Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 12

SOUDAL-QUICK STEP 10 Andato via Evenepoel, tornano a fare incetta di successi in uno dei loro terreni di elezione: le volate di gruppo delle grandi corse a tappe. Hanno dominato quelle del Giro, dominano quelle del Tour. Perfetti nel mantenere la calma nonostante una giornata in cui in molti hanno cercato di rovinare i piani ai velocisti. Sono riusciti a tenere cucita il più possibile la corsa stoppando ogni tentativo di evasione.

MERLIER 10 Poi, certo, quando hai il velocista più forte del mondo tutto riesce facile. Non c’è più nulla da aggiungere alla forza e all’eleganza de Il Mago che firma il suo terzo successo in questo Tour, il quinto totale nella corsa francese, settantacinquesimo in carriera. Quota cento difficile, perché – pensate – ha già 33 anni, ma lavorerà anche per quell’obiettivo. Peccato per il quindicesimo posto della tappa del giorno prima che lo tiene fuori (non per la matematica) dalla lotta per la classifica a punti.

ALPECIN 9 Va tutto bene fino al momento del lancio dello sprint. Sono in quattro, velocista compreso, all’interno dell’ultimo chilometro, ma ugualmente qualcosa non funziona e quel qualcosa sono le gambe di Jasper Philipsen.

KOOIJ 8 Anche ieri piazzato alle spalle del vincitore: un primo, due secondi e un terzo posto al suo esordio al Tour. A soli 24 anni, il velocista nederlandese ribadisce come nelle prossime edizioni della corsa francese diventerà l’uomo da battere per tutti. Peccato aver ignorato la lotta alla maglia verde perché sarebbe stato un bel cliente in più, ma giustamente la sua squadra, raccolto il successo allo sprint con il Ghepardo, da oggi si concentrerà esclusivamente su Seixas…

GANNA 7 Questo è il Ganna che vogliamo. Quello che attacca, che vivacizza le corse quando non te lo aspetti, che allunga il gruppo e prova ad andare via di forza. Grande gamba per Ganna e lo aspettiamo ancora in qualche bella azione – poi ci sarebbe ancora una crono…

GIRMAY 6 Ennesimo piazzamento in zona vittoria, ma, di nuovo, sembra mancargli qualcosa per far quadrare tutto – forse, anche gli avversari di elevato spessore. Nel frattempo, però, altri punticini rosicchiati a Pedersen: forse è l’unico vero rivale per la conquista della maglia verde finale?

FUGA 6 Dai, almeno qualcuno si è unito a Veistroffer (voto 8) per provare a rendere la giornata un po’ più complessa al gruppo dietro… Tanto da oggi torna a vincere Pogačar.

FRETIN 6 Vale un po’ il discorso fatto per Girmay, meno la questione maglia verde. Sempre lì in zona, anzi, ieri è pure davanti fino a una cinquantina di metri dal traguardo, poi, però, soccombe all’improvviso alla maggiore qualità dei quattro più forti velocisti di questo Tour, arrivati nell’ordine: Merlier, Kooij, Philipsen e Girmay.

PEDERSEN 5 La tattica offensiva sua e della squadra ha, come risultato, quello di farci vedere per la prima volta un ordine d’arrivo lineare con i migliori velocisti messi in fila senza inserimenti. Rischia il declassamento nello sprint intermedio (ci poteva stare), attacca senza criterio nel finale, chiude nono la volata. Per come si erano messe le cose, poteva andare pure peggio. Da oggi lui e la sua squadra faranno più caos possibile per portarlo davanti negli sprint cercando di far soccombere, sportivamente parlando, gli avversari più vicini. Sono in 4 in 50 punti, ma la bilancia pende tutta dalla sua parte.

PHILIPSEN 3 Come il suo piazzamento. Spuntato, del tutto, quest’anno non ce la fa proprio. Manca qualcosa, anzi più di qualcosa. Un terzo posto dopo quello arrivato il giorno prima, solo che ieri sembra andare tutto per il verso giusto. Davanti, ben pilotato dai suoi e poi lanciato da van der Poel. Se non riesce a vincere nemmeno così…


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 11

WÆRENSKJOLD 10 Da ultimo a primo, da una tappa a quella successiva, non credo sia una novità assoluta (magari qualcuno ci potrà venire in soccorso con questo dato), ma ciò che va sottolineato è che il norvegese il giorno prima non aveva tirato i remi in barca per preservare energie, ma era arrivato al traguardo entro il limite massimo di pochi minuti, sanguinante a causa di una caduta. Ieri, vince con il polpaccio fasciato, dopo varie fermate alla macchina dell’assistenza medica, una volata strana (bizzarra, bruttina), con i treni che iniziano a fare sul serio solo ai meno due chilometri dall’arrivo, e consolida una carriera che tra un successo e l’altro inizia a essere di tutto rispetto. Parte sempre come outsider, ma bisognerebbe invece prenderlo molto più in considerazione.

UNO-X MOBILITY 9 Che squadra! Già di culto da un po’ di anni, stagione dopo stagione cresce e a questo Tour sta raggiungendo  l’apice della sua giovane storia, e dopo aver conquistato la gialla con Træen, vince la tappa con Wærenskjold. Sempre protagonista con fughe, piazzamenti, attacchi volti a sovvertire l’ordine. Il fatto è che non è finita: diverse ancora le frecce al proprio arco, a partire da oggi.

KOOIJ 8 Tutti i favoriti vengono fatti a fette dall’Ippopotamo di Mandal, lui si salva e arriva a tanto (o poco) così dal secondo successo alla Grande Boucle. Un primo, un secondo e un terzo posto su quattro volate, sono, tuttavia, un gran bel bottino per chi ha rischiato di non essere nemmeno al via della corsa. Peccato i punti persi qua e là per la verde (non si è quasi mai visto negli sprint intermedi) altrimenti, vista la regolarità, sarebbe stato, forse, l’avversario principale di Pedersen.

ARTZ 7 Un bel quinto posto, dopo il quarto di Pau, per uno che, senza dubbio è la sorpresa delle volate di questo Tour. Vero che ha le caratteristiche (probabilmente sarebbe dovuto essere il suo ruolo con la presenza di De Lie) per diventare un lead out di alto livello e chi lo prende, da affiancare al proprio velocista, fa l’affare dell’anno, però nessuno, nemmeno lui, si aspettava di vederlo battagliare per la vittoria negli sprint di gruppo.

FRETIN 7 Quando meno me lo aspetto ottiene il suo miglior risultato in carriera al Tour, un quarto posto, per qualche minuto diventato terzo per via del declassamento di Jasper Philipsen – poi tornato quarto a seguito della riammissione in classifica del belga della Alpecin. Ora, altre due volate da qui a fine Tour per cogliere quella vittoria che pronostico dalla vigilia e con cui, finalmente, è riuscito a flirtare.

PHILIPSEN 6 Di fiducia, anche se, di nuovo, la vittoria è una chimera. Chiude 3°, il miglior risultato per lui al Tour 2026, dopo un quarto e due quinti posti e qualche punto rosicchiato nella classifica a punti anche se di volate vere e proprie ne sono rimaste due e il margine con Pedersen è ampio. Viene prima declassato, poi riabilitato, rendendo complicata anche la vita all’autore di questa rubrica.

PEDERSEN 6 Oltre ai tifosi del velocista norvegese, a squadra, amici e familiari, l’altro a esultare per il successo del corridore della Uno-X Mobility è Pedersen. Il danese, soltanto undicesimo, perde pochi punti dai suoi avversari e addirittura su un paio di loro guadagna. Premiata, al momento, oltre alla vittoria di tappa, la solidità negli sprint intermedi.

GIRMAY 6 Lui qualche punto guadagna, si porta a 45 da Pedersen, ma, probabilmente, si mangia le mani per un sesto posto che sarebbe potuto essere qualcosa in più, ma la scelta di far partire le manovre finali solo a due chilometri dall’arrivo e un percorso quasi del tutto piatto, non ha facilitato i suoi intenti. Tiene viva la corsa alla maglia verde e resta un avversario durissimo con cui confrontarsi, perché, oltre alle due volate ancora disponibili, è uno di quelli che, come Pedersen, ha il guizzo per stare davanti anche negli sprint intermedi o prendere qualche fuga fino allo Sprint.

KANTER 4 Secondo, quarto, nono, diciassettesimo. Il suo storico va in calando e ieri, probabilmente, dà l’addio alla possibilità di giocarsi la maglia verde.

MERLIER 2 Niente magia stavolta, resta bloccato dietro a causa anche di un gruppo che non si allunga amai fino al traguardo. Ancora due chance, ma il suo Tour è in attivo, anche se la maglia verde si allontana.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 10

QUELLI DELLA FUGA 10 Nonostante già dalla vigilia del Tour si sapesse come la tappa sarebbe stata corsa da Pogačar per un solo obiettivo, ovvero vincere, un gruppo di coraggiosi prova lo stesso a muoversi da lontano. Cito quelli che non entreranno singolarmente in queste pagelline e quindi Romo, l’ultimo a mollare, catenazza d’oro al collo, uno spettacolo, Baudin e Paret-Peintre, che provano a raccogliere qualche briciola nei GPM sapendo che pure la maglia a pois è un’impresa finché c’è quello lì , ma almeno qualche premio e un po’ di visibilità, soprattutto il 14 luglio, li si porta a casa.

POGAČAR 9 Non il massimo dei voti, per nessun motivo in particolare. Era il favorito e vince, stravince, domina. Fischiato per strada (forse è la prima volta che accade), annoia tutti tranne lui, la sua squadra e chi lo tifa, ma che gli importa? Recupera in poche centinaia di metri quaranta secondi a Carapaz, una roba vista fare a pochi, forse nessuno, gestisce in discesa e va a conquistare il successo numero 24 al Tour in carriera, il numero 3 al Tour quest’anno. La domanda che tutti ci facciamo è: si fermerà qui?

GROSSSCHARTNER E POLITT 8 I migliori gregari UAE ieri. Il primo spiana le salitelle a inizio tappa, il secondo tiene un ritmo altissimo, a lungo, rendendo vano il lavoro degli altri compagni di squadra, facendo praticamente saltare un turno a Wellens, Yates e McNulty che si preoccupano di fare altro, tipo salvare la gamba per i prossimi giorni o portare le borracce. Il miglior corridore al mondo ha pure la squadra più forte.

DEBRUYNE 8 Che c’azzecca, dite? Beh, a lungo in fuga è l’unico dei corridori in avanscoperta a tenere duro, risultando di nuovo tra i migliori 20 in salita al Tour, chiudendo 14° di tappa e risalendo al 17° posto in classifica. Crescita esponenziale in questi ultimi mesi per lui che forse è una delle maggiori rivelazioni di una corsa tutto sommato lineare.

QUELLI DELLA LOTTA AL PODIO 7 Ayuso, Skjelmose, Lipowitz e Seixas, sono quattro dei sette che si giocheranno i due posti sul podio e almeno uno di questi alla vigilia non era facilmente pronosticabile. Restano sempre con Vingegaard, staccano per un tratto Evenepoel, ma soprattutto in maniera definitiva Del Toro e il loro Tour, finora, è decisamente in attivo. Sette uomini per due posti: è qui la corsa.

PEDERSEN 7 Riuscirebbe a rendere interessante anche un film di Uwe Boll. La sua lotta per la maglia verde, i suoi tentativi di inserirsi in fuga o di buttarsi in volata neglil sprint intermedi sono uno dei motivi di maggiore interesse a ogni inizio tappa. Viva Pedersen!

EVENEPOEL 7 Che dire? Va forte sulla salita più dura, poi si stacca nel finale su una più semplice, resiste, rientra, vince la volata e guadagna su tutti i suoi avversari per il podio. A Vingegaard, di secondi ne prende addirittura diciotto. In questo Tour già scritto, non possiamo fare a meno del suo modo di stare in corsa e di reagire nel dopo.

SEIXAS 7 Il giovane francese corre al Tour come se non avesse mai fatto altro nella vita. Non si disunisce mai. Sta lì e impara. E dopo dieci giorni è perfettamente in linea per salire sul podio.

AYUSO 7 Veste la maglia bianca a fine tappa: la sfida tra lui, Seixas e Del toro, che oltretutto potrebbe pure valer eil podio, è uno dei motivi di maggiore interesse della seconda parte di Tour de France. A un certo punto appare in leggera difficoltà, ma si salva; a un certo punto è pure sul podio virtuale, ma Evenepoel rientra. Gatta da pelare per tutti per il secondo posto. Unica nota stonata: la Lidl-Trek, che fa il diavolo a quattro nella prima parte di gara, non riesce a convincere i suoi due uomini di classifica a lavorare a fondo quando si trovano davanti a fare la classifica. Inspiegabile.

PIGANZOLI 7 Come al Giro, quando il corridore italiano della Visma (decisamente unica nota lieta della squadra nederlandese e nemmeno doveva essere al via del Tour) si mette davanti a tirare sono danni per tutti, ma facendolo al Tour fa più impressione. Chiude dodicesimo di tappa e risale fino al tredicesimo in classifica. La top ten non è nemmeno troppo lontana – Pidcock è a poco meno di due minuti – ma sarebbe forse chiedergli troppo, ora. Il futuro però è suo e lo è in una delle squadre più forti al mondo.

HEALY 6 E finalmente si rivede. Timido tentativo d’attacco per provarsi dopo nove giorni di passione e un riposo che forse gli fa bene. lo aspettiamo a giornate più favorevoli alla fuga.

MARTINEZ 5 Paga il conto a una giornata tiratissima dal primo metro, seppure in qualche modo si salva e mantiene un buon margine per chiudere nei dieci a fine Tour. Resto dell’idea che un corridore così dovrebbe andare in fuga in montagna per provare a vincere tappe e maglia a pois.

JOHANNESSEN 4 Ormai è ufficiale: il norvegese della Uno X-Mobility non ha nelle gambe la forza per ripetere il sesto posto finale del 2025 e allora si sfila, crolla in classifica e si risparmia perché di sicuro lo vedremo in fuga in montagna. A questo punto l’obiettivo è dichiarato: vittoria di tappa, che lo sbloccherebbe, visto che non coglie un successo da quasi tre anni. Non gliene va bane una: salta in classifica, si becca multa e penalità di 20” in classifica, la notte prima col fratello è costretto, dalle condizioni dell’hotel, a dormire in terrazza…

DEL TORO 3 Uno dei due grandi sconfitti di giornata. Anche lui nel terzo atto di tappa riesce a non perdere troppo, ma è il suo primo giorno duro al Tour. Resta in piena lotta per il podio, ma nel fine settimana serve un Torito diverso, perché il livello dei suoi avversari è alto e con ieri il distacco dal terzo posto è salito a oltre un minuto.

DISCESA DEL PUY MARY 2 Stretta, pericolosa, senza essere stata messa in sicurezza, con l’asfalto rivedibile e le macchine parcheggiate in curva. Cadono, almeno tra quelli che abbiamo visto, Pidcock, Harper e Jorgensen. Il primo, per fortuna, senza conseguenze, ma poteva andare peggio. Gli altri due, malconci. UCI, ci sei?

VINGEGAARD 1 La grande delusione di questo Tour. Nel finale si fa staccare da tutti i suoi avversari nella volata per il secondo posto. Appare stanco e demotivato. Non solo non tiene Pogačar, comprensibile, ma non riesce a dare un metro a nessuno tra Evenepoel, Lipowitz, Ayuso, Skjelmose e Seixas. Peggior Vingegaard mai visto al Tour, all’indomani di quella dichiarazione in cui racconta di essere stato vicino, lo scorso anno, al ritiro dall’attività agonistica. Il problema è che ora, contro ogni pronostico, dovrà sudarsi quel secondo posto che fino a poche ore prima sembrava già scritto.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 9

CHI NON HA SEGUITO LA TAPPA IN DIRETTA 10 Dai, su, siamo seri. Domenica di luglio: ste giornate non ce le torna indietro nessuno, quindi piuttosto che sorbirsi chilometri di Tour de France in cui fondamentalmente il meglio è la volata finale tra i fuggitivi, o nel caso specifico di ieri l’attacco sull’ultimo strappo di van der Poel, e che si può benissimo rivedere in serata, uscite, andate al mare, in montagna, in giro con gli amici e/o la famiglia. Cena fuori rientrando e poi prima di buttarsi a letto ci si rivedono i momenti salienti.

VAN DER POEL 9 Chirurgico, va all’attacco e vince quasi in scioltezza la volata dopo aver scremato definitivamente il gruppo in uno dei tratti più duri della tappa, mostrando, se non la gamba, almeno l’attegiamento dei giorni migliori e il suo senso tattico arrivato ad alti livelli con gli anni. In un colpo solo salva il bilancio di un Tour della Alpecin finora negativo per via delle volate di Philipsen che non funzionano. Ora, come squadra, potranno affrontare le prossime due settimane con un peso in meno, con van der Poel che si è liberato e punta tutto su Parigi.

JOHANNESSEN (E LA UNO-X MOBILITY) 8 Tobias Halland, chiaramente. Per poco non riesce a uscire dalla ruota di van der Poel e a batterlo, sarebbe stato uno scalpo da agitare sul palco tipo Piero Pelù un paio di sere fa. La sua rimonta in classifica passa da giornate come queste – anche se ieri ha guadagnato poco – ed è impressionante come la squadra norvegese riesca ad avere a ogni tappa un capitano diverso capace di arrivare molto vicino a un successo di giornata. Tra Giro e Tour fanno, con ieri, 1 tappa vinta e 4 secondi posti, più la maglia gialla vestita da Træen e un’attitudine da top team. Ruolino da squadra di vertice.

PEDERSEN 7 Fuoriclasse assoluto, merita di vestire la maglia verde e di portarla fino a Parigi. Il sistema di punteggi lo penalizza, infatti il vantaggio su Girmay e Merlier è risicato, e a differenza degli altri velocisti è costretto a tenere duro anche in tappe impegnative come quella di ieri. Non che gli dispiaccia farsi il mazzo tanto.

BAUDIN E PIDCOCK 6 Arrivano a giocarsi la tappa con pensieri differenti. Baudin sa di essere battuto, ma sta bene e avrà altre occasioni, magari su percorsi più duri, Pidcock con l’idea di potersela giocare, ma si porta dietro un problema al cambio da diversi chilometri e si deve accontentare del podio (virtuale) di giornata. Li rivedremo all’attacco, Baudin per far gioire i tifosi di casa, Pidcock per le nut sisters, magari già martedì sul Massiccio Centrale.

GANNA 5 Come la posizione finale al termine della tappa. Voto basso più per la (nostra) frustrazione, per aver compreso come il corridore della Netcompany INEOS stia vivendo l’anno migliore della sua carriera, però non riesca a capitalizzare, spesso costretto dalla squadra a lavorare per gli altri, a volte inutilmente. Uscire senza una tappa da questo Tour, vista la condizione, sarebbe un peccato.

SIMMONS 4 Ci risiamo, sembra di rivedere il film del 2025: straripante a tratti, poi gli manca sempre qualcosa nel finale, come accaduto ieri quando manca l’aggancio sull’attacco di van der Poel e vede sfumare la possibilità di giocarsi la tappa.

HEALY 2 Che sta succedendo a uno dei corridori più spettacolari del gruppo? Si stacca a ogni tappa, non si hanno notizie se non che era stato poco bene al Delfinato, ma prima del Tour annunciava di essersi allenato benissimo ugualmente, di aver recuperato e di arrivarci con una delle migliori condizioni in carriera. pensate se fosse arrivate fuori forma.

FRANCIA 0 Come le vittorie di tappa a questo Tour per la nazione ospitante che quest’anno si presentava con tantissima qualità e diverse speranze. Ieri nella fuga iniziale ce n’erano 5 su 13, ma alla prima scrematura gli resta solo Baudin. Eppure Valentin Paret-Peintre, Costiou, Braz Afonso e Jegat erano belle carte da giocare.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 8

MERLIER 10 Poco da aggiungere a quello scritto negli anni: Tim Merlier, in arte Il Mago, è uno dei più forti velocisti che abbia mai visto. Compirà 34 anni a fine stagione ciclistica, e questo fa specie; con l’ennesima dimostrazione di forza ed eleganza data ieri, si conferma, di diritto, per istinto killer con pochi simili, nel club dei Cavendish, Cipollini, Kittel, eccetera. Con ancora 4 volate, la maglia verde non è più un miraggio, sprint intermedi di Pedersen permettendo. Così come la possibilità di incrementare il suo bottino al Tour, perché, francamente, che uno così abbia vinto solo 5 volte in Francia, stride.

LEFEVERE 9 Entrata a gamba tesa degna del miglior Vinnie Jones, al solito senza mezzi termini: «Mi dispiace, ma era scritto nelle stelle Ho lavorato con Remco per sette anni, quindi credetemi, è il maschio alfa per eccellenza: ‘Io, me stesso, me’. Una leadership condivisa? Non nella sua testa. Se questo suona duro: mostratemi un capitano, un vero capitano, che non sia fatto così. Chiedere è ovviamente un diritto, ma se Lipowitz debba acconsentire è un’altra questione. In ogni caso, non mi sembra il tipo di compito che si adatti bene alle sue qualità. Lo conosco, quindi so che fa questo tipo di conti nella sua testa. Ma è giusto? In gara si fa sempre qualcosa per ricevere qualcosa in cambio in seguito, ma in questo caso una cosa è una cosa e l’altra è un’altra. Remco non avrebbe dovuto dirlo in modo così esplicito. Se volevi lasciare la nostra squadra per uno stipendio sicuramente migliore e, chissà, magari anche un supporto migliore, allora questo fa un po’ parte del gioco. Da noi eri sempre e ovunque il primo e unico leader. Una squadra tedesca non permetterà certo a un tedesco che si è classificato terzo al Tour di giocare un ruolo secondario l’anno successivo». (da https://cyclingpro.net/)

SLOCK 8 A lui, più che ai suoi pur bravi compagni di fuga (Otruba, che già ci aveva provato e Guernalec). Il belga, che qualche settimana fa ha vinto cadendo il Gp Gippingen, prova a fare uno sgarbo alle squadre dei velocisti che – come leggete sotto in queste pagelle – non saranno state troppo contente. Speriamo che prima o poi uno di questi braccio di ferro tra piccole fughe senza speranza e gruppo possa avere un esito diverso, magari dalla prossima settimana in poi, quando le energie inizieranno a calare per tutti.

GIRMAY 7 Solidissimo, ancora, lui che non sarebbe nemmeno un velocista puro, ma al Tour sale di colpi fino a trasformarsi. Sesto, terzo e secondo su tre volate finora e piena lotta per la maglia verde. Non fosse che Pedersen è forse il più forte interprete tra i candidati alla classifica a punti nel prendere le fughe, avremmo un nome su cui scommettere per la vittoria finale grazie alla capacità di essere così regolare tra sprint intermedi e volate finali.

BITTNER 6 Miglior volata a questo Tour, quinto, che avvicina il quarto posto dell’anno scorso. Velocista giovane, in crescita, da qui ai prossimi anni avrà tante altre possibilità per provare a vincere una tappa al Tour. Unica luce finora in una stagione disastrosa per la sua squadra, il Team Picnic PostNL.

KANTER 5 Per contro, Kanter fa la sua peggiore volata delle tre, chiude nono, e perde l’abbrivio nella lotta alla maglia verde, ritornando a ottenere piazzamenti che più si addicono al suo status che, tuttavia, in questa edizione di Tour de France è decisamente salito.

KOOIJ 5 Meglio del giorno prima, ma anche lui viene umiliato da Merlier e per salire sull’ideale podio di tappa (terzo dietro il belga e Girmay) deve sgomitare quasi ai limiti della regolarità. Ghepardesco, ma un po’ spuntato.

PHILIPSEN 2 Jasper Philipsen, Mathieu van der Poel e, in generale, la sua squadra, sono ormai clienti abitudinari dei bassifondi della pagelline di questo Tour. Eppure, fanno di nuovo tutto bene fino a quando parte van der Poel, che non riesce a portarlo fuori così come successo altre volte, fino a quando il nederlandese si sposta e Philipsen sembra sbattere contro un muro di difficoltà e gambe imballate. Due quinti e un quarto posto per altri corridori sarebbero le volate della vita, non per lui, arrivato al Tour con ben altre ambizioni. Irriconoscibile.

IL GRUPPO 0 Ho letto che la squadra di van der Poel e Philipsen sarebbe stata una di quelle andate a lamentarsi con i Lotto perché avere Veistroffer in fuga gli fa fare più fatica del dovuto per andare a riprenderlo. Poveri tatoni, mi viene da piangere per loro. Ieri Veistroffer non è andato in fuga, chissà come mai. Bell’ambientino il gruppo.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 7

MERLIER 10 Bello da vedere, quasi da impazzire per come si muove, per quella tranquillità che si manifesta tutta nella leggerezza con cui scarta gli avversari e poi in quell’esultanza in cui c’è tutta la sua essenza. Fa strano vedere che ha vinto, con ieri, solo quattro volte al Tour, la prima volta nel lontano 2021,ma lo sappiamo, lui è uscito fuori tardi, e per qualche edizione la squadra ha avuto altri obiettivi (con Evenepoel). Tuttavia, da quando è in gruppo si contende, con massimo tre corridori, la palma del miglior velocista dell’ultimo lustro.

UNO-X 9 MOBILITY Squadra spettacolare. Anche ieri ha provato in ogni modo a scardinare le difese delle squadre dei velocisti, ma gli attacchi di Skaarseth e Abrahamsen si sono rivelati un po’ a salve. Il podio di tappa di Warenskjold, battuto solo da Merlier, di cui è agli antipodi per stile – uno fa dell’eleganza il suo timbro, l’altro la potenza – è un grande risultato, per un Tour di alto livello finora di tutta la squadra norvegese.

VEISTROFFER 8 In ogni tappa in cui andrà in fuga lo leggerete qui, in questa rubrica, con un voto alto. A ogni tappa in cui va in fuga fa segnare nuovi record di km in avanscoperta. In partenza ha detto: “Ho come l’impressione che ad alcune squadre dia fastidio il fatto che io vada sempre all’attacco”. Amiamo quei corridori che rompono le scatole e che provano a infastidire, a ribaltare l’ordine. Non fermarti mai.

KANTER 7 Si suol dire: nella forma della vita. Ieri parte da lontanissimo, intruppato nel caos della volata e raccoglie un quarto posto che fa il paio con il secondo dell’altro giorno e grazie anche ai punti raccolti negli sprint intermedi è più di una semplice alternativa alla maglia verde di Pedersen. Senza dubbio la sorpresa (in positivo) di queste prima due volate.

GIRMAY 6 Lui c’è sempre, il suo è un terzo posto solido, ma forse, per far valere il suo sprint ha bisogno di una giornata un po’ più selettiva. Certo, alla fine gli vanno davanti solo due grandi velocisti.

PEDERSEN 6 Zitto zitto raccoglie punti di qua e di là e conslida la maglia verde. La tappa l’ha già vinta e altre, con la sua capacità di andare in fuga anche in giornate non del tutto adatte, potrebbero arrivare. Non ha (più?) lo spunto dei giorni migliori nelle volate di gruppo, ma non importa.

PHILIPSEN 4 Lui, invece, è la sorpresa negativa di queste prime volate, così come in generale la sua squadra è la più delusa finora. Ieri, viene pilotato bene, ma ha le polveri bagnate e come se non bastasse per poco non chiude Gaviria sulle transenne, rischiando grosso a quella velocità. Ci sono, ora, due giornate adatte alla sua squadra (oggi un’altra volata, domenica per le fughe con van der Poel, Vestrynge o Debruyne) per salvare una dieci giorni estramente negativa per le aspettative che si hanno su di loro.

NETCOMPANY INEOS 3 Comandano nel finale per la volata di un corridore forte, ma che velocista proprio non è e alla fine l’ottavo posto finale non è nemmeno un piazzamento da buttare, considerando che queste non sono assolutamente le sue tappe. La domanda che mi faccio è: hai in squadra due come Tarling e Ganna, ha proprio senso spenderli per tenere Godon davanti negli sprint di gruppo? Non si potrebbe provare a raccogliere qualcosa di meglio inventandosi magari una sparata nel finale, magari in tandem o sfruttando il coraggio che altri corridori hanno dimostrato pure ieri (Abrahamsen, Asgreen, per esempio)?

KOOIJ 2 Dalle stelle alle stalle, il Ghepardo, dopo il successo dell’altro giorno non si vede quasi mai davanti, si rialza e chiude lontano, fuori dai 20.

FRETIN 1 La personale delusione di chi scrive è rappresentata da Milan Fretin. Il velocista della Cofidis chiude ottavo e tredicesimo le prime due volate. Ieri la sua squadra lavora benissimo, ma, nel momento del dunque, il belga scompare e poi si rialza in vista dell’arrivo.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 6

POGACAR 10 Che gli vuoi dire? Vero è che l’egemonia si fa affascinando e non annoiando, ma se lui va così troppo più forte degli altri che dovrebbe fare? Frenare? Chiude a doppia mandata il Tour dopo 6 giorni, (cito il saggio: Il tour più breve della storia), alla prima vera salita stacca tutti, conservando il vantaggio in discesa e ampliandolo sul lungo falsopiano finale. Poco più di due settimane al quinto Tour, come i mostri sacri dell’albo d’oro. Tra 12 successi di tappa raggiungerebbe Cavendish, il recordman assoluto di successi di giornata. Forse (!) non ci riuscirà quest’anno, mancano 14 tappe, la matematica non lo condanna, ma ha ancora tre o quattro edizioni per provarci.

SEIXAS 9 Che gli vuoi dire? Parte seconda. Ha 19 anni e in sostanza ieri vanno più forte di lui soltanto Pogačar e Vingegaard. Non i primi due che passano, anzi, quelli che stanno facendo la storia del Tour di questi anni  e che prima o poi batterà, ne siamo certi. Sembra soffrire parecchio, soprattutto inizialmente, la sua prima grande salita al Tour, ma in realtà si gestisce e si salva alla stragrande. Un giorno tutto questo sarà suo.

LOTTA PER IL PODIO 8 Da Del Toro terzo (voto 9, tappa di altissimo livello la sua), a Skjelmose nono, c’è un minuto e mezzo e dentro tutta una serie di bei corridori tra loro differenti, a tratti all’opposto, per talento, facce, background, caratteristiche. Oltre ai già citati Del Toro, Seixas e Ayuso, ecco presenti Evenepoel, Lipowitz (lo vorrei vedere alle prese con i tapponi anni ‘90, con sette otto, ore in bici, un dislivello assurdo, 5 o 6 colli da scalare, per me andrebbe ancora più forte), Martinez e Skjelmose. Ci sarà qualcosa da guardare nelle prossime salite.

EVENEPOEL 7 Molti lo davano per spacciato, forse non sarà quello che pensavamo potesse diventare, ma il Pogagaard è di un altro livello per tutti. La sua lotta al podio è sicuramente uno dei motivi di maggiore interesse da qui a Parigi, sempre che non salti sulla prossima salita, insieme alle sue dichiarazioni post tappa così lontane dall’appiattimento generale e dalla retorica del volemose bene e che continuano a regalare storie, titoli, gioie per gli amanti del caos e dell’imprevisto.

LENNY MARTINEZ VS VALENTIN PARET PEINTRE 7 Al termine della giornata di ieri Tadej Pogačar veste la maglia a pois, che indosserà oggi in corsa Vingegaard, ma la sfida tra i due pesi piuma di Francia potrebbe scaldare le prossime tappe di montagna per andare a caccia del simbolo dle primato dei GPM. Lenny, però, sarà controllato, perché ieri è andato forte forte in salita e al momento si gioca il podio. Valentin, invece, è fuori classifica e avrà molta più libertà. Vedremo, ma intanto ci appassioniamo, come ai tempi di Barguil, Bardet e Pinot.

BERNAL 6 Encomiabile quasi commovente, Eganito è in piena lotta per il decimo posto, con quella che ormai è diventata la sua dote migliore: la regolarità. Nettamente il migliore dei suoi in una giornata che vede saltare completamente per aria Arensman (che come nel 2025 proverà a vincere in fuga), il campione nazionale colombiano resta affidabile come ai vecchi tempi in cui si giocava le corse a tappe, ma con tanta gente (almeno 9 per il momento) che va più forte di lui in salita.

SKJELMOSE 6 Sottovalutatissimo, quasi nell’ombra, eppure il magrissimo danese anche quest’anno è lì a tenere botta e giocarsi un piazzamento nei dieci in una grande corsa a tappe. Sa vincere, sa attaccare, sa tenere duro: cosa deve fare di più per farsi apprezzare?

O’CONNOR 6 Voto al coraggio per quell’attacco del tutto inutile prima dell’Aspin. Prove generali per una fuga più importante da settimana prossima in avanti.

AYUSO 5 Ok, è arrivato assieme a Evenepoel, Seixas, Del Toro eccetera, gente premiata quasi col massimo dei voti e allora perché questa disaprità? Perché per quello mostrato in passato, per quello che dice e vorrebbe, ce lo immaginavamo a un livello più alto. Rimandato alla prossima salita dove lo aspettiamo staccare qualcuno di quelli con cui è arrivato.

JOHANNESSEN 4 Tobias Halland è la delusione di giornata (insieme a Carapaz, voto 3, finito poco più indietro), il norvegese prende una bella batosta e probabilmente dice addio ai sogni di top 5. Il Tour è lungo e lui, per caratteristiche, ci proverà anche da lontano. Sempre che lo lascino andare. Tutto questo mentre il fratello Anders contribuiva alla caduta della maglia gialla Traeen arrivato al traguardo stordito e malconcio e oggi non ripartirà.

VINGEGAARD 3 i numeri diranno che non è mai andato così forte, ma in rapporto agli avversari la tappa di ieri è una delle peggiori prestazioni del danese al Tour. Corsa alla maglia gialla già finita e ora gli tocca pure guardare con apprensione dietro. Troppo brutto per essere reale sia lui, che in generale la sua squadra, che manda all’attacco Campenaerts non si è ben capito con quale intento, ma che si salva comunque con Kuss (7) che chiude poco dietro al suo capitano e Piganzoli (6) che si stacca presto ma non naufraga. Jorgenson (1), invece, disarmante in caduta libera.

CHI HA MANDATO AL TOUR TIBERI 2 Resta per me una questione, di cui si discuteva già quest’inverno: se un corridore deve cercare di rilanciarsi, per quale motivo lo mandi al macello nella corsa più dura al mondo?

REGOLA SULLA POSIZIONE IN BICI 1 Davvero Huub Artz ha ricevuto un avvertimento mentre era in fuga per una posizione ritenuta irregolare da parte della giuria? Per favore…

TEAM RADIO 0 Oppure 10. Meravigliose quanto inutili, però almeno riempiono il momento. Illuminante quello della Decathlon: non dovete mai perdere di vista Pogi e Vingo, se state con loro due, non sbagliate e tutto andrà bene. Divertente quello della Bahrain che per provare la radio e i riflessi di Lenny Martinez si inventa un attacco al km 0 di Pogačar. Attaccherà poco dopo.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 5

VEISTROFFER 10 Aspettavamo tutti questo giorno e no, non parlo di volata, ma di Veistroffer in fuga, all’attacco dal km 0. Cosa dice la testa a un uomo per andarsene da solo in avanscoperta con il caldo e il gruppo dietro, sapendo che la sorte è segnata? Cosa gli sarà passato per il cervello a lui che fa il corridore solo da 4 anni, laureato in ingegneria del clima, che ha lavorato come ingegnere navale per la marina francese e si è ritrovato in testa in una tappa del Tour? (La risposta completa la trovate in questa bellissima intervista di oggi su L’Equipe). Lui che quest’anno ha messo vicino, con la fuga di ieri, 2.096 chilometri in avanscoperta e che a fine giornata si ritrova anche l’annuncio del rinnovo fino al 2028 con la sua squadra. «In realtà non c’ho mai sperato davvero, ma c’è sempre quella vocina nella testa che dice: e se tutte le stelle si allineassero? Ma bisogna essere pazzi per crederci ». Forza Baptiste, noi siamo pazzi e ci crediamo e tifiamo perché tu possa vincere una tappa al Tour.

KOOIJ 9 Alla sua prima volata al Tour vince. Tappe conquistate al Giro e al Tour, 53 successi in totale in carriera a soli 25 anni. A un certo punto, prima per problemi fisici, a causa dei quali ha saltato tutta la primavera, e poi per incertezze di squadra su chi portare o no al Tour, ha rischiato di vedere la corsa francese da casa come gli è accaduto nelle ultime due stagioni con la sua ex squadra – motivo per il quale se n’è andato. Invece eccolo, bello da impazzire, il Ghepardo, che in un colpo solo assume le sembianze di Merlier per colpo di pedale, senso tattico, eleganza stilistica e forza.

XDS ASTANA 8 Tutto perfetto tranne che la punta, Kanter, che non vale certo Kooij, ma ottengono, correndo uniti nel finale, il miglior risultato possibile. Si erano visti pochissimo nei giorni scorsi, martoriati dalle cadute, alla prima volata un podio di tappa che per il velocista tedesco è uno dei migliori risultati in carriera, persino al di là di ogni più rosea previsione.

UNO-X 7 Prima giornata della loro storia a difendere la maglia gialla e se ne stanno a controllare la corsa tutto il giorno. Hanno anche la forza nel finale per provare a comandare ancora lanciando il loro velocista, Wærenskjold, ma lasciandolo un po’ troppo presto scoperto. Resta, tuttavia, una giornata storica per loro che nove anni fa lottavano nel fango del circuito continental e mai avrebbero nemmeno immaginato una giornata di questo genere.

ARTZ 7 Il corridore nederlandese entra in una nuova dimensione cogliendo un po’ a sorpresa un quarto posto che vale molto per lui, all-rounder di qualità, ma di certo non una ruota velocissima da volate al Tour e per la squadra che, oltre alla fuga di Veistroffer, registra il buco di De Lie ritiratosi due giorni fa. Occasione colta al volo e altre ce ne saranno.

MERLIER 5 Uno dei grandi sconfitti di giornata. Rimane isolato troppo presto nel caos della volata finale a causa di una caduta che contribuisce a far deragliare il suo treno e lui, in più, non riesce a uscire in tempo in volata, troppo indietro e sorpreso anche lui dal guizzo di Kooij che in tutto e per tutto sembra avergli rubato mestiere e sembianze. Forse cotto da quattro giorni intensi, avrà un paio di tappe, dopo le montagne di oggi, per rifarsi, prima del meritato riposo.

FRETIN 4 Come hanno dimostrato Kanter e Artz oggi lo spazio per fare la sorpresa c’era, ma il velocista della Cofidis non riesce a fare meglio di un deludente ottavo posto pur arrivando praticamente in linea con i corridori che si sono giocati le posizioni dala terza in poi.

PHILIPSEN 3 Con Merlier (e GIRMAY, 4) è l’altro grande deluso di oggi. La squadra lavora sodo, ma lui, uno dei velocisti più forti di questi anni (e anche tra i corridori più vincenti al Tour dell’ultimo lustro con 10 successi) non riesce a fare meglio di un quinto posto. Partito troppo lontano e un po’ chiuso, dopo aver battezzato la ruota di Merlier si rende conto quando sia troppo tardi e che la scelta giusta stava dall’altra parte della carreggiata: era quella di Kooij. Inizio molto difficile e sotto tono per entrambi i capitani Alpecin.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 4

UNO-X MOBILITY 10 Quello del sodalizio di matrice norvegese è uno dei percorsi più virtuosi dell’ultima decade di ciclismo professionistico. Squadra nata come continental, salita di categoria, agguanta il World Tour dopo essere cresciuta esponenzialmente anno dopo anno, dopo aver vinto tappe al Tour, classiche in Belgio e tanto altro. Ieri ha raggiunto uno dei punti più alti con la maglia gialla di Træen e non è finita, perché a questo Tour ci sono obiettivi importanti come la classifica di Johannessen (sesto lo scorso anno) e almeno una vittoria di tappa.

TRÆEN 9 In pochi mesi diventa un autentico specialista della fuga bidoncino. Lo scorso anno alla Vuelta, con una giornata all’attacco, conquistò la maglia di leader che vestì per diversi giorni finendo nono in classifica generale. Il vantaggio al Tour sui big, al momento, è enorme e chissà se potrà ripetere un piazzamento nei dieci. Difficile, perché il livello qui è altissimo, ma lui in salita va forte e ci metterà un bel po’ prima di scomparire dai radar.

PEDERSEN 8 A lui e alla Lidl-Trek; a Vacek (10, lavoro eccezionale il suo e maglia bianca che potrà tenere fino a giovedì) e a Simmons fondamentale nel lavoro di cucitura e poi secondo di tappa. In un rovente pomeriggio di luglio al Tour salvano, almeno in parte, un 2026 con più bassi che alti, conquistando tappa (terza in carriera al Tour per Pedersen) raccogliendo punti pesanti per la maglia verde (che domani vestirà proprio il danese) e volando in testa alla classifica a squadre con un vantaggio cospicuo sulla seconda.

FRIGO 7 Il veneto della NSN Cycling Team è ormai una garanzia. Se è iscritto alla gara e la corsa è impegnativa, sai già che te lo ritroverai davanti. Ieri era obiettivamente difficile fare meglio di un quarto posto, che va ad affiancarsi ai due secondi e un terzo di tappa alla Vuelta e a un terzo di tappa al Giro. Ora gli mancano la vittoria e un quinto posto. Scegliamo la busta A.

QUINN 7 Accarezza il sogno di una carriera, quello di poter vestire la maglia gialla del Tour. Lui che non ha mai vinto da professionista e che è una vita che si spende per gli altri. La forma è buona come quella di tutta la EF Easy Post che al solito dà lezioni di come si va in fuga e da qui a fine Tour potrà togliersi diverse soddisfazioni. Al termine della tappa è così deluso e abbattuto che se fossi stato lì lo avrei abbracciato forte.

VAUQUELIN 6 Il corridore della Netcompany INEOS è fuori classifica e va avanti più di voglia e orgoglio che di reale condizione. Dall’ammiraglia gli mettono una pressione mica male: tutta la Francia ti guarda e fa il tifo per te, gli dicono, ma ieri, come per tutti gli altri compagni di fuga c’era poco da fare. Si è staccato in salita, ma è rientrato, c’ha persino provato con un azione alla Del Toro nell’ultima curva. Ci riproverà ancora, magari in giornate altimetricamente più dure, con una forma migliore e possibilmente con qualche compagno di squadra vicino che non guasta mai.

MOVISTAR 6 Come al Giro ci provano sempre, come al Giro non raccolgono molto, ma Garcia Pierna e Castrillo confermano ciò che si è visto in queste ultime settimane: stanno benissimo e soprattutto il secondo in alta montagna potrà dire la sua, magari spostando il focus pure sulla maglia a Pois.

DEBRUYNE 6 Io sponsorizzo sempre Vertsynge ma al momento quello che va forte è lui, il faraone, tra i più attivi in fuga, dopo essere andato vicinissimo al successo di tappa al Delfinato la sfiora anche qui.

ZIMMERMANN E HERMANS 5 Tra quelli che si sono sganciati sull’ultima salita mancavano praticamente solo loro che per qualità, forma e caratteristiche era lecito aspettarseli davanti.

GREGOIRE 4 Delusione di giornata. A proposito di Francia che ti guarda, Grégoire punta a una tappa con la maglia di campione francese; a proposito di corridori che ci saremmo aspettati davanti negli ultimi chilometri- o magari capaci di rientrare in discesa dopo l’ultima salita – Grégoire era uno a cui pensavano tutti come rivale numero uno del danese, figuriamoci dopo averlo visto in fuga dare pochissimi cambi, giocando al risparmio. Certo, battere Pedersen sarebbe stato complicato per chiunque, ma almeno tenere un po’ di più…

VAN DER POEL 2 E infine lui, uno dei più attesi ieri. Dopo la crono iniziale si è visto poco e niente. Resta a guardare gli altri in attesa di giornate migliori. Come già ci ha abituati probabilmente troverà la condizione man mano che il Tour andrà avanti, ma quella verso Foix è una occasione persa.


Il Tour alla ghigliottina: le pagelline della tappa 3

POGACAR 10 Ogni gara, ogni vittoria, ogni anno che passa, i suoi avversari sperano di vederlo calare e questo non solo non molla di un centimetro, anzi, sembra andare sempre più forte. In primavera è fiammingo, d’estate è un camoscio che pare uscito da una storia di Tank Girl. Con i razzi nella gambe. Certo, un arrivo come quello di ieri è disegnato su di lui, strappo per gente esplosiva dopo una giornata tirata e dopo una trenata del fido Del Toro: cosa poteva chiedere di più? La ventiduesima in carriera al Tour arriva in una giornata caldissima (che lui un tempo soffriva) e per distacco in volata, contro il meglio in circolazione. Gli altri (avversari, tifosi, commentatori) lo sanno, lo conoscono, ma sono comunque spaventati perché il Tour rischia di essere già finito con lui in giallo al terzo giorno.

DEL TORO 9 Un voto in meno rispetto al giorno prima perché non vince, ma si sacrifica lanciando lo sprint del suo capitano, facendo saltare per aria ciò che restava del gruppo sullo strappo finale, mietendo vittime sulla sua strada, chiudendo in scia a tutti i pretendenti al podio. A cui si candida senza indugi.

TIFOSI 9 Sull’ultimo GPM non dovevano essere presenti su invito (non ordine) di organizzazione e prefetto eppure non solo c’erano, ma un gruppo di loro, numeroso, misto di francesi, baschi, catalani, norvegesi, danesi hanno riportato sulle strade del Tour la Viking Row, ovvero la celebrazione dei tifosi della Norvegia che poche ore prima mandavano a casa il Brasile nel Mondiale di calcio (sì quello della farsa Trump-Infantino e della squalifica cancellata all’attaccante degli States. Poi stanotte è andata come doveva andare).

SEIXAS 8 Eccolo il giovane Paolino francese che mette il muso fuori e pure davanti. Chiude quarto, dietro Pogi, Vingo e Carapaz dopo due giornate difficili, su un arrivo per lui, ma anche per tanti altri che gli finiscono dietro. Le rose come lui fioriscono anche in una giornata in cui il caldo brucia come non mai.

FUGGITIVI 7 Senza nominarli tutti, scegliamo di citare Van Mechelen, Prodhomme, Vercher, Garcia Pierna e Baudin, quelli della fuga nella fuga che resistono più di tutti. In particolare Baudin, ultimo a mollare, che va a vestire la maglia a pois (tra gli obiettivi minimi della sua squadra la Ef EasyPost). Baudin, affetto dalla sindrome ciclistica della botte piena e della moglie ubriaca. Ovvero quei corridori che vanno in fuga nonostante siano molto vicini in classifica e vorrebbero magari conquistare la maglia gialla, lottare per la vittoria di tappa, ma alla fine come risultato ottengono che la fuga non va da nessuna parte perché, comunque, sono vicini in classifica e non si sa mai.

CARAPAZ 7 Resta il rammarico per i tanti secondi persi nella cronosquadre, dove per altro la sua squadra arrivava con buone credenziali, ma in due giorni si butta in volata e si piazza, ieri addirittura terzo. Risale sette posizioni in classifica, e ora lo attendiamo alle vere salite che ci diranno fino a dove si potrà spingere questo corridore che rinasce tutte le volte che sembra sul punto di mollare.

AYUSO E LIPOWITZ 6 Lo spagnolo della Lidl-Trek continua a flirtare con le posizioni di avanguardia (12° e 10°), dice che senza il problema meccanico di Skjelmose nella cronosquadre avrebbe lottato per la vittoria, ma a me sembra che abbia smarrito l’esplosività di un tempo o forse, mi correggo, sono gli altri che vanno fortissimo. Lipowitz cresce come da copione rispetto ai due giorni precedenti e per la prima volta chiude davanti a Evenepoel in una sfida che terrà banco da qui a Parigi e che potrebbe pure valere un posto sul podio.

VISMA 5 Ancora brutte notizie per la squadra che nella crono d’apertura ci aveva lasciati a bocca aperta e che invece dal giorno seguente perde pezzi. Ieri pure una caduta che ha coinvolto Armirail e Affini, mentre Jorgenson è una pallida copia di ciò che ammiriamo durante la stagione, Kuss e Piganzoli soffrono e Vingegaard nulla può contro le volate di Pogačar. Mezzo voto in più per aver perso la maglia gialla lasciando agli altri le incombenze di rito.

EVENEPOEL 4 Sarà il caldo? Non lo so, cerco sempre una giustificazione quando parlo di lui. L’altro ieri pareva pronto per vincere, ieri, invece, si è staccato sul forcing di Del Toro ancora prima della volata finale di Pogačar. Con lui non sai mai da che parte guardare e se fa fatica qui, oggi, non oso immaginare quando inizieranno le vere salite, domani.

UIJTDEBROEKS 3 Vale un po’ il discorso fatto per Tiberi, anzi sono sempre di più i parallelismi. Entrambi considerati dei predestinati dopo aver fatto grandi cose nelle categorie giovanili. Entrambi accostati a illustri corridori come Evenepoel, il belga, a Nibali, l’italiano. Entrambi cresciuti con calma e con il Giro del 2024 come spartiacque. Uijtdbroeks ci arrivava dall’ottavo posto della Vuelta l’anno prima, al Giro e si deve ritirare quando era in piena lotta per un posto nei primi 5 e per la maglia bianca. Tiberi, invece lo chiudeva 5°. Per entrambi la Vuelta 2023 (il belga), e il Giro 2024 (l’italiano) restano i migliori risultati in una carriera che ora va avanti tra alti (pochi) e diversi sfondoni a cominciare da questo Tour che avrebbe dovuto rilanciarli e invece li vede ammalati, fiacchi, in difficoltà.

PIDCOCK 2 Vale in parte il discorso fatto per Evenepoel con l’aggravante che ancora più del belga è adatto a finali del genere. Se non riesce a giocarsela in un arrivo così (non dico battere Pogačar, ma un podio di tappa), mi chiedo: fino a dove potrà arrivare quando inizieranno le salite più lunghe? Magari in un mondo che va alla rovescia lo treoveremo più forti lì.

IL CALVARIO 0 Il calvario non è solo una delle salite affrontate nella tappa di ieri ma è quello che sta vivendo il povero De Lie, ammalato dalla vigilia, si stacca subito anche ieri, resiste quanto può ancora con l’aiuto di Veistroffer (voto 10), ma sta troppo male, fa fatica a respirare. Meglio che si sia fermato. Ma ora basta, va aiutato, c’è da capire cos’ha, non buttatelo di nuovo nella mischia in qualche gara fra pochi giorni.


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