Il Monumentale del Tour de France 2025

Esterno.

Un corridore, con la maglia bianca e tutta una serie di strisce colorate che fanno il giro del busto, ciuffi biondi che escono dal casco, sta forzando l’andatura senza mai alzarsi sui pedali.

Stacco dell’inquadratura.

Primo piano.

A ruota del ragazzo biondo c’è un altro ragazzo anch’esso biondo, con la maglia giallonera. Dal suo casco non escono ciuffi, ma sul viso una smorfia di dolore. Sta provando di tutto per resistere al forcing dell’avversario.

Dissolvenza.

Questa sarà l’immagine che vedremo al Tour de France 2025? Questo è - più o meno - ciò che abbiamo visto spesso negli ultimi anni e che ci porta alla vigilia della partenza della Grand Boucle da Lille, nord della Francia, e alla sfida numero cinque tra il danese e lo sloveno. Il conto vede Pogačar con tre Tour de France vinti e Vingegaard “fermo” a quota due: sono esattamente le ultime cinque edizioni della corsa, anche se a livello di scontri diretti c’è perfetta parità, così come, si potrebbe dire, l’avvicinamento è stato simile in passato: come Pogačar arriva nel 2022 a seguito di un infortunio che ne condizionerà in qualche modo la corsa, anche Vingegaard lo scorso anno subisce un infortunio (ancora più grave) che non gli permette di stare - al tour - al passo di quello che è uno dei più grandi corridori della storia, lui che forse, di questa storia di ciclismo, è uno dei più grandi scalatori. Almeno degli ultimi decenni. Quest’anno ci sono arrivati entrambi facendo quello che si erano prefissati, anche se, al Delfinato, Pogačar ha spaventato tutti, di nuovo, dimostrando di essere (nettamente) più forte. La sfida è servita e coinvolge loro due per la maglia gialla finale, salvo intoppi sotto forma di cadute e malanni e non ci sono Remco Evenepoel o João Almeida - chi scrive lo dice con la morte nel cuore - che possano tenere o solamente arrivarci vicino. L’estate in cui ci siamo calati è una sfida esclusiva tra quei due lì.

ANALISI CORRIDORI E SQUADRE

FAVORITI

Si parte proprio dai due vincitori delle ultime cinque edizioni e dalle loro squadre. Da una parte l’UAE Team Emirates e dall’altra la Visma | Lease a Bike. Entrambi due squadroni costruiti per sostenere nel modo quasi più assoluto il proprio capitano, con poche licenze e qualche piano B.

La squadra emiratina sarà per sette ottavi identica a quella delo 2024 (c'è Narvaez al posto di Ayuso). Intorno al campione del mondo c’è forse la miglior seconda punta possibile: João Almeida. Quest'anno, conquistando Paesi Baschi, Romandia e Svizzera, se non ha visto impennare le proprie quotazioni come migliore -o quasi- corridore al mondo per le gare a tappe, dietro a quei due, poco ci manca. Sarà qualcosa in più di una seconda punta? Oppure qualcosa meno? (Il miglior gregario possibile). È lui stesso, in prima persona, a sbrogliare il campo da ogni equivoco. Ha già dichiarato che al Tour sarà al 101% in aiuto di Pogačar. E che aiuto: standogli il più vicino possibile non arriverà molto lontano dal podio. Già lo scorso anno chiuse quarto. Adam Yates, quasi impalpabile nel lavoro di gregario al Giro, per essere qui avrà dato garanzie di supporto come accaduto nel 2024: sarà preziosissimo in salita e si alternerà con Pavel Sivakov e Marc Soler. Jhonatan Narvaez e Tim Wellens spianeranno la strada nelle fasi convulse, in quelle tappe della prima settimana molto adatte ai corridori da corse di un giorno, Nils Politt, tuttofare, sarà fondamentale soprattutto in pianura. Tutti questi sette corridori, anche quelli con caratteristiche meno spiccate da scalatori, hanno dimostrato nel passato anche recente di essere pedine importanti quando la strada sale. Squadra che fa paura: una delle più forti mai viste al Tour.

Fa tremare anche la Visma | LAB, la quale, ma, non solo per la differenza tra i due capitani, sembra avere qualcosa di meno degli avversari in bianconero. Edoardo Affini e Victor Campenaerts avranno il ruolo di coprire i capitani in pianura dove saranno chiamati perlopiù a tirare. Wout van Aert e Tiesj Benoot, invece, vestiranno i panni dei più classici dei tuttofare, quelli utili a ogni occasione, persino in salita. Da verificare anche lo stato di forma di van Aert e la possibilità di tanto in tanto, magari, di giocarsi le sue carte in qualche tappa (ce ne sarebbero diverse nei primi 10 giorni, adatte anche a lui), sfidando l’eterno rivale van der Poel. Sepp Kuss, Simon Yates e Matteo Jorgenson, invece, in ordine di vicinanza al proprio capitano, saranno le spalle di Vingegaard, saranno quelli che tireranno in salita, sì, ma che potrebbero avere un ruolo determinante dal punto di vista tattico, sarà importante per le sorti della corsa che stiano il più tempo possibile in alta classifica.

Abbiamo voluto fare un gioco, una sfida tra gli 8 componenti, una sorta di testa a testa per caratteristiche, ne è venuta fuori questa cosa:

Pogačar vs Vingegaard = Pogačar
Almeida vs Jorgenson = Almeida
Adam Yates vs Simon Yates = Simon Yates
Sivakov vs Benoot = Benoot
Narvaez vs van Aert = van Aert
Soler vs Kuss = Kuss
Wellens vs Campenaerts = Wellens
Politt vs Affini = Politt

LA LOTTA AL PODIO

La prima valida alternativa ai due, che viene in mente, a parte quelli che Pogačar e Vingegaard potranno ritrovarsi in casa, o, se vogliamo metterla giù diversamente, il primo favorito per il terzo posto sul podio, è, di logica, Remco Evenepoel. Il campione belga e olimpico in carica ed ex campione mondiale è chiamato nuovamente alla sfida più complicata della sua carriera: tenere testa a quei due lì provando a insidiarli in salita. Difficile, non impossibile, ma complicato. Molto complicato. In salita, Evenepoel avrà sempre qualcosa in meno di loro due a necessiterebbe di un centinaio di km in più di cronometro per provare ad avvantaggiarsi in qualche maniera. Di fianco a Remco, la Soudal Quick Step porta: Ilan Van Wilder, che potrebbe anche provare a difendersi in classifica, il redivivo Maximilian Schachmann, uno dei migliori scalatori del gruppo, Valentin Paret-Peintre, e una garanzia di rendimento come quella che offre sempre e su tutti i terreni Mattia Cattaneo. Pascal Eenkhoorn ricoprirà, invece, il ruolo di tuttofare.

Un gradino sotto inseriamo il duo Red Bull-BORA-hansgrohe. La squadra di matrice tedesca pareva potesse puntare principalmente su Primož Roglič, ma, viste la crescita stagionale, vede le quotazioni di Florian Lipowitz in grande ascesa. Ai due, che difficilmente potranno dare fastidio ai favoriti, ma potranno ambire al podio, si va ad aggiungere Aleksandr Vlasov reduce da una stagione finora complicata, la più difficile a livello di risultati e piazzamenti da diversi anni. Il corridore russo sarebbe altrimenti uno dei corridori più forti e regolari in salita, sia per dare una mano ai capitani che per provare a ottenere risultati in prima persona. Per lavorare in pianura, oltre alle ruote veloci di cui parleremo dopo, anche Gianni Moscon, ormai riciclato in affidabilissimo uomo della prima ora di corsa.

OUTSIDER

Lunga la lista dei corridori con ambizioni da top ten e pronti anche ad approfittare di passi falsi da parte di chi arriva con credenziali maggiori (e magari malanni o soprattutto cadute, occhio quest’anno che, con una prima parte di Tour che non farà troppa selezione, il rischio di una corsa vecchio stile condizionata dalle cadute è concreta): li citiamo un po’ in ordine sparso.

Ben Healy è il capitano della EF Education EasyPost per la classifica: il folletto irlandese, per come si muove in bicicletta pare uscito da uno spot per l’assenzio, punta a un buon risultato in classifica, ma sarà anche capace di riciclarsi per provare a vincere una o più tappe. Corridore spettacolare, guida la squadra di Vaughters insieme a Neilson Powless: anche l’americano correrà in bilico tra una buona classifica o - più verosimilmente - una vittoria di tappa in montagna.

La Decathlon AG2R La Mondiale ci riprova con Felix Gall dopo l’8° posto del 2023 e il più deludente (per le ambizioni alla vigilia) 14° dello scorso anno: il corridore austriaco tenterà nuovamente l’assalto alla top ten. Non sarà facilissimo, stagione di alti e bassi la sua, anche se gli ultimi risultati nelle corse a tappe (5° al TotA e 4° al Giro di Svizzera) fanno ben sperare. In salita, la squadra francese porta Clément Berthet e Aurelien Paret-Peintre i quali andranno anche, per forza di cose, viste le qualità, a caccia di una bella tappa tra la seconda e la terza settimana, mentre Bruno Armirail e Stefan Bissegger a parte la crono iniziale dove ambiscono a un piazzamento nei dieci, daranno una mano su tutti i terreni (Armirail anche in salita, Bissegger soprattutto in pianura) e si getteranno in qualche fuga.

Squadra molto competitiva la Movistar in cui Enric Mas è il capitano (i più arguti, leggendo il suo nome, penseranno che correrà il Tour in funzione Vuelta), ma Pablo Castrillo, Ivan Romeo ed Einer Rubio sono tre corridori di alto profilo sia per dare una mano al capitano in salita, sia per provare a tenere duro e fare la propria classifica, sia per testarsi e magari andare a vincere in fuga una bella tappa. Ivan Romeo, oltretutto, arriva in Francia in un momento magico di condizione, dopo aver conquistato una tappa al Delfinato e il titolo di campione nazionale con quello che ormai sta diventando il suo marchio di fabbrica: l’attacco nel finale dopo gara dura. Nelson Oliveira, Will Barta e Gregor Mühlberger saranno veri e propri gregari sia in pianura che in montagna.

Le ambizioni di classifica della Cofidis saranno ben poche e tutte sulle spalle di Emanuel Buchmann che in passato ha colto un sorprendente 4° posto al Tour 2019 avvicinato poi soltanto da un 7° posto al Giro 2022. Negli ultimi anni ha combinato poco. Restando sulle squadre francesi, invece, molto più interessante il terzetto dell’Arkéa, squadra all' ultimo Tour de France della propria (breve) storia, composto da Kévin Vauquelin, Raul Garcia Pierna e Cristian Rodriguez. Con qualità e caratteristiche differenti, tutti e tre i corridori possono provare a fare classifica o in alternativa vincere una tappa, cosa per altro riuscita lo scorso anno al francese, tra i pezzi più ambiti del prossimo mercato e che sicuramente si metterà in luce e proverà ad essere un possibile outsider per l’alta classifica.

La INEOS-Grenadiers si affida a Carlos Rodriguez: sul giovane spagnolo c’è molta meno attesa che in passato, ma se dovesse trovare la condizione smarrita da un po’ di tempo, diventerebbe un corridore buono per un piazzamento tra la quinta e l’ottava posizione. Di fianco a CRC la squadra è molto solida: troviamo Geraint Thomas, all’ultimo Tour de France della carriera e già arrivare a Parigi sarebbe un grande risultato, Thymen Arensman, alla ricerca del riscatto dopo un Giro d’Italia caratterizzato da una brutta caduta che ne ha precluso la possibilità di chiudere nei piani alti della classifica, e Tobias Foss, che sembra aver ritrovato lo smalto perduto. Tutti e due si potrebbero inserire nella tonnara per un posto in classifica a ridosso della top ten. Insomma, una squadra di alto livello che cerca solo il capitano (un po’ smarrito per via di cadute e malanni).

La Lidl-Trek ha altre mire rispetto alla classifica (ci arriviamo dopo), ma uno come Mattias Skjelmose Jensen va sempre tenuto in considerazione. Vero che il danese quest’anno (si può dire in tutta la sua carriera) ha alternato grandi prestazioni a tonfi (soprattutto causati da malanni e cadute) altrettanto rumorosi, ma il suo obiettivo al Tour oltre a una tappa sarà quello di provare ad avvicinare il 5° posto ottenuto alla Vuelta 2024, finora abbondantemente suo miglior risultato nei (soli) tre GT corsi in carriera.

Groupama FDJ, dopo il forfait di uno smarrito Gaudu, punta su Guillaume Martin, efficace regolarista, capace come pochi di fare classifica entrando in fuga, mentre il Team Picnic PostNL prova a tastare il polso a Oscar Onley. Il giovane britannico finora ha reso pochissimo nelle grandi corse a tappe soprattutto rispetto a quanto riesca ad essere più adeguato e continuo nelle brevi. Potrebbe essere una sorpresa da prime dieci posizioni e magari, visto il discreto spunto veloce negli arrivi che tirano all’insù, provare a piazzarsi (bene) in qualche tappa della prima parte di Tour, ce ne sono di diverse molto adatte alle sua caratteristiche. Di fianco a lui, quando la strada sale, troveremo Frank van den Broek, l’olandese quest’anno non sembra migliorato rispetto alla passata stagione, ma è tutta la squadra che sta faticando, avrà, tuttavia, licenza di andare (spesso) in fuga e  mostrare la sua grande attitudine a stare chilometri e chilometri faccia al vento. In salita ci sarà anche Tim Naberman, gregario.

Messe decisamente meglio in chiave classifica Team Jayco AlUla e Bahrain Victorious. Gli australiani puntano molto forte su Ben O'Connor, corridore che non ha certo bisogno di presentazione, ma giusto di due parole. Quando è in forma - non accade spesso - quando è ben focalizzato sull’obiettivo, è uno dei corridori più forti nelle corse a tappe: due quarti posti (uno al Giro e uno al Tour), un secondo e un settimo posto alla Vuelta, con vittorie di tappa in tutte e tre le corse lo dimostrano. Squadra solida di fianco a lui, con il connazionale Luke Plapp che punterà anche a una tappa dopo averla vinta al Giro ed Eddie Dunbar, uno che ha chiuso in top ten il Giro e l’ha sfiorata alla Vuelta 2024, dove ha pure vinto due tappe in fuga. Bahrain, invece, ha già dichiarato che su Lenny Martinez non ci sarà pressione per la classifica, ma punterà forte alle tappe -  se andrà in fuga in montagna diventerà automaticamente il favorito di giornata, - classifica che invece curerà Santiago Buitrago. Il colombiano non arriva dalla migliore stagione in carriera, anzi, ma punta a migliorare il decimo posto ottenuto nel 2024. A supporto dei due, in salita ci saranno gli australiani Robert Stannard e Jack Haig.

La XDS Astana potrebbe o dovrebbe puntare su Harold Tejada per la classifica, ma il colombiano è uscito con le ossa della mano rotte dal Delfinato: da valutarne le condizioni. In alternativa potrebbero provare a curare la classifica due corridori tanto talentuosi quanto indecifrabili e discontinui come Clément Champoussin e Sergio Higuita, facile però che entrambi trovino più spazio nelle fughe o nei piazzamenti di tappa che in un'ipotetica classifica finale.

Capitolo squadre invitate: l'Uno X Mobility ha Tobias Halland Johannessen come corridore molto interessante per la classifica. Il norvegese finora, nei due Tour disputati, ha avuto alterna fortuna, sfiorando tappe, ma restando lontano in classifica, di recente però è parso maturo per provare a fare il salto e tenere duro. In salita al momento non sono moltissimi quelli più forti di lui che in passato è stato capace di vincere l’Avenir. Di fianco a lui il fratello gemello Anders Halland Johannessen che arriva dalla migliore stagione tra i professionisti e Andreas Leknessund, il quale sarà un corridore molto temibile anche in fuga nella tappe di media e alta montagna.

Lotto con Lennert Van Eetvelt per la classifica generale, anche se il giovane belga finora, nelle sue brevi apparizioni nei GT, ha raccolto più risultati parziali - piazzamenti di tappa e vittorie sfiorate - che finali (su due GT corsi ha un 35° e un DNF entrambi collezionati alla Vuelta). Quando la strada sale, però, sa essere tra i più competitivi del gruppo. Di fianco a lui la squadra porta l'argentino Eduardo Sepulveda, uno dei veterani del gruppo e l’australiano Jarrad Drizners, per il resto i belgi saranno votati all’attacco e agli sprint.

Team TotalEnergies con Steff Cras come uomo per la classifica. Il belga è un grande regolarista che, senza cadute, in carriera avrebbe sicuramente ottenuto qualche DNF in meno e piazzamento in più. Lo scorso anno ha chiuso 16° al Tour e punta a migliorare quel risultato, prima di congedarsi (andrà in Soudal Quick Step?). Da tenere d’occhio in salita Matteo Vercher che quest’anno ha fatto un buon salto di qualità, anche se difficilmente lo vedremo tenere duro in classifica generale. IPT punta forte sull'esperienza di Aleksej Lutsenko capace, un po’ a sorpresa, di tirare fuori un 7° e un 8° posto al Tour (2021 e 2022) e di vincere anche una tappa nel 2020. Di fianco a lui ammireremo la crescita di Joe Blackmore, tra i prospetti più interessanti per le corse dure del calendario, ancora da capire se potrà diventare un fattore anche nelle classifiche dei grandi giri. Chi lo è stato in passato - o almeno c'ha provato - e ora si avvia verso la fine della carriera, ma vuole lasciare il segno, è, invece, Michael Woods a cui per certi versi Blackmore assomiglia. Woods cercherà al suo solito di provare a vincere una tappa come gli è riuscito al Tour nel 2023 e alla Vuelta nel 2020 e nel 2024.

Infine la Tudor Pro Cycling Team che avrà diversi obiettivi parziali, ma per la classifica non vorrà di principio contraddire le idee di Michael Storer. L’australiano al Giro ha un po’ deluso, chiudendo al 10° posto con un 6° di tappa come miglior risultato: proprio come l’anno prima. Mentre di lui si possono apprezzare maggiormente le doti di fantasia che lo hanno portato in carriera a vincere poco, ma bene (tappe alla Vuelta, alla Parigi-Nizza, il TotA attaccando da lontano). Immaginiamo che, dopo il primo giorno di riposo, a seconda di dove si troverà in classifica, inizierà a fare progetti differenti oppure a mantenere il disegno originario.

VELOCISTI, CACCIATORI DI TAPPE

Per le volate tre prìncipi ognuno coi suoi princìpi: Tim Merlier è l’eleganza, arrivato nel momento migliore della sua carriera, sarà l’uomo da battere. Di fianco a lui ci sarà il fedelissimo Bert Van Lerberghe, tra i migliori pesci pilota del gruppo e amico fraterno del campione europeo.

Jonathan Milan è la forza bruta. Parte con le stesse possibilità del belga, più o meno, forte anche di una vittoria importante ottenuta di recente al Delfinato dove ha potuto affinare la condizione. Parte, però, con un treno nettamente superiore a tutta la concorrenza. Jasper Stuyven, Edward Theuns e Simone Consonni sono il meglio in circolazione in questo momento, se poi a questi nomi ci aggiungi anche Quinn Simmone e Toms Skujiņš per mettere in fila il gruppo qualche chilometro prima, si capisce la dimensione della squadra in ottica volate di Milan. Stuyven, Simmons e Skujiņš saranno corridori che vedremo bene in fuga in diverse tappe e proveranno a ritagliarsi qualche soddisfazione personale. Chiude la selezione della squadra americana Thibau Nys. Il belga, all’esordio in un grande giro, è una delle maggiori alternative a Mathieu van der Poel in tutte (le tante) tappe della prima settimana per puncheur.

Il terzo velocista è Jasper Philipsen: talento, velocità, istinto vincente e un po’ di sana indisciplina fanno di JP un uomo da temere sotto diversi aspetti. Il velocista della Alpecin-Deceuninck avrà di fianco Jonas Rickaert, Kaden Groves, uno che potrebbe fare le volate da solo e rischierebbe di vincerle anche contro avversari come quelli presenti al Tour e soprattutto Mathieu van der Poel. Che van der Poel sarà? Quello timidino per la gloria personale ed esclusivamente ultimo uomo di grandissimo livello per Philipsen o lo vedremo (anche) cercare vittorie di tappa in successione in questo avvio di Tour adattissimo a lui? Nei primi dieci giorni di corsa abbiamo segnato almeno quattro tappe su misura per lui che arriva da un Delfinato corso ad alti livelli. Ce lo immaginiamo lanciare la sfida ai suoi amici e rivali Pogačar ed Evenepoel, ai suoi eterni avversari, van Aert o al nuovo che avanza, Nys, Grégoire, Laurance, giusto per fare qualche nome tra i corridori più esplosivi al via. Gli altri Alpecin: Silvan Dillier è tra coloro che vedremo di più in testa al gruppo nelle prime fasi di gara, Xandro Meurisse, oltre a lavorare per gli altri, inseguirà un successo in fuga, magari in una tappa di media montagna, Gianni Vermeersch potrà essere ombra dei due capitani, ma con licenza di colpire in una fuga e infine ci sarà l'esordio in un grande giro di Emiel Verstrynge. Non il più giovane al via come carta d’identità, ma ancora con poca esperienza, il classe 2002 Verstrynge, che si difende sia sul passo che in salita, è uno dei corridori da seguire con maggiore attenzione in questa corsa per capire se un giorno potrà diventare un fattore per le corse a tappe.

Dietro i tre velocisti come non citare Bini Girmay che giusto dodici mesi fa usciva dal Tour come re delle volate - un po’ a sorpresa - vincendo tre tappe e la maglia verde. Il successo in Francia a Villeneuve-sur-Lot (terzo in ordine di tempo) è l’ultima volta in assoluto cui il corridore eritreo ha alzato le braccia al cielo al traguardo e in generale è chiamato a questo Tour per salvare la sua squadra da una stagione semi disastrosa che all'improvviso la vede sprofondare, con il rischio, persino, di perdere la licenza World Tour. Hugo Page, Laurenz Rex, Vito Braet e Roel van Sintmaartensdijk, compongono il treno di Girmay al quale manca, rispetto allo scorso anno, una pedina fondamentale come Teunissen. Jonas Rutsch cercherà visibilità anche in qualche fuga, magari in tappe non troppo impegnative, mentre Georg Zimmermann, fresco vincitore del campionato nazionale tedesco e Louis Barrè, possono inserirsi nelle azioni da lontano nelle tappe più impegnative con Barré che punta a qualche piazzamento anche nella prima settimana sui percorsi vallonati.

Jordi Meeus è il velocista della Red Bull-BORA-hansgrohe, il belga può dire la sua anche a gruppo sgranato, ma occhio a Danny van Poppel che, sulla carta almeno, è il suo ultimo uomo, ma che è capace di prendere licenza e cercare gloria personale. Di recente ha conquistato il campionato nazionale olandese battendo allo sprint uno come Olav Kooij: gran biglietto da visita. Mick Van Dijke e Laurence Pithie formeranno il treno, ma cercheranno anche loro di dare una zampata a livello personale in qualche tappa. Tutti questi corridori dovranno, però, tenere un profilo adatto alle ambizioni di classifica dei propri capitani, e probabilmente li vedremo spesso sacrificati per tirare fuori dal pantano del gruppo Roglič, Lipowitz e Vlasov.

Bryan Coquard guida la Cofidis in volata, la squadra francese, in bilico nella zona calda della retrocessione nel Pro Tour, cerca punti pesanti anche da Alex Aranburu, capace di piazzarsi un po’ ovunque, se in forma anche in fuga in montagna, Ion Izagirre, che ha il meglio alle spalle, ma una tappa proverà a vincerla in salita, Dylan Teuns, tra i corridori da seguire sugli arrivi che tirano all’insù dei primi giorni, ma occhio a lui anche in fuga in alta montagna, mentre Alexis Renard, resistente e veloce, proverà a essere alternativa a Coquard negli sprint di gruppo non troppo numerosi. Damien Touzé sarà il portaborracce della squadra, Benjamin Thomas punta forte a vincere una tappa, magari in una fuga in una tappa non troppo impegnativa altimetricamente.

Velocista francese in squadra francese è anche Arnaud Démare per la Arkéa B&B Hotels. Démare potrà contare sull’esperienza di Amaury Capiot e Clément Venturini, questi due possono cercare anche un piazzamento nelle tappe più mosse. Mathis Le Berre è corridore che aiuterà la squadra sia in gruppo che in fuga, dove vedremo spesso Ewen Costiou, uno che una tappa può anche portarla a casa.

A proposito di giovani: vedremo che livello hanno raggiunto in una corsa di tale importanza e con avversari di grande spessore, due interessantissimi velocisti del Team Picnic PostNL, altra squadra alla ricerca di punti salvezza. Tobias Lund Andresen, soprattutto, ma anche Pavel Bittner, avranno l'arduo compito di essere tra le maggiori alternative dei velocisti più forti della corsa. La squadra neerlandese punta sull'esperienza e su qualche moto d'orgoglio da parte di Warren Barguil, da troppo tempo fuori dai radar, ma che magari sentendo l'aria della corsa che lo ha lanciato e consacrato, ormai tanti anni fa, potrà lanciarsi in fuga provando a vincere una tappa. Sean Flynn e Niklas Markl daranno una mano perlopiù in pianura o nel lavoro di posizionamento nei finali di corsa.

Ci aspettiamo scintille dall’EF Education EasyPost, squadra votata all’attacco e che nei grandi giri difficilmente sbaglia i tempi, ma con una punta molto interessante per gli sprint più difficili come Marijn van der Berg: il neerlandese proverà a inserirsi negli ordini d’arrivo in almeno sette delle dieci tappe che portano la carovana al primo giorno di riposo. Alex Baudin, oltre al già nominato Powless, cercherà fortuna nella frazioni impegnative con Harry Sweeny, Kasper Asgreen e Michael Valgren tutti nel doppio ruolo di uomini squadra, ma capaci anche di provare a togliersi soddisfazioni personali nei modi più svariati, soprattutto in fuga. Infine presente Vincenzo Albanese che di recente al Tour de Suisse ha conquistato la più importante vittoria in carriera e qui al Tour de France cerca la giornata della vita: sfruttando le doti di velocità può anche lasciare il segno in una frazione.

Tra i corridori che punteranno subito, in apertura, a vincere una tappa, c’è sicuramente Romain Grégoire: veloce, esplosivo, resistente su salite brevi, il classe 2003 della Groupama arriva al Tour in grande forma (tappa vinta al Tour de Suisse in grande stile), con grandi aspettative e ha ancora il dente avvelenato per la sconfitta patita al campionato nazionale francese a opera di Godon. Cerca riscatto in questo Tour, occhio a lui sin dalla seconda tappa. Lewis Askey e Paul Penhoët sono le ruote veloci - ma anche resistenti - per le volate, Clément Russo, Quentin Pacher e Cyril Barthe lavoreranno sì per gli altri, ma non è escluso che possano provare la sortita personale su diversi terreni, mentre Valentin Madouas interpreterà la corsa a modo suo, come al solito, da battitore libero. Se in forma, l’ex campione di Francia potrà provare a vincere in diversi modi e anche a tenere duro per fare classifica.

Ivan Garcia Cortina è l’uomo veloce in casa Movistar, qualche piazzamento, anche nelle prime cinque posizioni di tappa è alla portata, mentre Phil Bauhaus sarà il velocista della Bahrain Victorious con Kamil Gradek membro del treno. Il tedesco è corridore che in passato ha vinto volate davanti a corridori più quotati: riuscirà a sorprendere tutti a questo Tour? Fred Wright e Matej Mohorič gli daranno una mano, ma inseguono anche una vittoria di tappa, seppure lo sloveno quest’anno appare lontanissimo parente del corridore ammirato in tutte queste stagioni.

Un bel trio veloce quello che presenta la XDS Astana, formato da Cees Bol, Mike Teunissen e Davide Ballerini. Ironia della sorte i tre sono più abili nel tirare le volate agli altri o nel piazzarsi - anche se Teunissen al Tour sorprese tutti qualche anno fa vincendo in volata la prima tappa del 2019 e vestendo la maglia gialla, battendo corridori come Sagan ed Ewan. Chissà, con tanti nomi al via e il caos delle volate, qualcuno di loro potrebbe pure fare la sorpresa. Ballerini, poi, è corridore che nei grandi giri spesso trova la gamba giusta per inserirsi in fuga anche nelle tappe impegnative: se qualcuna di queste arriva al traguardo e lui è dentro, può essere nome concreto per un successo di tappa. Occhio pure a Yevgeniy Fedorov, il kazako è veloce e resistente e, se trova la fuga giusta, un brutto cliente per tutti.

INEOS-Grenadiers è l'ultima squadra ad annunciare i partecipanti, presentando una maglia orrenda, ma tant'è . Per le tappe punta su Filippo Ganna (crono e qualche fuga), Axel Laurance, per le tappe mosse, anche quelle con dislivello nel finale e Sam Watson, fresco vincitore del titolo britannico, che si alternerà col francese nel gettarsi in volata. I tre hanno terreno a sufficienza per inventarsi qualcosa e farci divertire nella prima parte di corsa, cercando di rovinare i piani ai favoritissimi di tappa. Difficile vincere, visto il livello dei contendenti, ma la INEOS nei grandi giri riesce sempre a battere qualche colpo interessante. Con loro ci sarà anche Connor Swift, preferito a De Plus e Kwiatkowski. Il corridore britannico sta vivendo una delle migliori stagioni in carriera, darà una mano ai suoi, ma lo ritroveremo spesso anche in qualche fuga all'arrivo.

Dylan Groenewegen al Tour dello scorso anno ha vinto la sua ultima volata World Tour, ripetersi con tali rivali sarà difficile, ma è uno che ha qualità come potenza e velocità e buon supporto, Elmar Reinders, Luke Durbridge e il fedelissimo Luka Mezgec e resta uno degli outsider più temibili allo sprtin. Mauro Schmid, invece, sarà il corridore che vedremo più spesso nelle fughe con possibilità di arrivare al traguardo, tra quelli del team jayco AlUla e la sua presenza non sarà mai banale.

Arnaud De Lie arriva da una stagione complicatissima, ma ha il talento per provare pure a vincere una tappa, soprattutto quelle con gruppo più selezionato. Sébastien Grignard e Jasper De Buyst saranno ombra e piloti del giovane talento belga della Lotto, mentre Jenno Berckmoes e Brent Van Moer potranno anche ambire a un successo di tappa in qualche fuga, con il primo che potrebbe essere l’uomo di punta nei finali più complessi a gruppo selezionato e senza De Lie dentro.

Veloci sono anche Pascal Ackermann, Jake Stewart e Matis Louvel, che si divideranno gli arrivi di gruppo per la IPT. Occhio al corridore britannico che, pochi giorni fa, al Delfinato ha battuto, tra gli altri, anche Milan e van der Poel, al termine di una tappa impegnativa. Guillaume Boivin e Krists Neilands daranno una mano ai compagni di squadra, ma, soprattutto il lettone, proveranno anche a farsi vedere in fuga.

Decathlon AG2R La Mondiale ha nell'esperto Oliver Naesen, ma soprattutto nel giovane Bastien Tronchon gli uomini veloci: il giovane francese gioca a carte scoperte e vuole essere una delle sorprese al Tour negli arrivi a ranghi ridotti adatti a corridori esplosivi come lui. Squadra votata all’attacco e fatta da gente veloce e resistente la TotalEnergies. Thomas Gachignard è uno di quelli che potrebbe farsi conoscere attaccando spesso e su diversi terreni, stesso pensiero a riguardo avrebbero Alexandre Delettre e Mathieu Burgaudeau, pirati delle strade francesi che inseguono un bel successo di tappa cercando di mandare all’aria i piani del gruppo. Anthony Turgis potrebbe infilarsi in qualche volata a ranghi più o meno compatti, soprattutto negli arrivi più selettivi e si dividerà il compito con Emilien Jeanniére o meglio: ce li aspettiamo gettarsi entrambi allo sprint. Infine Jordan Jegat, caratteristiche abbastanza uniche, è corridore che si difende bene in salita ed è dotato di spunto veloce. Trovarselo in fuga potrebbe essere un guaio per molti avversari.

La Francia che va a caccia di tappe si affiderà anche (non soprattutto, ma un occhio di riguardo nei suoi confronti sempre ci sarà da parte di tutti, tifosi, avversari, addetti ai lavori) a Julian Alaphilippe. Il francese, da quest’anno con i colori rossoneri della Tudor Pro Cycling Team, si è mostrato brillante al recente Tour de Suisse e va a caccia di una tappa, senza se e senza ma. Non avrà l’esplosività di un tempo e i suoi avversari sono di livello stellare, ma la classe, quella, non svanisce: alzi la mano chi non si aspetta l’ennesimo colpo di coda del vecchio Julian. La squadra di Cancellara porta diversi corridori già vincitori di tappa al Tour e in generale nei grandi giri, alcuni in cerca di riscatto dopo una stagione opaca. Alberto Dainese è l’uomo di punta per le volate: il velocista veneto non attraversa un grande momento a livello di risultati e in Francia proverà a riacquistare la fiducia perduta. Buono il supporto per le volate: Matteo Trentin, Marco Haller, Marius Mayrhofer e Fabian Lienhard conoscono bene il loro mestiere e compongono un trenino che ha pochi rivali in gruppo. I primi tre, oltretutto, possono essere mine vaganti anche in fuga. E a proposito di fughe: Marc Hirschi dovrebbe essere il fiore all’occhiello della squadra, ma il talentuoso quanto discontinuo corridore elvetico sembra tornato indietro di qualche stagione fa quando all'improvviso ha smesso di sapere come si fa a vincere .

Chiudiamo il capitolo riguardante i tappisti del Tour con la Uno-X Mobility. Lasciato a casa Kristoff, ai suoi ultimi mesi in gruppo come corridore, la squadra norvegese arriva al Tour con grandi ambizioni. Dette quelle di Tobias Halland Johannessen per la classifica, con il gemello Anders e Leknessund di fianco in montagna, ma pronti pure a gettarsi in fuga nelle tappe di media e alta montagna,, la squadra norvegese propone Søren Wærenskjold per le volate di gruppo compatto, Magnus Cort nei plotoni che si sgranano sui finali vallonati, ma anche in fuga, Stian Fredheim per fare esperienza e sorprendere (nome che consiglio di seguire, veloce e molto adatto a diversi arrivi della prima settimana di corsa), anche se lo immaginiamo più propenso nel fare esperienza pilotando Wærenskjold, Marcus Hoelgaard, altro nome che troveremo spesso in fuga, si difende anche lui su diversi terreni e infine Jonas Abrahamsen. Nel 2024 è stato l’uomo più in fuga al Tour, ma in generale tra i corridori che hanno percorso più chilometri allo scoperto in tutta la stagione. Modo di correre che gli ha permesso di vincere la prima e sinora unica corsa in carriera alla Brussels Cycling Classic, di finire sul podio alla Dwars door Vlaanderen, di vestire per diversi giorni la maglia a pois al Tour, andando in fuga per sei tappe su diciannove in linea, sfiorando la vittoria a Bologna, secondo, battuto soltanto da Vauquelin. La stagione 2025 non è iniziata alla grande, tutt’altro, qualche difficoltà nel trovare la forma migliore, che, una volta ritrovata, ha subito smarrito a causa di un infortunio pochi giorni fa. Caduto e ritirato al Giro del Belgio con una clavicola rotta, Abrahamsen, idolo di molti, di chi scrive compreso, il giorno dopo era già sui rulli ad allenarsi con l'obiettivo di non perdere il tour. Ci sarà e già questa è una grande vittoria.

ITALIANI

Diciamolo chiaramente, con la presenza dei due migliori corridori del nostro ciclismo, non riuscire a tornare al successo dopo sei anni dall'ultima volta (Nibali nel 2019) , sarebbe l'ennesima sconfitta per l'Italia che pedala. Non che una vittoria di Milan in volata o di Ganna a crono (difficile), in fuga (ancora di più, ma dipende pure dalla fuga) o con un'azione da finisseur o puncheur, possa cambiare di una virgola il momento drammatico che coinvolge le due ruote azzurre. Al Tour de France le cose, poi, negli ultimi anni, non è che siano andate benissimo nemmeno per la classifica: Ciccone, 11° lo scorso anno, ha ottenuto il miglior risultato dopo il 12° di Cattaneo del 2021, un italiano non entra nei dieci da Caruso nel 2020 (10°), nei cinque da Aru nel 2017 (5°), sul podio da Nibali vincitore del Tour 2014 . Quest'anno non ci sfiora nemmeno l'idea di averne uno competitivo per la classifica o in generale in montagna.

Undici gli azzurri presenti, questi i loro compiti o obiettivi: Moscon (Red Bull-BORA-hansgrohe), Affini (Visma | Lease a Bike) e Cattaneo (Soudal Quick Step), gregari:  i primi due a inizio corsa, in generale in pianura, il terzo in montagna. Ganna (INEOS Grenadiers) proverà a vincere la sua prima tappa al Tour. A crono avrà la più agguerrita concorrenza possibile (a parte Tarling, assente), ma nel caso di buona condizione lo vedremo spesso in fuga o provarci in qualche finale nervoso. Milan e Consonni (Lidl-Trek), il primo punta a vincere più volate possibili, il secondo è il suo leadout, Dainese e Trentin (Tudor Pro Cycling team), il primo proverà a sorprendere allo sprint, il secondo è il regista di Cancellara (e Tosatto) in gruppo, aiuterà i suoi, ma non disdegnerà di provarci in qualche tappa. Velasco e Ballerini (XDS Astana): uno all'attacco e l'altro negli sprint ristretti, entrambi veloci e svegli da farsi trovare spesso in avanscoperta, potranno provare a vincere anche in fuga.

IL PERCORSO

Ventuno tappe, un inizio soft, anche se qualche arrivo stimola decisamente i puncheur. Due cronometro di cui una cronoscalata brevissima - sin troppo - ma davvero impegnativa. Nessuno sconfinamento fuori dalla Francia.

Classico transito (partenza in questo caso) a Pau, arrivo sui Campi Elisi, ma con passaggio a Montmartre che non è una commedia romantica di Jean-Pierre Jeunet, ma da ritenere un’aggiunta mediaticamente interessante, pur se superflua e che ha indignato diverse squadre. Cinque arrivi in salita con Mont Ventoux e Col De la Loze nell’ultima settimana, quest’ultimo vetta più alta della corsa con i suoi 2304 metri slm.

Si parte dal Nord da Lille: tappa per velocisti e con un occhio di riguardo… alle cadute. A Boulogne-sur-Mer, il secondo giorno, possono trovare ispirazione i corridori più esplosivi e col profilo alla van der Poel o lo stesso Pogačar. Certo, i velocisti che tengono di più potrebbero anche provare a difendersi nel finale.

Tappa 3 ancora volata, stavolta verso Dunkerque, magari pericolo ventagli, chissà, mentre la frazione numero 4, da Amiens a Rouen è simile alla seconda con un finale che fa su e giù e potrebbe sorridere ai puncheur. La Caen-Caen è la prima delle due cronometro di questo Tour. Una lunghezza media, 33km, quasi del tutto piatta e con qualche trabocchetto planimetrico. Le tappe sei e sette richiamano all’ordine ancora i puncheur, con finale per gente in forma, veloce, resistente ed esplosiva: sembra ancora una sfida tra uomini di classifica e classicomani, mentre le due tappe successive sono per i velocisti. La tappa dieci, prima del tanto agognato riposo, arriva nel giorno di festa nazionale francese e offrirà il primo assaggio di montagna. Seppure di media montagna, lungo i 165.3 km da Enenzat a Le Mont Dore, le insidie saranno diverse.

Dopo il riposo, da Toulouse a Toulouse, tappa breve e per velocisti che precede il primo arrivo in salita ad Hautacam, località che negli anni ha visto diverse vittorie italiane, Cavalli, Nibali e Piepoli sono tre degli ultimi quattro vincitori. Nel 2022 qui vinse, invece, Jonas Vingegaard. Il giorno dopo, la Loudenvielle-Peyragudes segna il ritorno al Tour di una cronoscalata al Tour e sarà lunga 10.9 km di cui 8 in salita verso l’eliporto di Peyragudes. A chiudere un difficile trittico che cambierà la classifica, sabato 19 luglio, nella Pau-Luchon Superbagnères si scaleranno alcune tra le vette più mitiche della corsa francese tra cui il Tourmalet. Il giorno dopo si arriva a Carcassone: tappa da domenica in fuga e attorno a uno dei giochi di società più celebri al mondo.

La terza settimana non concederà tregua: si arriverà in salita martedì, sul Mont Ventoux, giovedì sul Col de la Loze e venerdì a La Plagne - tappa brevissima, pure troppo, di 129,9 km. In mezzo l'arrivo di Valence e vigilia finale a Pontarlier, una volata e una probabile fuga. Ultima tappa con passerella sull'Avenue des Champs-Élysées, ma con l’introduzione della breve scalata a Montmartre da affrontare tre volte, l’ultima a 6 km dall’arrivo.

Per visualizzare tutte le tappe.

Foto: Sprint Cycling Agency e Poci's Pix


Le azzurre di Marco Velo: la parola al CT

L'idea dell'incarico a Marco Velo, per quanto riguarda la guida in veste di Commissario Tecnico della Nazionale Italiana femminile di ciclismo su strada, è nata quasi come uno scherzo, dopo i Mondiali di Zurigo e l'annuncio di abbandono di Paolo Sangalli che, ora, è in ammiraglia di Lidl-Trek. Quella sera, a cena, diverse ragazze hanno detto a Velo che sarebbe stato lui ad avere tutti i numeri per rivestire un incarico così importante. L'avevano conosciuto bene in veste di CT del settore cronometro e non avevano dubbi. A tavola, c'era il Presidente della Federazione Ciclistica italiana, il team manager e diversi organi della federazione stessa: hanno ascoltato, ci hanno riflettuto e, alla vigilia del consiglio, gli hanno comunicato che la scelta era ricaduta proprio sulla sua persona: «Fa piacere che qualcuno ti chiami a svolgere un ruolo così importante, ma, dopo la felicità, arriva tutta la responsabilità. Sono sincero: non conosco così bene questo mondo e vi sono diverse dinamiche che ancora mi sfuggono, per questo ho chiesto a tutte le società di avere pazienza, di affiancarmi, di aiutarmi. Qualcosa di simile ho chiesto alle atlete: decido io, i ruoli devono essere chiari, tuttavia non mi metterò mai su un piedistallo e so di dover imparare molto, quindi ascolto. Sia chiaro, non c'è un'enorme differenza con il mondo maschile, però alcune varianti ci sono e io le sto scoprendo. Per questo cerco di andare quanto più possibile a vedere le gare, anche e soprattutto quelle giovanili, non coperte da dirette televisive. Certo, le competizioni in quell'età hanno percorsi pianeggianti e di sicuro non offrono molte indicazioni per il prossimo Mondiale ed il prossimo Europeo. Ma io ho bisogno di conoscere le atlete e chi le gestisce, quindi mi metto in auto e vado sul terreno di corsa. Anche ora sto per partire». In quest'ottica, considera prezioso anche il proprio ruolo da direttore di corsa per le gare RCS, perché nessuno può godere di una visuale migliore di quella offerta dall'auto della direzione di gara.

LE DIFFERENZE
Racconta Marco Velo di avere la netta sensazione che le atlete donne abbiano necessità di un maggiore confronto e una maggiore presenza del Commissario Tecnico rispetto agli atleti uomini e questo, aggiunge, crede dipenda anche dal fatto che la nazionale sia, forse, più importante per il loro percorso che per quello dei colleghi. Le donne sono generalmente più sul focus e con una maggiore capacità di concentrazione: «Mi è capitato, con i ragazzi, di dire cose differenti in riunioni differenti. Bene, con le donne non è possibile: ricordano molto bene quello che hai affermato e, giustamente, se cambi idea sono le prime a fartelo notare. Non c'è modo di fare scivolare via la precedente affermazione. Lo considero un pregio, però devo imparare a soppesare quel che dico, a non sbilanciarmi troppo e troppo in anticipo». Il dialogo sarà un pilastro della gestione Velo, perché, sottolinea, le atlete devono sentirsi coinvolte, devono capire che si va in quella direzione e lo si fa assieme, senza che nulla sia calato dall'alto. Così, Marco Velo coinvolgerà in misura sempre maggiore Elisabetta Borgia, psicologa dello sport: «Da un lato, Elisabetta aiuterà me a comunicare correttamente, dall'altro sosterrà le ragazze nell'assorbimento di queste comunicazioni nella migliore maniera possibile. Abbiamo un punto a nostro favore: le donne accettano questo tipo di confronto, anzi lo cercano, anche per stemperare la pressione, al contrario degli uomini che, sbagliando, tendono a voler fare tutto da soli». Le comunicazioni più difficoltose sono quelle che riguardano le scelte: «Dire a una ragazza che la si convocherà è facilissimo, è quel che tutti vorremmo. Difficile è il contrario, perché, a questi livelli, non ci sono differenze abissali e chi resta a casa ha spesso valori simili a chi parte per un Mondiale o un'Olimpiade. Sapete quanto ho riflettuto prima di "escludere" Vittoria Guazzini dalla cronometro olimpica? La meritava esattamente come Elisa Longo Borghini, è stato solo un fatto legato alla tipologia di percorso. Poi ha vinto l'oro in pista, però scegliere è complesso. Non mi spaventa, ma mi fa pensare».

2024 UCI Road World Championships Zurich - Team Time Trial Mixed Relay - Zurich - Zurich 53,7 km - 24/09/2024 - Edoardo Affini (ITA) - Mattia Cattaneo (ITA) - Filippo Ganna (ITA) - Elisa Longo Borghini (ITA) - Marco Velo - Soraya Paladin (ITA) - Gaia Realini (ITA) - photo Luis Angel Gomez/SprintCyclingAgency©2024

IL MODELLO JULIO VELASCO E L'EGOISMO DEGLI ATLETI
Se dovesse chiedere un consiglio a qualcuno, al di fuori dell'universo ciclismo, Marco Velo vorrebbe parlare con Julio Velasco. Ha seguito molte sue conferenze, desidererebbe incontrarlo per un confronto faccia a faccia e i suoi insegnamenti se li è appuntati, soprattutto per la capacità di rendere di facile comprensione concetti complessi e di interfacciarsi con i diversi caratteri e le differenti sensibilità umane: «Noi abbiamo a che fare con persone e non possiamo prescindere da questo dato: qualcuno desidera una spinta, con qualcuno è bene avere un approccio più ruvido, altri cercano empatia. Qualcuno vuole una pacca sulla spalla di incoraggiamento, altri non sanno cosa farsene. Se non differenziamo l'approccio a seconda dell'atleta che abbiamo davanti non stiamo facendo un buon lavoro». A fronte di tutte queste caratteristiche e sfumature, una base comune c'è: l'atleta è, quasi per dna, tendenzialmente egoista ed è un bene che lo sia, perché l'egoismo sostiene nel raggiungimento dei risultati. Un CT non può esserlo perché non può basarsi unicamente sulla propria persona, bensì deve tenere assieme una squadra e uno staff tecnico: «Succede che un ciclista o una ciclista ci chiedano perché, magari, abbiamo prenotato i voli da Bergamo invece che da Linate che è più vicino a casa loro. Ci sta. E io lo spiego: perché non sei da solo e bisogna accordare le esigenze di tutti. Quelle, ad esempio, di chi verrà a recuperarti in aeroporto e non deve essere obbligato a fare dieci volte avanti e indietro perché tu sia comodo. Le atlete e gli atleti sono molto intelligenti e capiscono benissimo, ma devono essere messi di fronte a queste cose visto che fanno parte del loro lavoro. Qualcuno, invece, le omette. Sono cresciuto con Ferretti, Fusi, Martini e loro ci dicevano tutto. Poi nel ciclismo sono passato dall'essere l'ultimo uomo di Marco Pantani in salita, all'ultimo vagone del treno di Alessandro Petacchi in volata, ho lavorato dalla parte degli organizzatori, dei direttori di gara e dei tecnici. Ho 28 Giri d'Italia all'attivo ed in ognuno ho imparato qualcosa. Come? A forza di cambiare e di guardare il mio lavoro da un'altra prospettiva. Vorrei che le mie atlete facessero questo, mentre io continuo ad imparare». Dice che dei campioni si ha assoluto bisogno in ogni squadra e lui non è mai stato un campione, ma un regista, un uomo che cercava di tenere assieme la squadra affinché suonasse la musica migliore. Forse anche per questo sente di poter fare bene: «Anche nel calcio, i grandi allenatori non sono quasi mai stati dei grandi campioni. Credo sia perché al campione riesce tutto più facile. Spesso non ha necessità di guardare ogni sfumatura, perché ha un talento fuori dal comune. Chi quel talento non lo ha, invece, deve lavorare ancora di più per fare risultato. Bene, quel lavoro ti permette di capire meglio gli altri e un CT deve capire gli altri».

National Championships Italy Women 2025 Road Race - Darfo Boario Terme - Darfo Boario Terme 130,5 km - 28/06/2025 - Monica Trinca Colonel (ITA - Liv AlUla Jayco) - photo Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2025

FACCIAMO I NOMI

Facciamo i nomi, sì, è proprio questo l'invito che rivolgiamo a Marco Velo che, su nostro suggerimento, prova a lasciarci un pensiero su alcuni nomi di punta del gruppo azzurro.

Elisa Longo Borghini: «Si tratta dell'atleta con la "a" maiuscola, dotata di determinazione, costanza, capacità di soffrire e convinzione che è raro vedere. Sono recentemente stato ospite al ritiro dell'UAE-ADQ ed ho seguito un allenamento di sei ore. Bene, le atlete hanno affrontato il Sella, il Gardena, il Falzarego, il Pordoi e, per finire, il San Pellegrino, per un totale di 4000 metri di dislivello. Longo Borghini doveva provare il ritmo gara quel giorno e li ha percorsi a tutta, dietro moto: era impressionante da vedere. I risultati che ha conquistato li merita tutti, non c'è nulla di casuale, tutto frutto di lavoro, impegno e professionalità massima».

Elena Cecchini: «Non ho fatto nomi prima, ma Elena è una delle atlete che più mi ha aiutato e mi sta aiutando in questo inizio di percorso. Mi riconosco tanto in lei anche come atleta: dall'essere capitana al mettersi a disposizione, in maniera totale. Quando devo fare le convocazioni, ho dei punti fermi: bene, Cecchini è un punto fermo, una sicurezza, per fiducia, lealtà, sincerità. Un'ottima regista, che devo ringraziare e che la squadra deve ringraziare».

Silvia Persico: «Parliamo di un cavallo pazzo, dobbiamo saperlo. Silvia ha una potenzialità importante a livello atletico, a cui si aggiunge la positività che è in grado di portare in un team, perché è una ragazza solare, positiva. Se viene supportata in modo corretto, credo sia l'atleta in grado di far fare la differenza alla squadra e a chi la affianca. Elisa Longo Borghini l'ha capito bene e punta tanto sulla sua collaborazione».

Erica Magnaldi: «Erica è maggiormente introversa, ma è una professionista sempre sul pezzo, completamente dedita al ciclismo. Credo sia in crescita, costante, e le auguro di proseguire questa crescita. Mi pare, tuttavia, a tratti intimorita, bloccata non da una mancanza di gambe, ma di convinzione di poter fare qualcosa in più per il timore di sbagliare. Penso che questo gradino sia da superare, anche a costo di sbagliare e di saltare, perché solo chi non prova non sbaglia».

Elisa Balsamo: «Una purosangue. Quando è nella posizione giusta sbaglia pochissimo. Elisa ha migliorato anche la propria tenuta in salita e ciò la rende ancora più temibile per le avversarie. Devo valutare bene il percorso dell'Europeo perché potrebbe essere troppo duro, ma una cosa è certa: appena ci sarà la possibilità e il tracciato lo permetterà Balsamo sarà convocata. Il Ct scommette su di lei e scommettere su atlete come Elisa significa vincere in scioltezza».

Marta Cavalli: «Ci scambiamo diversi messaggi, parliamo spesso, e la mia massima attenzione è quella di non stressarla, di non crearle pressioni. Sa che non aspetto altro che un segnale che mi faccia dire che Marta Cavalli è tornata quella che ho sempre conosciuto. Mi aspetto tanto da lei per affidarle nuovamente la nazionale. Il Giro d'Italia Women che inizierà tra pochi giorni potrebbe essere un'occasione. Vedremo».

Monica Trinca Colonel:«Dall'inizio dell'anno non sbaglia un colpo, è sempre davanti. Non è molto tempo dal suo ritorno in sella ad una bicicletta da strada. I risultati parlano per lei, basti vedere il secondo posto al Campionato Italiano dietro ad una strepitosa Elisa Longo Borghini. Mi piace molto il suo modo di muoversi in gruppo ed il suo atteggiamento in corsa. Se continua così, a breve parleremo di lei come di uno dei fari del ciclismo internazionale».

Gaia Realini: «Gaia è stata una mia scommessa nella mixed relay ed è stata una scommessa vinta, anche se la medaglia ci è sfuggita per pochi secondi e mi è spiaciuto molto perché le atlete se la meritavano. Quel giorno ha dimostrato di essere stata fondamentale per la squadra e per la prestazione di quella cronometro. Ad oggi, però, ho un punto di domanda che vorrei sciogliere. C'è qualcosa che non va e anche Realini sta cercando di capire quale sia il problema. I risultati di questa prima parte di stagione non rispecchiano l'atleta che Gaia è. La considero importante per il gruppo azzurro, anche per l'allegria e la positività che la accompagnano. Fa gruppo, crea armonia e con queste doti si combattono pure le corazzate, anche a fronte di un gap fisico».

Vittoria Guazzini: «Riassumerei tutto nella constatazione del fatto che non vedo l'ora di lavorare con Vittoria. Altro cavallo pazzo che difficilmente fallisce il traguardo che si pone. Talento puro e cristallino. Vale lo stesso discorso di Balsamo: aspetto solo percorsi adatti per convocarla. Si tratta di un'atleta fondamentale. Purtroppo la caduta al Campionato Italiano le impedirà di essere presente al Giro d'Italia: stava andando davvero forte, sono molto dispiaciuto».

Letizia Borghesi:«Credo sia un'ottima atleta. Ha dimostrato di avere i numeri per stare con le migliori su tutti i terreni. La prima parte di stagione ha portato ottimi risultati e le auguro che nella seconda parte di annata possa fare lo stesso, perché ne ha le possibilità».

Chiara Consonni: «La ritengo un patrimonio del nostro ciclismo. Tanto folle quanto brava, se ben coordinata può battere chiunque in volata. Ha fatto un passo importante, intraprendendo una nuova avventura con una nuova squadra, la CANYON//SRAM zondacrypto. Ha bisogno di supporto e fiducia per raggiungere risultati importanti e spero possa trovarla in questo percorso. Anche per lei penso che il Giro sia un passo importante: l'anno scorso portò a casa una prestazione notevole, spero quest'anno possa ripetersi. Sarebbe importante».

LE GIOVANI DI OGGI, LA LEALTÀ E L'ERRORE
Le nuove generazioni sono il nucleo centrale nel lavoro di Marco Velo, per questo si reca sempre più spesso ad assistere alle corse per cui non sono previste dirette televisive. Dice che, a livello generale, tutti i giovani di oggi sono maggiormente preparati rispetto a quanto lo fossero ai suoi tempi, che non sono nemmeno passati da tanto, considerando che ha solo 51 anni. Il merito è anche della tecnologia che se da un lato impedisce di socializzare, se non attraverso lo schermo di un telefono, ed isola, dall'altro è una fonte di conoscenza e di approfondimento: «Prima di parlare ad una giovane atleta, oggi, bisogna essere certi di conoscere ogni dettaglio, perché lei sicuramente lo conosce. Forse ci concede un errore, non di più. Poi l'abbiamo persa, non si fiderà più, non ci seguirà più. Ecco, la fiducia si perde velocemente se si viene traditi: questo vale anche per il CT. Chiedo, anzi, pretendo lealtà: non può esistere che un'atleta menta sulla propria condizione per vestire la maglia azzurra, per un vanto personale. Basta una volta, una volta sola per spazzare via la fiducia. Sono professioniste e non succede, ma è bene ribadirlo, in quanto è un pilastro di questo rapporto professionale». Il resto rientra nel campo dell'errore e Marco Velo si sofferma volentieri sul concetto di errore: «L'errore non è e non deve essere qualcosa con un'accezione negativa. Ovvio che tutti preferiremmo non sbagliare, la realtà però impone l'errore per apprendere. Certi errori sono essenziali, vanno commessi. L'importante è come si reagisce all'errore, penso alle atlete e anche a chi lavora con loro. Il trauma non sta nell'errore ma in come si fa vivere l'errore. Attraverso l'analisi si può migliorare e cercare di non commettere più lo stesso sbaglio. Non sempre ci si riesce, però il tentativo deve essere quello. Il resto non conta».

Strade Bianche 2023 - 17th Edition Siena - Siena 184 km - 04/03/2023 - Marco Velo (RCS) - photo Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2023

OCCHI SU MONDIALI ED EUROPEI
Se si parla di Nazionale, automaticamente si parla anche di Mondiali ed Europei: i primi piatti per la maglia azzurra, utilizzando una metafora culinaria. Velo ritiene duro sia il percorso del Mondiale di Kigali che quello dell'Europeo di Drôme-Ardèche 2025. Forse il Campionato del Mondo, analizzato nel dettaglio, ha un dislivello inferiore rispetto al dichiarato, ma, comunque, intorno ai 2800 metri, non indifferente. «Abbiamo l'ossatura per affrontare una prova di questo tipo, semmai servirebbe qualche gara in più, ma questo è un altro discorso. Le corazzate sono sempre quelle, Olanda e Belgio su tutte, noi però sappiamo come affrontarle». La questione sollevata da Velo è differente e riguarda l'opportunità di due prove così difficili con un così breve stacco temporale: «Certo, le nazionali potranno dare spazio ad altre atlete, tuttavia, per quanto ci riguarda, cambierò qualcosa ma non più di tanto. Il rischio è che le prove vengano conquistate dalla stessa atleta e la maglia di Campionessa europea non sia praticamente mai indossata. Non so, credo si potesse fare qualcosa di diverso».

IL RAPPORTO CON LE SOCIETÀ
Non è facile, ad avviso di Marco Velo, rapportarsi con tutte le società e, contemporaneamente, è essenziale. Da parte sua, tiene a fare una precisazione: «Dico sempre che sono a disposizione, perché interpreto il mio ruolo come un servizio. Per carattere, però, sono introverso e, probabilmente, questo non facilità i rapporti, qualche volta è anche la mia figura a frenare le società, però la mia porta è sempre aperta. Vorrei ribadirlo. Ci sono società con cui mi sento due volte a settimana, mi fa solo piacere, vorrei che tutti i rapporti fossero così. Per me è importante ed è importante anche per le atlete, le nostre azzurre».


Appunti dal Giro Next Gen 2025

Appunti vari dopo una settimana di Giro Next Gen. Qualche riflessione sparsa: vedendo l’età dei corridori arrivati davanti forse non è così peregrina l’idea di abbassare l’età media della categoria da Under 23 a 21, certo, questo implicherebbe tagliare fuori tutta una fetta di corridori rendendo uno sport sempre più di nicchia ancora più elitario e selettivo.

Età media molto bassa nelle prime dieci posizioni, dove il solo Callum Thornley, decimo, è un 2003 - un quarto (e ultimo) anno nella categoria. Gli altri vanno dal 2004 (Scalco, Novak, Tuckwell), al 2005 (Turconi e Nordhagen) al 2006, quindi corridori al primo anno (Vanhuffel, Pericas, Finn, Orzel). Per trovare un altro quarto anno (2003) bisogna scendere al 17° posto di Robin Donzé, della Tudor. E a proposito della squadra svizzera, la decisione di tagliare Sierra a pochi giorni dal via, nonostante la bella vittoria in Francia alla Paris-Troyes, “per puntare esclusivamente alla classifica” (citazione sua e dei tecnici), meriterebbe una bella seduta di psicanalisi se fosse davvero dettata solo da questioni tattiche.

Su un percorso che avrebbe potuto esaltare le caratteristiche del milanese di origini colombiane, gli hanno preferito altri corridori per poi, alla fine, raccogliere una posizione lontana in classifica, non essere praticamente mai nel vivo di una corsa che invece ha visto praticamente tutti i giorni andare via la fuga. Wallenborn, c’è da dire, una tappa in fuga la poteva anche vincere, l’ha vissuta, poi ha chiuso 4° a 8’’ da Adam Rafferty. Era la tappa numero cinque, quella con arrivo a Gavi che segnerà in maniera (quasi) indelebile la classifica finale della corsa. In quell’azione, infatti, saranno presenti anche Omrzel (il vincitore finale), Tuckwell (il 2° classificato e maglia rosa fino a pochi km dall’arrivo dell’ultima tappa), Turconi, 5° e miglior italiano a fine Giro e Vanhuffel 8°.

Tornando all’età, per fare un confronto non tanto con l’ultima stagione, dove il trend era simile, ma prendendo in esame il 2017, ovvero quando la corsa era tornata a disputarsi dopo un lungo, quasi infinito periodo di pausa durato quattro stagioni: un solo primo anno in top ten quella volta (Stannard, 8°, classe 1998), due secondo anno (Sivakov, vincitore e Conci, 7°), cinque terzo anno, e due quarto anno.

Colui che ha messo il proprio nome nell'albo d'oro della corsa, di logica, merita un suo paragrafo: Jakob Omrzel solo 9 mesi fa, a causa di un grave incidente al Lunigiana, ha rischiato di vedere la sua carriera (non solo) interrompersi sul più bello, ovvero verso la fine di una stagione che lo aveva visto vincere Trofeo Dorigo, campionato nazionale, Coppa Montes, ma soprattutto Paris-Roubaix Juniores. Dopo lo stop del Lunigiana a settembre 2024, lo sloveno della squadra sviluppo della Bahrain è stato fermo fino a marzo 2025 e la sua stagione partiva con un'influenza costringendolo a non prendere il via in quello che sarebbe dovuto essere l'esordio stagionale in Grecia. Tre mesi dopo arriva la vittoria al Giro: secondo corridore nella storia a conquistare Roubaix jr e Giro Baby (2017/2020: c’è riuscito Pidcock, il quale ha alzato l’asticella avendo vinto anche la Roubaix U23), gara vinta senza conquistare tappe, ma con regolarità e soprattutto con l’intuizione, sua e della squadra*, di entrare nella fuga di Gavi che ha condizionato il Giro. Omrzel è un corridore completo, con ampi margini e ha già detto che non sarà il nuovo Pogačar, perché lui è Jakob Omrzel.

Vedendo le prestazioni di alcuni 2006 qualcuno si chiede come mai, lui, Finn o altri, non siano già a correre in mezzo ai professionisti: presto detto. Per fortuna esiste ancora una categoria di mezzo (che poi si voglia abbassare la soglia di partecipazione a certe corse potrebbe essere fisiologico, così come trovo corretto che, chi milita già nel World Tour non scenda per gareggiare al Giro, all’Avenir o al Mondiale), di preparazione, che permette ai corridori, di crescere, maturare, imparare, sbagliare, perdere. Seixas, altro 2006, ma che milita già tra i professionisti, è una di quelle eccezioni - corridori che passano direttamente dalla categoria juniores ai professionisti - e non sempre va bene. Ci sono i Remco Evenepoel, che non subiscono processi di adattamento, ma anche i Marco Brenner, che invece trovano molta più difficoltà nel crescere, maturare e imporsi. Oltretutto, la scelta di far passare Seixas subito nel WT è stata anche dettata dall'intenzione della Decathlon di non perdere il proprio corridore sul quale erano già puntati gli occhi delle squadre più forti al mondo - anzi, della più forte, visto che si parlava di UAE.

Mi voglio soffermare, un attimo, sull'idea che si ha di sconfitte e aspettative. Non c'è equilibrio nel modo di raccontare eventi sportivi, parabole di un atleta,  gare o carriere di un corridore, passando senza mezzi termini da un estremo all'altro: pippa o fenomeno. Non si tengono in conto alcuni parametri, per esempio, pensando a Lorenzo Mark Finn, si è parlato in (quasi) ogni dove di delusione passando dalla "cocente" all' "imbarazzante", eppure Finn, giovanissimo, dicembre 2006, per qualche settimana non è ancora a correre tra gli juniores, ha lavorato per il suo compagno di squadra Tuckwell - che si è ritrovato un po' a sorpresa maglia rosa: che smacco incredibile per il tifoso italiano che ha visto il proprio beniamino lavorare per un compagno di squadra straniero!  - e ha sofferto il caldo. Quando si parla di margini di miglioramento si pensa anche a questo. L'angloligure dovrà lavorare su questi aspetti: scomodando uno dei più grandi di sempre, Pogačar, c'è da dire come anche lo sloveno abbia patito qualche volta le corse caratterizzate dal caldo e difatti, inizialmente, lo si vedeva andare più forte nelle brutte giornate - da un punto di vista atmosferico. Comprensibile anche come nel processo di crescita si passi anche dal dare una mano ai compagni di squadra, che non vuol dire gregarizzarsi - Finn gregario? E allora interniamo i suoi tecnici - ma crescere passo dopo passo, passando per lo svolgimento dei compiti che vengono assegnati.

E poi c'è una totale mancanza della cultura della sconfitta: la società impone modelli che devono per forza rispondere a bellezza e ricchezza, bisogna essere vincenti. La società ha smesso di insegnare ai propri figli quanto importanza ci sia nel perdere, nell'arrivare secondi, terzi, decimi, ultimi. Siamo di fronte a un mondo superficiale, dove mostrare ciò che non si è, farsi vedere belli e vincenti, pieni di like sui social è di vitale importanza e dove perdere, arrivare secondi o ultimi è una macchia indelebile. A questo punto, però, mi chiedo se sia un'onta per il corridore stesso, che invece, grazie alla sua testa e ai suoi mezzi, al supporto di squadra e famiglia, ne trarrà vantaggio o sia più un problema per il suiveur che non riesce a trovare benessere né sfogo alle proprie frustrazioni. Che soffre in maniera viscerale e trova sconforto in un'eliminazione al primo turno di un torneo di tennis, in una sconfitta in campionato oppure in un eccessivo distacco preso in un una tappa di montagna dal proprio beniamino di turno.

Questo, ovviamente, non ci esenta da analizzare e criticare, ci mancherebbe, ma sempre con giudizio ed equilibrio. E infatti ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e le dico:

- il percorso non mi è piaciuto, troppo monotematico e in almeno due degli arrivi in salita avrei visto bene maggiore dislivello;

- Filippo Turconi è stata la sorpresa di questa corsa non tanto per i piazzamenti parziali - era uno dei più attesi e ci si aspettava potesse pure vincere una tappa, viste le sue caratteristiche - quanto averlo visto chiudere 5° in classifica generale, ecco, quello non me l'aspettavo proprio;

- Matteo Scalco continua a crescere stagione dopo stagione. Non è un predestinato, ma un corridore molto solido che nelle ultime due stagioni è stato 10° all’Avenir, 12° al Valle d’Aosta e 9° al Giro.

- Le (altre) squadra italiane? Invisibili, a eccezione di Biesse Carrera (vincitrice di una tappa con Agostinacchio) e MBH Ballan (idem, come sopra, ma con Novak) e pensare che la riduzione delle selezioni da 6 a 5 corridori ha permesso a qualche piccola compagine di casa di essere al via. Mi chiedo ancora una volta quale tipo di guadagno in visibilità dovrebbe dare una corsa del genere se non c’è modo di farsi notare: troppo netto il divario tra le squadre italiane e Devo straniere. Quale tipo di miglioramento possono avere i corridori di alcune squadre nel farsi staccare a ogni tappa, incapaci di seguire già a metà corsa un ritmo francamente insostenibile per loro? Quale tipo di insegnamento ne ricevono?

- Bravo Agostinacchio che salva in qualche modo il misero Giro italiano, a eccezione dei già citati (oltre a Scalco, Turconi e Finn, ci mettiamo pure Mattio al servizio di Nordhagen, e Borgo che sfiora una tappa), poca roba il resto. Il fatto che, a parte la Bardiani, delle uniche squadre italiane presenti nei finali di gara insieme agli uomini di classifica, MBH, Biesse Carrera e General Store, i corridori fossero stranieri, Novak, vincitore di tappa e terzo posto finale, Gruszczynski undicesimo e Biehl 23°, rispettivamente, dice molto sulla qualità del ciclismo di casa.

- Nordhagen ha corso col piglio di chi già milita nel World Tour vincendo la tappa finale e mostrandosi il più forte in salita man mano che i giorni passavano. Grave l'errore della sua squadra nel lasciare andare via quella fuga, il quinto giorno di gara, con Omrzel e Tuckwell, lasciando sulle spalle di Lotto e Lidl l'inseguimento, sentendosi coperti da Tim Rex davanti che quella tappa non la vincerà.

- Lidl Trek delusione di questa corsa: presenti con una squadra di alto livello capitanata da Albert Withen Philipsen, non sono andati oltre qualche piazzamento di tappa. Troppo poco.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma mi fermo qui.

*Bahrain Devo che, come noto, è una sorta di upgrade del Cycling team Friuli. Il sodalizio friulano, gli ex bianconeri del ciclismo, hanno portato la loro conoscenza, le loro abilità, le loro capacità tecniche, tattiche, intuitive e unendole con grandi talenti - Omrzel ha vinto la classifica generale, Dunwoody una tappa, Borgo l’ha sfiorata) e la struttura della squadra WT ne hanno tirato fuori una delle squadre più forti della categoria.

FOTO: LAPRESSE


Dispacci dal World Tour #14

Di Magnier (2004), Grégoire (2003), Martinez (2003), Vauquelin (2001). Seixas (2006), Bardet (1990), Sparfel (2006), Bisiaux (2005) e perché no Alaphilippe (1992).

Accadono cose molto francesi (e non lo scrivo né con invidia né amarezza) nell'ultimo fine settimana e, se le cose andranno così, ne vedremo delle belle da qui al prossimo decennio. Beaucoup de choses se produisent, in molti casi, a distanza di poche ore, in particolare nella giornata di domenica. Tempo fa ho letto su un piccolo saggio che amore e guerra sono gli unici due argomenti che non passano mai di moda e visto che morte, odio, bombe e repressione sono su tutte le prime pagine, parlando dello scorso fine settimana, calcando la mano su ciò che ha fatto il ciclismo dei “nostri cugini”, voglio che, per una volta, a trionfare sia l’amore.

Quello per Paul Magnier: classe 2004, seconda stagione da professionista e reduce dal primo Giro d’Italia. Condotta a fatica la Corsa Rosa, ma con un bel piazzamento di tappa (3° a Napoli), ritirato prima della fine (era in programma) e poi liberatosi di quella forza accumulata, in dieci giorni tra le strade del Belgio. Tre vittorie: alla Heistse Pijl una volata più classica, battuti Andresen e Kristoff; alla Dwars door het Hageland fa un mezzo capolavoro: resta davanti tra muri e pavé in un gruppo comprendente tutti i migliori e poi sull’ultimo strappo verso l’arrivo sprigiona tutto ciò che possiede staccando gli avversari e vincendo per distacco. Non è passato molto tempo dalla volta in cui van der Poel disse, riferendosi al giovane francese, di provare un certo timore reverenziale nel vedere i suoi watt e che per batterlo (mi pare fosse la vigilia de Le Samyn, vinta poi proprio dall’ex campione del mondo, davanti al giovane francese) avrebbe dovuto fare una gara dura per portare Magnier stanco nel finale. Merlier riferendosi ai primi allenamenti con lui, lo scorso anno, si disse impressionato, ma soprattutto fu battuto più volte nelle simulazioni delle volate. La terza vittoria è al fotofinish su Jasper Philipsen alla Elfstedenronde Brugge. Impressiona vdP, batte il Mago, per il momento in allenamento, e JP in corsa: Magnier sembra uno di quelli che segnerà quest'epoca.

L’amore è per Lenny Martinez e Romain Grégoire che in poche ore di distanza l’uno dall’altro, d'altra parte sono gemelli, diversi dagli Yates, ma più o meno siamo lì, vincono al Delfinato il primo, allo Svizzera il secondo. Coetanei, con un percorso che li ha visti crescere assieme dalle giovanili della Groupama e poi fino nel World Tour, condividendo la maglia della nazionale nelle più disparate gare in giro per il mondo, da quest’anno le loro strade si sono divise - Martinez è andato a correre nella Bahrain, Grégoire è uno dei leader, forse il leader massimo in Groupama. Martinez ha vinto in fuga, in montagna, dopo una settimana molto difficile in cui, un po’ a sorpresa, si staccava di ruota da molti corridori in salita. Qualcuno direbbe di lui che i campioni sono fatti esattamente di questa stoffa qui. Molti (anche in Italia) dovrebbero prendere appunti e imparare come si reagisce alle difficoltà e come ci si reinventa: sembra un esercizio sconosciuto ai più. Grégoire, invece, punta la fuga (bidone? O quasi) che caratterizza la prima tappa del Tour de Suisse e tra vento, pioggia e temperature decisamente più basse (situazioni che lui adora) rispetto al bollente Delfinato, vince la tappa e conquista la maglia di leader.

In quell’azione c’era pure Kévin Vauquelin e l’amore per chi scrive, nei suoi confronti, è sconfinato: cotta nata già da diverso tempo, Vauquelin è l’esempio nitido, fulgido, di come si possa crescere passo dopo passo senza troppi proclami, senza avere le stimmate che oggi sembrano un fattore necessario per farsi conoscere nel ciclismo (o sei qualcuno o sei nessuno). Nel momento in cui scrivo, proprio al Tour de Suisse, Vauquelin comanda la classifica generale davanti ad Alaphilippe: la Francia non vince una corsa a tappe World tour dal 2007. L’amore, ormai perduto, è, invece, per Romain Bardet che lascia il ciclismo dopo 14 anni, meno vittorie del previsto, ma caratterizzando la sua carriera con doti di rara intelligenza, dividendo, con quel suo carattere un po’ schivo e un modo di fare a tratti un po' snob non apprezzato da molti, anche da quelli saliti di recente sul suo carro per celebrarne l'addio, per la paura di non riuscire a far parte di qualcosa. Ma Bardet è stato un grande corridore, uno che il Tour de France ha pensato pure di poterlo vincere (ma se la doveva giocare contro quel Team Sky).

Chi, invece, al Tour de France ci penserà (non subito) e dovrà resistere (già ora) alle pressioni che hanno schiacciato decine di corridori prima di lui è Paul Seixas. Tempo fa - perdonate il momento auto referenziale - mi è stato chiesto se ed eventualmente chi, nella generazione futura di corridori, avrei visto capace di avvicinarsi a ciò che stiamo vedendo e vivendo, robe da Tadej, Remco, Mathieu, Jonas, eccetera, per capirci.  Fui lapidario nella risposta. Sì, ce n'è uno: Paul Seixas. Classe 2006 (destinata a diventare una delle annate più forti della storia del ciclismo) il francese della Decathlon, a soli 19 anni, sta scrivendo brevi pensieri sulla precocità in questo sport.

La Francia che si ritrova (e altri talenti li sto lasciando da parte, penso a Aubin Sparfel tra i protagonisti in questi giorni al giro Next Gen o a Leo Bisiaux) a poter contare su corridori che possono imporsi nelle classiche vallonate (Grégoire), nelle brevi corse a tappa (Vauquelin, ma anche lo stesso Grégoire), nelle volate di gruppo, ma anche in quelle che prevedono prima salite secche e dure o muri in pavé (Magnier). Possono, i francesi, ancora una volta, aggrapparsi a un grande talento per provare, un giorno a vincere nuovamente il Tour de France (Seixas).

In questi giorni si è rivisto anche Julian Alaphilippe. Lui la sua storia l’ha già scritta, ma qualcosa vuole ancora aggiungere, magari una postilla. Al Tour ci farà divertire di nuovo.


Guida al Giro Next Gen 2025

Ha cambiato nomi, organizzatori, regole d’ingaggio. Ha visto il ciclismo modificarsi radicalmente tanto che ormai, più che sotto i 23, qualcuno pensa di mettere un limite alla categoria a 21 anni, visto quanto forte vanno tra i professionisti alcuni ragazzini che non ne hanno manco 20. Sbocco per la massima categoria, il Giro Next Gen, come è chiamato da quando è passato sotto RCS, che da quest’anno fa un passo indietro lasciando la parte organizzativa a Marco Selleri e alla Nuova Ciclistica Placci (RCS metterà a disposizione le proprie strutture), è bello disputarlo, è divertente seguirlo, è emozionante raccontarlo.

Un italiano non lo vince da tanto tempo, 2011, Cattaneo, e negli ultimi 15 anni sono passati nomi, generazioni, organizzatori, storie, cancellazioni: c’è stato un momento in cui si pensava non sarebbe più nemmeno esistito e chissà il futuro cosa riserverà a una corsa tanto bella quanto sempre lì lì per scomparire.

Degli ultimi otto vincitori cinque sono campioni affermati o sulla via della consacrazione: Sivakov, Vlasov, Pidcock, Ayuso, Widar e nelle ultime stagioni sono passati, tra gli altri, fra corridori saliti sul podio, protagonisti, vincitori di tappa:  Hindley, Powless, Philipsen, Almeida, Covi, Affini, Lonardi, Dainese, Rubio, Williams, Wright, Ethan Hayter, Aleotti, Milan, Meeus, Baroncini, Healy, Tobias Johannessen, Piganzoli, Verre, Gloag, Zambanini, Voisard, Lenny martinez, Onley, Gregoire, Van Eetvelt, Lecerf, Gelders, Rafferty, Christen, Segaert, Lamperti, Romele, Foldager, Torres, Rondel, Bisiaux, Magnier, Soderqvist, Artz, Brennan. Mica male come elenco, vero?

Quest’anno, qualcuno di quelli sopra ritorna, ed è il caso di Jarno Widar, favorito, che punta a un primato: essere il primo corridore nella storia a conquistare due volte di fila questa corsa. Di solito chi chiude con la maglia rosa finale passa di là, nel mondo dei professionisti. Widar è rimasto un po’ a sorpresa a correre tra gli Under 23, con qualche capatina al piano di sopra e con buoni risultati. Il belga della Lotto lancerà la sfida a Nordhagen e Finn, i tre favoriti della corsa che prenderà il via da Rho il 15 giugno per chiudersi a Pinerolo il 22. Ma, i nomi da seguire, per la classifica e le vittorie parziali, sono davvero tanti, rendendo la corsa italiana uno degli appuntamenti principali (per certi versi, a livello di competitività, forse è l’attrazione principale, al via mancano quasi soltanto i team sviluppo di Alpecin e Arkéa) di questa stagione Under 23.

I PROTAGONISTI

I FAVORITI

Partiamo proprio dal vincitore uscente e favorito, Jarno Widar, che avrà a disposizione tutta la Lotto Devo, squadra decisamente collaudata. Di fianco, infatti, ci sarà il fedelissimo Milan Donie. Coetaneo (entrambi sono classe 2005) con il quale ha diviso un periodo tra gli junior nella Crabbé, Donie è stato vicino a Widar in quasi tutti i suoi successi più importanti degli ultimi tre anni e sarà la carta più importante per il capitano anche in salita. Presenti Kamiel Eeman, Victor Vaneeckhoutte e Nils Driesen, che in altre squadre si sarebbero giocati le loro carte, soprattutto in qualche tappa, ma lavoreranno principalmente per l'esplosivo scalatore belga.

Gli avversari più accreditati sono Lorenzo Mark Finn, Jørgen Nordhagen e, secondo un gusto e un'ispirazione strettamente personale da parte di chi scrive, aggiungiamo ai tre favoriti anche il nome di Aubin Sparfel. Finn guida la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, al suo esordio al Giro come squadra e subito col bersaglio grosso nel mirino. Il corridore italiano punta senza troppi compromessi a un posto sul podio, per lo meno. Pesa, sicuramente, l'anno di differenza tra lui e Widar, il belga - un anno più grande - ha già maturato parecchia esperienza e sembra, al momento, essere avanti nel processo di crescita. I due si erano già sfidati (con Nordhagen) tra gli junior, sia al Lunigiana che alla Corsa della Pace ed entrambe le volte il corridore della Red Bull è finito davanti a quello della Lotto. Quest'anno, Widar, invece, ha battuto Finn sia alla Liegi che alla Fléche Ardennaise. Di fianco all'italiano, che corre con il peso di essere uno dei più grandi talenti del nostro ciclismo, ma non solo, uno di quelli che in salita da noi non vedevamo da tanti anni, ci sono Sebastian Putz e Callum Thornwell, che punteranno a qualcuna delle tappe mosse, mentre in salita ci saranno a supporto Luke Tuckwell (10° al Next Gen 2024) e Adrien Boichis. Il francese, talentuosissimo biker, esplosivo e bravo in montagna, si è approcciato da poche stagioni su strada e nemmeno a tempo pieno, quest'anno, però, quando chiamato a correre in prima persona per obiettivi importanti, ha portato a casa l'Istrian Spring Tour e ha chiuso tra i primi 15 sia la Fleche Ardennaise che la Gent Wevelgem di categoria. Corridore che pare molto completo (come la maggior parte della generazione di corridori che sta venendo fuori in questo periodo: quelli che esplodono vanno forte su ogni terreno), occhio a lui come sorpresa della corsa.

L'altro grande nome per la generale è Jørgen Nordhagen, Visma |LAB Devo Team. Se a livello di motore ha pochi eguali, anche in confronto a Widar e Finn, per altro già sconfitti tra gli junior, sono altri i punti deboli dell'ex campioncino dello sci di fondo: salute cagionevole e posizionamento in gruppo. Per il resto ha tutto per giocarsi la corsa fino alla fine, anche una squadra che, Pietro Mattio in testa, gli darà una mano importante. Nordhagen veste già ufficialmente la maglia della squadra World Tour, tanto che questo Giro Under sarà la prima corsa nella categoria quest'anno e tra i professionisti ha già ottenuto qualche piazzamento di rilievo. Mattio, invece, salirà ufficialmente tra i grandi nel 2026 diventando così il terzo italiano a vestire la maglia del sodalizio neerlandese dopo Battaglin e Affini. Un premio alla costanza e al rendimento di un corridore completo e già impostato come ottimo gregario sia in pianura che in montagna. Matisse Van Kerckhove punta alla crono d'apertura, Tim Rex è corridore estremamente completo e può essere una mano importante su ogni terreno, piatto o in pendenza, e potrebbe anche azzeccare la fuga buona per vincere una tappa, mentre Jonas Kind Høydahl sarà quasi esclusivamente a supporto del connazionale.

OUTSIDER

Aubin Sparfel guida la Decathlon Ag2R La Mondiale Devo dopo aver vinto poche settimane fa il Tour du Finistére davanti a fior di professionisti e l'Alpes Isère Tour, succedendo nell'albo d'oro proprio a Widar. Altro prodotto dell'incredibile classe 2006, una delle migliori annate della storia del ciclismo recente, Sparfel tra gli JR sembrava avere qualcosa meno dei suoi coetanei più forti, ma i primi mesi tra Under 23 e professionisti hanno ribaltato le convinzioni sul corridore che arriva dai Vosgi, ha il fisico da scalatore, ma anche tanta esplosività nelle gambe. Vediamo fin dove potrà arrivare, ma è la personale scommessa di chi scrive per un posto in alta classifica - anche sul podio. La squadra francese porta pure: Antoine L'Hote, altro prodotto interessantissimo di matrice transalpina, vivace, esplosivo, completo, proverà a vincere una tappa e darà una mano al compagno di squadra nel tentativo di salire sul podio, Ilian Barhoumi, e Loic Boussemaere, che proveranno a tenere in salita, il primo anche a buttarsi negli sprint ristretti, e Kasper Haugland, possente norvegese che potrebbe dire la sua nella crono d'apertura o magari in una delle possibili volate successive.

La Lidl Trek punta a tutte le tappe, un po' come è successo di recente al Giro dei grandi. Albert Withen Philipsen è uno dei nomi di maggiore qualità al via e ha tanti obiettivi nel mirino: dagli sprint a gruppo sgranato, alle tappe miste, alla crono d'apertura e perché no, vedere fino a dove potrà resistere in salita. Matteo Milan ha caratteristiche simili, ma è meno forte, anche se il fratello d'arte potrà giocarsi qualche tappa negli sprint a ranghi ristretti o in fuga. Anche Louis Leidert va per cercare gloria nelle singole giornate, in particolare la crono, così come Liam O'Brien terrà duro in salita (e magari proverà a fare classifica) e Patrick Boje Frydkjær, veloce, resistente, con caratteristiche da vero e proprio cacciatore di tappe, andrà all'inseguimento di un successo parziale nelle (tante) frazioni mosse.

Tra i (tantissimi) corridori interessanti presenti segnaliamo come la Groupama-FDJ schieri Maxime Decomble, altro corridore che può puntare a un piazzamento in classifica e magari pure a una tappa, iniziando dalla crono d'apertura, dove potrebbe guadagnare qualcosa rispetto ai suoi avversari per la maglia rosa finale. Con lui Lewis Bower, una delle ruote più veloci al via, e Reef Roberts, altro corridore veloce e che si difende bene nelle prove contro il tempo.

Simone Gualdi, Wanty-Nippo-ReUz, è l'altra carta da classifica per il ciclismo italiano. Il corridore della provincia di Bergamo ha mostrato in questi due anni tra gli Under 23 grande continuità e regolarità, anche quando chiamato a correre tra i professionisti. Bravo su tutti i terreni, gli manca solo la vittoria: arriverà il suo momento magari proprio a questo Giro Next Gen? Con lui in squadra il belga Maxence Place, scalatore, il quale, dopo qualche anno tra Francia e USA è ritornato a correre con una squadra di casa e ha l'obiettivo qui al Giro di farsi vedere soprattutto in salita. Il norvegese Felix Ørn-Kristoff, altra stella della corsa, punta alle tappe miste e il connazionale Halvor Dolven è un altro che andrà a caccia di tappe.

Pau Martì guida la Premier Tech Academy. Lo spagnolo, sul podio lo scorso anno, arriva dalla recente vittoria alla Corsa della Pace. Corridore completo, regolare e dotato anche di spunto veloce, Martì ha come obiettivo, nuovamente, un posto tra i primi cinque. Un po' come il suo connazionale Adria Pericas, capitano per la classifica generale della UAE Gen Z che schiera anche il belga Duarte Marivoet, occhio a lui nella crono del primo giorno, che proverà a tenere duro pure in salita, Ugo Fabries, anche lui proverà a fare classifica, Matthias Schwarzbacher per le volate, anche quelle più complicate da raggiungere e Luca Giaimi, tra i corridori italiani più attesi per le vittorie di tappa, sia nella crono che, soprattutto nelle singole frazioni mosse. Atteso, in tal senso, Filippo Turconi, tra i migliori Under 23 in stagione, il varesino della VF Group-Bardiani-CSF-Faizané si farà vedere nelle giornate dure, ma non troppo, sfruttando anche il suo spunto veloce.  Lorenzo Conforti sarà il velocista della squadra, anche lui sa tenere bene su percorsi non molto selettivi, mentre Luca Paletti e Matteo Scalco sono chiamati a fare una buona classifica dopo le ottime cose mostrate in mezzo ai professionisti.

La Tudor Pro Cycling Team Under 23 ha escluso Sierra per puntare tutto sulle possibilità di classifica dello svizzero Robin Donzé, il quale, però, al momento non ha saputo ripetere le buone cose fatte lo scorso anno, quando correva perlopiù a supporto di Rondel e del lussemburghese Arno Wallenborn, mentre Jackson Medway, Australia, sarà la carta per la crono d'apertura. La Petrolike porta solo messicani puntando molto forte su Cesar Macias per le volate e su José Juan Prieto, corridore resistente, veloce, che potrebbe dire la sua in diverse tappe.

Squadre solide, senza grandi punte, ma con diversi corridori di belle speranze sia la Soudal QS Devo che la Hagens Berman Jayco. I belgi puntano per lo più alle tappe con Federico Savino, Hodei Munoz e Jonathan Vervenne, ma occhio a Viktor Soenens per la classifica generale perché ha nelle gambe una top ten. Tra i ragazzi di Merckx, invece, da seguire soprattutto Jesse Kramer, veloce, resistente, per le tappe, Samuele Privitera che proverà a fare classifica o a vincere una tappa, magari in montagna e Ben Wiggins, tra i nomi più interessanti per la crono d'apertura.

Forte e completa anche la Bahrain Victorious Devo: Jakob Omrzel è uno dei corridori da seguire maggiormente, anche per un possibile risultato importante nella classifica finale, Seth Dunwoody si getterà nelle volate, mentre Kasper Borremans e Alessandro Borgo torneranno utili in diverse situazioni. Il corridore italiano è uno dei "nostri" migliori 2005 e, dopo la vittoria alla Gent-Wevelgem di categoria, vorrebbe metterci vicino un altro successo di peso che la valorizzi ulteriormente. Il team Picnic PostNL punta su Matteo Vanhuffel per la classifica generale, ma molti attendono Pavel Sumpik, corridore ceco, tra i migliori 2006 nell'ultimo biennio e quest'anno un po' in difficoltà nell'emergere. Occhio a lui nella tappa d'apertura. La EF Education Aevolo ha in Noah Hobbs, per le volate, e Joshua Golliker, per le salite, i due corridori di maggiore spessore, mentre la XDS Astana Devo punta forte sulle tappe miste con Pierre-Henry Basset, Simone Zanini e Mattia Negrente ed eventualmente,  se ci dovesse essere qualche volata a ranghi compatti, pensiamo quasi soltanto alla tappa di Cantù, ecco pronto Alessio Delle Vedove . Se la GW Shimano avrà quattro ottimi scalatori come Mauricio Zapata, William Colorado, Camilo Andres Garzon e Juan Diego Quintero che proveranno a farsi notare, la Lotto Kern Haus porta i due danesi futuri Ineos Peter Øxenberg e Theodor Storm, corridori molto resistenti, che andranno a caccia di tappe, con il primo, tra i più esplosivi del gruppo, che arriva in grande forma dopo gli ottimi risultati ottenuti di recente alla Corsa della Pace in Cechia.

Chiuso il capitolo squadre straniere vediamo un po' cosa offre di meglio, invece, il panorama delle (tante) squadre italiane. Fra i corridori da seguire maggiormente ci sono quelli della MBH Bank Ballan (la ex Colpack, per intenderci) che punta su Pavel Novak per la classifica, anche alta classifica, ma da tenere a riguardo Lorenzo Masciarelli, Cesare Chesini e Lorenzo Nespoli che vanno per provare a vincere le tappe. Masciarelli sembra finalmente esploso, Chesini darà una mano a Novak in salita e proverà a fare la sua classifica, Nespoli, vincitore della classifica dei GPM nel 2024, ha, di recente, conquistato il Recioto e al Giro vorrebbe mettere un altro sigillo al suo ottimo biennio, prima di passare - si spera - di categoria, il prossimo anno. Biesse Carrera punta sulle tappe, magari in fuga, con Filippo Agostinacchio e Nicolò Arrighetti; Alessio Menghini della General Store ha già segnato qualche volata a ranghi ristretti in cui potersi mettere in evidenza, Ciro Perez, uruguaiano, è l'atleta di punta della MgKvis, Dario Belletta è il capitano della Solme Olmo, arriva da un periodo delicato, ma dopo il cambio squadra si è già messo in luce con buoni piazzamenti, Mirko Bozzola è il faro della S.C Padovani e infine il Team Technipes ha cinque corridori competitivi che proveranno a inserirsi in qualche azione buona con Alessandro Cattani che curerà la classifica generale dopo le ottime cose fatte vedere sia al Giro d'Abruzzo che alla più recente Ronde De l'Isard chiusa al quinto posto.

PERCORSO

8 tappe, si parte da Rho con una cronometro individuale per arrivare a Pinerolo con una tappa mista che, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, potrebbe far venire voglia a qualcuno di ribaltare la classifica. In generale percorso interessante, misto, con poche possibilità di volate a ranghi compatti e dove, ogni giorno, più o meno, potrebbe esserci terreno per fare qualcosa di interessante.

Tappa 1 Rho-Rho ITT 8,4km

Crono piatta con qualche passaggio tecnico, ma che premierà soprattutto quei corridori potenti e adatti a questo tipo di esercizio. Difficile che tra gli uomini di classifica si possano scavare solchi, anzi è più probabile vederli arrivare uno in fila all’altro.

Nomi da seguire: Maxime Decomble, Jonathan Vervenne, Matisse Van Kerckhove, Duarte Marivoet, Luca Giaimi

Tappa 2 Rho Fiera Milano - Cantù 146 km

Tappa mossa che potrebbe premiare in un colpo di mano nel finale se non addirittura una fuga con i corridori giusti, anche perché tenere chiusa una gara di questo livello con soli 5 corridori per squadra non sarà una passeggiata. Le squadre dei velocisti (pochi al via per la verità), vorranno tenerla chiusa, ma ci riusciranno?

Nomi da seguire: Noah Hobbs, Luca Giaimi, Lewis Bower, Seth Dunwoody, Felix Ørn-Kristoff

Tappa 3 Albese con Cassano-Passo del Maniva 144 km

Primo arrivo in salita con la Cima Coppi della corsa posta sul Passo Maniva che darà il primo grande scossone alla classifica e farà scoprire le carte ai favoriti. la tappa è breve, e il dislivello è di poco oltre i 2.500 metri, quanto basta per fare la selezione.

Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Jørgen Nordhagen, Adrià Pericas, Pavel Novak

Tappa 4 Manerbio-Salsomaggiore Terme 134 km

Tappa da volata a gruppo ristretto, ma occhio che sul Valico di Sant’Antonio potrebbero muoversi i favoriti, magari qualcuno vuole dare un altro colpo dopo l’arrivo in salita del giorno prima o qualcun altro vorrà provare a recuperare qualcosa.

Nomi da seguire: Albert Withen Philipsen, Filippo Turconi, Simone Gualdi, Jarno Widar, Lorenzo Finn

Tappa 5 Fiorenzuola d’Arda-Gavi 153 km

Altra tappa che potrebbe invogliare qualcuno a fare danni, con il Passo del Penice a metà giornata e da lì in poi un continuo su e giù fino all’arrivo. Per cacciatori di tappe, resistenti, ma anche per gli uomini di classifica.

Nomi da seguire: Albert Withen Philipsen, Mattia Negrente, Matteo Milan, Cesar Macias, Lorenzo Conforti

Tappa 6 Ovada - Acqui terme 156 km

Anche in questa giornata le ruote veloci si dovranno guadagnare il pane. Gli strappi nel finale, infatti, facilmente allungheranno fino a sgranare il gruppo verso un’ipotetica volata, di non tantissimi corridori.

Nomi da seguire: Lewis Bower, Patrick Boje Frydkjær, Antoine L'Hote, Aubin Sparfel, José Juan Prieto

Tappa 7 Bra-Prato Nevoso 163 km

Tappa più lunga e più dura di questa edizione di Giro dedicato agli Under 23: 163 km e oltre 4.000 metri di dislivello. Un continuo su e giù con diverse salitelle fino all’arrivo di Prato Nevoso, salita non durissima, ma che farà ugualmente la differenza.

Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Albert Withen Philipsen, Aubin Sparfel, Jørgen Nordhagen

Tappa 8 Pinerolo-Pinerolo 127 km

Con il Prarostino da scalare due volte e il muro di Via principi d'Acaja in vista dell'arrivo, la tappa con arrivo a Pinerolo rischia di dare ancora uno scossone - ovviamente l'ultimo - alla classifica generale.

Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Albert Withen Philipsen, Pau Martì, Simone Gualdi

RIEPILOGO FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Widar
⭐⭐⭐⭐ Finn, Nordhagen
⭐⭐⭐ Sparfel, Martì, Pericas, Novak
⭐⭐ Withen Philipsen, Gualdi, Soenens, Decomble
⭐ Omrzel, Scalco, Paletti, Donzè, Zapata, Chesini, Tuckwell, Cattani, Marivoet


Il Monumentale del Giro 2025

Il Giro d’Italia 2025 sta arrivando e, se vi capiterà di aprire nuovamente questo pezzo nei prossimi giorni, l’incipit sarà invecchiato, quindi in quel caso suonerà meglio un bel “è già partito”.

Il Giro che, come sempre, si porta via le bici arrovellate sul pavè, le cosce esplose sulle côtes, le brevi corse a tappe di preparazione e non. Il Giro arriva e pone le basi per speranze sul futuro che poi diventerà, per tre settimane, un magnifico presente. Per chi lo corre, lo segue, lo tifa. Per strada, da casa, in ufficio più o meno di nascosto, in mezzo alle ammiraglie.

Il Giro d’Italia 2025 avrà come novità principale la partenza, per la prima volta nella sua storia si comincia dall’Albania, e subito a seguire l’inserimento del KM Red Bull, una sorta di traguardo volante con abbuoni di secondi (6, 4 e 2) in ogni tappa, a parte nelle due cronometro, valevoli per la classifica generale. Niente di più che un classico traguardo volante, ma con sponsor, come è già stato, solo che Red Bull è come Godzilla: è grosso e fa rumore.

Vedremo alla fine quanto potrà incidere in una corsa che non avrà, almeno sulla carta, un padrone assoluto, con il rischio (la possibilità) concreto di vedere una sfida stile 2022 e 2023 senza dominatori e magari decisa sull’erta finale (Hindley vs Carapaz sul Fedaia, Roglič vs Thomas sul Lussari). Cassazione 2025 potrebbe essere il Colle delle Finestre nonostante si sia provato a seminare un po’ di terrore con notizie di un possibile annullamento per via della neve. Ma manca ancora un bel po’, dai, aspettiamo e parliamo di cose belle.

Come ad esempio tuffarci nel dettaglio, come ormai da tradizione, nel conoscere tutti i protagonisti della Corsa Rosa.

I FAVORITI

Due su tutti, a guidare UAE Team Emirates e Red Bull-BORA-hansgrohe. Due favoriti con due squadroni alle spalle. Due squadroni con diversi piani alternativi nel caso accadesse qualcosa. Strutture piramidali per entrambe le formazioni: quella emiratina con Juan Ayuso al vertice, quella austriaca con Primož Roglič. I due si sono già sfidati in stagione al Catalunya e il risultato finale ha sorriso allo sloveno. Sulla carta partirebbero alla pari, ma vediamo favorito leggermente più lo sloveno, per esperienza e palmarès, mentre il giovanissimo spagnolo (tredici anni di meno) avrà dalla sua tanta fame di imporsi e freschezza. «Sono qui per vincere», ha detto senza mezzi termini il capitano dell’UAE. Ambizioso, noi gli crediamo.

Squadroni: UAE Team Emirates che presenta altri quattro potenziali capitani, due dei quali da podio, Adam Yates e Brandon McNulty, uno che prima o poi lo sarà, Isaac Del Toro e un corridore come Jay Vine sempre utile in salita, forte a cronometro e, se in giornata e magari lasciato libero, capace anche di vincere tappe di montagna in fuga. A completare la lista di partenza altri due scalatori come Rafał Majka, per una volta insolitamente staccato dal capitano Pogačar in un grande giro, Igor Arrieta, giovane spagnolo a oggi con l’impronta netta del gregario e Filippo Baroncini che lavorerà sodo in pianura e magari proverà a buttarsi in qualche volata a gruppo più selezionato.

Per comprendere la forza, invece, della Red Bull, basti pensare come dietro Roglič, vincitore del 2023, siano presenti il secondo del 2024, Daniel Felipe Martinez, che, dopo un inizio complicato, alla Liegi di qualche settimana fa ha dimostrato di essere tornato in gran forma e Jai Hindley, vincitore del Giro 2022 che ha giurato fedeltà eterna (o almeno fino al primo di giugno) al capitano sloveno, ma con la possibilità, strada facendo, di ritagliarsi il suo spazio.

Giulio Pellizzari è la novità assoluta: ha corso talmente bene di fianco a Roglič al Catalunya che la squadra lo manderà al Giro - inizialmente partecipazione non prevista. Farà esperienza al servizio dei suoi capitani, ma ha dimostrato un potenziale così alto e una determinazione tale che potrebbe scavalcare diversi compagni di squadra nelle gerarchie. La speranza almeno è questa e corre di pari passo al desiderio di vedere un italiano competitivo in alta montagna con i migliori. Speriamo solo che anche lui, come altri prima, non si abitui troppo a fare il gregario senza licenze. Come lo sarà Giovanni Aleotti, il quale, però, in questo ruolo, si trova a meraviglia ed è da considerarsi uno dei migliori in circolazione, sia in salita che nelle tappe di media montagna. Jan Tratnik è stato preso per il Nord, ma si è visto poco e nulla, e per tirare in pianura o in alcune tappe di montagna nei GT: al Giro scatenerà il suo motore magari puntando pure alla tappa di casa. Nico Denz, che di tappe ne ha già vinte due al Giro e Gianni Moscon saranno gli uomini utili un po’ ovunque, ma soprattutto nelle prime parti di gara e in pianura.

LA LOTTA AL PODIO

 

Oltre ai numerosi corridori già nominati di UAE e Red Bull, la lotta al podio è molto serrata e comprende davvero tanti corridori. Si parte dall’Italia con Antonio Tiberi, capitano della Bahrain Victorious, desideroso di migliorare il 5° posto del 2024 e anche di mettersi alle spalle un inizio di stagione un po’ così culminato con il ritiro al Tour of The Alps per indisposizione. Di fianco a lui occhio a Pello Bilbao, qualcosa in più di un’alternativa per la lotta alle prime posizioni e Damiano Caruso, al suo ultimo Giro d’Italia (pare) desideroso di lasciare di nuovo il segno, aiutando i suoi due capitani a salire sul podio.

C’è Mikel Landa, Spagna, a capitanare la Quick Step e a inseguire il suo terzo podio al Giro dopo il 2015, che lo rivelò al mondo e il 2022, anno della sua ultima partecipazione su queste strade. Mattia Cattaneo e James Knox lo aiuteranno in salita e non è escluso vederli anche in fuga o provare a curare una classifica intorno alla decima e quindicesima posizione, mentre Josef Černý sarà uno degli uomini deputati a tenere il capitano al sicuro in pianura.

Al suo ultimo grande giro proverà l’ennesimo assalto al podio della Corsa Rosa Romain Bardet, francese, capitano dei neerlandesi del Team Picnic PostNL che vedranno al via con ambizioni di classifica anche il giovane britannico Max Poole. Chris Hamilton e Gijs Leemreize saranno di fianco a loro in salita, ma li vedremo anche spesso in fuga.

Chi sul podio del Giro invece ci è già salito (1° nel 2019 e 2° nel 2022) è Richard Carapaz, il quale, dovesse accorgersi di non avere più le gambe di un tempo per fare alta classifica, saprà riciclarsi in attaccante inseguendo tappe a volontà e magari anche la maglia azzurra della classifica dei Gran premi della Montagna. In casa Ef Education EasyPost occhio anche a George Steinhauser per la classifica, già vincitore di una tappa lo scorso anno, Jefferson Cepeda e Darren Rafferty, a disposizione del capitano, ma con la solita caratteristica delle squadre di Vaughters: andare in fuga per vincere tappe un po’ su tutti i terreni.

Capitolo INEOS Grenadiers: ci sarà Egan Bernal e questo fa felice i suoi tantissimi tifosi, con la maglia più bella del gruppo probabilmente, quella nuova di campione colombiano, autentica chicca. Con lui Thymen Arensman: i due puntano senza se e senza ma a un piazzamento nei primi cinque. Le caratteristiche le conosciamo: Bernal un Giro lo ha già vinto, tra gravi incidenti e problemi fisici vari non è più brillante come qualche stagione fa, ma il suo 2025, prima di una caduta in Spagna sugli sterrati della Clásica Jaén era iniziato su alti livelli. Arensman è un diesel e come sempre dovrà difendersi a inizio Giro salvo poi migliorare con il passare dei giorni. Brandon Rivera sarà l’ombra di Bernal, Jonathan Castroviejo (all’ultima Giro d’Italia, si ritirerà a fine stagione) tirerà ovunque, salita, pianura, discesa, mentre Lucas Hamilton darà una mano perlopiù quando la strada sale.

Nella lotta per il podio inseriamo David Gaudu, capitano della Groupama e al suo esordio al Giro: il miglior Gaudu tra cadute e scivoloni, anche extra corsa, sembra ormai una questione passata, ma avrebbe tutto per lottare per l’altissima classifica, di fianco a lui Remy Rochas e Lorenzo Germani che daranno una mano in salita e proveranno anche a inserirsi in qualche fuga, Kevin Geniets e Quentin Pacher che potrebbero piazzarsi nelle tappe mosse, mentre Clément Davy, Sven Erik Bystrom ed Enzo Paleni saranno perlopiù gregari in pianura, ma li potremmo trovare anche nelle fughe buone.

Il canadese Derek Gee guiderà la IPT alla caccia del podio o qualcosa di simile, con lui in salita Jakob Fuglsang, alle ultime pedalate in gruppo, Jan Hirt carta per una top ten e una fuga in montagna, dove vedremo di certo Marco Frigo, di recente vincitore proprio così, all’attacco in salita, di una tappa al Tour of the Alps. Presente anche Nick Schultz, australiano di supporto in salita e dotato anche di un discreto spunto veloce e con il fiore all’occhiello di una tappa vinta lo scorso anno al Catalunya quando batté nientepopodimeno che l’attuale campione del mondo.

Giulio Ciccone guiderà la Lidl Trek con l’idea di migliorare l’11° posto del Tour 2024, finora il suo risultato di maggior prestigio in termini di classifica finale di un grande giro. Se finora chi scrive si era sempre tenuto alla larga da discorsi riguardanti l’abruzzese e l’alta classifica, per questo Giro 2025 fa un brusco dietrofront. Il Ciccone visto negli ultimi mesi, Liegi compresa, è il miglior Ciccone possibile e la strada per un tentativo di fare podio non è preclusa, visto anche il livello dei contendenti. Dovesse fallire (si fa per dire) l’idea del podio, saprà certamente, come sempre, dare spettacolo in montagna, con fughe e tentativi di vittorie di tappa. La parte della squadra dedicata a lui comprende Patrick Konrad e Carlos Verona: i due inseguiranno anche la fuga buona per vincere una tappa, occhio a Konrad corridore che può anche tirare fuori un piazzamento in classifica inaspettato (al Giro fu 7° nel 2018 e 8° nel 2019, al Tour ha un 15° posto ottenuto nel 2022).

Simon Yates è l’uomo di classifica della Visma | Lease a Bike: quest’anno si è visto molto poco, ma pare stia preparando a puntino il Giro per provare a salire sul podio. Lo aiuteranno due corridori esperti, autentica garanzia di rendimento, come Wilco Kelderman e Steven Kruijswijk tra i più forti gregari in salita, ma non solo e con loro Bert Lemmen, uno che vuole provare a tenere duro e vedere fin dove potrà arrivare in una corsa di tre settimane.

Infine tra i possibili candidati a un podio o comunque a un piazzamento molto in alto in classifica c’è Michael Storer. Lo scalatore australiano della Tudor arriva da un Tour of The Alps corso (e vinto) con grande piglio e superiorità rispetto a una concorrenza molto qualificata: riuscirà a ripetersi anche sulle strade del Giro? Qualora non dovesse raggiungere quel livello, dalla sua ha la capacità di sapersi reinventare e inseguire una vittoria di tappa in una delle tappe più dure. Di fianco a lui testeremo la crescita di un giovane come Marco Brenner, passato con le stimmate del predestinato qualche stagione fa e Yannis Voisard, scalatore svizzero. Larry Warbasse, invece, è l’esperto gregario sia per la salita che per la pianura.

OUTSIDER PER LA CLASSIFICA

Tra gli outsider più interessanti ci sono quelli del Team Jayco AlUla, squadra che porta un bel terzetto per inserirsi in quelle zone: si punta forte su Chris Harper, fedelissimo in passato di Simon Yates e su Filippo Zana che inseguirà, oltre alla top ten, anche una vittoria di tappa. Con loro Luke Plapp che vorrebbe proseguire il suo percorso di crescita nel tentativo di provare a diventare un uomo di classifica in futuro. L’australiano ha nel mirino le prime tappe e magari proverà a vestire la maglia rosa al termine della cronometro di Tirana: è uno dei candidati. La squadra australiana ha escluso De Marchi, ultimi mesi per lui in gruppo, evidenziando una mancata riconoscenza nei confronti di uno dei corridori più importanti del gruppo sotto diversi aspetti, peso, esperienza, qualità da uomo squadra, e al suo posto schiera, tra gli altri, due buoni scalatori come Koen Bouwman, anche veloce, occhio a ritrovarselo in fuga, e Paul Double, che poche settimane fa alla Coppi e Bartali ha conquistato la sua prima vittoria tra i professionisti sfruttando l’arma migliore: la fuga in salita. Davide De Pretto e Felix Engelhardt possono tenere sui percorsi impegnativi con brevi salite e far valere lo sprint veloce, mentre Michael Hepburn sarà il tuttofare in pianura.

Nairo Quintana guida la Movistar Team che avrà in salita altre tre carte molto interessanti come Einer Rubio, che si candida a un piazzamento nei 10 e a vincere una tappa di montagna, Davide Formolo, per lui carta bianca per fare la sua corsa: vediamo che cosa riuscirà a fare il buon “Roccia” capace di vincere una tappa al Giro nell'ormai lontano 2015 e da quella volta mai riuscito a ripetersi sulle strade di casa. E infine Jefferson Cepeda, l’ecuadoriano è corridore molto pericoloso soprattutto in fuga perché, oltre a difendersi in salite non troppo lunghe, ha anche una buona esplosività.

Vedremo lottare per un posto di alta classifica anche Lorenzo Fortunato e Davide Piganzoli. Il primo è nella forma della vita, guida l’XDS Astana forte della vittoria ottenuta di recente in una tappa del Tour de Romandie ed è una garanzia di piazzamento tra il 12° (Giro 2024) e il 21° posto° (2023) posto. In mezzo ha ottenuto un 15° (Giro 2022) e due 16esimi (Giro 2021 e Vuelta 2025). A fare classifica, o comunque a farsi vedere in salita, magari con una vittoria di tappa come obiettivo, anche Wout Poels, mentre Fausto Masnada e Anton Kuzmin saranno perlopiù in veste di gregari.

Piganzoli è uno dei giovani più attesi del nostro ciclismo, 13° lo scorso anno al suo primo Giro, si aspetta, lui e la squadra, un ulteriore salto in avanti. Il Team Polti gli metterà a disposizione in salita Alessandro Tonelli e i fratelli Bais, Davide e Mattia, in pianura Mirco Maestri e Andrea Pietrobon, molto attesi anche nelle fughe di giornata, con la speranza che qualcuna possa pure tramutarsi in vittoria.

Restando all’altra squadra italiana al via, la VF Group Bardiani, proveranno a tenere duro in salita Alessio Martinelli e Alessandro Pinarello, ma i due verosimilmente faranno fatica a fare una buona classifica, però vedremo quali saranno i loro limiti, soprattutto quelli di Pinarello neoprofessionista e all’esordio al Giro d’Italia. Limiti che conosciamo già se parliamo di Luca Covili, scalatore dotato di grande fondo e che punterà a un piazzamento finale tra la quindicesima e la ventesima posizione.

CACCIATORI DI TAPPE E UOMINI DA FUGA, VELOCISTI

 

Mancano alcuni dei grandi big del ciclismo, ma bastano tre nomi per fare tremare i polsi, corridori oltretutto candidati a vestire la maglia rosa sin dall’avvio dall’Albania. Parliamo di Tom Pidcock, capitano della Q36.5 che proverà anche a fare classifica finché potrà (con lui in salita Damien Howson, Milan Vader, Mark Donovan e Xabier Mikel Azparren, corridore forte anche a cronometro) e ovviamente gli attesissimi Wout van Aert e Mads Pedersen. Tappe per loro ce ne sono, a partire dai tre giorni albanesi, e siamo sicuri che sapranno dare spettacolo lungo tutte le tre settimane anche in situazioni meno attese: più che le volate, dove comunque Pedersen si getterà, li aspettiamo anche in qualche tappa dura, magari van Aert se troverà la condizione (si è ammalato poco prima del Giro, ci risiamo), pure in qualcuna di montagna o nelle due cronometro. Oltre a Pedersen la Lidl Trek può contare pure su Mathias Vacek che farà parte del treno per il danese - come Dan Hoole, Jacopo Mosca e Soren Kragh Andersen - darà manforte in pianura, ma proverà a ritagliarsi il suo spazio come fece all’ultima Vuelta.

Si parla di sprint di gruppo: oltre alle possibili incursioni di van Aert e Pedersen, da seguire con attenzione, proprio in casa Visma, Olav Kooij, che nelle (non moltissime per la verità) volate di questo Giro potrebbe diventarne il Principe. A dargli una mano, oltre a van Aert, anche Dylan van Baarle e soprattutto Edoardo Affini, i due potranno anche cercare gloria personale: Affini a cronometro, van Baarle in qualche fuga. A contendere la corona a Kooij il più temibile è Kaden Groves di cui si parla sin troppo poco. Alpecin porta lui come velocista principale e quasi capitano assoluto, lui che in carriera ha già vinto al Giro, e vicino gli confeziona un discreto pacchetto formato da Timo Kielich, Jenson Plowright, che possono essere anche alternative in caso di giornata no dell’australiano, Fabio Van Den Bossche, Edward Planckaert e Jury Hollmann. Jimmy Janssens lo vedremo spesso in fuga, mentre Quinten Hermans è il corridore deputato a giocarsi qualche tappa negli arrivi mossi e spunti in qualche eventuale fuga in tappe impegnative.

Altri velocisti che possono vincere o arrivare vicino: Milan Fretin, Cofidis, aiutato soprattutto da Jan Maas e Stefano Oldani, quest’ultimo, che al Giro ha già vinto, ci proverà anche in fuga, così come Sylvain Moniquet e Anthony Perez, da seguire nelle tappe di montagna o vallonate, mentre Jonathan Lastra, Nicolas Debeaumarché e Sergio Samitier lavoreranno e proveranno a inserirsi in qualche attacco da lontano.

C’è Sam Bennett, il quale vorrà provare a vincere al Giro sette anni dopo la tripletta del 2018, per una Decathlon AG2R La Mondiale d’attacco che porta anche Andrea Vendrame, da fuga in qualsiasi genere di tappa e vincitore lo scorso anno a Sappada, Geoffrey Bouchard e Nicolas Prodhomme, riferimenti in salita, Dries De Bondt, altro corridore che ha bei ricordi al Giro, avendo vinto pure una tappa nel 2022, Dorian Godon, occhio a lui nelle tappe vallonate e negli arrivi a ranghi ristretti, e Stan Dewulf eterna promessa al Nord, mai realizzata, mentre Tord Gudmestad sarà l’ultimo uomo dello sprinter irlandese.

Max Kanter è l’uomo veloce di una XDS Astana che punterà a ogni genere di tappa vista la forma palesata un po’ da tutti in stagione e la presenza di Diego Ulissi, Nicola Conci e Christian Scaroni che vedremo spesso all’attacco in maniera seria, in quelle fughe, soprattutto, che potranno concretizzarsi.

Il Team Picnic avrà Casper van Uden, buon outsider per le volate, aiutato da Alex Edmonson e Bram Welten, mentre la Bahrain-Victorious prova a sorprendere con Matevz Govekar, ruota veloce in buona ascesa, aiutato negli sprint dall’esperto Andrea Pasqualon. In casa bahreinita Fran Miholjevic sarà il gregario da pianura, mentre Alfonso Eulalio ed Edoardo Zambanini, oltre ad aiutare la squadra, proveranno a farsi vedere il primo in fuga, il secondo negli arrivi per corridori esplosivi. Altro velocista quasi puro da tenere d’occhio è Gerben Thijssen che punta a sorprendere negli arrivi a ranghi compatti per una Intermarché Wanty che ha tra le sua fila Louis Meintjes e Simone Petilli per le fughe in montagna, Dion Smith e Francesco Busatto per quelle nelle tappe mosse e gli arrivi per gente esplosiva e soprattutto Taco van der Hoorn che qualche anno fa al Giro regalò la prima storica vittoria alla squadra da quando passò nel World Tour. Presenti anche Kevin Colleoni e Gijs Van Hoecke, che saranno perlopiù a disposizione degli altri.

Altro nome forte per le volate è Matteo Moschetti della Q36.5, diciamolo francamente: in molti tifiamo per lui per svariati motivi e vista la concorrenza non è da escludere che possa finalmente ottenere una vittoria al Giro d’Italia. Ad aiutarlo, negli sprint, Emīls Liepiņš, mentre il canadese Nicola Zukowsky potrà mettersi in luce con qualche attacco da lontano.

La Quick Step, orfana di Tim Merlier, porta i suoi eredi qui al Giro con l’obiettivo di dividersi la posta in palio: Luke Lamperti e Paul Magnier hanno entrambi le qualità per imporsi seppure arrivano da un 2025 differente. L’americano contraddistinto da alcuni problemi fisici, il francese da tanti bei risultati alternati a qualche calo (e caduta) fisiologico vista la giovane età. Presenti nella squadra belga anche Gianmarco Garofoli che darà una mano su tutti i terreni e magari proverà a prendersi qualche licenza personale e Ethan Hayter, oggetto del mistero, corridore dalle grandi potenzialità, veloce e resistente, ma spesso in affanno nel correre in gruppo.

Occhi puntati, per le tappe con arrivo a ranghi non troppo compatti e magari già nei primi giorni in Albania, su Corbin Strong, veloce e adatto anche alle tappe mosse, in una IPT che porta Hugo Houle, fido gregario, ma capace, se in giornata, di cogliere anche la fuga buona.

Tra i nomi più interessanti per gli sprint, non per forza a ranghi compatti, presente Rick Pluimers, corridore neerlandese della Tudor che potrà farsi valere anche su percorsi un po' più selettivi. Il connazionale Maikel Zijlaard sarà il suo lead out, ma avrà anche qualche occasione di sprintare per se, soprattutto nelle tappe più pianeggianti, mentre Alexander Krieger sarà il loro supporto.

Se il gruppo si seleziona, ma davanti restano 40/50 corridori da tenere in considerazione anche il nome di Orluis Aular, venezuelano della Movistar che può dire la sua anche nelle volate di gruppo, pur non avendo le punte di velocità dei migliori velocisti, lo potremmo vedere spesso piazzato. La Movistar gli mette vicino Albert Torres per tenerlo fuori dai guai nel finale e piazzarlo per la volata e Lorenzo Milesi, forte in pianura e a cronometro e non troppo fermo: in caso di fuga potrebbe dire la sua come ha fatto spesso da Under 23.

Presente, nella squadra spagnola, anche Jon Barrenetxea, corridore molto adatto alle fughe nelle tappe dure e anche veloce: potrebbe ricalcare un giro sullo stile di Pelayo Sanchez, una delle rivelazioni dell’ultimo Giro d’Italia.

L’Arkéa - B&B Hotels punta esclusivamente alle tappe per provare a invertire la tendenza di questo 2025 nel quale in pratica il solo Vauquelin è andato forte. Luca Mozzato sarà il velocista di punta: l’italiano, dopo il grande podio al Fiandre 2024 ha faticato moltissimo negli ultimi 13 mesi. Gli darà una mano Giosuè Epis, caratteristiche simili, forse meno veloce, ma più resistente. Gli altri sono tutti corridori da tappe di media o alta montagna e che vedremo presumibilmente in fuga: Simon Guglielmi, Laurens Huys e Martin Tjøtta. Più quotati, invece, Michel Ries, lussemburghese e il giovane norge Embret Svestad-Bårdseng, che potrebbero anche puntare a un posto intorno alla quindicesima, ventesima posizione finale.

Non un vero e proprio velocista in squadra per la INEOS Grenadiers che, come abbiamo visto poco sopra ha altri grilli per la testa (la classifica), ma Joshua Tarling è uno dei favoriti per la crono di sabato, Ben Turner tirerà per i compagni di squadra, ma ha spunto veloce in un gruppo non troppo numeroso, così come Kim Heiduk.

Se il Team Polti punterà molto sugli sprint di Giovanni Lonardi ciò che resta della VF Group Bardiani CSF Faizané, da nominare, è di buona qualità: Enrico Zanoncello è il velocista, Manuele Tarozzi e Martin Marcellusi i punti di riferimento per le fughe, Filippo Fiorelli e Filippo Magli quelli tagliati negli sprint a ranghi ridotti (e magari pure loro in qualche bella fuga potrebbero dire la loro grazie allo spunto veloce).

Infine la EF Education-EasyPost che ha nei danesi Mikkel Frølich Honoré e Kasper Asgren, soprattutto, due pedine per le fughe con il secondo che cerca da un po’ di stagioni la vecchia buona condizione, mentre James Shaw e Owain Doull daranno una mano e magari li troveremo piazzati in qualche tappa.

PERCORSO

Da Durazzo a Roma che pare il titolo di una parodia di un film neorealista con Franco e Ciccio. 21 tappe, si parte di venerdì e quindi ben 3 lunedì di “riposo” : niente prima parte lunga con nove giorni di corsa in fila. Appena due cronometro, per circa 42 km totali, entrambe nella prima parte di corsa (seconda e decima tappa). Tre arrivi veri e propri in salita (tappa 7, tappa 16 e 19) con la 18 che arriva in quota a Champoluc dopo un breve tratto di discesa. Una tappa vera e propria con le strade bianche (tappa 9) più lo sterrato del Colle delle Finestre (tappa 20, la più attesa). Oltre alla partenza dall’estero un altro sconfinamento a Nova Gorica (tappa 14). Molto interessanti le (tante) frazioni appenniniche, da scoprire strada facendo cosa potrà, invece, accadere sulla Alpi.

Tre giorni in Albania ad aprire la corsa e subito appuntamenti che scalderanno le gambe ai pretendenti alla vittoria finale che se la dovranno vedere con i diversi cacciatori di classiche presenti, resistenti e veloci. A Tirana si arriva dopo aver attraversato strade complesse anche nel fondo e due volte nel finale il Surrel con la cima a 12 km dall’arrivo e una discesa che può fare selezione: si può attaccare e può arrivare un gruppetto bello sgranato a giocarsi la tappa e la prima ambita maglia rosa. Il giorno dopo la crono, sempre a Tirana, è breve, ma ha quella salitella in mezzo che spaccherà diverse gambe. Il terzo giorno altra tappa di 160 km, fotocopia della prima in quel senso con il GPM di Logora Pass, lungo e impegnativo, quasi 11 km e tratti oltre il 10. Si scollina a 39 dall’arrivo e si va in picchiata verso il mare: anche qui, giornata per cacciatori di classiche, resistenti che sfideranno gli uomini di classifica.

Dopo il riposo la quarta tappa con arrivo a Lecce è la classica frazione del Tavoliere delle Puglie: volatona di gruppo, ma occhio al vento. La tappa 5 arriva nello splendido scenario di una delle città più belle del sud Italia, Matera, e chiama di nuovo alla sfida i cacciatori di classiche, con quel finale molto mosso e qualche velocista più resistente.

Tappa 6: si arriva a Napoli dopo 227 km - frazione più lunga del Giro 2025 - e ne viene fuori una cosa un po’ strana. Metà frazione è impegnativa con lunghe salite per uscire dalla Lucania ed entrare in Campania, una seconda parte velocissima fino a Napoli. Fuga e poi volata sembra l’opzione più gettonata.
Il secondo week end di corsa, invece, parte venerdì 16 maggio con il primo arrivo in salita verso Tagliacozzo, in Abruzzo. Sono 168 km e oltre 3500 metri di dislivello per una giornata caratterizzata da un continuo su e giù che farà selezione. Il giorno dopo, la tappa con arrivo a Castelraimondo è un altro continuo saliscendi appenninico con la salita di Sassotetto da affrontare a metà giornata. Frazione che potrebbe sorridere a una bella fuga, anche con qualcuno con intenzioni particolari. Non c’è riposo nel senso che domenica 18 maggio c’è una delle giornate più attese. La nona tappa, la Gubbio-Siena di 181km è quella con ben cinque settori sterrati (per 29km totali) e quel finale con Monteaperti e Le Tolfe che faranno selezione prima dell'arrivo a Siena in Piazza del Campo.

Dopo il secondo riposo prosegue la salita verso nord e la tappa dieci è la seconda e ultima cronometro. Lucca-Pisa, per 28.6km, una grande occasione persa per fare una bella crono lunga spacca gambe e classifica che dopo il giorno di riposo avrebbe inchiodato tanti pretendenti non al massimo dai primi dieci giorni di gara. Ci saranno bei distacchi ugualmente seppur la lunghezza non è eccessiva e la seconda parte di cronometro molto veloce rischia di appiattire il livello e le differenze.

Non c’è tempo per recuperare perché si torna a salire il giorno dopo sugli appennini, tappa 11 con arrivo a Castelnovo Ne’ Monti dopo aver affrontato il San Pellegrino in Alpe a metà giornata e poi un continuo saliscendi fino all’arrivo. Tappa su cui, fossi negli appassionati, farei un bel cerchio rosso sopra per evidenziare la possibilità di macello e spettacolo. Ci sono tutti gli ingredienti perché venga fuori una giornata da non dimenticare. La tappa successiva, la 12, Modena-Viadana, è, sulla carta, la terza volata di gruppo e arriva prima della Rovigo-Vicenza e della Treviso-Nova Gorica che potrebbe vedere fughe da lontano all’arrivo, ma anche qui altre due volate. Classiche tappe da sfida fra fuggitivi e squadre dei velocisti superstiti.

La terza domenica del Giro, invece, si torna a salire con l’arrivo ad Asiago dopo 219 km e dopo aver affrontato il Monte Grappa a metà giornata. Vista così, sulla carta sembra un’occasione sprecata, ma vediamo cosa succederà da Ponte sul Brenta a Dori prima della conclusione sull'altipiano.

Dopo il riposo si riparte subito per una tappa di montagna con arrivo a Brentonico, in provincia di Trento e quasi 5.0000 metri di dislivello in 203 km. Fatta eccezione per i primi 50 km circa, tutti comunque in leggera ascesa, dall’inizio della salita verso Carbonare fino al traguardo non ci sarà più un metro di pianura. La tappa 17 potrà fare molto male nonostante la sua brevità. Tonale e Mortirolo prima del lungo finale verso Bormio con lo strappo de Le Motte a 9 km dal traguardo che farà ulteriori danni. Il giorno dopo classica frazione di trasferimento dell’ultima settimana con l’arrivo a Cesano Maderno: fuga o volata, non si scappa.

Due delle ultime tre tappe saranno decisive e, a seconda di come ci si arriverà, potranno cambiare la classifica, anzi stravolgerla. La Biella-Champoluc di venerdì 30 maggio è una delle più dure di questa Corsa Rosa con 5 GPM tre dei quali lunghi e impegnativi (Col Tzecore, Col Saint-Pantaleon, Col de Joux), la Verrès-Sestriere del giorno dopo è quella del Colle delle Finestre e basta solo il nome. Infine, domenica 1 giugno passerella finale a Roma, nel suggestivo scenario dei fori imperiali, ma dopo un ingiusto sotto tanti punti di vista lungo trasferimento dal Piemonte.

LA GRIGLIA DELLE MAGLIE

MAGLIA ROSA

⭐⭐⭐⭐⭐ Roglič
⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐ Tiberi, Bernal, lANDA
⭐⭐ Carapaz, S. Yates, A. Yates, Bernal, Gee
⭐ Arensman, Hindley, Martinez, Storer, McNulty, Gaudu, Ciccone, Fortunato

MAGLIA CICLAMINO

⭐⭐⭐⭐⭐ Pedersen
⭐⭐⭐⭐ Van Aert,
⭐⭐⭐ Roglič, Ayuso
⭐⭐ Kooij, Groves, Pidcock, Vendrame, Strong, Pluimers
⭐ Maestri, Tarozzi, Magnier, Tarling, Scaroni, Bennett, Fretin, Lonardi

MAGLIA AZZURRA

⭐⭐⭐⭐⭐ Carapaz
⭐⭐⭐⭐ Ciccone, Storer
⭐⭐⭐ Gee, Steinhauser, Fortunato
⭐⭐ Gaudu, Bilbao, Roglič, Scaroni, Bouchard, Pidcock, Landa
⭐ A.Yates, Pellizzari, Rubio, Formolo, Poels, Bardet, Prodhomme, S.Yates

MAGLIA BIANCA

⭐⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐⭐ Tiberi
⭐⭐⭐ Piganzoli, Poole
⭐⭐ Pellizzari, Plapp, Del Toro
⭐ Svestad-Bårdseng, Rafferty, Arrieta


10 nomi da seguire alla Liegi-Bastogne-Liegi

L’ultimo capitolo della Primavera ciclistica, quella, appunto, con la lettera maiuscola, quella, nello specifico, caratterizzata dai fine settimana dedicati alle corse di un giorno è arrivato. Si è partiti, a fine febbraio, con il così detto opening week end, e si chiuderà, domenica 27 aprile, tra ponti e pontefici, con la Liegi-Bastogne-Liegi.

La Doyenne, che passa sulla Redoute e poi sulla Roche aux Faucons, che arrivava ad Ans e oggi ha saputo - anche per questioni commerciali - rinnovarsi, proponendo dal 2019 un finale diverso.

Con le modifiche alla parte conclusiva hanno vinto: Fuglsang, Roglič, e poi due volte a testa Pogačar ed Evenepoel - favoriti anche per questa edizione con la speranza che stavolta niente si metta di traverso e ci faccia godere la sfida a due.

Dal 2019 a oggi, tolto il podio di Formolo (che pare essere pure l’italiano più in forma per un piazzamento tra la quindicesima e la ventesima posizione anche quest’anno, grasso che cola), il migliore è stato Ciccone, 13° nel 2023. Poco da fare, siamo questi.

Alle spalle dei due favoriti, invece, c’è un gruppo di corridori che si darà battaglia per il podio e chissà, magari qualcuno potrà fare come Skjelmose una settimana fa all’Amstel: trovare la giornata di grazia e provare a castigarli. La corsa neerlandese c’ha raccontato che, se gli astri si congiungono, potrebbe essere possibile, anche se le gambe dei due è superiore, con Redoute e Roche aux Faucons che rischiando di risultare indigeste agli altri.

Ed ecco quindi le dieci alternative a Remco e Pogi per la Liegi Bastogne Liegi 2025.

 

MATTIAS SKJELMOSE JENSEN (2000) 🇩🇰 Lidl-Trek

Viene facile pensare a lui dopo che li ha battuti alla Amstel, ma verrebbe facile escluderlo dopo la brutta botta rimediata alla Freccia Vallone corsa in cui lo scorso anno venne portato via in braccio perché si stava per congelare. Non recuperò in tempo per la domenica alla Liegi dove, nonostante dichiarazioni bellicose, saltò per aria nel tentativo di tenere il forcing di Tadej Pogačar e chiuse 28°, mentre il 9° posto del 2023 resta il suo risultato migliore. Dubbi sulla sua condizione e allora in casa Lidl-Trek si pensa pure a Ciccone e Nys, pedine per tipi di corsa differenti.

 

TOM PIDCOCK (1999) 🇬🇧 Q36.5

Lui, invece, in questa corsa è già salito sul podio, era il 2023, rimediando quello che è al momento l’unico piazzamento nei tre in una Monumento al quale però affianca diversi risultati di peso in altre grandi classiche, vedi le vittorie ad Amstel e Strade Bianche. Insegue, a proposito di podi, il primo storico per la sua squadra in una delle cinque classiche più prestigiose del calendario, rincorre, anzi forse sfugge, sarebbe meglio dire, ormai da diversi anni, la nomea di corridore atteso a tenere la ruota dei tre, quattro più forti. Quando loro non ci sono lui colpisce, ma lo si aspetta alla giornata di grazia come qualcuno l’ha avuta prima di lui, sette giorni fa. Alcuni dicono: se ce l’ha fatta Skjelmose, perché non dovrebbe riuscirci Pidcock?

 

BEN HEALY (2000) 🇮🇪 Ef Education EasyPost

Sembra tornato quello di un paio di stagioni fa, ma non solo, il risultato alla Freccia Vallone è il suo migliore in carriera, nettamente, e questo fa sperare bene per domenica sulle côtes valloni. All'Amstel, Alaphilippe gli ha rovinato (un bel po’) i piani, anticipando il suo probabile attacco dalla media distanza e dando il là a quello di Pogačar. Se lo sloveno non sa stare mai fermo, anche Healy non scherza. Ha un gran motore, ma anche la sfortuna di doverlo dimostrare in quest'epoca in cui un paio di corridori ne hanno uno ancora più evoluto. Ma se c’è uno che può stupire, ribaltare, tentare l’impresa, quello è il folletto irlandese che tanto ci piace per il modo di correre. In Casa Ef occhio pure a Baudin, ritrovato, ma soprattutto a Powless uomo che può spuntare dalla mischia e cogliere un podio.

 

TIESJ BENOOT (1994) 🇧🇪 Visma | lease a Bike

Insieme a van Aert e Jorgenson, qui assenti, Tiesj Benoot sta tenendo a galla una squadra che fino a poco tempo fa sembrava poter dominare (anche) le corse di un giorno, squadra che però una Monumento non la vince dal 2020 e fu proprio la Liegi con Roglič, prima del duopolio di cui abbiamo parlato sopra. Il belga, garanzia di risultati, in questa corsa è stato già 3 volte nei 10 con due settimi posti come miglior risultato, e viene da una serie di piazzamenti di qualità con il podio alla Dwars e il fiore all’occhiello del sesto posto alla Ronde. Potrebbe essere la sua ultima Liegi in maglia giallonera (pronto un contratto importante alla Decathlon): motivazioni extra dovesse lasciare la squadra in cui negli ultimi quattro anni ha fatto il definitivo salto di qualità?

 

MAXIM VAN GILS (1999) 🇧🇪 Red Bulla-BORA-hansgrohe

Lo mettiamo più per onore di firma e pedigree che forma effettiva. Purtroppo il biondo belga sta vivendo una primavera complicata per motivi di salute e anche problemi familiari e al momento il feeling con la nuova squadra non sboccia, ma chissà, il talento c’è e questa corsa è fatta per lui che lo scorso anno arrivò a pochissimo dal podio, battuto allo sprint solo da un certo Mathieu van der Poel. In Casa Red Bull c’è curiosità sull’esordio in questa corsa di Pellizzari - il quale arriva, però, da un blocco di lavoro mirato al Giro, difficile immaginarselo competitivo per un risultato importante. Da seguire pure Adrià, corridore che nelle ultime settimane sembra avere un po’ smarrito la brillantezza di inizio stagione. Non è la primavera che il colosso austriaco si aspettava dalla squadra, ma prima o poi ci aspettiamo una svolta.

 

ROMAIN BARDET (1990) 🇫🇷 Team Picnic PostNL

Chi invece il podio lo conquistò lo scorso anno è Romain Bardet il quale, però arriva da un TotA non brillantissimo passato spesso a inseguire e al freddo. La sua squadra è in difficoltà, lui proverà a togliere di nuovo le castagne dal fuoco con un bel piazzamento in quella che è la sua ultima Liegi in carriera, in quella corsa che lo ha visto salire sul podio due volte e finire nei dieci altre tre. La Liegi è sempre stata la sua corsa: lo sarà anche stavolta?

 

SANTIAGO BUITRAGO (1999) 🇨🇴 Bahrain-Victorious

Salito sul podio un po’ a sorpresa un paio di stagioni fa, Santiago Buitrago mercoledì alla Freccia, sfruttando anche il suo feeling con il brutto tempo, ha dimostrato di essere tornato in grande forma (ha chiuso sesto) e di poter essere un validissimo outsider su queste strade, soprattutto se la corsa si dovesse fare dura anche alle spalle dei due favoritissimi, a differenza dello scorso anno dove a lungo, dietro Pogačar, si diede (poca) battaglia in un gruppone abbastanza folto. Nelle salitelle del Belgio vallone, brevi e aspre, lui si trova a meraviglia, è tutt’altro che fermo anche nel finale, è in crescita e ha una squadra competitiva (Pello Bilbao e Zambanini sono alternativa e spalla) che lo supporterà in tutto. Può provarci per tornare di nuovo sul podio.

 

LOUIS BARRÉ (2000) 🇫🇷 Intermarché-Wanty

Da inizio stagione il francese della Intermarché-Wanty non sbaglia un colpo. Sempre davanti con continuità, che si tratti di corse in Spagna, in Francia, in Italia, poi all’Amstel Gold Race, Paesi Bassi, col sesto posto finale ha ottenuto il miglior risultato in carriera in una corsa World Tour. Come il suo ex compagno di squadra Vauquelin (che non inseriamo tra i dieci, ma fate finta che ci sia) è la dimostrazione che nel ciclismo si può ancora crescere con calma e iniziare a mostrare le cose migliori anno dopo anno, pure a 24 o 25 anni. Lo scorso anno spesso in fuga nelle gare dure, quest’anno davanti nei momenti clou. Uno dei migliori corridori della sua squadra in questo primi mesi alla Liegi punta a una top ten che sarebbe un grande risultato per lui e per la squadra e anche per migliorare il piazzamento alla Freccia, 24°, che ovviamente non lo ha soddisfatto, causato dalle difficoltà negli ultimi km a prendere la posizione giusta in gruppo.

 

MAURO SCHMID (1999) 🇨🇭 Team Jayco AlUla

Altro corridore che da inizio stagione sta andando molto forte, ma che, a differenza di Barré, ha già raccolto, vincendo in Australia la Cadel Evans Great Ocean Road Race. Quella volta si esaltò con il grande caldo, mentre mercoledì nonostante la pioggia e il freddo ha ottenuto una ottima decima posizione alla Freccia Vallone dimostrandosi ancora una volta corridore adatto alle condizioni meteo più complicate. Domenica, invece, all’Amstel ha chiuso al quindicesimo posto dopo essersi sacrificato per Michael Matthews. La Liegi è molto adatta alle sue caratteristiche e al suo stato di forma: ci troviamo di fronte al migliore Schmid mai visto tra i professionisti, occhio a lui.

 

DAVIDE FORMOLO (1992) 🇮🇹 Movistar Team

Chiudiamo con l’unico italiano apparso in condizioni decenti nelle ultime uscite ardennesi, Formolo, migliore azzurro sia all’Amstel (27°) che alla Freccia (16°), questi sono i tempi che corrono. Oltretutto Formolo è anche l’ultimo corridore di casa nostra a salire sul podio alla Liegi. Sta bene, ha fondo e insieme a Mas è la carta migliore che la Movistar può schierare nella grande classica. Difficile una top ten, ma se la corsa si fa dura può provarci.


Dispacci dal World Tour #12

La copertina è per Remco Evenepoel, il contorno è dedicato al fatto che non ci si riesce più, ormai, a stupire. Rientrato alla Freccia del Brabante, dopo un lungo stop causato da un incidente in allenamento in Belgio quest’inverno - la distrazione di un guidatore poteva costare molto di più che varie fratture tra costola e mano e una forte contusione alla spalla che gli ha dato parecchio fastidio nella fase di riabilitazione - insomma è rientrato e ha subito vinto alla prima corsa.

Evenepoel ha passato un periodo complesso, si è rifugiato in fatti suoi personali, conducendo un periodo di vita estremamente disciplinato (disciplina che in realtà mai gli è mancata) e con l’aiuto (anche) della famiglia ha smarcato le complicazioni mettendosi subito in pari con i più forti. In Belgio in molti sono d’accordo (e anche io sono d'accordo con questi molti) nel dire che non si è mai visto un Evenepoel così forte. Tornato in strada, con un numero attaccato a maglia e bici - una bici colorata con una sorta di oro, come lo è anche il casco, tendente all’ambrato - ha dimostrato subito gamba fresca e quasi piena.

Alla Freccia del Brabante ha scherzato, ha allungato e con lui restavano solo van Aert e Blackmore. Poi ha stremato e staccato il giovane inglese -meglio una volata a due che a tre, come dimostrerà poi la fatal domenica dell'Amstel in cui verrà beffato da Skjelmose- infine ha vinto battendo Wout van Aert in volata, sfatando alcuni miti sulla sua carriera legati a qualcosa che in lui non si era ancora sviluppato per bene ma che ha saputo allenare alla grande. Si diceva non fosse esplosivo, né veloce, forse in alcuni momenti è stato così, ma ci sono un paio di situazioni in cui Evenepoel ha mostrato di essere forte in uno sprint a due, soprattutto al termine di una corsa impegnativa. Ha battuto Pello Bilbao a San Sebastian, se l’è giocata con Roglič in diversi arrivi al Catalunya. Poi chiaro, gli è sempre bastato/servito arrivare da solo per vincere.

Sessanta successi con quelli di settimana scorsa in una gara che, i più attenti lo sapranno, non fa parte del World Tour, ma ha prestigio ed è spettacolare, seppure ridotta a soli 160 km anche per la “concomitanza” con l’Amstel di domenica.

E domenica che forse abbiamo visto un Evenepoel ancora più evoluto capace di andare a riprendere Pogačar che se ne stava all’attacco, cosa che non capita tutti i giorni, farsi riprendere, non andare all'attacco. Forse le fatiche della Roubaix, forse un po‘ di vento contro hanno stremato lo sloveno finendo per farlo apparire umano. Evenepoel e Skjelmose hanno ben collaborato e lo hanno ripreso. Mai visto un Pogačar così: persino battuto allo sprint dal danese.

Pochi giorni dopo e si è proseguito con il trittico (che è qualcosa in più aggiungendoci il Brabante e che si chiuderà domenica alla Liegi), alla Freccia Vallone, corsa che ormai da anni ha perso fascino e gusto se non in quella volata finale all’insù, corsa schiacciata in mezzo a tante altre e che riesce persino a togliere intenzioni a chi ha reso il ciclismo di questi ultimi anni concreto spettacolo. Vedere Pogačar, Evenepoel, gente così aspettare lo sprint finale la dice molto sul tipo di corsa che è e anche su un calendario fitto che costringe a fare delle scelte di strada. La Freccia Vallone con il suo arrivo non può offrire altro.

Ad Evenepoel una gara così, con questo arrivo, resterà sempre indigesta, mentre è impressionante, ai limiti dell’imbarazzo il modo in cui lo sloveno campione del mondo stacca tutti sul Muro di Huy e guadagna una decina di secondi in poche centinaia di metri. La faccia all’arrivo è scavata, è l'effetto del brutto tempo e del fango schizzato dalle ruote. Pare vecchio di qualche anno, ma le gambe sono di un altro pianeta. Si dice che nessuno abbia visto nella stanza un noto supereroe in calzamaglia e Pogačar… chissà.

Ci sarebbe da parlare dell’Italia sulle Ardenne, ma rinvio il paragrafo - o magari la copertina- al post Liegi. Intanto, buona Liberazione a chi legge.


Il Nord in cinque momenti

Il Nord ciclistico ha sempre la enne maiuscola perché non è solo un'indicazione geografica, ma è una sorta di topos letterario. Sì, un luogo in cui ciascuno ricerca delle sensazioni o delle immagini che sa bene di poter trovare lì e tutte le volte in cui la mente, e auguriamo a ciascuno anche il corpo perché è una di quelle esperienze da fare entro i -metteteci la vostra età e qualunque età sarà giusta, perché non è mai tardi-, si spinge in quel Nord ha la certezza di trovare quel che si prefigurava: le pietre, un cielo cupo, una sfumatura di grigio che non si scorge altrove, un velodromo, un boato, un sole freddo, una fuga impossibile, una volata da acido lattico, una bicicletta rotta (spesso più di una), una ferita ancora sanguinante, un urlo e, quest'anno, alla Roubaix, magari una farfalla che fa breccia tra due braccia levate al cielo. Anche in questa primavera al Nord è accaduto tutto questo e siccome il raccontabile è sempre un universo più ampio di quel che, alla fine, si può raccontare su una pagina, abbiamo selezionato cinque punti per rivivere qualche indicazione e qualche suggestione che ha lasciato il Nord declinato al femminile in questo inizio stagione del 2025.

Gent Wevelgem Women 2025 - Lorena Wiebes (NED - Team SD Worx - Protime) - Elisa Balsamo (ITA - Lidl - Trek) - Charlotte Kool (NED - Team Picnic PostNL) - Foto Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

INGIOCABILE WIEBES, MA BALSAMO C'È
Non sarà la prima volta e nemmeno l'ultima, già è successo e certamente ricapiterà. A noi l'ha raccontato Edita Pučinskaitė rispetto ai veri e propri duelli "rusticani" che caratterizzarono le gare tra il finire degli anni novanta e l'inizio degli anni 2000, quando a sfidarla c'era Fabiana Luperini: «Non appena Fabiana scattava, sembrava ti strappassero via il respiro, erano delle staffilate da farti mancare il fiato». Ma non è finita qui: potremmo parlare di tutte le atlete che hanno affrontato il talento di Anna van der Breggen oppure di Annemiek van Vleuten e, andando indietro nel tempo, gli esempi sarebbero molteplici. Qualunque atleta si sia trovata ad affrontare questi "mostri sacri" si sarà chiesta e potrebbe chiedersi almeno una volta: quanto avrei vinto se non avessi incontrato lei sulla mia strada?

Con le dovute differenze dai casi appena citati, Lorena Wiebes rientra nel novero delle atlete che, al momento, almeno per quanto riguarda le volate, è una spanna sopra tutte le rivali. In poco più di una settimana, tra il 22 ed il 30 marzo, ha vinto la Sanremo-Women-qui parliamo di classiche del Nord ma è un dato significativo- la Classic Brugge-De Panne e la Gent-Wevelgem. Proprio in quell'occasione ha toccato quota cento successi in carriera, la classifica completa cita: Marianne Vos (255), Ina-Yoko Teutenberg (148), Hanka Kupfernagel (118), Judith Arndt (110), Kirsten Wild (109), Annemiek van Vleuten (104) e, per l'appunto, Wiebes. Solo loro sopra i cento. Un dato in più: alla Ronde van Vlaanderen ha concluso in diciassettesima posizione, alla Paris-Roubaix ha concluso sul podio, terza. Mai fuori dalle venti. Vi invitiamo a rivedere un suo sprint e, anche se noi ci soffermiamo molto sul lato emozionale, per una volta vi chiediamo di osservare come si muove in una volata e la potenza, la nettezza con cui "leva di ruota", letteralmente, le rivali. Persino le sue esultanze sono calme, studiate, come quando c'è tempo e non serve alzare le braccia velocemente al cielo. Si possono togliere gli occhiali, è possibile sistemarsi e poi concedersi alle fotografie di rito.

Allora, le rivali? Bene, la grandezza di Wiebes è anche in questo: di rivali ce ne sono e il talento abbonda anche dietro la sua ruota. Prendiamo Elisa Balsamo: mai un piazzamento fuori dalle dieci, da De Panne alla Roubaix, dopo aver vinto già due tappe alla Setmana Valenciana ed il Trofeo Alfredo Binda. I suoi sono sprint di potenza, decisi: se parte e non le prendi la ruota, non la recuperi più. Aveva messo nel mirino Scheldeprijs, prima della Paris-Roubaix: hanno provato a portare via la fuga ed evitare la volata. Non ce l'hanno fatta. Il treno l'ha portata ai duecento metri e da lì si è spianata da sola la strada verso il successo. Puntava alla Roubaix, dopo il secondo posto dello scorso anno, poi Pauline Ferrand-Prévot ha sparigliato le carte e si è trovata ad inseguire. Chiara Consonni, in crescita in questo inizio di stagione mentre sta provando nuovi meccanismi, in Canyon SRAM, dopo il cambio di squadra, ha detto ai microfoni Rai, nel velodromo: «Ho lottato tanto e spero da anni in una pietra». Le veniva da piangere, ma la Roubaix è così. L'ordine d'arrivo le assegna un ottavo posto. Lorena Wiebes dovrà tenere d'occhio anche Charlotte Kool, come sempre negli ultimi anni, ma una menzione noi la facciamo anche per Lara Gillespie. Quando non ci sono altri ordini di scuderia è lì, sempre piazzata. Forse pecca nel posizionamento, ma ha ventitré anni e c'è tempo per migliorare.

Ronde van Vlaanderen Women 2025 -  Lotte Kopecky (BEL - Team SD Worx - Protime) - Pauline Ferrand-Prevot (FRA - Team Visma - Lease a Bike) - Liane Lippert (GER - Movistar Team) - Foto Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

LA POLIEDRICA LOTTE KOPECKY
Non è un caso che questo paragrafo sia immediatamento successivo a quello dedicato alle velociste. Perché parte del merito delle vittorie di Lorena Wiebes va proprio a Lotte Kopecky, per come "la porta fuori" e, dietro ad un treno come quello della Campionessa del Mondo, viene tutto più facile o, per quanto, meno difficile. Lotte Kopecky è donna squadra: l'abbiamo vista alla Roubaix, mentre portava una borraccia a Wiebes e gliela posava nel dorsale. Ha fatto di tutto per scremare il gruppo sulle pietre, inseguita da Marianne Vos che sabato 12 aprile pareva aver ritrovato la gamba dopo qualche malanno. È donna squadra che può aiutare in qualunque frangente di corsa e questo fa la differenza: già osservata all'opera in questo senso sia nelle classiche che nelle grandi corse a tappe, Tour de France su tutte. In entrambi i casi, quando non aiuta le compagne, rischia di vincerle: vedasi il Giro d'Italia Women dello scorso anno, sfiorato, oppure vedasi la Ronde van Vlaanderen di quest'anno, conquistata a completamento di un tris storico, dopo le edizioni del 2022 e del 2023.

In realtà, qualche giorno prima, alla Dwars door Vlaanderen l'avevamo vista in difficoltà, almeno a tratti. L'immagine del dietro le quinte del podio, con Elisa Longo Borghini ed Elisa Balsamo che ridono e scherzano, mentre lei fissa il vuoto, è rimasta in mente a molti. Era delusa, pensierosa, pur avendo concluso in seconda posizione. Infatti, alla partenza del Fiandre, la favorita numero uno, probabilmente, era Longo Borghini, apparsa più fresca, almeno nelle ultime prestazioni. La caduta della campionessa italiana ed il conseguente ritiro ha, però, spostato l'ago della bilancia. Il duello preannunciato è diventato un monologo. Anche qui, sia chiaro: non sono mancate atlete in grado di tenere accesa la gara, ma, al dunque, Kopecky ha sbrigato la pratica in tutta facilità. Resta impresso l'attacco di Kasia Niewiadoma, nel finale, ormai convinta che una volata avrebbe avuto un esito scontato. Liane Lippert ha provato a tenerle la ruota ma le è stato impossibile affiancarla e superarla. Seconda quel giorno ha concluso Pauline Ferrand-Prévot. Una sorta di antipasto di quel che avremmo visto una settimana dopo alla Paris-Roubaix. Ma di questo parleremo più avanti.

Dwars Door Vlaanderen Women 2025 - Elisa Longo Borghini (ITA - UAE Team ADQ) - Foto Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

«VADO A DIVERTIRMI»: PAROLA DI ELISA LONGO BORGHINI
Alla Dwars door Vlaanderen, a circa trenta chilometri dal traguardo, Elisa Longo Borghini, prendendo la scia di Ellen van Dijk, pare voler concludere un discorso iniziato giorni prima con quell'attacco nel chilometro conclusivo della Sanremo Women: «Certo che ho ripensato a Sanremo: avevo proprio l'immagine del traguardo che ho fatto in tempo a vedere, prima che mi riprendessero. Ci ho pensato e allo stesso tempo ho pensato che non poteva finire così anche questa volta. Vi dirò di più: ero sicura che sarei arrivata ed avrei vinto. Me lo meritavo e se lo meritava la mia squadra». Queste le sue parole qualche giorno dopo quell'impresa e qualche giorno prima del Fiandre.

Ci aveva anche detto: «Io sono sempre la solita Elisa. Mi sembra che si sia molto alla ricerca dei record e dei grandi numeri da raccontare. Non parto al Fiandre con questa idea. Una atleta ha il dovere di dare tutto e anche di più: “solo” questo. Poi può essere che, pur facendolo, magari, arrivi quinta. E se dovesse succedere sapete cosa significa? Che ci sono state quattro cicliste più forti. Si rispetta il verdetto e si prosegue. Parto serena, tranquilla. Qui ho già vinto e cercherò di divertirmi». Si riferiva alla sfida con Kopecky e alla questione delle tre vittorie da raggiungere alla Ronde van Vlaanderen, ma non solo.

Si riferiva anche alle cinquanta vittorie in sella, da poco raggiunte. Dice che non è il numero, ma la sensazione che prova quando sperimenta un sano agonismo e scatta. Aveva in mente qualcosa di simile anche per la Ronde van Vlaanderen, ma una caduta e una forte botta rimediata con conseguente commozione cerebrale e ritiro obbligato le ha impedito di realizzarla. Una settimana di riposo ed il ritorno in sella il giorno della Roubaix femminile, sabato scorso, con le sue nipoti, Anna e Marta, e suo fratello Paolo. Pare si sia divertita. Ora la aspettano le Ardenne, chissà. Di certo quando parte sembra dica sempre la solita cosa: «Ora vado a divertirmi, ci vediamo dopo».

Paris Roubaix Femmes 2025 - Pauline Ferrand-Prevot (FRA - Team Visma - Lease a Bike) - Foto Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2025

PER SEMPRE LA PRIMA
Titolava in questo modo "L'Equipe" di domenica 13 aprile, il giorno seguente al numero di Pauline Ferrand-Prévot alla Paris-Roubaix Femmes. Una prima pagina tutta dedicata a questa vittoria e diverse pagine all'interno per continuare a raccontarla. Bello, bellissimo ci verrebbe da dire. Bello anche il titolo perché Ferrand-Prévot il primo posto pare averlo nel sangue. Basti pensare che l'ultima sua grande vittoria su strada era stata dieci anni fa e questa è la sua prima stagione, al ritorno, dopo anni in cui si è dedicata al fuoristrada, sperimentando tutte le discipline e vincendo titoli mondiali in ognuna di queste. Chi l'ha vista in azione sabato ha certamente ripensato a quanto il fuoristrada possa averla aiutata, a quanto proprio quel tipo di approccio faccia parte di Ferrand-Prévot: il suo aggredire le pietre, il suo scegliere sempre la traiettoria migliore per affrontare le curve o i tratti più complessi, persino la sua capacità di "galleggiare", come dicono gli specialisti, sul pavè. Sembrava sapesse esattamente il momento migliore per scegliere il bordo della strada, dove la bici va via, scorrevole, e quando tornare al centro. Era in perfetto equilibrio, anche a pochi centimetri dai tifosi, che sfiorava e che la sfioravano. Aveva occhiali aerodinamici e ogni dettaglio studiato per limare tutto quel che si poteva limare. Era stata male nei giorni prima ed era partita non sapendo esattamente cosa avrebbe potuto fare e dove avrebbe potuto arrivare. Una caduta, all'ingresso del settore dodici, avrebbe potuto comprometterle la gara, invece no. A più di venti chilometri dall'arrivo è partita, si è riportata su Norsgaard, poi, proprio sulle pietre l'ha staccata. Com'è finita, lo sappiamo tutti: sola nel velodromo di Roubaix. Ricordiamo il primo giorno di questo ritorno in corsa, all'UAE Tour: nervosa, pensierosa. Nella tappa decisiva, a Jebel Hafeet, concluse al diciottesimo posto, a più di tre minuti da Elisa Longo Borghini. Non era giornata, ma quel nervosismo, quel tenerci a fare bene erano un segno: terza alla Strade Bianche, dodicesima alla Sanremo, seconda alla Ronde van Vlaanderen, prima alla Roubaix. Forse la sua prima e ultima Roubaix.

Paris Roubaix Femmes 2025 - Letizia Borghesi (ITA - EF-Oatly-Cannondale) - Foto Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2025

IL PERCORSO DI LETIZIA BORGHESI
Lo scatto che ha permesso a Letizia Borghesi di conquistare il secondo posto alla Paris-Roubaix non l'ha visto praticamente nessuno. In un'intervista che ci ha concesso e che leggerete prossimamente, Borghesi ci ha spiegato di essere partita tra i meno due e l'ultimo chilometro, prima del settore conclusivo di pavè: non l'hanno più ripresa. I giri infiniti all'interno del velodromo e quella mano sulla testa che pareva testimoniare incredulità, invece, era solo felicità, all'ennesima potenza, perché ce l'aveva fatta. Sempre in questa intervista, Letizia Borghesi ha raccontato di aver sempre creduto di poter stare con le migliori, di essere alla loro altezza, ma, come spesso accade, nello sport e non solo, è necessario dimostrare quel che si pensa. Lei è fiera di averlo dimostrato.

Sino ad ora, sono identificabili due picchi, nella sua carriera: la vittoria di tappa al Giro d'Italia, a Carate Brianza, l'8 luglio del 2019, e, per l'appunto, il podio di sabato scorso. La prima volta nella fuga di giornata, in una di quelle tappe in cui la fuga arriva al traguardo, la seconda volta spalla a spalla con le big è riuscita a prevalere. Però, a parte questo risultato, importante e degno di nota, di Borghesi è necessario sottolineare il percorso, testimoniato dai tanti piazzamenti. Al Fiandre, quest'anno, ha concluso sesta, nonostante sia rimasta coinvolta nella medesima caduta di Elisa Longo Borghini, ed alla Roubaix arrivava alleggerita da questo risultato, ma c'è di più. L'anno scorso, alla Roubaix, era arrivata nel gruppo che si giocava la volata per il settimo posto ed aveva concluso tredicesima: una crescita costante e graduale.

I risultati migliori stanno arrivando dove abbondano le pietre e lo sterrato, reminiscenza del cross in cui Letizia Borghesi si è sempre cimentata ed in inverno continua a cimentarsi. Che i valori di riferimento fossero migliori degli anni scorsi, Borghesi l'ha notato proprio lì ed ecco i risultati a testimoniarlo. Ora sogna le corse delle Ardenne e corse a tappe e un podio in una frazione del Tour de France Femmes.


La Primavera di Mads e Wout

Ho visto gente andare, perdersi e tornare
E perdersi ancora
E tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
Per diverse strade
O con diverse scarpe
Su una strada sola
Tu non credere
Se qualcuno ti dirà
Che non sono più lo stesso ormai

Nell’ultimo lustro, il mondo delle classiche è stato egemonizzato da due titani. Tadej Pogačar e Mathieu van der Poel hanno vinto dodici delle ultime quattordici monumento, e solo Philipsen ed Evenepoel sono stati capaci di detronizzarli, seppur per un solo giorno. L’appassionato vive sentimenti contrastanti. Da una parte è testimone e quindi partecipe della Storia, inserendosi in quel filone di imprese sportive iniziato, probabilmente, quando i primi homo sapiens si sfidavano in velocità o con la clava. D’altra parte, si è dovuto abituare a un finale già scritto quasi ogni volta che uno dei due è al via. La curiosità riguarda il come vincerà, cosa si inventerà questa volta, più che il chi.

Il gruppo però non si ferma a quei due nomi. Ci sono tanti altri talenti che sono stati protagonisti in queste settimane di gare sul pavé, sui muri, sulle strette strade del nord Europa. Ci sono due altri grandi corridori, che in un'epoca diversa avrebbero potuto levarsi, forse, maggiori soddisfazioni. Sono Mads Pedersen e Wout van Aert, che dovranno rinviare di un altro anno l’appuntamento con la vittoria nelle classiche del pavé.

Di questo inizio primavera di ciclismo ricorderemo sicuramente lo splendido stato di forma di Mads Pedersen. Il campione del mondo del 2019 era andato già tre volte a podio tra Roubaix e Fiandre, ed era alla ricerca di quel primo successo in una Monumento che ancora gli manca. Che le gambe ci fossero si vedeva già nella serie di piazzamenti riscossi nelle corse fiamminghe. Mads ha fatto secondo alla E3 Saxo Classic, che è un po’ la prova generale del Giro delle Fiandre, battuto solo da van der Poel. La distanza tra il primo e il secondo era stata di un minuto, la stessa che c’era tra il secondo e il terzo. Pedersen era il primo degli umani.

Il danese della Lidl-Trek ha avuto modo di rifarsi due giorni dopo, vincendo per la terza volta in carriera la Gand-Wevelgem. La Gand è solitamente considerata una corsa più “leggera”, con un percorso accidentato ma non troppo impegnativo. Fare la differenza non è semplice e solo un grande ciclista in grande condizione può pensare di arrivare da solo sul traguardo. Pedersen ha attaccato per la prima volta a oltre 70 km dall’arrivo, e solo in pochi sono riusciti a rimanere con lui. Dopo altri 15 km, sul Kemmelberg, ha di nuovo aumentato il passo, e nessuno ha resistito. Ha vinto alla maniera dei grandi, dopo oltre cinquanta chilometri passati in testa in solitaria.

Dwars door Vlaanderen: Wout van Aert (BEL – Team Visma - Lease a Bike) - Mads Pedersen (DEN - Lidl - Trek) - Foto Peter De Voecht /PN/SprintCyclingAgency©2025

Pedersen sembrava quindi il favorito a spezzare la diarchia Pogačar-van der Poel. Nonostante la grande potenza, anche lui si è dovuto difendere sui muur più duri del Giro delle Fiandre. Spesso ha dovuto concedere qualche metro, ma senza mollare e riportandosi sotto con il suo passo. Al pari dei suoi rivali ha visto Pogačar andar via sull’Oude Kwaremont senza poter opporre resistenza, ma ha vinto lo sprint dei battuti chiudendo con un secondo posto.

Pedersen sapeva bene di poter giocare le sue carte migliori sulla Parigi-Roubaix, la gara forse più consona per le sue caratteristiche. Ha corso da protagonista, tanto che è stato proprio lui il primo tra i big ad attaccare, ad oltre 100 km dall’arrivo. Quando aveva dimostrato di potersi giocare la vittoria è intervenuta la malasorte. Una foratura nel momento sbagliato lo ha escluso dai giochi. Non è certamente la prima volta che capita, all’Inferno del Nord, e non sarà l’ultima. «Purtroppo oggi sono stato sfortunato e ho forato in un brutto momento - ha detto a fine gara. Sappiamo che alla Roubaix può succedere di tutto, nel bene e nel male, e oggi è andata così». È arrivato un terzo posto, un altro podio che ti fa sentire di valere e che ti ricorda l’epoca drammatica in cui ti ritrovi.

Se Pedersen era il più in forma degli altri, su van Aert si concentravano sicuramente la curiosità e le aspettative più alte. Lo scorso anno, la frattura della clavicola rimediata alla Dwars door Vlaanderen gli aveva impedito di partecipare alle due corse preferite, quelle che sono sempre state maledette per lui. Chi, come me, ha una certa simpatia verso il fiammingo di Herentals, si aspettava un segnale. Ci sarebbe bastato un fischio, un segno di riconoscimento, per ricordarci che van Aert c’è ancora, che ancora può giocarsi la grande vittoria. Nella stessa corsa dove l’anno scorso era caduto si era manifestata l’occasione di riscatto. Quattro fuggitivi: tre sono della Visma, uno è van Aert. La vittoria dovrebbe ormai essere in tasca per i gialloneri olandesi, il solo Powless non dovrebbe essere d’intralcio. E invece si sceglie una tattica pazza, dettata dal desiderio di far vincere il capitano. Nessuno dei Visma attacca, Jorgenson e Benoot continuano a tirare. Van Aert lancia la volata, ma a vincere è lo statunitense della EF. Sulla linea del traguardo il fiammingo si prende le proprie responsabilità: «Sono stato un egoista, è stato un grosso errore».

La giornata più commovente è arrivata al Giro delle Fiandre. Quando la corsa comincia a scaldarsi, con i primi attacchi di Pogačar e compagnia, van Aert sembra non averne. Rimane attardato, deve contare sull’aiuto dei compagni. Sembra che non ci siano le gambe, almeno fino agli ultimi cinquanta chilometri. Forse ha perso l’esplosività dei tempi migliori, la capacità di rispondere agli scatti, ma il fondo è intatto. Si riporta sui favoriti, tenta anche un allungo per affrontare in testa l’Oude Kwaremont. E poco dopo è il più attivo quando Pogačar decide di bissare il successo del 2023. Nello sprint finale si deve accontentare del quarto gradino del podio. Viene battuto da Pedersen e van der Poel, avrebbe, forse, meritato di più.

La convincente prova di domenica ci faceva dire che sette giorni dopo avrebbe potuto dire la sua per la vittoria alla Roubaix, dove non avrebbe dovuto rispondere agli allunghi in salita dell’iridato e dell’eterno rivale van der Poel. E invece van Aert ha subìto. Dai primi attacchi: sulla Foresta di Arenberg era sulle ruote di Pogačar quando lo sloveno ha forzato il ritmo. Non poteva seguire quel mostruoso cambio di passo. Si è fatto sfilare ed è rimasto subito attardato. Mentre i suoi rivali lottavano per la vittoria, lui doveva organizzare una rimonta impossibile. Dialogava coi compagni di gruppo, gente che ha (e lo dico con rispetto) neanche la metà del suo talento, cercando un accordo per un inseguimento che sapeva già essere inutile.

Si è messo anche al servizio del suo giovanissimo compagno di squadra, l’inglese Matthew Brennan, quando sembrava avere la gamba migliore della squadra. Anche alla Roubaix van Aert ha dato il suo meglio negli ultimi cinquanta chilometri. Ma ormai il distacco era troppo alto, per provare a riprenderli. Nel velodromo van Aert ha lottato di nuovo in volata con Pedersen, e di nuovo ha chiuso al quarto posto.

A Roubaix il figlio Georgie gli ha chiesto: «Papà, perché sei arrivato ancora quarto?». «In tre andavano più forte», ha risposto Wout. Gli anni passano: qualche dubbio comincia ad affiorare sul fatto che i suoi momenti migliori, in queste gare, siano ormai alle spalle. Ha superato i trent’anni, sarebbe fisiologico aspettarsi un calo, soprattutto nell’esplosività e nel cambio di ritmo. Ma Gilbert ha vinto il Giro delle Fiandre a 35 e la Parigi-Roubaix addirittura a 37. I campioni spesso non invecchiano, evolvono.


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