Top&Flop - alvento weekly #7

TOP

Cofidis

In Francia si sono disputate tre corse in tre giorni e la Cofidis ne ha vinte due, una con Lafay (Classic Grand Besançon Doubs) e una con Jesús Herrada (Tour du Doubs) confermandosi la squadra transalpina più in palla di questo inizio 2023. In quei giorni, quando non hanno vinto (Tour du Jura), hanno piazzato Martin al 3° posto.

Matteo Busatto

Esaltarsi per una diretta scritta? Fatto! È quello che è successo a diversi appassionati che nel pomeriggio di sabato seguivano su directvelo la diretta - senza immagini, ma con qualche video che rimbalzava da Twitter e qualche foto - della Liegi Bastogne Liegi Under 23. Quando nell’ultimo aggiornamento abbiamo letto: “Busatto vince la volata del gruppo e si aggiudica la corsa”, beh immaginate la nostra contentezza. Mai come la sua e le sue lacrime per aver conquistato il primo successo in carriera, categoria juniores compresa. Talento vero? Pare decisamente di sì e ora, caro ciclismo (italiano), non sprechiamolo.

Kévin Vauquelin

Va sempre più forte, e sabato, al Tour du Jura, conquista la terza vittoria stagionale in carriera. Arrivo in salita, sotto la pioggia che lui non disprezza e in mezzo alla nebbia, dove poter scaricare i suoi cavalli che lo rendono un corridore perfetto per le cronoscalate… chissà che non si faccia vedere al Giro prima o poi, troverebbe percorsi adatti e tanti tifosi che già lo seguono.

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FLOP

L’auto dell’Amstel

Che bisogno c’era di mettere un'auto dell’organizzazione pochi metri davanti a Pogačar che quella corsa l’avrebbe vinta senza bisogno di polemiche su presunte scie acquisite? Sì va bene, si voleva mostrare lo sponsor della corsa… ma permetteteci di dire... anzi meglio di no... fate finta che lo abbiamo fatto.

Tiesj Benoot

Alla vigilia dichiara come l'Amstel sia la corsa che più gli si addice fra le varie classiche primaverili, ma torna a casa con un 15° posto e alcuni tentativi ad inseguire che non portano frutti. Lui e la Jumbo, anticipati dal gruppo Pogačar, ampiamente bocciati.

Soudal-Quick Step

Ci risiamo. Al Brabante coprono la fuga di Cavagna che nel finale non ne ha per resistere a Godon e Healy. Recidivi all’Amstel dove, pur potendo contare su un Bagioli in crescita (6° posto finale, bravo!), coprono la fuga con dentro Pogačar, Pidcock e…Van Tricht, che si staccherà non appena i migliori inizieranno a fare sul serio. Ora tocca a Evenepoel salvare la baracca alla Liegi.


10 nomi per la Liegi-Bastogne-Liegi

È la decana e chiude questa primavera ciclistica dando il lancio alla stagione dei Grandi Giri o per meglio dire, al Giro d'Italia, ma ancora non è tempo di parlarne. È la decana, con le sue aspre colline, con il suo modo di essere aperta a diverse soluzioni, tanto che non sai mai dove potrebbe accendersi e decidersi la corsa.

È la decana, e nonostante tutto ama cambiare. È la decana, la Liegi-Bastogne-Liegi, con quel nome che in bocca assume una musicalità tutta sua e che chiuderà questa prima parte del Trofeo Alvento di Fantacycling.

A voi i dieci nomi da seguire alla Liegi-Bastogne-Liegi - e tra parentesi il costo in crediti per comprarli al Fantaciclismo di Fanta-cycling.

Grafica by Fanta-Cycling.com

1. Tadej Pogačar (77 fantacrediti) - Basta il nome, vero?

Amstel Gold Race 2023 - 57th Edition - Maastricht - Berg en Terblijt 253,6 km - 16/04/2023 - Tadej Pogacar (SLO - UAE Team Emirates) - photo Dion Kerckhoffs/CV/SprintCyclingAgency©2023

 

2. Remco Evenepoel (63) - Campione in carica per una sfida che si prospetta decisamente interessante, se non addirittura epocale, con lo sloveno. Vi immaginate un testa a testa fra i due?

Volta Ciclista a Catalunya 2023 - 102nd Edition - 6th stage Martorell - Molins de Rei 183 km - 25/03/2023 - Remco Evenepoel (BEL - Soudal - Quick Step) - Primoz Roglic (SLO - Jumbo - Visma) - Marc Soler (ESP - UAE Team Emirates) - photo Luis Angel Gomez/SprintCyclingAgency©2023

3. Neilson Powless (27) - Caduto all’Amstel, caduto alla Freccia, ma se sta bene alla Liegi può impensierire i favoriti e chissà…


4. Michael Woods (23) - Le Ardenne lo hanno sempre visto protagonista anche nelle annate in cui in precedenza ha raccolto di meno. Arriva da un 4° posto alla Freccia e la Liegi l'ha sfiorata più di una volta.

La Fleche Wallonne 2023 - 87th Edition - Herve - Mur de Huy 194,3 km - 19/04/2023 - Michael Woods (CAN - Israel - Premier Tech) - photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2023

5. Matjas Skjelmose Jensen (12) - Tra i nomi nuovi di queste ultime due stagioni, all’Amstel ha dimostrato di poterci stare anche sopra un certo chilometraggio e alla Freccia è stato il primo degli umani. Da seguire per una top ten.

Paris Nice 2023 - 81st Edition - 4th stage Saint-Amand-Montrond - La Loge des Gardes 164,7 km - 08/03/2023 - Mattias Skjelmose (DEN - Trek - Segafredo) - photo Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2023

6. Romain Bardet (27) - Lui da queste parti si è sempre mosso bene e alla Freccia ha mostrato di avere la forma necessaria per puntare pure a un piazzamento sul podio.

Faun Drome Classic 2023 - 11th Edition - Etoile sur Rhone - Etoile sur Rhone 191,5 km 26/02/2023 - Romain Bardet (FRA - Team DSM) - photo Alessandro Perrone/SprintCyclingAgency©2023

 

7. Alexej Lutsenko (19) - Nelle ultime settimane abbiamo rivisto un Lutsenko d’annata.

Amstel Gold Race 2023 - 57th Edition - Maastricht - Berg en Terblijt 253,6 km - 16/04/2023 - Tadej Pogacar (SLO - UAE Team Emirates) - Alexey Lutsenko (KAZ - Astana Qazaqstan Team) - photo POOL/SprintCyclingAgency©2023

8. Benoît Cosnefroy (19) - Enigmatico, capace di alternare grandi cose a débâcle a causa di una salute un po' cagionevole. Le Ardenne sono il suo pane, ma quest’anno è andato forte anche al Fiandre. 

Grand Prix Cycliste de QuŽbec 2022 - 11th Edition - Quebec Quebec 201.6 km - 09/09/2022 - Benoit Cosnefroy (FRA - AG2R Citroen Team) - photo Brian Hodes/SprintCyclingAgency©2022

9. Giulio Ciccone (23) - Al solito chi scrive sponsorizza Ciccone per questa corsa, perfettamente tagliata per il combattivo corridore abruzzese.

Volta Ciclista a Catalunya 2023 - 102nd Edition - 2nd stage Mataro - Vallter 165,5 km - 21/03/2023 - Primoz Roglic (SLO - Jumbo - Visma) - Giulio Ciccone (ITA - Trek - Segafredo) - Remco Evenepoel (BEL - Soudal - Quick Step) - photo Luis Angel Gomez/SprintCyclingAgency©2023

10. Ben Healy (5) - Come lasciarlo fuori dopo quello visto nelle scorse settimane?

GP Industria & Artigianto Larciano 2023 - 45th Edition - Larciano - Larciano 199,8 km - 26/03/2023 - Ben Healy (IRL - EF Education - EasyPost) - photo Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2023

Foto in copertina: ASO/Karenn EDWARDS


Ben Healy, l'artista

Mi accorsi di lui quando, prendendo nota dei corridori al via del Tour de l’Avenir del 2019, vidi spuntare il suo nome all’interno della selezione della squadra del Centre Mondial du Cyclisme. L’Irlanda, infatti, non era iscritta alla corsa. Era uno dei più giovani, 19 anni ancora da compiere, ma non solo, uno dei classe 2000 (primo anno nella categoria Under 23) più attesi, dopo l’11° posto ottenuto quella primavera alla Gent-Wevelgem e poi altri risultati interessanti, seguendo sempre quel canovaccio che ormai tutti gli appassionati hanno iniziato a conoscere: la fuga.

Foto: Tour de l'Avenir 2019, Facebook

La mattina del 19 agosto 2019 ad Espalion pioveva. Nel pomeriggio, a Saint-Julien-Chapteuil, il tempo non aveva certo dato tregua, anzi a tratti si era messo ancora più di traverso e Ben Healy, inglese di nascita, ma irlandese d’adozione (la famiglia da parte di padre arriva proprio dall’Irlanda e lui scelse la licenza irlandese perché da junior, nonostante i risultati brillanti, tra cui il giro dei Paesi Baschi vinto davanti a Evenepoel, fu ignorato dalla federazione britannica in vista del Mondiale), si lanciò in fuga in quella quarta tappa, e da quella fuga raccolse poi la vittoria, battendo corridori tutt’altro che disavvezzi a certi esercizi, soprattutto se caratterizzati dall’incessante ticchettio sulla testa della pioggia: Hulgaard e Jorgenson, i suoi compagni d’avventura anticipati a circa quattro chilometri dall’arrivo. L’anno dopo vinse di nuovo in Francia attaccando da lontano alla Ronde de l’Isard. Stavolta con il sole.

E con il sole lo vidi dal vivo a Castelfranco Veneto, nel 2021, al Giro d’Italia Under 23. Indovinate un po’ la successione dei fatti? Al mattino, al via da San Vito al Tagliamento, un tiro di schioppo dietro casa mia, gli dissi: «Today is the day, Ben!». Lui non mi rispose, anzi, ma fece qualcosa di più. Mi guardò con un ghigno a denti stretti, poco convinto, quasi fosse un tentativo di tenere fuori dal suo prezioso campo vitale qualcosa inteso probabilmente come un anatema lanciato da uno sconosciuto. Aveva la maglia bianca con la striscia verde e il trifoglio, simbolo di campione nazionale in carica, a difenderlo dalle mie maledizioni.

Come andò a finire… andò a finire che Healy vinse quella tappa, prima attaccando da lontano e poi lasciando per strada i suoi compagni di fuga, staccati a circa tre chilometri dall’arrivo. Dopo il traguardo mi avvicinai a lui complimentandomi, rispose: «Attack is the way» come fosse la cosa più normale al mondo. Chiuse quel Giro d’Italia al 12° posto in classifica, finendo anche secondo nella crono di Guastalla vinta da Baroncini e terzo il giorno dopo nella frazione di Sestola vinta da Ayuso davanti a Tobias Halland Johannesen e con la promessa che un giorno avrebbe provato (e ci proverà prima o poi) a fare classifica anche nei Grandi Giri.

“Artista della fuga” lo chiamano, e Tom Gloag, suo ex compagno di squadra in maglia Trinity Racing, un giorno mi disse: «Quando lo trovi nella starting list stai pur certo che non sarà mai una gara normale». Artista o dotato di una personalità simile, lo definisce invece uno dei suoi direttori sportivi, Tom Southam. «Quando l’ho visto per la prima volta non ho pensato fosse un corridore, semmai uno studente di storia dell’arte o qualcosa del genere»

GP Industria & Artigianato Larciano 2023 - 45th Edition - Larciano - Larciano 199,8 km - 26/03/2023 - Ben Healy (IRL - EF Education - EasyPost) - photo Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2023

Ben Healy, classe 2000, sta mettendo in campo anche tra i professionisti tutta la sua disciplina appresa, più che a Storia dell'arte, combattendo il vento trasversale che lo sfidava ogni domenica nelle zone di casa sin da quando era bambino. Ha iniziato con la mountain bike e solo dopo un po’ si è appassionato al ciclismo su strada: non ha nulla di così particolare da raccontare, né chissà quale background indimenticabile, Ben Healy, già da tempo corridore di culto, non spicca per quello che è, anche se sbirciando il suo profilo Instagram si capisce come ci tenga, ma per quello che fa.

Alla Parigi-Roubaix di quest’anno era presente, ma non tra gli iscritti alla gara, semmai come turista, accompagnatore, infine soigneur. Voleva gustarsi l'atmosfera di una delle corse più affascinanti, ma sulle quali, visti i 60 chili di peso, difficilmente potrà mai essere protagonista, forse nemmeno andando in fuga. «Il mio segreto per evadere dal gruppo? Nessuno, semplicemente provarci e riprovarci fino a che hai le gambe».

La squadra gli ha spiegato i punti in cui si sarebbe dovuto fare trovare pronto con il rifornimento, gli ha dato borracce e ruote e lui era lì, come nel suo stile, attento, nonostante quell’espressione un po’ stralunata disegnata da occhi nerissimi e ciglia lunghe. La sua giornata è stata descritta dalla squadra in cui milita, la EF EasyPost, e i nodi focali sono stati: lo stupore nel vedere gruppi sparpagliati ovunque e non vivere di persona quelle sensazioni, ma cogliere l’assurda sofferenza di una corsa come la Roubaix; il rumore delle bici sulle pietre, la difficoltà di stare al passo di una gara fatta a cinquanta chilometri all’ora di media, che ha significato anticipare il gruppo di pochissimi minuti; i suoi compagni di squadra che lo cercavano per ricevere il rifornimento, e infine l'ormai noto siparietto con James Shaw.

Shaw, suo compagno di squadra, al via non aveva preso la precauzione (come per altro fanno in tanti) di correre con i guantini, e a un certo punto, proprio nella zona in cui si trovava Healy, si fermò per un attimo per poi ripartire stremato e le mani indolenzite e sanguinanti. Momento immortalato anche dalle immagini di un telefono:

https://twitter.com/keirp/status/1646986600327282689

«Pover'uomo», esclama Ben con quel sorrisino beffardo che stiamo imparando a conoscere, gli occhi scuri che sembrano sempre rivelare o nascondere qualcosa. «Non lo invidio. Spero che arrivi al velodromo con le mani ancora intatte». Ghigno healyano. Sipario.

Pochi giorni dopo ha rimesso i panni del corridore, interpretando nuovamente quello del fuggitivo-protagonista. Come il miglior De Gendt di sempre, come Ben Healy da più o meno il suo sempre. Ha anticipato, ha attaccato. Prima al Brabante e poi all’Amstel: le Ardenne sembrano essere le terre fatte su misura per uno che ha fatto pratica sulle tortuose colline d'oltremanica.

Secondo al Brabante, battuto allo sprint da Godon, uno parecchio veloce, dopo averlo provato a staccare su diversi muri e dopo essergli rimasto appeso, per qualche grazia ricevuta, sull’ultima collina e poi secondo all’Amstel Gold Race di pochi giorni fa. Secondo dietro Pogačar, primo degli umani, e infatti esultante, in un mese in cui gli è riuscito di sbloccarsi in Italia, vittoria a Larciano e poi tappa alla Coppi & Bartali.

Lo si attendeva in corse di più alto livello e ha risposto bene come secondo degli umani dietro un alieno e staccando un compagno di tante battaglie nelle categorie giovanili delle corse in Gran Bretagna, Tom Pidcock. Mica se lo aspettava, Ben: «Cosa dire della mia Amstel? Che è stata una corsa surreale». Niente male come inizio: ci vediamo nella prossima fuga, magari proprio sulle strade del Giro d’Italia.


Top&Flop - alvento weekly #6

TOP

DEGENKOLB

Anni tribolati alle spalle, si spera. Da qualche settimana la sua sagoma è sempre davanti  nelle corse del Nord. Alla Roubaix sta benissimo, sogna il podio che può arrivare vista la condizione espressa, ma poi un incidente (di corsa!) lo taglia fuori dalle primissime posizioni. Chiuderà comunque 7°.

TARLING E MIKHELS

Due dei tre più giovani al via. Il britannico della Ineos ha tirato, è caduto, è rientrato, ha chiuso la Roubaix fuori tempo massimo: la corsa l’ha voluta portare a termine ugualmente. L'estone della IWG, invece, anticipa, e si ritrova dentro Arenberg con i migliori, fino a quando un guaio meccanico lo costringe a fermarsi. Lui la corsa la chiude abbondantemente dentro quel tempo massimo a una ventina di minuti da van der Poel. Classe 2004 e 2003 rispettivamente: torneranno da quelle parti per essere protagonisti assoluti.

VAN AERT

Si è dovuto inchinare alla maledetta legge del destino. La foratura uscendo dal Carrefour de l’Arbre ci toglie quella che sarebbe stata la ciliegina sulla torta di questa indimenticabile primavera: il testa a testa con van der Poel dentro il velodromo.

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FLOP

POLITT

Attesissimo perché è da inizio stagione che va forte e invece resta sempre dietro a inseguire tra cadute (perlopiù degli altri) e problemi meccanici e non entra mai nel vivo della corsa. E un'altra primavera è passata da quel podio alla Roubaix...

MOHORIČ

Quando resta imbottigliato ad Arenberg ormai i migliori sono scappati via. Non dà mai l’impressione di essere sul pezzo, ma tornerà la prossima stagione per essere nuovamente tra i protagonisti.

STUYVEN

Un discorso simile riguarda Stuyven: percorre Arenberg con una foratura, ma probabilmente era troppo tardi per agganciare i migliori, anche se non avremo mai la controprova. Una serie di sfortunatissimi eventi rende amara la campagna del Nord per il forte belga che rivedremo tra qualche settimana protagonista al Giro.

 

 


Diavolo di un Mathieu

Nella vita, o meglio nel lavoro, sosteneva un personaggio importante della cultura popolare italiana, tale “Profeta di Fusignano”, servono tre fondamentali parametri che non solo aiutano ad andare avanti, ma permettono di avere successo o comunque realizzarsi in quelli che sono i propri obiettivi: “Pazienza, colpo d’occhio e… fortuna”. Edulcoriamo l’ultimo termine così, perché ci va, ma in realtà per capire di cosa stiamo parlando e per scoprire a quale organo appartenente al corpo umano si riferisse Arrigo Sacchi all’epoca, non serve nemmeno scomodare una veloce ricerca su Google.

Mathieu van der Poel la pazienza la mette da parte scavalcandola a suon di watt espressi in bicicletta; il colpo d'occhio è un arma che ha affinato nel ciclocross, insieme a quella sua abilità innata e poi allenata, pedalando con una tecnica unica, utile a dare potenza sul dritto o percorrere con leggerezza le curve; la fortuna, infine si sa, aiuta sempre gli audaci e il corridore olandese è sempre stato amante del rischio per natura.

Ora non vogliamo di certo semplificare, o non rendere onore al merito, a tal punto da intendere che la sua vittoria alla Roubaix sia arrivata grazie al (una buona dose di) culo (ecco la parola, ci è sfuggita, la lasciamo), per carità, ma quel diavolo di un Mathieu, nel pomeriggio del 9 aprile 2023, ne ha avuta e come sempre succede in questi casi, se l’è pure meritata.

La fortuna (o il suo contrario) e i pensieri intorno al suo condizionamento nella vita di tutti i giorni da sempre attrae i pensieri degli uomini. Si cercano significati nascosti e motivazioni: “per quale motivo uno è più fortunato di un altro?”. Può esprimere concetti riguardanti la superstizione e condizionare in maniera irrazionale (a chi non è mai capitato guardando una partita di pallone, magari dei calci di rigore, di non cambiare mai la propria posizione sul divano?), ma può essere anche semplicemente un momento racchiuso in qualcosa che potremmo definire stato di grazia, come quello che, dalla Milano-Sanremo, pare vivere Mathieu van der Poel.

Dicevamo: perché qualcuno è più fortunato di un altro? Chi lo sa, ma viene da chiedersi: perché in quel momento preciso in cui van der Poel si tocca con Degenkolb e il tedesco va a terra, van der Poel, omone, “califfo delle pietre” come lo ha definito il giornalista svizzero Stefano Ferrando, resta in piedi, e quando attacca van Aert subito dopo, lui lo segue, lo raggiunge e poche centinaia di metri dopo è proprio van Aert a forare e a dover abbandonare ogni idea di giocarsi la vittoria dentro al velodromo? (che finale sarebbe stato?). Forse la capacità di stare in piedi in quel frangente (lo scontro con Degenkolb) è figlia delle sue abilità, ma quella di vedere forare il suo avversario numero uno...

Abbiamo chiesto a Dainese un’impressione sulla sua Roubaix e nella nostra chiacchierata un punto è tornato fuori sovente «Ci vuole fortuna, ma quella fortuna bisogna andare a cercarsela, bisogna stare sempre davanti e già essere in decima posizione dentro Arenberg com’è successo a me, può non bastare».

Foto: Sprint Cycling Agency

Assurdo pensare a quali forze agiscano in quei frangenti. Alla rabbia che si prova per quello che è appena successo al belga, all’esaltazione nel vedere come l’olandese invece superi indenne ogni tipo di difficoltà. Quel diavolo di un Mathieu pochi minuti dopo azzarda una manovra che potremmo definire solo e soltanto vanderpoeliana: in una curva, su un più semplice settore di pavé, già testata in ricognizione (ma probabilmente senza lo spartitraffico di plastica in mezzo) arriva a tutta velocità e senza frenare dribbla un blocco giallo che sembra un enorme lego, lo dribbla come fosse un Roby Baggio degli anni ‘90. D'altra parte numero dieci chiama numero 10.

Un sospiro di sollievo per noi, naturalezza per lui: sappiamo che Mathieu, cascasse il mondo, quelle curve le affronta senza frenare - importante sarebbe una dichiarazione di non responsabilità in sovraimpressione: non provateci quando siete in bicicletta, nessuno di voi è bravo e fortunato come Mathieu in quel frangente.

A fine corsa gli hanno chiesto se nel finale avesse preso qualche rischio di troppo, ma lui, laconico: «Di nessun genere, ho sempre avuto il controllo della gara. Quando il destino è nelle mie mani non sono mai nervoso, non ho mai paura. Quando sono da solo posso permettermi di fare le cose che mi riescono meglio».

Diavolo di un Mathieu, al 9 aprile 2023 il tuo palmarès recita: 2 Fiandre, 1 Sanremo, 1 Roubaix, 1 Strade Bianche, 1 Amstel, 1 Brabante, 2 Dwars, tappe al Giro e al Tour per un totale di 42 successi su strada da professionista e non vogliamo scomodare l’extra.

Insomma, dai, fortuna e bravura, ti stai realizzando e, cosa che non guasta, ci stai facendo divertire parecchio.

 

Foto in copertina: ASO/Pauline Ballet

 


Top&Flop - alvento weekly #5

TOP

Matteo Trentin

Uno dei misteri del ciclismo di questi ultimi due lustri e l’assenza nelle top ten di Fiandre e Roubaix di uno dei migliori interpreti in assoluto di questo tipo di gare. Nel giorno di Pogačar, Trentin si fa trovare pronto, per il suo compagno di squadra, perfetti tatticamente gli UAE con il miglior finalizzatore possibile, e per se stesso: per la prima volta entra nei 10 al Fiandre e fra pochi giorni c’è da sfatare il tabù anche alla Roubaix.

Kasper Asgreen (e la QS)

Quante gliene abbiamo dette in queste settimane, parlando di loro in negativo, ma al Fiandre si sono rivisti davanti e anche con un certo numero di corridori. La Quick Step non sarà (non lo è) nella sua migliore versione possibile, ma aiutano a rendere spettacolare la corsa e ottengono un importante piazzamento con Asgreen, settimo, al termine di una gara d’attacco.

SD Worx

Corrono un Fiandre praticamente perfetto. Lotte Kopecky vince, dietro Reusser e Vollering (seconda) rompono i cambi e favoriscono la fuga. C’è di più: Strade Bianche, Gent- Wevelgem, Dwars e Giro delle Fiandre. Cos’altro?

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FLOP

Tom Pidcock

Due Fiandre su due senza essere tra i protagonisti della corsa. Inquietante soprattutto il crollo nel finale - a meno che non sia successo qualcosa. È vero, arriva da una brutta caduta alla Tirreno che lo ha costretto a fermarsi per qualche giorno, ma da uno così ci si aspetta ben altro su questi palcoscenici. Ora lo aspettiamo sulle Ardenne.

Wout van Aert

Sempre nell’occhio della critica quando non vince, figuriamoci dopo un Fiandre in cui si fa staccare dai suoi due rivali e poi alla fine perde la volata per il podio da un Pedersen all’attacco da diverse ore. Alla Roubaix - la corsa per cui è tagliato maggiormente tra le due - per prendersi una rivincita, anche nei confronti delle (nostre) critiche.

Auto e moto al seguito

Tra scie date e non date a seconda del momento a condizionare la corsa, sorpassi azzardati e quella mossa che per poco non trasformava il Fiandre in una tragedia - un'auto si ferma a pochi centimetri da van Aert finito a terra - siamo abbastanza stufi di vedere certe scene in gara.


10 nomi da seguire alla Paris-Roubaix

L'Inferno del Nord chiude la Settimana Santa del ciclismo. Quello delle pietre, dove anche se ci stai sopra a lungo non ti abitui mai e quando ne esci hai male ovunque e per diversi giorni. Al Fiandre c'è stato spettacolo in corsa grazie all'atteggiamento dei corridori, ma anche a causa di una serie incredibile di cadute che hanno falcidiato una parte del gruppo, alla Roubaix, conoscendo il percorso, potrebbe avvenire qualcosa di simile sia in un senso che nell'altro - nel senso di cadute e feriti speriamo vivamente di no.

Il titolo lo mette in palio Dylan van Baarle, splendido, per eleganza e potenza, vincitore nel 2022, che arriva da una primavera ciclistica dolce e amara: dolce come la vittoria alla Omloop het Niewusblad, amara come la serie di ritiri, problemi e cadute che hanno contraddistinto una buona parte della sua Campagna del Nord.


Il titolo va conquistato lungo i 260km che da Compiègne portano al velodromo di Roubaix, attraversando la bellezza (in tutti i sensi) di trenta settori di pavé. Quello francese, quello delle campagne nel nord-est al confine tra Belgio e Francia. Non c'è corsa più lontana dalla definizione di passeggiata di salute.

Come da tradizione vi daremo 10 nomi da seguire, come per la Milano-Sanremo e il Fiandre di quest’anno la corsa sarà valida anche per il Trofeo Monumento di Fantacycling e tra parentesi accanto al nome di ogni corridore, infatti, trovate la loro quotazione in crediti.

Grafica by Fanta-Cycling.com

DIECI NOMI DA SEGUIRE ALLA PARIGI-ROUBAIX
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1. Wout van Aert (71 crediti) - Sinceramente non vorremmo passare un'altra stagione senza aver visto van Aert esultare tra Fiandre e Roubaix. Probabilmente nemmeno lui e questa classica sappiamo gli si addice di più rispetto a quella "di casa".

 

2. Mathieu van der Poel (54)- 1° alla Sanremo, 2° al Fiandre quest’anno. In carriera ha un 3° e un 9° posto in questa corsa su due partecipazioni. Poi è Mathieu van der Poel e quindi non aggiungiamo altro su come potrà finire.

 

3. Filippo Ganna (26) - Nessuno si nasconde. Né lui, né la squadra, nemmeno noi. Ganna parte tra i favoriti di questa corsa e noi sogniamo, con lui e con la sua squadra.

 


4. Nils Politt (11) - Ha un modo di correre perfetto per questa corsa. Sta bene e alla Roubaix è già salito sul podio. Occhio al formidabile passistone tedesco - che ha pure spunto veloce nel caso si arrivasse in volata ristretta, opzione da non scartare.

5.  Jasper Stuyven (17) - Praticamente non c’è stata gara al nord quest’anno che non lo ha visto coinvolto in una caduta. Alla Roubaix, la “sua” corsa, per lasciarsi dietro le sfortune e raccogliere tutto il possibile in un colpo solo. In Trek divide la leadership come di consueto con Pedersen.


6. Oier Lazkano (5) - Scommettereste contro una sua top ten qualora entrasse in una fuga da lontano? Rispondiamo noi per voi: assolutamente no!


7. Matteo Trentin (15)- Dopo avergli visto correre quel Fiandre, sogniamo insieme a lui un piazzamento importante anche alla Roubaix. In casa UAE occhio pure a Bjerg.

 


8. Stefan Küng (30) - Dietro i big il corridore più continuo sulle pietre del Nord da un paio di stagioni. Magari non vincerà, ma sarà davanti, c’è da scommettere.


9. Yves Lampaert (14) - Corridore che spesso in questa gara si trasforma, ha un conto aperto dopo lo sfortunato capitombolo del 2022 che probabilmente gli ha tolto la possibilità di salire sul podio.


10- Matej Mohorič (26) - Più del Fiandre questa sembra la sua corsa e lo va ripetendo da quest’inverno: «Il mio obiettivo stagionale? Vincere la Roubaix». Ci fidiamo?

Strade Bianche 2023 - 17th Edition - Siena - Siena 184 km - 04/03/2023 - Matej Mohoric (SLO - Bahrain - Victorious) - photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2023

ECCO INFINE TUTTI I SETTORI IN PAVE DELLA PARIS-ROUBAIX 2023

30. Troisvilles à Inchy (160,3 km al traguardo) 2.200 m – ***
29. Viesly à Quiévy (153,8 km) 1.800 m – ***
28. Quiévy à Saint-Python (151,2 km) 3.700 m – *** *
27. Saint-Python (146,5 km) 1.500 m – **
26. Saint-Martin-sur-Écaillon à Vertain (139,4 km) 2.300 m – ***
25. Verchain-Maugré À Quérénaing (129,4 km) 1.600 m – ***
24. Quérénaing à Maing (ancora 126,7 km) 2.500 m – ***
23. Maing à Monchaux-sur-Écaillon (123,6 km) 1.600 m – ***
22. Haspres à Thiant (117 km) 1.700 m – **

21. Haveluy à Wallers (103,5 km) 2.500 m – ****
20. Trouée d'Arenberg (95,3 km) 2.300 m – *****
19. Wallers à Hélesmes (89,2 km) 1.600 m – * **
18. Hornaing à Wandignies (82,5 km) 3.700 m – ****
17. Warlaing à Brillon (75 km) 2.400 m – ***
16. Tilloy à Sars-et-Rosières (71,5 km) 2.400 m – ****
15. Beuvry à Orchies (65,2 km) 1.400 m – ***
14. Orchies (60,1 km) 1.700 m – ***
13. Auchy à Bersée (54 km) 2.700 m – * ***
12. Mons-en-Pévèle (48,6 km) 3.000 m – *****

11. Mérignies à Avelin (42,6 km) 700 m – **
10. Pont-Thibault à Ennevelin (39,2 km) 1.400 m – ***
9. Templeuve (L'Épinette) (33,8 km ) 200 m – *
8. Templeuve (Moulin-de-Vertain) (33,3 km) 500 m – **
7. Cysoing à Bourghelles (26,8 km) 1.300 m – ***
6. Bourghelles à Wannehain (24,3 km) 1.100 m – ***
5 Camphin-en-Pévèle (19,9 km) 1.800 m – ****
4. Carrefour de l'Arbre (17,1 km) 2.100 m – * ****
3. Gruson (14,8 km) 1.100 m – * *
2. Willems à Hem ( 8,2 km) 1.400 m – ***
1. Roubaix (Espace Charles Crupelandt) (1,4 km) 300 m – *

Regolamento del concorso

Foto: Sprint Cycling Agency


Inno ai fondisti

Caro lettore, anzi carissimo, ciò che segue non vuole essere una spiegazione sui fatti di domenica 2 aprile 2023,  su ciò che è accaduto nei quasi 280 km tra Bruges a Oudenaarde, una strada che fa a spallate tra muri, stradone e stradine, su e giù, destra e sinistra e poi prende un nome che nell'appassionato suona come il titolo di un'opera unica: De Ronde Van Vlaanderen. No, niente di tutto questo: perché di quella corsa ne avrete già pieni gli occhi e colma la testa di nozioni, istruzioni, punti di vista e racconti.

Ciò che sta per arrivare non ha la minima intenzione di entrare nel dettaglio e cercare di capire come e perché, ancora una volta, il ciclismo che stiamo vivendo ci esalta e ci tiene incollati dal primo all’ultimo chilometro - e il Fiandre di domenica 2 aprile 2023 ne è stato perfetto emblema.

D’altra parte come poteva la corsa più bella del mondo che premia atleti completi sotto ogni aspetto non essere il simbolo di un ciclismo che ha preso una strada che non vuole mollare per nessun motivo al mondo? (E giuriamo che non oggi, non in questa sede, parleremo di malinconia e nostalgia, di tempi che ci sono e che prima o poi non saranno più e per questo motivo dobbiamo goderceli appieno).

La strada che ha reso il ciclismo uno spettacolo (ci illudiamo: più vendibile di quello che è stato negli ultimi due decenni) che ci lascia a bocca aperta e ci fa perdere verso esclamazioni del tipo: “Santocielo! ma cosa stiamo vedendo!”, “Che gara pazzesca!”, eccetera.

No, caro lettore, anzi carissimo che hai come sempre la pazienza di seguire i nostri pensieri contorti, le poche righe che seguono vogliono essere un inno ai fondisti, a quei corridori che grazie a doti perlopiù innate e rifinite col tempo, riescono a tirare fuori il meglio in gare che superano i 230, i 250 km di corsa; quei corridori che, quando in gruppo si raschia il barile fino a far sanguinare le unghie, hanno qualcosa in più, quei corridori che dopo cinque, sei ore di sofferenza ciclistica, portano quella fatica estrema su un altro piano e ci convivono meglio di altri perché madre natura li ha graziati rendendoli perfettamente adatti proprio a una corsa come il Giro delle Fiandre di settimana scorsa, quelli che più la corsa è dura, lunga, complessa per tanti motivi (ritmo, clima, situazioni legate a cadute), hanno qualcosa in più di tre quarti di gruppo - e alcuni di loro saranno subito di nuovo protagonisti alla Roubaix.

Sono quei corridori alla Mads Pedersen, uno che a 24 anni toccava appena palla nelle corse normali e poi invece lo trovavi vincitore di un Mondiale tra i più complessi della storia recente per lunghezza e meteo, corso tutto al freddo e sotto il diluvio, dove diventava complicato alimentarsi bene, quasi al buio, un corridore che  senza conoscerlo abbastanza te lo ritrovavi 2° al Fiandre. È diventato il massimo esponente di una scuola (una Sacra Scuola, ha detto qualcuno) che negli anni ha visto Alexander Kristoff il suo totem: le corse sopra i 250 km come parco giochi dove far valere rispetto ad altri le proprie qualità. Mads Pedersen attacca ai 112 chilometri dall’arrivo e porta via la fuga decisiva e poi di nuovo parte da solo quando ne mancano diciannove pensando di potercela fare nel resistere al ritorno di quei due diavolacci impertinenti che dietro staccavano tutto quello che restava del povero gruppo. Aveva detto, Pedersen, corridore che a un certo punto della sua carriera, ben dopo il Mondiale vinto, ha fatto click e di conseguenza un salto di qualità enorme, che per vincere doveva anticipare. C'è quasi riuscito.

Sono quei corridori alla Neilson Powless, fondista eccezionale come sta dimostrando negli anni e come dimostra uno storico che nelle corse di un giorno dice: 1° San Sebastian (2021), 3° alla Dwars (2023, suo esordio tra i professionisti sulle pietre), 5° al Mondiale (2021), 5° al Fiandre l'altro giorno, 7° alla Sanremo (2023), 8° alla Liegi (2022) e buttiamoci dentro anche il 12° posto finale al Tour dello scorso anno. Una delle più liete sorprese delle ultime tre stagioni.

Ronde van Vlaanderen 2023 - Tour des Flandres - 107th Edition - Brugge - Oudenaarde 273,4 km - 02/04/2023 - Neilson Powless (USA - EF Education - EasyPost) - photo Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2023

Kasper Asgreen, che nel momento più buio della storia della sua squadra tira fuori una prestazione che pensavamo non fosse più nelle sue corde e anche lui sui muri sembrava annaspare, poi bastava un cambio di inquadratura e te lo ritrovavi scollinare per primo. Oppure Fred Wright, altro che si è visto poco fino all’altro giorno e in una corsa così chiude di nuovo nei primi dieci esattamente come un anno prima: un britannico perfettamente tagliato per le pietre del Nord come non se ne vedono spesso.

E che dire di due come Stefan Küng e Matteo Trentin: loro fanno valere l’esperienza, loro fanno valere l’affinità con queste gare, loro guarda caso su quel podio del Mondiale vinto da Pedersen quella volta lì e non stiamo di certo a rivangare, non di nuovo. Loro con ruoli e caratteristiche diversi - uno capitano passista, l’altro uomo squadra veloce e se il ciclismo fosse uno sport solo di testa e lettura della gara, allora Matteo Trentin sarebbe il numero uno al mondo. E che dire di Matteo Jorgenson: 24 anni, americano come Powless, davanti in una corsa così a questi livelli a dimostrazione di essere uomo da gare dure lui che trova affinità anche col maltempo e con un dislivello elevato. Senza scomodare uno che riscrive i numeri di questo sport, Pogačar, va beh, che ha portato sul suo piano la corsa: per staccare i due van voleva gara dura e così è andata, così ha fatto, inventandosi un numero sull'Oude Kwaremont che ricorderemo per anni.

Non ce ne vogliano quei corridori che sopra un certo chilometraggio ancora non riescono ad esprimere al massimo il proprio potenziale (pensiamo a Pidcock), quei corridori che magari in una carriera non ci riusciranno mai, perché qualcosa si può affinare, vedi gli allenamenti, le tecniche di ogni genere, l’alimentazione, la testa, l’esperienza, eccetera, ma oggi la nostra storia, cari lettori, anzi carissimi, e dedicata a loro, ai fondisti, perché si nasce così, e in uno sport di fatica (perdonate la banalità) ormai le rare volte che si superano tot ore di gara vengono fuori loro, e corse come quelle di domenica al Fiandre esaltano il pubblico ma fanno brillare anche loro, adatti a stare in sella e dare sberle a tutti (dopo averne prese parecchie) per tante ore di fila. Anche se poi come ha scritto Trentin l'altro giorno, alla fine ciò che resta per tutti: "è un gran mal di gambe".

PS: e domenica alla Roubaix,  dal punto di vista del fondo ne vedremo ancora delle belle.


Top&Flop - alvento weekly #4

TOP

Rory Townsend e Ben Healy

Nonostante i problemi che da diverso tempo perseguitano la Federazione Ciclistica irlandese e un momento storico non dei più floridi a livello di talenti assoluti (ma occhio che Healy è un gran bel corridore che potrà sorprendere anche a più alti livelli), l’Irlanda si gode una inaspettata domenica di gloria. Ben Healy conquista, con un attacco solitario (marchio di fabbrica) a 14 km dalla fine, il Gp Larciano, a pochi giorni dal successo di tappa alla Coppi&Bartali, la sua prima vittoria nella massima categoria; Rory Townsend, velocista di terza fascia di quasi 28 anni e in forza alla Bolton Equities Black Spoke, squadra appena salita tra le Professional, conquista in Francia, davanti ad alcune tra le ruote veloci più in forma in assoluto del momento come Thissen o De Kleijn, la vittoria più importante in carriera. St Patrick's day nove giorni dopo.

Uno- X Pro Cycling Women

La costanza della squadra nordica in mezzo alle altre corazzate ormai non fa più notizia ed è maturo il grande successo, tra Belgio e Olanda le giallorosse si piazzano così:

2ª Maria Giulia Confalonieri a Le Samyn
2ª Susanne Andersen alla Ronde van Drenthe (e 5ª ancora Maria Giulia Confalonieri)
6ª Anouska Koster alla Omloop Het Nieuwsblad
6ª Amalie Dideriksen alla De Panne (e 11ª Julie Norman Leth)
7ª Elinor Barker alla Gent Wevelgem
11ª Maria Giulia Confalonieri alla Nokere Koerse

Risultati ottenuti con 6 ragazze diverse, risultati ottenuti da una squadra nata appena l'anno scorso.

Matej Mohorič

Perché ci crede sempre, perché è il miglior Mohorič mai visto e non è colpa sua se si deve scontrare con tre che contemporaneamente il ciclismo non è che abbia visto molte volte eppure lui è lì, si attacca come può al treno buono, e deve inventarsi sempre qualcosa per riuscire a sfuggire al destino. Ha la fantasia giusta: e come alla Milano-Sanremo lo scorso anno prima o poi il colpo grosso arriva.

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FLOP

Soudal Quick Step

Allo sbando e il fatto di esserlo nelle loro gare fa ancora più effetto. Il pezzo fatto da Jakobsen alla Gent - va all'attacco per rientrare sulla fuga che non vede nemmeno un QS dentro e rimbalza malamente dopo aver sbagliato un paio di curve bagnate - e poi quello degli altri compagni di squadra Asgreen, Lampaert, e van Lerberghe che tirano a tutta per rientrare su quell'attacco ottenendo come risultato il rimanere senza energie e consegnando la gara ad altri, rappresentano uno dei momenti più complicati e confusionari della loro storia al Nord. Merlier, nel finale, è senza compagni di squadra, visto l'inutile sforzo dei suoi ormai staccati ed è costretto tutto da solo a inseguire il terzo posto, che poi non arriverà. Nemmeno quella magra consolazione.

Ciclismo italiano (maschile)

In una settimana di tante tantissime corse solo Ciccone alza le braccia al cielo e nelle altre gare che contano si vede solo Ganna, fino alla caduta durante la Gent-Wevelgem, e Ballerini in crescita. Nono posto nel ranking UCI per nazionali (rispetto a settimana scorsa una posizione recuperata su una claudicante Colombia) e tanta amarezza a vedere come siamo messi. Chi ci solleverà? (E come e quando?)

Richard Carapaz

È vero che è appena tornato, ma ci ha messo un po’ di tristezza vedere la sua bellissima maglia di campione d’Ecuador arrancare in quella maniera al Catalunya. Arriveranno sicuramente momenti migliori, nel frattempo saremmo disposti a fare un fioretto per vederlo al Giro invece che al Tour. L’ultima volta che c’erano lui, Roglič e un terzo litigante, sappiamo bene com’è finita….


Il ciclismo di quelli lì

Continua a essere il ciclismo di quelli. Quelli che hanno alzato il livello e scavato un solco con la concorrenza. Quelli che sono due e poi quattro, e diventano cinque e se gliene togli un paio fa tre, almeno fino a quando la matematica non diventerà un’opinione. Continua a essere, anzi in realtà lo è da (relativamente) poco, ma ci stanno prendendo gusto, il ciclismo di Roglič ed Evenepoel che settimana scorsa al Catalunya hanno monopolizzato una corsa schiacciata dall’ingombrante presenza delle Corse del Nord, ma loro due non lo sanno o se ne fregano e hanno cercato di valorizzarla pure con numeri da record nonostante due maglie troppo brutte per essere vere: bianche con qualche inserto, uno verde e l’altro arancione. Una roba inguardabile.

Che c’azzecca il colore delle maglie con le loro prestazioni? Considerato che uno vestirebbe la più prestigiosa e riconoscibile del gruppo, quella iridata, l’altra un paio di anni fa ne sfoggiava un’altra altrettanto bella, quella di campione nazionale sloveno con il Triglav in bella vista - a proposito se non ci siete stati in Slovenia andateci, occhio solo al tratto dopo Postumia perché all’improvviso anche in una giornata di piena primavera si può scatenare l’inferno sotto forma di tempesta di ghiaccio e neve e non è un romanzo fantasy, né una corsa in Belgio - insomma considerato questo è giusto porre l’attenzione su quei pigiamoni da leader delle varie classifiche. Oltretutto così simili tra loro non si capiva chi fosse leader di cosa. Soprattutto a guardare le immagini dallo schermo di un computer.

Volta Ciclista a Catalunya 2023 - 102nd Edition - 7th stage Barcelona - Barcelona 136 km - 26/03/2023 - Remco Evenepoel (BEL - Soudal - Quick Step) - Primoz Roglic (SLO - Jumbo - Visma) - photo Luis Angel Gomez/SprintCyclingAgency©2023

Il ciclismo di Roglič ed Evenepeol è spettacolo ma pure avanspettacolo e qualche rubrica da seguire nel dopo cena. In Belgio ne vanno matti e per una volta pure in Spagna hanno apprezzato lo sceneggiato. Si beccano, scattano e si staccano, fingono, arrancano, concedono poco o nulla se non qualcosa a un velocista di cui si parla troppo poco - Groves, numero notevole il suo: vince la volata sulla bici di un compagno di squadra - e a un mezzo scalatore, di nome Ciccone: mezzo non perché non sia forte, ma perché l’altra metà sembra altro, un cacciatore di tappe, miste o di montagna, e chi scrive vorrebbe bramoso aizzatore di folle nelle classiche ardennesi, uno di quei corridori su cui bisognerebbe puntare per rimpinguare la magrissima pancia del ciclismo italiano ormai sempre più rachitico alla stregua di tutte le altre nazionali del ciclismo che contano da pochi anni o hanno sempre contato. Insomma quell’abruzzese che a 29 anni come da tradizione nostra è pronto e maturo per traguardi più importanti ed è pronto a lanciare una scialuppa al 2023 italico.

Catalunya, o Catalunya, dunque: cosa ci hai detto di memorabile? In a nutshell scrivono o persino dicono quelli che parlano male: al Giro Roglič ed Evenepoel continueranno a dare spettacolo, a punzecchiarsi, lo faranno per loro e per noi, ci faranno divertire e sinceramente a oggi non sapremmo nemmeno dire chi potrà prevalere sull’altro. Magari come già successo ne esce fuori un terzo, ma al momento quella lista è totalmente priva di nomi e idee. Evenepoel è uno che non le manda a dire, forse in questo senso è quello che appare più impulsivo e naturale. Prepariamo un bell'agenda per prendere appunti nei dopo tappa, il bimbo belga ci darà pagine da riempire.

Gent Wevelgem 2023 - 85th Edition - Ypres - Wevelgem 260,9 km - 26/03/2023 - Wout Van Aert (BEL - Jumbo - Visma) - Christophe Laporte (FRA - Jumbo - Visma) - photo Vincent Kalut/PN/SprintCyclingAgency©2023

Il ciclismo di quelli lì poi tocca il Nord in un pomeriggio di un giorno da cani, per loro ad Harelbeke, anzi da gattoni, perché si graffiano e trovano l’unico momento di tregua dalla pioggia tra il mercoledì di La Panne (oh finalmente Philipsen, che vittoria!) e la domenica pomeriggio del “Jumbo Visma Show" sulle strade della Gent-Wevelgem; spettacolo che non piace a tutti, e si capisce come una vittoria in parata possa far storcere il naso. Per chi scrive nulla di male nel vedere il capitano concedere la vittoria in una corsa dove tutto appare già scritto nel momento in cui Laporte e van Aert se ne vanno sul Kemmelberg lasciando gli altri a zigzagare e a fare equilibrismi per stare in piedi sulle pietre scivolose delle Fiandre Orientali. Anzi l'invito è: leggete questo pensiero ben articolato da Ilenia Lazzaro, giornalista di Eurosport, sull'argomento van Aert, corridore che come si muove sbaglia. Destino dei più grandi.

E insomma dicevamo: qualche giorno prima della Gent-Wevelgem, nel mini Fiandre che arriva ad Harelbeke, c'è stato un antipasto di quello che sarà questa domenica nella gara delle gare tra Bruges e Oudenaarde: Pogačar, van der Poel e van Aert che staccano tutti. Ecco il ciclismo di quelli lì. Uno che scatta qualche centinaio di volte, l’altro che accende la gara lontano dal traguardo come una sigaretta in mezzo a una platea di non fumatori, il terzo che è quello che fa più fatica a tenere certe sgasate, resiste e poi vince.

Un pomeriggio qualsiasi impreziosito dal modo di fare ciclismo di quelli lì.

Chissà come andrà in quello che sarà il Fiandre vero e proprio, la festa dei belgi, ma pure la nostra che quando si tratta di corse a quelle latitudini non capiamo più nulla, la nostra testa si riempie di spiriti come la casa de gli invasati di Shirley Jackson, e se poi i tre di cui sopra decidono di dare spettacolo in questo modo allora per noi è finita, preparate calmanti e camicie di forza.


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