Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 16

RED BULL 10 Voto che va anche a Lipowitz con il quale sono stato sin troppo duro nei giorni scorsi, ironizzando sul dualismo con Evenepoel. Stava andando molto forte, anche ieri, e invece il suo Tour, che alla fine della crono lo avrebbe visto perfettamente in linea nella lotta per il terzo posto, si chiude in ospedale con una clavicola rotta. Tuttavia, la squadra tedesca ne esce benissimo: vince la crono, sla econda tappa di fila, blinda il podio con Evenepoel, potrebbe essere il secondo podio al Tour di seguito dopo quello dello scorso anno con Lipowitz, e mette Cattaneo al sesto posto di tappa, migliore tra i corridori che non lottano per la classifica, all’arrivo.

EVENEPOEL 9 Terza crono in tre anni vinta al Tour, settantaseiesimo successo tra i professionisti e quota cento nel mirino. Mica male: numeri da velocista di primissima fascia. 2’39’’ di vantaggio sul quarto posto, fino a domenica ci sono tre tappe in cui si dovrà difendere come può dai possibili (probabili) attacchi che arriveranno da UAE TEAM EMIRATES (Del Toro), Decathlon CMA CGM (Seixas) e Lidl Trek (Ayuso e Skjelmose). La sua resistenza nei prossimi giorni è uno dei temi che ci appassionerà maggiormente.

CATTANEO 8 Nettamente il meno giovane nella top ten di tappa; un finale di carriera speso con profitto di fianco a Evenepoel e ieri un’ottima crono a livello dei migliori passisti scalatori del Tour a conferma della sua solidità e utilità che, con questa gamba e il ritiro di Lipowitz, saranno fondamentali nel supportare Evenepoel in salita da qui a Parigi.

DEL TORO 8 Per quanto mi riguarda è la sorpresa di questa crono. Rispetto a settimana scorsa non paga la tappa seguente al giorno di riposo, anzi, si inventa una gara di altissimo livello, sfruttando, in un percorso tortuoso, anche le sue capacità di guida del mezzo, con pochi eguali in curva, in cui perde soltanto 5’’ da Seixas, mantenendo ora 20’’ sul giovane francese in classifica generale e in quella di miglior giovane, identificata dalla maglia bianca. Sfida per quel simbolo del primato ormai ristretta a loro due.

SKJELMOSE 8 Tour in crescendo per il danese e terzo posto nella crono che gli permette di guadagnare tantissimo sul suo compagno di squadra Ayuso. I due, ora, sono in lotta per il 5° posto finale, divisi da soli 52’’ e magari con un po’ di fantasia potrebbero anche mettersi insieme per provare a fare un po’ di casino in chiave podio. Il terreno c’è, avranno gambe e idee?

SEIXAS 7 Tifato, tifatissimo. Bravo, bravissimo, bravo, bravissimo, bravo, bravo, bravo, bravissimo, anche se il secondo posto di Evenepoel scappa. Guadagna qualcosina su Del Toro (i cinque secondi di cui sopra) e ora, con la lotta al podio ristretta e sempre meno tappe a disposizione, lo vedremo probabilmente attaccare, il che potrebbe essere una gioia per gli occhi di tutta la Francia e uno dei motivi di maggiore interesse per i prossimi giorni.

POGACAR 6 Fa il suo dovere: definirlo compitino sarebbe un insulto. Non prende rischi, perché non serve, chiude, tuttavia, a meno di trenta secondi da Evenepoel e con oltre trenta secondi sul primo corridore alle sue spalle, senza dare mai l’idea di spinger efino in fondo e questo ci dà la dimensione del suo strapotere. Da qui a Parigi deve portare a casa la bicicletta evitando cadute o (grossi) malanni.

LA VOCE DI TARLING 6 Mi era sfuggito il tono profondo della sua voce: potrebbe, in un’altra vita, essere uno speaker radiofonico, un attore di teatro. Buona crono, tuttavia, considerando come non fosse adattissima alle sue caratteristiche.

PIGANZOLI 6 Con un altro ritiro che gli fa guadagnare una posizione e considerando l’assenza di Vingegaard, uno dei temi per il ciclismo italiano nei prossimi giorni potrebbe essere la speranza di vedere il valtellinese in lotta per una top ten anche al Tour, il che sarebbe abbastanza clamoroso considerando la giovane età e il fatto di aver chiuso nei dieci anche il Giro. Sarà lotta tra il 9° e il 14° posto con Jegat, Voisard, Van Wilder, Carapaz e Adam Yates. Mastini e califfi di fughe e piazzamenti di rilievo. Non sarà facile.

GANNA 5 Non era una crono adattissima, ma lui i freni li tira solo in discesa, un tratto che lo penalizza così come nel finale non riesce a dare sfogo eccessivo ai suoi cavalli. Un undicesimo posto in una crono del Tour che pochissimo aggiunge alla sua brillante carriera.

TIBERI 4 Ogni tappa sembra preservare energie per un giorno che non è ancora arrivato. Potevamo aspettarci una prova d’orgoglio, lui che a crono va forte, e invece nemmeno questo. Ormai si sta tramutando nell’oggetto del mistero per antonomasia del pedale italico.

AYUSO 2 Mi viene in mente una cosa, potrebbe essere una boutade: e se il miglior Ayuso si fosse già visto e appartenesse al passato, fino al 2023? Ieri è stato il peggiore tra gli uomini di classifica in una cronometro tagliatissima per i suoi mezzi, per dislivello, trabocchetti e lunghezza. Il tutto dopo aver fatto fatica anche due giorni prima sul Plateau de Solaison. Benzina finita a questo Tour oppure ci aspettiamo una reazione venerdì e sabato sulle Alpi? In tutto questo il mistero è che alla fine sia comunque ancora quinto in classifica…


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 15

EVENEPOEL 10 Gli evenepoeliani di ferro aspettavano un momento così da tempo e quindi non è parso vero ciò che rimbalzava dalle immagini verso il traguardo di Plateau de Solaison: all’improvviso, dopo tanto penare, diventa, almeno per un giorno, una salita finale, uno dei due, tre corridori più forti al mondo in alta montagna (su una salita vera, per altro), capace di restare alla ruota del più forte (di sempre o quasi, sicuramente di questa epoca). Con un po’ di giornate a questi livelli, magari qualche grattacapo in più glielo avrebbe dato e questo è solo uno dei due rammarichi, l’altro è quello di avere una crono troppo breve per poter scavare un solco ancora maggiore in ottica podio finale, comunque blindato e dopo la crono potrebbe diventare bilndatissimo – da leggere con la voce di Leonard Lawrence di Full Metal Jacket. Ma oggi sarebbe crudele e fuori fuoco parlare di cosa sarebbe potuto essere, oggi è giorno in cui si parla di ciò che è, ovvero il giorno in cui conquista la sua terza vittoria di tappa in tre anni al Tour, la prima in linea, in quella che è stata la sua miglior giornata in salita nella corsa francese, ma forse non solo.

DEL TORO 9 Coinvolto nella caduta che toglie dai giochi Vingegaard, si rialza, rientra, tiene come può il ritmo di Pogačar, si gioca la vittoria di tappa e guadagna su tutti i rivali per il terzo posto, andando a vestire anche la maglia bianca. Il vantaggio in classifica su Seixas, sulla carta superiore a cronometro, non lo farà stare tranquillo, ma alza ulteriormente il livello della sfida che settimana prossima diventerà uno dei motivi da seguire.

POGAČAR 8 Scende a patti con il suo Io, provando a negarlo come fanno i grandi uomini, con l’umana hybris. Decide che nella giornata in cui il rivale di sempre al Tour va a casa, può guardare ad altro, per esempio aiutare Del Toro, concedere la vittoria a Evenepoel, non premendo sull’acceleratore in salita, né in volata. Gli sta bene così, tanto, se vuole, ne potrà vincere almeno un altro paio.

PIDCOCK 7 Nell’epoca di super corridori, lui, con quel fisico da antidivo, conferma, oltre a essere uno dei talenti più luminosi in circolazione, una certa propensione allo spettacolo e decide nuovamente di andare in fuga, anticipando la salita, riuscendo a salvarsi come può e a mantenere la top ten: ora è nono con oltre dieci minuti di vantaggio sull’undicesimo. Settimana prossima l’obiettivo potrebbe essere una vittoria di tappa, magari tornando sul luogo del suo primo successo al Tour, l’Alpe d’Huez.

SIMMONS 7 Senza il ritmo tenuto da Red Bull e, ancor più, da Pogačar, probabilmente oggi Simmons avrebbe finalmente trovato quel successo di tappa al Tour che insegue da diverse edizioni. Trova la sua migliore giornata in una tappa forse non del tutto congeniale a lui, seppure dotato di grandi mezzi, e nel finale, a conferma dello stato di grazia giornaliero, riesce pure a dare una mano ad Ayuso, tra quelli arrivati al traguardo, lo sconfitto di giornata. Settimana prossima un paio di occasioni buone ancora ci saranno.

VOISARD 6 Se ne parla pochissimo eppure, il corridore svizzero, stessa età di Pogačar, e che solo quattro stagioni fa correva tra i dilettanti, al suo esordio al Tour sta costruendo una prova da regolarista che lo ha portato alla soglia della top ten. Ieri pure in fuga, con il suo attuale undicesimo posto prova a salvare una spedizione Tudor parecchio sottotono finora.

VISMA 6 Bravi a crederci e provarci, peccato per quello che è successo. Non avremo la controprova, mai, e forse leggo male io questi anni di dominio assoluto e incontrastato di Pogačar: ma davvero pensavano di poter fare del male al leader della corsa tenendo alto il ritmo in salita? A prescindere da questo, loro almeno le pensano e ci provano, a differenza di altre squadre sempre a rimorchio, e non meritavano – lo so, suona retorico e in verità non lo merita nessuno – un’uscita di scena di questo genere del proprio capitano, per una caduta all’apparenza causata da un errore di traiettoria dei suoi compagni di squadra. Nelle prossime tappe però, chissà, li potremmo vedere, senza vincoli di alcun genere, attaccare e magari fra questi trovare pure Piganzoli.

TIBERI 6 Cresce: forse aveva solo bisogno di correre, correre, correre, di stare sul pezzo senza alcuna distrazione. Ieri è andato forte e settimana prossima ci sono un paio di tappe in cui provare a mettersi in mostra per salvare la scialba spedizione sua e del ciclismo italiano a questo Tour.

MARTINEZ E JEGAT 6 Prove solidissime le loro (sesto e quattordicesimo di tappa) che gli permettono anche di guadagnare posizioni in classifica. Due per entrambi, ok, una è gentile omaggio del destino che si è messo di traverso a Vingegaard, ma il resto è tutto meritato. Attualmente Martinez è ottavo, continua la sua rincorsa al miglior risultato in carriera in una grande corsa a tappe, punto di partenza; Jegat è decimo, per provare un po’ a sorpresa visto che si erano messe le cose, a ripetere il risultato del 2025.

SEIXAS 5 La prima giornata no al Tour è arrivata. Seppure una giornata no per Seixas significa comunque chiudere quarto di tappa (e in classifica generale), e mostrando di nuovo una grande capacità di gestione delle difficoltà. Dopo il riposo, la crono potrebbe ridargli ciò che cerca (podio e maglia bianca), ma essere parzialmente delusi per un risultato del genere fa capire di cosa parliamo quando parliamo di Seixas.

HEALY 4 Ci prova, ancora, poi, di nuovo, è tra i primi a staccarsi in fuga. Se la prima settimana è parso lontanissimo dai migliori, questa seconda almeno lo ha visto con coraggio davanti, ma molto, sin troppo altalenante. Che la terza settimana possa essere quella in cui riesce a sistemare tutto?

AYUSO 2 Grande sconfitto di giornata, perde la maglia bianca e vede allontanarsi sempre di più il podio, ora a 1’30’’. Ha ancora diverse tappe per provare e riprendersi almeno una quinta posizione, ma un fine settimana in calando non promette nulla di buono per il prosieguo del Tour.

V. PARET-PEINTRE 1 Ce lo aspettavamo davanti per provare a prendere punti per la maglia a pois ma la marcia folle tenuta tutto il giorno per andare in fuga non gli è stata amica. Il sogno maglia dei GPM si allontana, ma resta quello della vittoria di tappa.

LIPOWITZ 0 Ditegli che da mercoledì probabilmente gli toccherà lavorare per Evenepoel, anche se con una buona crono potrebbe tornare pienamente in lotta per il podio – che, tuttavia, attualmente lo vede distanziato di soli cinquanta secondi.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 14

PUBBLICO 10 Voto massimo al colpo d’occhio, alla correttezza, al tifo sfegatato, alla cornice favolosa sui Vosgi. Complice una bella giornata, non caldissima come nei giorni scorsi, il week end, le ferie, eccetera, è stata la tappa migliore finora per quello che si è visto a bordo strada, con quelle distese di persone a seguire la corsa come fosse la gradinata di uno stadio.

CARAPAZ E TOBIAS JOHANNESSEN 9 Ma anche Healy e Anders Johannessen, ovvero, rispettivamente, compagno di squadra e compagno di squadra ma anche gemello. Fondamentali per portare più in là possibile la fuga (con dentro anche Valentin Paret-peintre e Rubio). EF Education EasyPost e Uno-X Mobility in missione e sarebbe bastato veramente poco per vedere loro due giocarsi la tappa. Ripresi nel finale, non fosse stato per la l’ossssiva mania del controllo degli UAE, tutto il giorno, e per il ritmo (un po’ fine a se stesso, ma poi ci arrivo) tenuto da Kuss prima e poi da Vingegaard, sulla salita finale, l’arrivo sarebbe stato roba per loro e ci saremmo emozionati di più – almeno io. Da oggi, però, nuove possibilità per entrambi.

POGAČAR 8 Aggiorniamo: venticinquesima vittoria al Tour, quarta in questa edizione. Lascia la squadra a controllare la tappa, poi fa sfogare Vingegaard e, infine, quando la stanchezza è uno stato che avvolge corpo e anima dei suoi avversari, lui scatta, fa il vuoto, se ne va, vince. Quasi in scioltezza e con un ghigno di soddisfazione. Imbattibile, non è una novità, quest’anno, rispetto allo scorso pare pure più famelico – se è possibile definire così un cannibale.

SEIXAS 7 Punto in meno perché forse abbiamo capito com’è fatto: uno che più che aizzare le folle, calcola. Si spiega così il costante marcamento ai suoi avversari per il podio, per un mantra ormai chiaro: non si spreca un briciolo di energia in più del dovuto e si punta al podio. Tuttavia, la sua solidità fa sognare i francesi, uno di questo genere non può che essere destinato a vincere tutto in futuro. E intanto, va pure a vestire la maglia bianca. Diamante.

V. PARET-PEINTRE 7 Tiene viva la speranza perché Pogačar non vinca (anche) la maglia a pois (già conquistata tre volte) e che i francesi inseguono dal 2019 ( con Bardet che completò il tris, 2017 Barguil, 2018 Alaphilippe). Perché il suo desiderio si avveri, però, deve sperare magari di aggiungere, all’accumulo dei punti durante la tappa, un successo anche al traguardo, magari già da oggi dove per il vincitore sono 20 e fanno tanta differenza.

DEL TORO 6 Dopo aver sofferto il giorno di riposo, rischiando forse di buttare via la possibilità di salire sul podio, ieri si riprende, crescendo nel finale di tappa, chilometro dopo chilometro – aiutato in parte anche dal capitano, in maglia gialla, che inizialmente, vedendolo un po’ in difficoltà, non affonda il colpo quando potrebbe – e vincendo persino la volata per il secondo posto che gli dà qualche secondo di abbuono. Oggi, deve provarci in qualche modo, sperando di guadagnare il più possibile dagli avversari che, presumibilmente, martedì gli staranno davanti a cronometro.

PIDCOCK 6 Ancora all’attacco, ma è un nulla di fatto. In realtà di energie non ne spreca molte, ma la sua azione risulta fine a se stessa. Perde tante posizioni in classifica, ma al momento è solidissimo in top ten (nono con quasi otto minuti sull’undicesimo, in pratica il bonus guadagnato con la fuga di venerdì).

VINGEGAARD 6 Di incoraggiamento, anche se non si è ben capito a cosa volesse portare la sua azione. Forse a far vedere a se stesso che ancora c’è, ma l’impressione, come l’altro giorno, è che la forma sia in calando come dimostrato dalla sua versione gatto di marmo, di nuovo, al traguardo, quando, a causa dello sprint, perde diversi secondi da Del toro e Seixas. Difficile che si possa inventare qualcosa, salvo cambi di marcia repentini da oggi in poi, al momento difficili da immaginare.

EVENEPOEL 5 Si salva, ok. Gestisce come può, bravissimo, ma non può pensare di salire sul podio arrancando, rispetto ai suoi avversari diretti, non appena le cose si fanno sul serio. Nella tappa di oggi avrà un mirino enorme sulla schiena. Sarà, probabilmente, per i corridori che vogliono fare secondo o terzo a fine Tour, l’avversario principale da far saltare in aria sulla dura salita finale, considerando il possibile bonus del belga martedì a cronometro.

LIPOWITZ 5 Non entusiasma per nulla. Non si può nemmeno chiamare attacco quel timido tentativo a inizio salita nel finale. Poi si difende finendo per farsi pure riprendere da Evenepoel. Il suo attacco al podio passerà dalla tappa di oggi e dalla crono di martedì, poi capiremo se il terzo posto del 2025 sarà un caso isolato.

AYUSO 4 Lo avevamo immaginato. Non appena abbiamo letto le sue parole: “per la lotta al podio vedo, oltre a me, Del Toro e Seixas”, ignorando i due avversari della Red Bull, abbiamo subito pensato che il karma avrebbe riportato l’equilibrio, sfavorendolo alla prima occasione buona. E così è stato: indovinate un po’? Si fa staccare da Seixas e Del Toro, arrivando al traguardo proprio con il duo Red Bull. Più che le gambe, con il giovane spagnolo, che perde per pochi secondi pure la maglia bianca, può la lingua.

MARTINEZ E SKJELMOSE 2 La giornata li sfavorisce e, pur blindando abbondantemente la top ten, danno l’addio alla lotta per il podio. Ci piacciono di più, entrambi, in un’altra versione, quella degli attaccanti, ma potreste biasimare la loro voglia di provare a chiudere nei dieci un Tour de France?

BERNAL 0 Le fatiche del Giro presentano il conto e la top ten – salvo ritiri o crolli di qualcuno tra quelli davanti – è una chimera. Anzi, da oggi dovrà guardarsi dietro da diversi corridori, ma a sto punto sarebbe più interessante vederlo in fuga (come per altro accaduto ieri) per provare a vincere una tappa e salvare il bilancio sin qui negativo di tutta la Netcompany INEOS.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 13

SCHMID 10 Solido, completo, utile quando lavora per la squadra, spesso infallibile quando si ritrova davanti in fuga. Tipologia di corridore che una volta il ciclismo italiano sfornava in quantità, mentre ora se li godono gli altri e pensare che da Under battagliava con tanti suoi coetanei nostrani, mentre oggi ha messo la freccia su tutta quella generazione (i primi classe ‘98 e ‘99 che mi vengono in mente  e con caratteristiche simili: Bagioli e Battistella), deve continuare a farci porre più di qualche domanda. Perfetto, ieri, come una pellicola in 70mm IMAX girata da Christopher Nolan, prima nello sganciarsi a una decina di km dall’arrivo, poi nel partire al momento giusto e conquistare la vittoria più importante in carriera, la quattordicesima in totale, dopo aver vinto anche una tappa al Giro da giovanissimo e averla sfiorata più di una volta alla Vuelta.

TEAM JAYCO ALULA 9 Squadra in difficoltà e con meno mezzi di tante altre eppure ogni tanto riesce a tirare fuori il numero giusto, grazie, anche, a una qualità e a una esperienza di fugaioli di cui non possono vantare in molti. Ieri erano in quattro: O’Connor ha fatto il ritmo in salita, Matthews si stacca solo verso la cima del Ballon d’Alsace, ma eventualmente sarebbe stata la carta da sprint, Plapp controlla e Schmid finalizza. Tour ampiamente in attivo per loro, che sono anche alla ricerca di solidità economica per il futuro.

TEJADA 8 Ultimo dei mohicani. Uno degli ultimi colombiani di altissimo livello, arrivato al Tour per fare classifica si ricicla per provare a vincere una tappa e ci va vicinissimo in una giornata magari non del tutto congeniale. Gli manca davvero poco allo sprint contro un corridore veloce come Schmid, ma ci riproverà perché il terreno è favorevole a uno come lui, a partire da oggi e domani.

PIDCOCK 7 A lui e alla squadra (PINARELLO Q36.5) che fa tutto bene tranne il finale. Ovviamente si corre contro di lui, il più titolato e anche il più veloce in caso di sprint ristretto, Si fa sfuggire Schmid e Tejada (non può andare dietro a tutti), ma si consola con un gran balzo in classifica, ora è quarto. Difficilmente manterrà la posizione, ma correndo così la top ten al Tour non è un’utopia (e una tappa potrebbe arrivare)

BRAZ AFONSO 6 Solo due anni fa correva in una Continental francese, ora è il più competitivo di una Groupama in difficoltà che ne mette quattro in fuga, ma che arriva solo con lui davanti a giocarsela. Bel corridore, attaccante, completo, lo rivedremo davanti.

WELLENS/MCNULTY 5 La coppia UAE Team Emirates fa paura, ma si fa sorprendere. Non corrono al 100% da compagni di squadra con lo stesso obiettivo, forse troppo abituati di recente a spendersi per le cause altrui. Per gli altri, però una buona notizia: non vincono sempre gli emiratini di Pogačar.

ITALIA E FRANCIA 4 La media tra il 5 ai francesi e il 3 agli italiani. Una volta, quando andavano in fuga, facevano paura e spesso incetta di tappe, oggi sono entrambe a quota zero. la Francia, almeno si consola, numericamente, con tanti corridori che alla fine possono giocarsela, l’Italia, invece, tolti quei due, tre corridori ormai noti – e qui al Tour ci dovevano essere Ciccone e Fortunato – è sparita dall’élite dei fugaioli, né a parte Frigo, sembrano essercene all’orizzonte. Ci stiamo abituando da troppi anni a questa mediocrità.

LIDL-TREK 3 Lasciano da solo Pedersen davanti con 60 corridori in fuga in una giornata adattissima anche a Simmons e Vacek e poi si ritrovano nel finale a tirare il gruppo per non far guadagnare troppi minuti a Pidcock, possibile rivale in classifica di Skjelmose e Ayuso. Doveva essere la loro giornata, lo è stata, ma in negativo

GREGOIRE 2 Oggi per la rubrica “che fine ha fatto?” Parliamo del campione nazionale francese. Tappa adattissima che, visti anche i nomi che hanno tenuto le ruote dei migliori in salita, compreso il compagno di squadra Braz Afonso, fa aumentare il rammarico. È giovane e si rifarà, ma anche questo Tour, come quello dello scorso anno, si fa ogni giorno più complicato. Che soffra la pressione?

HIRSCHI E ALAPHILIPPE 1 Mesti, si infilano nella fuga, ma senza ottenere nulla. Alaphilippe si stacca subito in salita, Hirschi ci prova pure, ma via via che i chilometri e le pendenze si accumulano, il suo livello scende. Se il primo ha la scusa dell’età e del logorio, il secondo è un mistero che potrebbe risolvere solo Indiana Jones.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 12

SOUDAL-QUICK STEP 10 Andato via Evenepoel, tornano a fare incetta di successi in uno dei loro terreni di elezione: le volate di gruppo delle grandi corse a tappe. Hanno dominato quelle del Giro, dominano quelle del Tour. Perfetti nel mantenere la calma nonostante una giornata in cui in molti hanno cercato di rovinare i piani ai velocisti. Sono riusciti a tenere cucita il più possibile la corsa stoppando ogni tentativo di evasione.

MERLIER 10 Poi, certo, quando hai il velocista più forte del mondo tutto riesce facile. Non c’è più nulla da aggiungere alla forza e all’eleganza de Il Mago che firma il suo terzo successo in questo Tour, il quinto totale nella corsa francese, settantacinquesimo in carriera. Quota cento difficile, perché – pensate – ha già 33 anni, ma lavorerà anche per quell’obiettivo. Peccato per il quindicesimo posto della tappa del giorno prima che lo tiene fuori (non per la matematica) dalla lotta per la classifica a punti.

ALPECIN 9 Va tutto bene fino al momento del lancio dello sprint. Sono in quattro, velocista compreso, all’interno dell’ultimo chilometro, ma ugualmente qualcosa non funziona e quel qualcosa sono le gambe di Jasper Philipsen.

KOOIJ 8 Anche ieri piazzato alle spalle del vincitore: un primo, due secondi e un terzo posto al suo esordio al Tour. A soli 24 anni, il velocista nederlandese ribadisce come nelle prossime edizioni della corsa francese diventerà l’uomo da battere per tutti. Peccato aver ignorato la lotta alla maglia verde perché sarebbe stato un bel cliente in più, ma giustamente la sua squadra, raccolto il successo allo sprint con il Ghepardo, da oggi si concentrerà esclusivamente su Seixas…

GANNA 7 Questo è il Ganna che vogliamo. Quello che attacca, che vivacizza le corse quando non te lo aspetti, che allunga il gruppo e prova ad andare via di forza. Grande gamba per Ganna e lo aspettiamo ancora in qualche bella azione – poi ci sarebbe ancora una crono…

GIRMAY 6 Ennesimo piazzamento in zona vittoria, ma, di nuovo, sembra mancargli qualcosa per far quadrare tutto – forse, anche gli avversari di elevato spessore. Nel frattempo, però, altri punticini rosicchiati a Pedersen: forse è l’unico vero rivale per la conquista della maglia verde finale?

FUGA 6 Dai, almeno qualcuno si è unito a Veistroffer (voto 8) per provare a rendere la giornata un po’ più complessa al gruppo dietro… Tanto da oggi torna a vincere Pogačar.

FRETIN 6 Vale un po’ il discorso fatto per Girmay, meno la questione maglia verde. Sempre lì in zona, anzi, ieri è pure davanti fino a una cinquantina di metri dal traguardo, poi, però, soccombe all’improvviso alla maggiore qualità dei quattro più forti velocisti di questo Tour, arrivati nell’ordine: Merlier, Kooij, Philipsen e Girmay.

PEDERSEN 5 La tattica offensiva sua e della squadra ha, come risultato, quello di farci vedere per la prima volta un ordine d’arrivo lineare con i migliori velocisti messi in fila senza inserimenti. Rischia il declassamento nello sprint intermedio (ci poteva stare), attacca senza criterio nel finale, chiude nono la volata. Per come si erano messe le cose, poteva andare pure peggio. Da oggi lui e la sua squadra faranno più caos possibile per portarlo davanti negli sprint cercando di far soccombere, sportivamente parlando, gli avversari più vicini. Sono in 4 in 50 punti, ma la bilancia pende tutta dalla sua parte.

PHILIPSEN 3 Come il suo piazzamento. Spuntato, del tutto, quest’anno non ce la fa proprio. Manca qualcosa, anzi più di qualcosa. Un terzo posto dopo quello arrivato il giorno prima, solo che ieri sembra andare tutto per il verso giusto. Davanti, ben pilotato dai suoi e poi lanciato da van der Poel. Se non riesce a vincere nemmeno così…


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 11

WÆRENSKJOLD 10 Da ultimo a primo, da una tappa a quella successiva, non credo sia una novità assoluta (magari qualcuno ci potrà venire in soccorso con questo dato), ma ciò che va sottolineato è che il norvegese il giorno prima non aveva tirato i remi in barca per preservare energie, ma era arrivato al traguardo entro il limite massimo di pochi minuti, sanguinante a causa di una caduta. Ieri, vince con il polpaccio fasciato, dopo varie fermate alla macchina dell’assistenza medica, una volata strana (bizzarra, bruttina), con i treni che iniziano a fare sul serio solo ai meno due chilometri dall’arrivo, e consolida una carriera che tra un successo e l’altro inizia a essere di tutto rispetto. Parte sempre come outsider, ma bisognerebbe invece prenderlo molto più in considerazione.

UNO-X MOBILITY 9 Che squadra! Già di culto da un po’ di anni, stagione dopo stagione cresce e a questo Tour sta raggiungendo  l’apice della sua giovane storia, e dopo aver conquistato la gialla con Træen, vince la tappa con Wærenskjold. Sempre protagonista con fughe, piazzamenti, attacchi volti a sovvertire l’ordine. Il fatto è che non è finita: diverse ancora le frecce al proprio arco, a partire da oggi.

KOOIJ 8 Tutti i favoriti vengono fatti a fette dall’Ippopotamo di Mandal, lui si salva e arriva a tanto (o poco) così dal secondo successo alla Grande Boucle. Un primo, un secondo e un terzo posto su quattro volate, sono, tuttavia, un gran bel bottino per chi ha rischiato di non essere nemmeno al via della corsa. Peccato i punti persi qua e là per la verde (non si è quasi mai visto negli sprint intermedi) altrimenti, vista la regolarità, sarebbe stato, forse, l’avversario principale di Pedersen.

ARTZ 7 Un bel quinto posto, dopo il quarto di Pau, per uno che, senza dubbio è la sorpresa delle volate di questo Tour. Vero che ha le caratteristiche (probabilmente sarebbe dovuto essere il suo ruolo con la presenza di De Lie) per diventare un lead out di alto livello e chi lo prende, da affiancare al proprio velocista, fa l’affare dell’anno, però nessuno, nemmeno lui, si aspettava di vederlo battagliare per la vittoria negli sprint di gruppo.

FRETIN 7 Quando meno me lo aspetto ottiene il suo miglior risultato in carriera al Tour, un quarto posto, per qualche minuto diventato terzo per via del declassamento di Jasper Philipsen – poi tornato quarto a seguito della riammissione in classifica del belga della Alpecin. Ora, altre due volate da qui a fine Tour per cogliere quella vittoria che pronostico dalla vigilia e con cui, finalmente, è riuscito a flirtare.

PHILIPSEN 6 Di fiducia, anche se, di nuovo, la vittoria è una chimera. Chiude 3°, il miglior risultato per lui al Tour 2026, dopo un quarto e due quinti posti e qualche punto rosicchiato nella classifica a punti anche se di volate vere e proprie ne sono rimaste due e il margine con Pedersen è ampio. Viene prima declassato, poi riabilitato, rendendo complicata anche la vita all’autore di questa rubrica.

PEDERSEN 6 Oltre ai tifosi del velocista norvegese, a squadra, amici e familiari, l’altro a esultare per il successo del corridore della Uno-X Mobility è Pedersen. Il danese, soltanto undicesimo, perde pochi punti dai suoi avversari e addirittura su un paio di loro guadagna. Premiata, al momento, oltre alla vittoria di tappa, la solidità negli sprint intermedi.

GIRMAY 6 Lui qualche punto guadagna, si porta a 45 da Pedersen, ma, probabilmente, si mangia le mani per un sesto posto che sarebbe potuto essere qualcosa in più, ma la scelta di far partire le manovre finali solo a due chilometri dall’arrivo e un percorso quasi del tutto piatto, non ha facilitato i suoi intenti. Tiene viva la corsa alla maglia verde e resta un avversario durissimo con cui confrontarsi, perché, oltre alle due volate ancora disponibili, è uno di quelli che, come Pedersen, ha il guizzo per stare davanti anche negli sprint intermedi o prendere qualche fuga fino allo Sprint.

KANTER 4 Secondo, quarto, nono, diciassettesimo. Il suo storico va in calando e ieri, probabilmente, dà l’addio alla possibilità di giocarsi la maglia verde.

MERLIER 2 Niente magia stavolta, resta bloccato dietro a causa anche di un gruppo che non si allunga amai fino al traguardo. Ancora due chance, ma il suo Tour è in attivo, anche se la maglia verde si allontana.


La ceramica di Wærenskjold

Se, a Nevers, l’undicesima tappa del Tour de France, fosse uno dei tipici piatti di ceramica della zona, ai lati, in ordine sparso, avrebbe rappresentati alcuni degli ultimi corridori arrivati al traguardo di Le Lioran: Søren Wærenskjold, Phil Bauhaus, Baptiste Veistroffer, Sebastian Berwick, Fernando Gaviria, Tim Merlier, Pascal Eenkhoorn e Dylan Van Baarle. Magari, da qualche parte, anche la voiture balai che li seguiva, pronta a “raccogliere” chi, troppo stanco, avesse deciso di rinunciare. Di questi, però, martedì, non ha rinunciato nessuno: sono arrivati esattamente in quest’ordine, dall’ultimo al primo, come si contano i corridori del gruppetto nelle tappe di montagna. L’ultimo, Søren Wærenskjold, era con i corridori citati, ma, nel finale, ha pagato un’altra manciata di secondi ed ha tagliato il traguardo con 41’45” di ritardo, gli altri a 41’41”. Era stanco, Wærenskjold, sfinito, segnato, nella pelle e nella maglia, da una caduta. Se, a Nevers, la tappa fosse un piatto di ceramica, da qualche parte, sarebbe rappresentata questa scena perché, certamente, nel ciclismo tutto è collegato, figuriamoci in una corsa a tappe di tre settimane, dove anche la classifica segna la continuità. Poi il collegamento principale e più importante, almeno per questi uomini, non è il distacco cronometrato in classifica ma quello memorizzato dai muscoli visto che la maggior parte di loro sono gregari, oppure, come in questo caso, velocisti che, proprio a Nevers, vorranno giocarsi la tappa in volata. Perché la strada verso Nevers è piatta o, almeno, così si dice, anche se, in Francia, la pianura non è mai realmente tale.

Le strade tra campi ingialliti, alberi ombrosi, pochi a dire il vero, balle di fieno e qualche campo arato a disegnare un ciclista, sarebbero il contorno di quel piatto. Qua e là, in ordine sparso, come tutto ciò che si succede nei chilometri di una tappa, di qualunque tappa. Forse maggior risalto avrebbe quel ragazzo appeso alla benna di una ruspa, intento a pedalare, ai cinque chilometri dal traguardo, mentre il plotone transita con già in mente lo sprint. Si quel ragazzo sarebbe rappresentato più in grande, verso il centro di quel piatto, come verso il centro convergerebbero le scene del gruppo che si prepara e dei treni delle squadre dei velocisti che lo allungano nel tentativo di portare i propri capitani nel punto migliore possibile per aprirsi lo spazio necessario a lanciare la volata. La fuga potrebbe essere rappresentata in qualunque punto del piatto, perché così sono i fuggitivi: fuggono dal gruppo ovunque, lontano o lontanissimo dal traguardo, spesso nei frangenti più scomodi. Coloro che fuggono non potrebbero mai stare comodamente al centro del piatto.

Metteteli ovunque, dategli movimento, anarchia, sogno e desiderio. Dategli ingenuità, romanticismo ed idealismo. Dategli una testa pronta a tutto: spesso non hanno le migliori gambe, altrimenti opterebbero per altre soluzioni, ma la mente quella sì, quella sempre allenata a vedere possibilità, a immaginarsi cose. Julian Alaphilippe è l’esempio migliore, oggi. Per lui che ha vinto un Campionato del Mondo è insolito essere all’attacco in una tappa così, in uno di quei giorni in cui va via chi non ha altro in cui sperare. Alaphilippe non ha avuto solo speranze, le ha realizzate. Ma il tempo passa e cambia. Cambia tutti ed i ciclisti in particolare, gli sportivi in particolare, rendendo più difficile quel che prima era naturale. Allora si fanno più grosse le fantasie e più piccole le aspettative e si scatta. Alaphilippe sarebbe più grande del gruppo, come più grandi sarebbero Nelson Oliveira, Anton Charmig e Mathis Le Berre.

Il gruppo sarebbe, invece, più veloce, più caotico, più rumoroso, più confuso, verso il centro del piatto, al confine di una immaginaria linea bianca. La confusa ed a tratti assurda volata di Nevers andrebbe rappresentata così, con Søren Wærenskjold, Olav Kooij, Jasper Philipsen, Milan Fretin, Huub Aartz e Biniam Girmay. Dal primo all’ultimo (ultimo elencato, si intende) perché così si contano i velocisti in tappe come quella di Nevers. Wærenskjold era con loro e con tutto il gruppo, ma ha visto prima quel che gli altri hanno visto dopo o, forse, si sono proprio persi: lo spazio migliore per passare, accanto alle transenne e superare tutti. Era felice ed incredulo, con, sulla fronte, il segno del casco che si toglie dopo l’arrivo per gioire meglio. Søren Wærenskjold, ieri ultimo, oggi primo. Søren Wærenskjold che ogni tanto riesce a credere nelle proprie capacità, ma, spesso, molto più spesso, ha solo tanti dubbi, grandi punti interrogativi e un senso di incapacità nel proseguire. Non oggi: al centro della volata, del Tour, di Nevers e di una ceramica che non esiste ma che abbiamo pensato. Søren Wærenskjold giallo e rosso come i colori della maglia della UnoX-Mobility. Blu, come le ceramiche di Nevers e come la fragilità degli uomini.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 10

QUELLI DELLA FUGA 10 Nonostante già dalla vigilia del Tour si sapesse come la tappa sarebbe stata corsa da Pogačar per un solo obiettivo, ovvero vincere, un gruppo di coraggiosi prova lo stesso a muoversi da lontano. Cito quelli che non entreranno singolarmente in queste pagelline e quindi Romo, l’ultimo a mollare, catenazza d’oro al collo, uno spettacolo, Baudin e Paret-Peintre, che provano a raccogliere qualche briciola nei GPM sapendo che pure la maglia a pois è un’impresa finché c’è quello lì , ma almeno qualche premio e un po’ di visibilità, soprattutto il 14 luglio, li si porta a casa.

POGAČAR 9 Non il massimo dei voti, per nessun motivo in particolare. Era il favorito e vince, stravince, domina. Fischiato per strada (forse è la prima volta che accade), annoia tutti tranne lui, la sua squadra e chi lo tifa, ma che gli importa? Recupera in poche centinaia di metri quaranta secondi a Carapaz, una roba vista fare a pochi, forse nessuno, gestisce in discesa e va a conquistare il successo numero 24 al Tour in carriera, il numero 3 al Tour quest’anno. La domanda che tutti ci facciamo è: si fermerà qui?

GROSSSCHARTNER E POLITT 8 I migliori gregari UAE ieri. Il primo spiana le salitelle a inizio tappa, il secondo tiene un ritmo altissimo, a lungo, rendendo vano il lavoro degli altri compagni di squadra, facendo praticamente saltare un turno a Wellens, Yates e McNulty che si preoccupano di fare altro, tipo salvare la gamba per i prossimi giorni o portare le borracce. Il miglior corridore al mondo ha pure la squadra più forte.

DEBRUYNE 8 Che c’azzecca, dite? Beh, a lungo in fuga è l’unico dei corridori in avanscoperta a tenere duro, risultando di nuovo tra i migliori 20 in salita al Tour, chiudendo 14° di tappa e risalendo al 17° posto in classifica. Crescita esponenziale in questi ultimi mesi per lui che forse è una delle maggiori rivelazioni di una corsa tutto sommato lineare.

QUELLI DELLA LOTTA AL PODIO 7 Ayuso, Skjelmose, Lipowitz e Seixas, sono quattro dei sette che si giocheranno i due posti sul podio e almeno uno di questi alla vigilia non era facilmente pronosticabile. Restano sempre con Vingegaard, staccano per un tratto Evenepoel, ma soprattutto in maniera definitiva Del Toro e il loro Tour, finora, è decisamente in attivo. Sette uomini per due posti: è qui la corsa.

PEDERSEN 7 Riuscirebbe a rendere interessante anche un film di Uwe Boll. La sua lotta per la maglia verde, i suoi tentativi di inserirsi in fuga o di buttarsi in volata neglil sprint intermedi sono uno dei motivi di maggiore interesse a ogni inizio tappa. Viva Pedersen!

EVENEPOEL 7 Che dire? Va forte sulla salita più dura, poi si stacca nel finale su una più semplice, resiste, rientra, vince la volata e guadagna su tutti i suoi avversari per il podio. A Vingegaard, di secondi ne prende addirittura diciotto. In questo Tour già scritto, non possiamo fare a meno del suo modo di stare in corsa e di reagire nel dopo.

SEIXAS 7 Il giovane francese corre al Tour come se non avesse mai fatto altro nella vita. Non si disunisce mai. Sta lì e impara. E dopo dieci giorni è perfettamente in linea per salire sul podio.

AYUSO 7 Veste la maglia bianca a fine tappa: la sfida tra lui, Seixas e Del toro, che oltretutto potrebbe pure valer eil podio, è uno dei motivi di maggiore interesse della seconda parte di Tour de France. A un certo punto appare in leggera difficoltà, ma si salva; a un certo punto è pure sul podio virtuale, ma Evenepoel rientra. Gatta da pelare per tutti per il secondo posto. Unica nota stonata: la Lidl-Trek, che fa il diavolo a quattro nella prima parte di gara, non riesce a convincere i suoi due uomini di classifica a lavorare a fondo quando si trovano davanti a fare la classifica. Inspiegabile.

PIGANZOLI 7 Come al Giro, quando il corridore italiano della Visma (decisamente unica nota lieta della squadra nederlandese e nemmeno doveva essere al via del Tour) si mette davanti a tirare sono danni per tutti, ma facendolo al Tour fa più impressione. Chiude dodicesimo di tappa e risale fino al tredicesimo in classifica. La top ten non è nemmeno troppo lontana – Pidcock è a poco meno di due minuti – ma sarebbe forse chiedergli troppo, ora. Il futuro però è suo e lo è in una delle squadre più forti al mondo.

HEALY 6 E finalmente si rivede. Timido tentativo d’attacco per provarsi dopo nove giorni di passione e un riposo che forse gli fa bene. lo aspettiamo a giornate più favorevoli alla fuga.

MARTINEZ 5 Paga il conto a una giornata tiratissima dal primo metro, seppure in qualche modo si salva e mantiene un buon margine per chiudere nei dieci a fine Tour. Resto dell’idea che un corridore così dovrebbe andare in fuga in montagna per provare a vincere tappe e maglia a pois.

JOHANNESSEN 4 Ormai è ufficiale: il norvegese della Uno X-Mobility non ha nelle gambe la forza per ripetere il sesto posto finale del 2025 e allora si sfila, crolla in classifica e si risparmia perché di sicuro lo vedremo in fuga in montagna. A questo punto l’obiettivo è dichiarato: vittoria di tappa, che lo sbloccherebbe, visto che non coglie un successo da quasi tre anni. Non gliene va bane una: salta in classifica, si becca multa e penalità di 20” in classifica, la notte prima col fratello è costretto, dalle condizioni dell’hotel, a dormire in terrazza…

DEL TORO 3 Uno dei due grandi sconfitti di giornata. Anche lui nel terzo atto di tappa riesce a non perdere troppo, ma è il suo primo giorno duro al Tour. Resta in piena lotta per il podio, ma nel fine settimana serve un Torito diverso, perché il livello dei suoi avversari è alto e con ieri il distacco dal terzo posto è salito a oltre un minuto.

DISCESA DEL PUY MARY 2 Stretta, pericolosa, senza essere stata messa in sicurezza, con l’asfalto rivedibile e le macchine parcheggiate in curva. Cadono, almeno tra quelli che abbiamo visto, Pidcock, Harper e Jorgensen. Il primo, per fortuna, senza conseguenze, ma poteva andare peggio. Gli altri due, malconci. UCI, ci sei?

VINGEGAARD 1 La grande delusione di questo Tour. Nel finale si fa staccare da tutti i suoi avversari nella volata per il secondo posto. Appare stanco e demotivato. Non solo non tiene Pogačar, comprensibile, ma non riesce a dare un metro a nessuno tra Evenepoel, Lipowitz, Ayuso, Skjelmose e Seixas. Peggior Vingegaard mai visto al Tour, all’indomani di quella dichiarazione in cui racconta di essere stato vicino, lo scorso anno, al ritiro dall’attività agonistica. Il problema è che ora, contro ogni pronostico, dovrà sudarsi quel secondo posto che fino a poche ore prima sembrava già scritto.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 9

CHI NON HA SEGUITO LA TAPPA IN DIRETTA 10 Dai, su, siamo seri. Domenica di luglio: ste giornate non ce le torna indietro nessuno, quindi piuttosto che sorbirsi chilometri di Tour de France in cui fondamentalmente il meglio è la volata finale tra i fuggitivi, o nel caso specifico di ieri l’attacco sull’ultimo strappo di van der Poel, e che si può benissimo rivedere in serata, uscite, andate al mare, in montagna, in giro con gli amici e/o la famiglia. Cena fuori rientrando e poi prima di buttarsi a letto ci si rivedono i momenti salienti.

VAN DER POEL 9 Chirurgico, va all’attacco e vince quasi in scioltezza la volata dopo aver scremato definitivamente il gruppo in uno dei tratti più duri della tappa, mostrando, se non la gamba, almeno l’attegiamento dei giorni migliori e il suo senso tattico arrivato ad alti livelli con gli anni. In un colpo solo salva il bilancio di un Tour della Alpecin finora negativo per via delle volate di Philipsen che non funzionano. Ora, come squadra, potranno affrontare le prossime due settimane con un peso in meno, con van der Poel che si è liberato e punta tutto su Parigi.

JOHANNESSEN (E LA UNO-X MOBILITY) 8 Tobias Halland, chiaramente. Per poco non riesce a uscire dalla ruota di van der Poel e a batterlo, sarebbe stato uno scalpo da agitare sul palco tipo Piero Pelù un paio di sere fa. La sua rimonta in classifica passa da giornate come queste – anche se ieri ha guadagnato poco – ed è impressionante come la squadra norvegese riesca ad avere a ogni tappa un capitano diverso capace di arrivare molto vicino a un successo di giornata. Tra Giro e Tour fanno, con ieri, 1 tappa vinta e 4 secondi posti, più la maglia gialla vestita da Træen e un’attitudine da top team. Ruolino da squadra di vertice.

PEDERSEN 7 Fuoriclasse assoluto, merita di vestire la maglia verde e di portarla fino a Parigi. Il sistema di punteggi lo penalizza, infatti il vantaggio su Girmay e Merlier è risicato, e a differenza degli altri velocisti è costretto a tenere duro anche in tappe impegnative come quella di ieri. Non che gli dispiaccia farsi il mazzo tanto.

BAUDIN E PIDCOCK 6 Arrivano a giocarsi la tappa con pensieri differenti. Baudin sa di essere battuto, ma sta bene e avrà altre occasioni, magari su percorsi più duri, Pidcock con l’idea di potersela giocare, ma si porta dietro un problema al cambio da diversi chilometri e si deve accontentare del podio (virtuale) di giornata. Li rivedremo all’attacco, Baudin per far gioire i tifosi di casa, Pidcock per le nut sisters, magari già martedì sul Massiccio Centrale.

GANNA 5 Come la posizione finale al termine della tappa. Voto basso più per la (nostra) frustrazione, per aver compreso come il corridore della Netcompany INEOS stia vivendo l’anno migliore della sua carriera, però non riesca a capitalizzare, spesso costretto dalla squadra a lavorare per gli altri, a volte inutilmente. Uscire senza una tappa da questo Tour, vista la condizione, sarebbe un peccato.

SIMMONS 4 Ci risiamo, sembra di rivedere il film del 2025: straripante a tratti, poi gli manca sempre qualcosa nel finale, come accaduto ieri quando manca l’aggancio sull’attacco di van der Poel e vede sfumare la possibilità di giocarsi la tappa.

HEALY 2 Che sta succedendo a uno dei corridori più spettacolari del gruppo? Si stacca a ogni tappa, non si hanno notizie se non che era stato poco bene al Delfinato, ma prima del Tour annunciava di essersi allenato benissimo ugualmente, di aver recuperato e di arrivarci con una delle migliori condizioni in carriera. pensate se fosse arrivate fuori forma.

FRANCIA 0 Come le vittorie di tappa a questo Tour per la nazione ospitante che quest’anno si presentava con tantissima qualità e diverse speranze. Ieri nella fuga iniziale ce n’erano 5 su 13, ma alla prima scrematura gli resta solo Baudin. Eppure Valentin Paret-Peintre, Costiou, Braz Afonso e Jegat erano belle carte da giocare.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 8

MERLIER 10 Poco da aggiungere a quello scritto negli anni: Tim Merlier, in arte Il Mago, è uno dei più forti velocisti che abbia mai visto. Compirà 34 anni a fine stagione ciclistica, e questo fa specie; con l’ennesima dimostrazione di forza ed eleganza data ieri, si conferma, di diritto, per istinto killer con pochi simili, nel club dei Cavendish, Cipollini, Kittel, eccetera. Con ancora 4 volate, la maglia verde non è più un miraggio, sprint intermedi di Pedersen permettendo. Così come la possibilità di incrementare il suo bottino al Tour, perché, francamente, che uno così abbia vinto solo 5 volte in Francia, stride.

LEFEVERE 9 Entrata a gamba tesa degna del miglior Vinnie Jones, al solito senza mezzi termini: «Mi dispiace, ma era scritto nelle stelle Ho lavorato con Remco per sette anni, quindi credetemi, è il maschio alfa per eccellenza: ‘Io, me stesso, me’. Una leadership condivisa? Non nella sua testa. Se questo suona duro: mostratemi un capitano, un vero capitano, che non sia fatto così. Chiedere è ovviamente un diritto, ma se Lipowitz debba acconsentire è un’altra questione. In ogni caso, non mi sembra il tipo di compito che si adatti bene alle sue qualità. Lo conosco, quindi so che fa questo tipo di conti nella sua testa. Ma è giusto? In gara si fa sempre qualcosa per ricevere qualcosa in cambio in seguito, ma in questo caso una cosa è una cosa e l’altra è un’altra. Remco non avrebbe dovuto dirlo in modo così esplicito. Se volevi lasciare la nostra squadra per uno stipendio sicuramente migliore e, chissà, magari anche un supporto migliore, allora questo fa un po’ parte del gioco. Da noi eri sempre e ovunque il primo e unico leader. Una squadra tedesca non permetterà certo a un tedesco che si è classificato terzo al Tour di giocare un ruolo secondario l’anno successivo». (da https://cyclingpro.net/)

SLOCK 8 A lui, più che ai suoi pur bravi compagni di fuga (Otruba, che già ci aveva provato e Guernalec). Il belga, che qualche settimana fa ha vinto cadendo il Gp Gippingen, prova a fare uno sgarbo alle squadre dei velocisti che – come leggete sotto in queste pagelle – non saranno state troppo contente. Speriamo che prima o poi uno di questi braccio di ferro tra piccole fughe senza speranza e gruppo possa avere un esito diverso, magari dalla prossima settimana in poi, quando le energie inizieranno a calare per tutti.

GIRMAY 7 Solidissimo, ancora, lui che non sarebbe nemmeno un velocista puro, ma al Tour sale di colpi fino a trasformarsi. Sesto, terzo e secondo su tre volate finora e piena lotta per la maglia verde. Non fosse che Pedersen è forse il più forte interprete tra i candidati alla classifica a punti nel prendere le fughe, avremmo un nome su cui scommettere per la vittoria finale grazie alla capacità di essere così regolare tra sprint intermedi e volate finali.

BITTNER 6 Miglior volata a questo Tour, quinto, che avvicina il quarto posto dell’anno scorso. Velocista giovane, in crescita, da qui ai prossimi anni avrà tante altre possibilità per provare a vincere una tappa al Tour. Unica luce finora in una stagione disastrosa per la sua squadra, il Team Picnic PostNL.

KANTER 5 Per contro, Kanter fa la sua peggiore volata delle tre, chiude nono, e perde l’abbrivio nella lotta alla maglia verde, ritornando a ottenere piazzamenti che più si addicono al suo status che, tuttavia, in questa edizione di Tour de France è decisamente salito.

KOOIJ 5 Meglio del giorno prima, ma anche lui viene umiliato da Merlier e per salire sull’ideale podio di tappa (terzo dietro il belga e Girmay) deve sgomitare quasi ai limiti della regolarità. Ghepardesco, ma un po’ spuntato.

PHILIPSEN 2 Jasper Philipsen, Mathieu van der Poel e, in generale, la sua squadra, sono ormai clienti abitudinari dei bassifondi della pagelline di questo Tour. Eppure, fanno di nuovo tutto bene fino a quando parte van der Poel, che non riesce a portarlo fuori così come successo altre volte, fino a quando il nederlandese si sposta e Philipsen sembra sbattere contro un muro di difficoltà e gambe imballate. Due quinti e un quarto posto per altri corridori sarebbero le volate della vita, non per lui, arrivato al Tour con ben altre ambizioni. Irriconoscibile.

IL GRUPPO 0 Ho letto che la squadra di van der Poel e Philipsen sarebbe stata una di quelle andate a lamentarsi con i Lotto perché avere Veistroffer in fuga gli fa fare più fatica del dovuto per andare a riprenderlo. Poveri tatoni, mi viene da piangere per loro. Ieri Veistroffer non è andato in fuga, chissà come mai. Bell’ambientino il gruppo.


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