred E–bike
Negozio e noleggio bici
Via Dario Neri, 10 – Siena
Telefono: 0577 392087 – 3405091366
fredebike.it

DF Bike
Negozio e noleggio bici
Strada Massetana Romana, 54 – Siena
Telefono: 0577 271905
dfbike.it

Gippo Bike
Negozio e noleggio bici
Loc. Pian dell’Olmino, 77 – Colle di Val d’Elsa
Telefono: 0577 904405
gippobike.com


Non solo Grand Tour - gli altri itinerari

Fino ad ora abbiamo parlato di Grand Tour e del suo itinerario ad anello, ma c’è dell’altro. Sono infatti stati creati 9 percorsi che i loro ideatori chiamano a margherita, molto più corti ed accessibili a tutti, per un ciclismo più lento dove la performance è l’ultimo degli obiettivi.
Adatti a chiunque, anche per gli accompagnatori non allenati ma che vogliono provare un giorno in sella, magari affittando una e–bike.

Il Romanico in Montagnola
Itinerario che si sviluppa interamente nel comune di Sovicille. Arte, storia e paesaggi, queste le tre parole per descrivere il loop, all’interno della Montagnola Senese.
Distanza: 33 km
Dislivello: 610 m
Livello: medio
Bici: gravel, mountain bike

Girotondo a Sovicille
Sempre all’interno del Comune di Sovicille, questo percorso è il più adatto a chi non è molto allenato grazie al dislivello non elevato e alla sua lunghezza.
Distanza: 32,5 km
Dislivello: 375 m
Livello: facile
Bici: tutti i tipi

Nel cuore della Montagnola Senese
Percorso interamente su asfalto attraverso i Comuni di Sovicille, Siena e Casole d’Elsa, proprio nel cuore della Montagnola Senese. Si affrontano due salite, il Passo di Celsa e il Passo degli Incrociati, quindi un minimo di gamba ci vuole.
Distanza: 48 km
Dislivello: 875 m
Livello: medio
Bici: strada, cicloturismo

San Galgano e l’alta Val di Merse
Tra i Comuni di Chiusdino e Monticiano, questo itinerario ha i sui punti forte nell’ abbazia di San Galgano e nella riserva Naturale dell’Alto Merse.
Distanza: 39,5 km
Dislivello: 725 m
Livello: facile
Bici: gravel, cicloturismo, mountain bike

Gravellata in Val di Merse
Un loop che si sviluppa quasi totalmente su strade sterrate, all’interno della Riserva Naturale dell’Alto Merse tra i Comuni di Monticiano e Chiusdino. Il dislivello non è banale e un minimo di allenamento è necessario.
Distanza: 46 km
Dislivello: 870 m
Livello: medio
Bici: gravel, mountain bike

Le Colline Metallifere
Le Colline Metallifere sono una parte molto importante della Val di Merse e questo percorso è disegnato apposta per visitarle. Completamente su asfalto, nel Comune di Chiusdino, tocca anche il bellissimo borgo medievale di Montieri. Per gente allenata è perfetto come preparazione al Grand Tour.
Distanza: 62 km
Dislivello: 1100 m
Livello: difficile
Bici: strada, cicloturismo

Un salto a Siena
Con Siena così vicina non poteva non esserci un percorso per andare a visitarla: le Crete Senesi a fare da contorno, attraverso lo sterrato de L’Eroica a Radi, si raggiunge il capoluogo fino al suo centro storico.
Distanza: 39 km
Dislivello: 677 m
Livello: facile
Bici: strada, cicloturismo, gravel

Gli Etruschi in Val di Merse
Il percorso più corto e quindi il più abbordabile, ma con qualche passaggio stretto lungo il torrente Crevole, che porta fino a Buonconvento. Tappa obbligatoria il borgo di Murlo, un vero gioiello.
Distanza: 26.5 km
Dislivello: 425 m
Livello: facile
Bici: gravel, mountain bike, cicloturismo

Fra Val di Merse e Crete
A ovest i boschi della Val di Merse e a est le Crete Senesi: un percorso completamente nel Comune di Murlo dove i paesaggi sono il punto forte.
Distanza: 26.5 km
Dislivello: 570 m
Livello: medio
Bici: tutti i tipi


Il libro di viaggio e l'attestato di valore

Che cosa distingue un qualunque giro in bici da un tour come questo della Val di Merse? Certo, i servizi ai ciclisti e i segnali dedicati sono una parte fondamentale, ma quello che davvero fa la differenza è il portarsi a casa un ricordo tangibile, un attestato di sudore versato.

Per questo è stato creato il Libro di Viaggio, che non è altro che una mappa del percorso dove sono segnati i vari check–point da cui bisogna passare per completare il loop. In questi punti, che corrispondono poi ai sei Comuni attraversati dal Grand Tour, sarà necessario far apporre un timbro. Una volta ricevuti tutti i timbri e concluso il giro si invia una foto del Libro di Viaggio all’indirizzo info@grandtourvaldimerse.it  ed in cambio si riceve l’Attestato di Valore e si viene inseriti all’interno dell’Albo. Tutto chiaro, no?

A dirla tutta non è altro che un gioco che in un attimo ci fa tornare bambini e, proprio per questo, è una figata pazzesca.

Troverete il Libro di Viaggio, e potrete farvi fare i timbri, in queste che sono le strutture convenzionate con il Grand Tour.

CASOLE D'ELSA

Botteghina di Scorgiano
Località Scorgiano, 19 – Casole d'Elsa
Telefono: 0577 301242

Museo Civico Archeologico e della Collegiata
Piazza della Libertà, 5 – Casole d'Elsa
Telefono: 0577 948705

Wine–Bar Il Barroccio
Piazza della Libertà, 23 – Casole d'Elsa
Telefono: 0577 948063

CHIUSDINO

Bar Pizzeria Trattoria Bellavista
Via Roma, 4 – Chiusdino
Telefono: 0577 750720

Gastronomia San Galgano
P.zza Matteotti, 1 – Chiusdino
Telefono: 371 1593518 – 371 1510053

Ristorante Antico Tempio Terre di San Galgano
Strada Comunale di San Galgano, 155 – Chiusdino
Telefono: 0577 756366

MONTICIANO

Albergo Ristorante Da Vestro
Via Senese, 4 – Monticiano
Telefono: 0577 756618

Bar Alimentari
Piazza Lama – Lesa Monticiano
Telefono: 0577 758067

Bar l’Incontro
Piazza Sant Agostino, 7 – Monticiano
Telefono: 0577 756621

MURLO

Albergo di Murlo
Via Martiri di Rigosetto, 1 – Murlo
Telefono: 0577 814662

Circolo Arci Vescovado
Via Roma 43 – Vescovado di Murlo
Telefono: 0577 811096

Hotel Ristorante Bosco alla Spina
Via della Tinaia, 13 – Lupompesi Murlo
Telefono: 0577 814605

Museo Etrusco di Murlo
Piazza della Cattedrale, 4 – Murlo
Telefono: 0577 814099

RADICONDOLI

Bar Il Nazionale
Via Tiberio Gazzei, 48 – Radicondoli
Telefono: 0577 790721

Circolo Acli
Via Tiberio Gazzei, 48 – Radicondoli
Telefono: 0577 790718

SOVICILLE

Assi Bar
Via Massetana, 70/C – Rosia Sovicille
Telefono: 0577 345652

Bar Pizzeria Trattoria La Pergola
Via Massetana, 135 – Rosia Sovicille
Telefono: 0577 345735

Bottega di Stigliano
Località Stigliano 62 – Sovicille
Telefono: 0577 345624


Il Grand Tour della Val di Merse - strada e gravel

Il Grand Tour è il fiore all’occhiello della Val di Merse ed è quello che ci ha spinto, durante una riunione in redazione, a decidere di andare in trasferta. Si tratta di un percorso cicloturistico permanente di 173 km con 3100 metri di dislivello e si snoda lungo la valle che prende il nome dall’omonimo fiume. Si estende nella parte sud–occidentale della Provincia di Siena attraversando i Comuni di Chiusdino, Monticiano, Murlo, Sovicille e sconfina nella Val d’Elsa passando per Radicondoli e Casole. È totalmente segnalato grazie ai cartelli stradali dedicati e il senso di percorrenza è antiorario. Sono quattro i settori di sterrato per un totale di 12 km, due tratti corrispondono al percorso di Strade Bianche e uno a quello de L’Eroica.
Partenza e arrivo sono a vostra totale discrezione, così come il tempo che deciderete di dedicare al tour: noi l’abbiamo fatto in due giorni (che poi sono diventati due e mezzo), ma nulla vieta di prenderla con più comodo e di godervi ancora di più i paesaggi. Se invece avete la gamba tonica, si può tranquillamente partire a arrivare dall'alba al tramonto. Ovviamente si può affrontare con qualunque tipo di bici: strada, gavel, mtb, cicloturismo o e–bike.

La variante gravel.
Per chi ha voglia di vivere un’esperienza più selvaggia, non sopporta l’asfalto e preferisce parlare con i cinghiali invece che con gli essere umani, è stata creata una variante gravel del Grand Tour: 217 km con 4200 m di dislivello e circa 100 km di sterrato. In questo caso più che un consiglio è un obbligo: bici gravel o mtb, non ci sono alternative.

Vai su Komoot a scaricare la traccia


Val di Merse, la Toscana che stavi cercando

Noi in Val di Merse ci siamo andati e, come avete letto sul numero 15 di Alvento, è stato un appuntamento al buio.
Abbiamo scelto così perché volevamo arrivare senza alcuna aspettativa ed essere stupiti da ogni situazione: solo così si può essere davvero realistici ed interessanti nel raccontarle.
È stato un rischio? Assolutamente sì: se le cose vanno bene, tornerai con un sacco di contenuti e di storie da raccontare, ma se le cose vanno male? A quel punto rientri a casa con un pugno di mosche e senza un piano B.
Dentro di noi però c’era qualcosa che ci spingeva a star tranquilli, come se già sapessimo che tutto sarebbe filato liscio. Sesto senso, fiuto o solo fortuna? Chi lo sa.

Fatto sta che abbiamo trovato un posto pazzesco, sicuramente inaspettato. Oddio, quando vai in Toscana cadi sempre bene: paesaggi, cucina, ospitalità e calore delle persone si sa che non mancano mai. Nonostante ciò, la Val di Merse è riuscita comunque a stupirci.
La varietà di paesaggi in cui abbiamo pedalato è stato il piatto forte: macchia mediterranea, crete senesi, boschi, vigneti, prati verdi a perdita d’occhio. Gli Appennini a ripararci e il Monte Amiata laggiù in fondo come punto di riferimento quasi fosse una fiamma olimpica.
E poi strade bianche a destra e strade bianche a sinistra, su qualcuna si pedala mentre qualcun'altra è lì, di fianco, a farti solo compagnia.

Lo stupore più assoluto arriva grazie alla quasi totale mancanza di traffico, tanto che a un certo punto ci siamo dovuti sincerare che tutto fosse ok, perché ci sembrava impossibile pedalare da un’ora senza aver incontrato una macchina. «È più facile incontrare caprioli o cinghiali, piuttosto che auto», dicono. Aggiungeteci il buon cibo, il vino che non manca mai, i sorrisi di chi ci ha accompagnato e di chi abbiamo incontrato per strada: ora potete capire perché consigliamo davvero un giro da queste parti. Bici da strada, gravel, mountain bike o e–bike, poco importa.
La Val di Merse è un posto autentico, meno glamour di località più blasonate e, proprio per questo, più Alvento. Prendetevi un weekend e fateci un salto, non ve ne pentirete.