Dispacci dal World Tour #16
La settimana scorsa è stata quella delle confessioni, dei segreti inviolabili che in realtà erano sulla bocca di tutti e che passavano da orecchio in orecchio seppure molti facessero finta di nulla: Juan Ayuso darà, a fine stagione, l’addio alla UAE. Bisogna dirlo senza troppi giri di parole: nessuno dei protagonisti ci fa una grande figura, soprattutto per come è maturata la vicenda, fino all’epilogo che lascerà ancora scorie, temo, soprattutto, sull’immagine del corridore spagnolo. E andato tutto storto tra lui e la squadra emiratina, non proprio dall’inizio, quando pareva un matrimonio di quelli capaci di arrivare, con alti e bassi più che normali nelle vite di coppia, fino alle nozze d’argento se non d’oro o di platino, invece il veloce declino ha ricordato a momenti le svolte che a un certo punto prende la famiglia Roses.
Matxin pescò Ayuso quando il corridore spagnolo era ancora un ragazzino. Lo ha visto crescere, lo ha aiutato a fare scelte importanti per la sua carriera (la sistemazione in Colpack per farsi le ossa tra gli Under 23 per un breve periodo, con lo scopo di sfamare la sua incredibile voglia di vittorie), mettendolo sempre a proprio agio. Questo fino a quando, da neoprofessionista, arrivando 3° alla Vuelta del 2022, ha dimostrato con i fatti tutta la concretezza su cui aveva posto le basi, dominando ogni categoria dagli allievi in poi. Come tenere a bada uno così? Ayuso è ambizioso, tira dritto per la sua strada e mal sopporta dover prestare i suoi servizi ai capitani, seppure quel capitano porta il nome di Tadej Pogačar. «Tadej è il mio riferimento - disse Ayuso qualche mese fa, prima di iniziare la stagione - ma io voglio diventare il corridore più forte al mondo».
I primi report degli allenamenti, appena diventato professionista a tutti gli effetti nel 2022, fecero il giro del mondo ciclistico, si diceva come lo spagnolo fosse l’unico a tenere la ruota di uno scatenato sloveno quando quest’ultimo partiva e se ne andava nei test invernali. In quella stagione arrivava il podio alla Vuelta, da neoprofessionista, da più giovane corridore al via, da più giovane corridore di sempre tra i primi tre nella corsa a tappe spagnola: non si trattava di un fatto da far passare in secondo piano, perché Ayuso avrebbe compiuto vent'anni solo pochi giorni dopo essere salito sul podio di Madrid, mentre cresceva in lui, sempre di più, la voglia di comandare, essere il primo della classe, come tutte le volte che si era messo in sella a una bicicletta con un dorsale appiccicato alla maglia. Un vincente nato, con pochi compromessi.
Eccetto la parentesi di un 2023 accidentato per un problema fisico e in cui non avrebbe potuto chiedere nulla di più a ciò che stava accadendo, il suo rapporto con la squadra andava via via deteriorandosi, un po' alla volta, granello dopo granello si inceppava l'ingranaggio creato da Matxin. Nel 2024 andò al Tour per aiutare Pogačar, si fa sgridare da Almeida per non aver dato il giusto contributo alla squadra sul Galibier e poi si ritira, ufficialmente per un malanno da Covid. Le voci dal gruppo fecero capire come la cosa non è che avesse disturbato tanto il suo capitano, anzi, sembrò quasi dargli sollievo.
Quest’anno al Giro, dopo aver condiviso per qualche giorno la leadership con Del Toro, dando sempre l’impressione che a lui spartirsi meriti e vittorie con gli altri, pure se compagni di squadra, non è che vada proprio a genio, si ferma, si ritira, anche qui, ufficialmente per un problema fisico (in seguito a un paio di cadute nei giorni precedenti e poi alla puntura sull'occhio di una vespa). Lui ci mette del suo, col carattere che ha, ma poi non gliene va dritta mezza nemmeno in corsa: cosa sarebbe stato il Giro, nella lotta al vertice e fratricida, se non avesse avuto intoppi, rimane uno dei grandi "What If" del 2025.
L’impressione già avuta in passato su quanta fatica faccia a gestire la competizione interna, al Giro prende la forma decisiva e già durante quei giorni si rinforzano le voci di un addio, persino prima di fine stagione. Va bene correre per Pogačar, il corridore più forte al mondo, quattro anni più grande, anzi, pare ottimo imparare da lui, rubargli i segreti, ma ora Ayuso deve accettare di dividere i suoi gradi di capitano persino con Isaac Del Toro. L'ultimo arrivato, un anno più piccolo e già coccolato da squadra e compagni, già capace di vincere, quanto e poi di più dello spagnolo. Giammai! Non lo permetterò! Il suo sviluppo narrativo da cattivo e antagonista del gruppo, prende sempre più forma.
Alla Vuelta, dopo un lungo periodo di stop, conseguente, almeno sulla carta, agli incidenti occorsi al Giro, una stagione quasi buttata, e dopo voci che si rincorrevano come cani in giardino, il divorzio squadra-corridore viene reso ufficiale. Non prima però di aver visto Ayuso, nell’ordine: 1) perdere tempo sin da subito nella prima tappa di montagna, senza aver dato il minimo contributo ai suoi e aver dichiarato come tutto ciò fosse concordato con la squadra: «Sapevano già che non avevo la condizione per lottare per la classifica generale», 2) stravincere una tappa di montagna in fuga, esultando con polemica e lamentandosi pure del trattamento avuto sia sui social che lungo la strada da alcuni tifosi: «Sono una persona che non guarda troppo i social media, perché cerco di rimanere al margine di tutto questo, ma ci sono cose che ti arrivano, e poi c'è quello che ti arriva di più quando la gente ti urla contro dai bordi della strada».
Nel giorno di riposo, lunedì, l’annuncio ufficiale della sua squadra, nonostante poche ore prima Matxin avesse provato a gettare acqua sul fuoco parlando di rapporto duraturo tra squadra e Ayuso in virtù anche di un contratto fino al 2028. Come se non bastasse, l’indomani, prima della partenza, Ayuso, di nuovo, non le manda a dire, parlando in mondovisione, prima del via, di una squadra gestita in maniera dittatoriale e «con un esercizio unilaterale di potere», facendo osservare a tutti come, la nota di poche ore prima, non fosse assolutamente concordata dalle parti. «Voglio dire a tutti che non sono d'accordo con la dichiarazione rilasciata della squadra: ieri è uscito un comunicato attorno alle sette di sera e io sono stato avvisato solo alle sei e mezza, quando c'erano giornalisti che già sapevano da ore che il comunicato sarebbe stato emesso. Avevamo concordato che sarebbe stato reso pubblico dopo la Vuelta, per non compromettere nulla a livello sportivo, né l'atmosfera di squadra, né i nostri compagni. Bisogna chiedere loro perché è uscito ieri, perché è stato così improvviso e senza preavviso. Ovviamente ho le idee chiare sul perché l'hanno fatto, per cercare di danneggiare di nuovo la mia immagine, come peraltro conferma il comunicato, con cui non sono d'accordo. E quando l'ho fatto notare, mi hanno risposto che la prima stesura era molto peggiore e che quindi dovevo esserne contento».
C’è una Vuelta da finire, intanto e Ayuso, per la prima volta, proprio poche ore dopo le scelte turbolenti, lo si è visto dare una mano a fondo ai suoi compagni di squadra, ma dal prossimo anno cambiando aria (Lidl Trek?) ha molto da perdere, sono pochi i corridori usciti dall'UAE che sono riusciti a imporsi (Ganna, Philipsen, Mohoric, forse i più talentuosi tra quelli in uscita, come lo è Ayuso) vediamo quanto da guadagnare. Il corridore, si è capito già da tempo, appare di difficile gestione, a causa di una fortissima ambizione e anche di grandi qualità da corridore che gli hanno fatto bruciare le tappe. La squadra ha provato a metterlo a suo agio, dandogli un programma di crescita graduale (Vuelta e Giro da capitano, Tour in aiuto a Pogačar), ma qualcosa si è rotto e ovunque andrà sarà da ricostruire, sia come persona, che nel rapporto con il gruppo e con i suoi futuri compagni di squadra: non passa certo inosservato anche ai più distratti ciò che ci si metterà in casa con Ayuso. Un pacchetto completo di corridore forte, capace anche di correre per vincere un Grande Giro, ma da rimettere assieme nei rapporti umani e magari capace anche di logorare alcune situazioni dal suo interno. Dovrà scendere a compromessi, Ayuso, ovunque andrà, ma magari gli serve solo cambiare aria: le sue scelte e il suo futuro saranno tra le cose più interessanti da seguire nel 2026 ciclistico.
Ci sono, poi altre questioni da considerare. A meno che Ayuso non abbia intenzione di creare una lega personale dove correre lui e basta, dovrà iniziare cedere qualcosa, venire incontro, aiutarsi, altrimenti avrà sempre difficoltà, facendo patti con futuri compagni di squadra e tecnici, magari essere furbo e creare vicino a lui un clan affidabile di corridori che hanno intenzione di spendere la loro carriera affinché Ayuso possa realizzare i sogni di gloria. Non so a voi, ma a me, da grande fan degli "antipatici" e perseguitati, tutta questa storia sta cominciando ad affascinare.
Dispacci dal World Tour #15
La Vuelta partita dal Piemonte settimana scorsa mi spinge a fare una rivelazione: la corsa, su di me, ha sempre uno strano effetto, ovvero mi è sempre interessata il giusto, dove per giusto intendo poco poco. La Vuelta partita dal Piemonte mi fa venire voglia di parlare di pallapugno. Un omaggio a un amico e caro collega appassionato di uno sport praticato da quelle parti, dove è popolarissimo, lo sport, il mio amico credo molto di meno. È stato lui il primo a parlarmene, tempo fa, spiegandomi il fascino che esercita in alcune province della zona tra Piemonte e Liguria. Uno sport antico, divenuto celebre tra fine ‘800 e primi del ‘900, ma la cui storia inizia secoli prima, raccontato anche da grandi poeti e scrittori italiani, come Pavese e De Amicis, mentre Leopardi dedicò una splendida poesia a uno dei più forti giocatori di sempre dello sport da cui deriva direttamente la pallapugno, Carlo Didimi, storico battitore treiese grande protagonista di palla col bracciale. Tornando alla pallapugno prima che al ciclismo: uno sport che fa della socialità e dell’espressione pura dei legami col territorio una delle sue prerogative. Come dice il nome, è uno sport in cui si prende la palla a pugni, si gioca in quattro contro quattro, ha regole, ovviamente, peculiari e i punti si assegnano come nel tennis: quindici, trenta, quaranta, gioco. Talmente seguita da quelle parti che su Tuttosport, storico quotidiano sportivo che ha sede a Torino, nell'edizione locale spesso si parla di pallapugno, di partite, con tanto di gironi e classifiche, di sfide fondamentali per l'assegnazione del titolo, di "pallapugno mercato” (?), persino tornei giovanili dove si raccontano le nuove leve di questo sport. I talenti, i diamanti da sgrezzare.
Ma alvento è, almeno per ora, una rivista specializzata in ciclismo, domani chissà, dopo questo mio pezzo, magari li ho convinti che un giorno avrà senso mandarmi da quelle parti, più che alla partenza di un Grande Giro (o di un futuro mondiale ) o di una corsa importante, per raccontare la pallapugno. Ma non mi faccio illusioni, seppure la stanchezza è molta e si sogna spesso a occhi e bocca aperta, è fine agosto e quelli che non hanno le gambe a mollo o non stanno camminando in montagna, hanno un ricordo fresco di attività extralavorative, mentre io da settimane prendo un sole uscito da romanzi Urania, e vengo irradiato direttamente dai tre schermi del mio computer, seguendo, a tratti mio malgrado, ogni corsa possibile e immaginabile in questo mese di fuoco, più che per il caldo a causa dell’elevato numero di gare. Apro un’altra (ultima, si spera) piccola parentesi: qualche settimana fa, al termine del Tour de France, più di una persona a me vicina, amici, parenti, vedendomi con profonde occhiaia date dal tour de force francese, consideravano che: “beh, ma adesso arriva agosto, mica ci sono corse di biciclette in questo mese!?”. Convinti loro.

Invece agosto è volato seguendo una serie corposa di gare in giro per tutta l’Europa e in cui abbiamo visto Merlier fare il mago delle volate, Brennan imporsi con una lucidità rara per i suoi vent’anni, l’Uae vincere l'ennesima corsa a tappe (con McNulty al Polonia, Polonia in cui abbiamo visto segnali di crescita da Andrea Raccagni Noviero che ottiene i suoi primi piazzamenti interessanti nel World Tour), ma l’elenco di ciò che è successo è lungo, sembrerebbe una lista della spesa e comprenderebbe anche una vittoria di Vendrame, l'ennesima in stagione di Prodhomme, baciato dalla profezia di Seixas al Tour of the Alps e poi da lì spesso infallibile, eccetera. Ecco, detto ciò, mi vorrei soffermare soprattutto su un corridore, italiano, che sta iniziando a mostrare tutte le sue qualità dopo un inizio carriera non esattamente esaltante tra i professionisti, quando basterebbe portare un po’ di pazienza nei giudizi - lo dico ad alta voce perché mi riferisco anche al sottoscritto. Parlo di Lorenzo Milesi, Movistar team, campione del mondo a cronometro Under 23 un paio di stagioni fa, corsa che lascia un po’ il tempo che trova, soprattutto se disputata e poi vinta quando sei già rodato nel World Tour. Dopo un periodo difficile di assestamento nella massima categoria, in cui non è che non andasse, semplicemente non trovavamo in lui quella verve che lo caratterizzava tra gli Under 23, quel passo, la capacità di andare all’attacco, di beccare la fuga giusta, come quella volta in cui vinse in modo splendido una tappa all’Avenir del 2022 dopo aver lavorato per la squadra in tutti i giorni precedenti. Tra Vallonia, Polonia e poi Renewi, in queste ultime settimane, tre brevi corse a tappe di alto livello, Milesi ha sfiorato più volte il successo, attaccando, dalla lunga, dalla media e pure dalla breve distanza. C’è mancato poco si sbloccasse, è ancora a quota zero successi tra i professionisti, ma prima o poi accadrà. Sembra quasi fisiologico.
Infine la Vuelta, mio malgrado, come ampiamente specificato. Corsa che, nelle ore in cui batto le dita sulla tastiera per questi pensieri sparsi, sta per vedere il suo primo arrivo in salita vero e proprio ad Andorra - non conto Limone Piemonte (da ora in poi LP), volata di gruppo in salita come da girica tradizione dei primi anni 2000. Come andrà ad Andorra non lo leggerete qui ma un po' ovunque. Vuelta corsa che, mentre io scrivo, lei scrive a sua volta l’ennesimo capitolo UAE vs Visma: per il momento tra Giro e Tour 1 a 1 palla al centro, ma con alcuni terzi incomodi. C’è Ciccone, che proprio in quella volata a LP è arrivato 2° dietro a Vingegaard per pochi millimetri; c’è Gaudu che ha vinto una tappa e vestito anche la maglia rossa; c’è Bernal che dice di avere risolto i problemi alla schiena, di stare benissimo e che vorrebbe indossare anche lui la maglia rossa, sì, ma quella finale, l’ultimo giorno. Ci sarebbero i Red Bull BORA, divisi tra la solidità di Hindley in salita e la freschezza di Pellizzari e poi ancora O’Connor e Gall, reduci dal Tour eccetera… questo per la classifica e vedremo, avremo tempo. Ci sono state anche un paio di volate, non le ha vinte Pedersen, il quale pensava/sperava di arrivare in Spagna e far man bassa e invece al momento ha visto vincere nelle "sue" tappe: uno dei velocisti più forti del mondo (Philipsen, Pedersen ha chiuso 14°), uno scalatore (Gaudu, Pedersen 2°) e un gregario per le corse di un giorno (Turner, Pedersen 6°), gregario per dire, corridore solido e veloce, nella forma della vita e che ha stabilito un singolare primato. Lo hanno fermato mentre stava disputando una corsa, in Belgio, per sostituire un compagno di squadra malato che avrebbe dovuto prendere il via alla Vuelta. Turner ha fatto le valigie, è volato in Italia, il giorno dopo il ritiro dal Renewi, ha preso il via della Vuelta e alla quarta tappa ha conquistato il successo più importante della carriera, venti giorni dopo aver vinto per la prima volta nel World Tour, al Giro di Polonia.
Foto copertina: Poci's Pix
10 corridori da seguire a La Vuelta 2025
Parte oggi, dall’Italia, l’edizione numero 80 della Vuelta e per questo motivo voglio dare un po' di nomi, una decina, scremati dal gruppo: tra chi si deve riscoprire e chi scoprire fino a che punto potrà arrivare a certi livelli, chi proverà a fare classifica, chi a vincere una tappa, chi magari insegue la prima vittoria tra i professionisti o un contratto per il 2026.
FILIPPO GANNA 🇮🇹 (INEOS-Grenadiers)
Stagione contraddistinta da alcuni bassi, dopo un'ottima primavera, per uno dei corridori più rappresentativi del ciclismo italiano che sulle strade della Vuelta prova a salvare il finale del 2025 dopo aver vinto due crono (Tirreno e campionato nazionale) e conquistato podio alla Sanremo, top ten al Fiandre (8°) e 13° posto alla Roubaix. Insomma un’annata che per qualcuno potrebbe essere la migliore della carriera, ma a lui lascia l’amaro in bocca complice anche un Tour de France durato pochissimi chilometri a causa di una caduta. Qui in Spagna per provare a vincere una tappa (non per forza la cronometro della terza settimana, per altro adattissima alle sue caratteristiche) e aiutare Bernal ad avvicinare il podio.
FINN FISHER-BLACK 🇳🇿 (Red Bull-BORA-hansgrohe)
Spazio in squadra, almeno sulla carta, chiuso per l’ancora (abbastanza) giovane neozelandese. Il classe 2001 di Benenden, corridore bravo ovunque, ma eccellente in nessuna specialità, insegue ancora quel successo di peso che gli dia uno status differente all’interno del gruppo. Passato con grandi credenziali, ha vestito le maglie delle squadre più forti del gruppo (Visma, a livello di squadra sviluppo, e UAE), ma per vari motivi, fra cui anche un grave incidente in corsa nel 2022, non ha mai potuto esprimere a fondo le sue qualità. Che sono da corridore da classifica, ma anche da cacciatore di tappe e, vista la sua esplosività, gli arrivi a suo favore in questa Vuelta non mancheranno.
JUNIOR LECERF 🇧🇪 (Soudal-Quick Step)
Il giovane scalatore belga lo scorso anno alla Vuelta ha lavorato molto per il capitano (Landa), sfiorando anche un successo di tappa, in fuga. È in grande condizione, arriva dalla vittoria al Giro della Cechia e stavolta, pur essendo schierato di fianco a Landa, per i problemi fisici avuti dal corridore basco, ha la possibilità di giocarsi le sue carte e magari iniziare a tenere duro e vedere se in futuro potrà ambire ai piani medi/alti di una classifica generale delle corse a tappe di tre settimane.
LUCA VERGALLITO 🇮🇹 (Alpecin-Deceuninck)
Avrebbe dovuto fare il suo esordio al Giro, ma per un problema fisico, “Il Bandito” è stato dirottato a La Vuelta dove lo scorso anno andò spesso in fuga nella tappe di montagna. In stagione è stato il miglior italiano in classifica alla Volta ao Algarve (15°) e alla Parigi Nizza (22°), chiudendo anche i Paesi Baschi nelle prime venti posizioni (16°) dimostrando sì una certa regolarità, ma anche come qualcosa gli manchi per poter eccellere a livello assoluto. Cerca un ulteriore salto di qualità tra l’Italia e la Spagna che significa inseguire una tappa di montagna e al tempo stesso magari tenere duro per chiudere in classifica con un piazzamento a ridosso dei 15. Per usare un gergo a lui tanto caro: planare.
FABIO CHRISTEN 🇨🇭 (Q36.5 Pro Cycling Team)
Più di qualcuno, ironicamente, lo definisce il Christen forte. Il fratello maggiore di Jan, qui assente, non avrà le qualità in termini assoluti che contraddistinguono il portacolori dell’UAE, ma è veloce, resistente e continuo. Al suo esordio in una grande corsa a tappe, ha tutto per poter provare a lasciare il segno. Anche il via libera di una squadra che, concentrata su Pidcock (ma anche su De La Cruz e Dowson) per la classifica, ha nel giovane svizzero un’arma interessante per diversi arrivi vallonati, sin dai primi giorni.
SANTIAGO BUITRAGO 🇨🇴 (Team Bahrain Victorious)
La stagione di Santiago Buitrago è la fotografia di una Bahrain che quest’anno tra cadute, malanni e controprestazioni vive una stagione abbastanza disgraziata e nelle ultime ore ha visto anche la sfortuna accanirsi pesantemente su Damiano Caruso che non potrà prendere parte alla corsa a seguito di una caduta dopo la presentazione delle squadre. Buitrago era partito bene in stagione vincendo subito la Vuelta Valenciana, ma dopo il ritiro alla Parigi-Nizza non è mai stato lo stesso e al Tour de France è stato in difficoltà praticamente ogni giorno e su ogni salita, trovando la giornata buona sul Mont Ventoux dove è arrivato a giocarsi la vittoria di tappa chiudendo terzo. In Spagna sarà la spalla di Tiberi, ma con licenza, dovesse trovare la condizione giusta, sia di fare la sua classifica, sia di provare a vincere qualche tappa di montagna e magari pure lottare per la maglia dei gran premi della montagna.
THOMAS SILVA 🇺🇾 (Caja Rural)
L’uruguaiano è uno dei tanti nomi della Caja Rural che proveranno a mettersi in evidenza nella corsa spagnola. Esplosivo, resistente anche su salite di media lunghezza, Silva è un corridore che potrebbe diventare un abitudinario delle top ten di molte tappe di questa Vuelta. Occhio a lui negli arrivi a ranghi ristretti e che tirano all’insù, ma attenzione anche a portarselo in fuga: brutto cliente.
SERGIO CHUMIL 🇬🇹 (Burgos Burpellet BH)
Dall’Uruguay al Guatemala, dalla Caja Rural alla Burgos BH, da un corridore feticcio di molti a un altro: ecco Sergio Chumil, scalatore guatemalteco che in stagione si è preso anche il lusso di battere, in una tappa del O Gran Camino, Derek Gee. Non mi stupirei di vederlo in fuga in quasi tutte le tappe di montagna seppure una corsa di questo livello non l’ha mai corsa: sarà un mondo per lui tutto da scoprire. In casa Burgos interessante seguire anche cosa potrà fare Eric Fagundez, altro corridore che arriva dall’Uruguay con caratteristiche simili a quella di Thomas Silva.
ALESSANDRO VERRE 🇮🇹 (Arkéa B&B Hotel)
Alla ricerca di un contratto per la prossima stagione, di una sua dimensione, della prima vittoria in carriera tra i professionisti: di Alessandro Verre in questi tre anni nella massima categoria resta quasi soltanto, fino a ora, un grande finale di Giro che lo ha visto persino chiudere al secondo posto la tappa del Colle delle finestre, battuto soltanto da Chris Harper. Pensavo fosse la svolta a un inizio carriera difficile tra i grandi, ma dopo quelle ultime giornate di lusso sulle strade italiane non c’è stato mai alcun segnale. Nonostante l'anonimato, la sua squadra ha grande fiducia nello scalatore di origini lucane e lo porta alla Vuelta convinta che potrebbe finalmente sbloccare lo zero in casella alla voce vittorie.
PABLO CASTRILLO 🇪🇸 (Movistar Team)
Uomo copertina di questo pezzo, Pablo Castrillo è stata l'autentica rivelazione della Vuelta 2024 quando, in maglia Kern Pharma, vinse due tappe di montagna in fuga, la seconda delle quali sul Cuitu Negru dando prova di grande forza e battendo due come Vlasov e Sivakov e diventando uno degli idoli del tifo spagnolo. La stagione al piano superiore di Castrillo è iniziata bene, ma sembrava arenarsi al Tour dove ha lavorato molto per i suoi compagni di squadra, anche nelle fughe, non riuscendo praticamente mai a giocarsi un successo in prima persona, dando la sensazione di essere parecchio stanco. Qui in Spagna la Movistar dovrà fare a meno di Mas e allora si concentrerà del tutto sulle tappe: in Montagna con Castrillo (Romo e Cepeda) e negli sprint su Aular o eventualmente sul mitico Garcia Cortina.
Guida al Tour de l'Avenir 2025
Questo fine settimana, tra poche ore, sabato 23, partiranno, più o meno contemporaneamente, Vuelta a España (La Vuelta), dall’Italia, Tour de l’Avenir… dalla Francia. Se a La Vuelta saranno diversi i corridori di prima linea assenti, di certo non una novità, con un calendario così e tanti impegni non sarebbe stato possibile nemmeno immaginare di vedere tutto il meglio del loro meglio al via (ma sarà una corsa attesa: Vingegaard, il favorito, sfiderà Ayuso e Almeida, nuovamente Visma contro UAE; l’Italia porta un quintetto base che da tanto non vedevamo così competitivo per fare classifica generale al di fuori di una gara italiana: Caruso, Ciccone, Fortunato, Pellizzari, Tiberi, in ordine alfabetico; una corsa spettacolare, seppure il percorso urli vendetta con i suoi undici arrivi in salita, molti dei quali caratterizzati dalle così dette unipuerto, ma è inutile arrovellarci il gulliver: questo, ormai, è il grottesco marchio di fabbrica della corsa spagnola), insomma se in Spagna va così, in Francia vedremo al via davvero il meglio (e quel che resta sta correndo il West Bohemia Tour dove c'è una startlist niente male). che la categoria può offrire, comprendendo anche, ahimè, perché non amo particolarmente un regolamento che ancora lo permette, corridori che già militano nel World Tour, alcuni dei quali hanno già lasciato il segno nella massima categoria. La corsa, da esclusivo trampolino di lancio, si trasforma, tout-court, in una specie di mini mondiale a tappe per gli Under 23, con quel fascino esclusivo di vederli correre difendendo i colori della propria nazionale e non con la maglia dei club di appartenenza. Similitudini: anche in Francia non brillano per capacità nel disegnare i tracciati, anche se, vedremo a fine articolo, di fantasia ne hanno parecchia.
I FAVORITI - PRIMA FILA
Mi sono preso la briga di mettere tre corridori davanti a tutti come favoriti al successo finale, poi, come accade sovente nelle gare Under 23, figuriamoci se si tratta di una gare a tappe, ancora di più quando si corre con la maglia della nazionale e con “soli” 6 uomini per squadra - come sarebbe bello succedesse così anche tra i professionisti, eviteremmo corazzate imbattibili- le sorprese spuntano da ogni curva come maldestri tifosi in attesa con la macchina fotografica. Aggiungiamoci pure come il Tour de l’Avenir arrivi in pieno trimestre finale, momento in cui si mescolano o si incrociano, nella loro parabola, condizioni in crescita, in calo, ultimi ruggiti, voglia di riscatto, ricerca di contratto, adattamento di ogni genere, motivazioni.

Jarno Widar (Belgio), Jørgen Nordhagen (Norvegia) e Paul Seixas (Francia), non possono non rispondere a tutti i requisiti necessari per portare a casa la vittoria del Tour de l’Avenir 2025. Widar è stato il dominatore dell’ultimo biennio tra gli Under 23 in cui ha conquistato, tra le varie: Giro (‘24), Valle d’Aosta (‘24 e ‘25), Alpes Isère (‘25), Ronde de l’Isard (‘25) e Liegi (‘25). Gli resta, prima di passare professionista ufficialmente tra pochi mesi, proprio la vittoria nella prestigiosa gara francese, “bucata” nella passata stagione dopo essere saltato il penultimo giorno per via delle «troppe gare disputate negli ultimi mesi» disse, senza peli sulla lingua e in aperta polemica con la sua squadra, la Lotto, rea di averlo gestito male. «Mi fanno correre troppo, ho bisogno di meno giorni di gara e più allenamenti, sono arrivato qui in Francia devastato e lo si vede dai risultati», sottolineò alla fine di quella tappa. Anche quest’anno Widar ha corso molto, ma, dopo aver perso il Giro per una caduta ed essersi rifatto al Valle d’Aosta, vorrebbe chiudere la sua esperienza nella categoria cercando di conquistare l’ultima corsa a tappe, prima di puntare al Mondiale e poi eventualmente anche all’Europeo per poi concentrarsi del tutto sul professionismo, dove, visti i numeri mostrati, sarebbe già corridore competitivo per le top ten, intanto nelle brevi corse a tappe o nelle gare di un giorno più impegnative, a patto, però, di imparare a guidare bene la bici in gruppo. Widar, infatti, ha sempre ammesso di essere un po’ limitato tecnicamente, ma non solo, di andare in difficoltà nella guida in discesa. Spaventato dal muoversi nella pancia del gruppo lo troviamo spesso e volentieri o davanti, scortato dai suoi compagni di squadra, oppure in coda al gruppo. Su questo aspetto c’è da lavorare moltissimo e, proprio per questo motivo, nel 2025 ha scelto di fare ancora un po' di pratica tra gli Under 23 evitando il salto diretto nella massima categoria. Squadra molto solida in salita, tutta per lui e non potrebbe essere altrimenti, parliamo di uno dei più forti talenti in circolazione della sua e non solo, annata: Tim Rex, Jasper Schoofs, Kamiel Eeman, Jente Michels e Aaron Dockx potrebbero tranquillamente essere capitani in quasi tutte le altre nazionali.

Nordhagen ha il dente avvelenato perché al Giro era probabilmente il più forte in salita, al netto del ritiro di Widar, ma la sua squadra ha buttato via podio (chiuderà 4°) e maglia rosa, nella tappa di Gavi, lasciando andare via una fuga con dentro due corridori che lo precederanno in classifica finale. Ha il motore per provare a vincere, molto meno l’acume tattico, nonostante una stagione a fare esperienza nel World Tour. La squadra sarà tutta per lui o quasi, con Eivind Fougner e Storm Ingebrigtsen che hanno tanta qualità da mettere in strada. Ingebrigtsen ha già vinto tra i professionisti, di recente, con un colpo di grande qualità e vorrà provare a ripetersi anche qui inseguendo un successo parziale. Nota cabalistica a favore di Nordhagen, nelle ultime cinque edizioni la Norvegia ha conquistato due volte la corsa (2019 Foss, 2021 Tobias Halland Johannessen), ha un podio (2023 Staune Mittet) e due top ten (2023 Svestad Bardseng 8°, Johannes Kulset 9°). Insomma, un certo feeling tra Norvegia e Francia esiste.

Il terzo della lista è quello che sognare i francesi fa, non tanto per il “Tour dei giovani” dove arriva tra i favoriti - ma purtroppo per loro anche a seguito di un malanno che lo ha costretto a fermarsi prima del Tour de l’Ain - quanto per il futuro. Tutti lo hanno già etichettato come colui che finalmente sfaterà il tabù della vittoria nel Tour de France maschile dei grandi. Nulla di nuovo sotto il solleone transalpino, direte voi: quanti sono stati triturati mediaticamente correndo con questo fardello? Gli ultimi esempi: Rolland, Pinot, Bardet e Gaudu. Forse me ne sfugge qualcun altro. Ad altri hanno anche provato a far cambiare i connotati pur di vederli arrivare in giallo a Parigi (Alaphilippe). Però, capiamo il problema: resta uno dei misteri più inviolabili della storia dello sport. Quarant’anni senza successo finale francese in terra di Francia. Certo che, a differenza dei sopracitati, tutti grandi corridori, sia chiaro, Seixas, pare davvero "colui che...". Non tanto per il fascino che esercita in noi ciò che ancora dobbiamo conoscerlo bene, non tanto perché il suo arrivo pare segnato dalle sacre scritture e viene preceduto dalla sua fama, quanto perché lo dimostrano il suo valore, le sue qualità, i suoi risultati. Forte a cronometro e in salita, ha già dato sfoggio di ciò che è al primo anno tra i professionisti pur essendo tra i più giovani in assoluto in gruppo (e lo sarà anche al via della corsa: è il terzo più giovane, solo Iwagara e Finn sono nati dopo di lui). Appare solido, continuo, quadrato, ma ciò non basta, sia chiaro. Dovrà resistere alle pressioni e le attese che in Francia (ma non solo) già ci sono da un paio di stagioni e che crescono continuamente: di recente la sua squadra, la Decathlon, che lo ha fatto passare professionista in anticipo per toglierlo dalle grinfie della UAE (che in Seixas ha visto colui che fermerà il fenomeno Pogačar), lo ha usato come testimonial dell’insediamento del nuovo sponsor (CMA CGM), specificando come il progetto ruoterà attorno a lui e alla sua possibilità di vincere il Tour de France. Intanto, anche se la politica dei piccoli passi non ha trovato riparo dalle parti di Seixas, anzi, pare davvero sgradita ai più, iniziamo dal Tour de l’Avenir: ha pur sempre solo 19 anni (da compiere!). Squadra di alto livello a fianco del nato nel settembre 2006 a Lione: Maxime Decomble è un passista scalatore che metterà da parte le ambizioni personali per il proprio capitano, così come Ugo Fabries, campione nazionale di categoria e Pierre-Henry Basset, i due si difendono in salita e quest’ultimo è anche veloce,. Occhio che tutti e tre potrebbero fare classifica. Antoine L’Hote va anche all’inseguimento di tappe, classico puncheur francese che si è messo già in luce tra i professionisti, sempre con la maglia della Decathlon, veloce, esplosivo, resistente, mentre Victor Loulergue è forse il meno conosciuto, ma è molto interessante per il futuro come cacciatore di tappe impegnative.
SECONDA FILA
Inserisco Jakob Omrzel, e non me ne voglia nessuno, in seconda fila, più che per demeriti suoi, per la qualità degli avversari. Lo sloveno, corridore molto completo, quest’anno ha vinto il Giro grazie anche a una mossa tattica di grande prestigio concretizzata da lui e dalla sua guida tecnica in Bahrain, nella tappa di Gavi al Next Gen, difendendosi poi nella seconda parte di corsa dagli attacchi di Nordhagen e compagnia. Di recente ha vinto pure a Capodarco, lasciapassare per una carriera di grande livello. Non me lo aspetto alla conquista de L’Avenir, ma in zona podio sì - c’è da dire che non mi aspettavo, in nessun modo, nemmeno la sua vittoria al Giro. Squadra quasi tutta per lui, ma con licenza di prendersi giornate personali di gloria soprattutto con Jaka Marolt, Erazem Valjavec e Anze Ravbar.

Pablo Torres, capitano insieme a Pau Marti e Adrià Pericas di una Spagna di alto livello, non viene da una grande stagione, tutt’altro, passata tra malanni e anche una bruttissima caduta al Giro di Ungheria. Lo scorso anno vinse due tappe e chiuse secondo nella classifica generale, facendo segnare un incredibile record di scalata sul Colle delle Finestre: migliorarsi, ma anche solo ripetersi sul podio, sarà complesso. Suo compagno di squadra anche nel club è Pericas (Torres corre già nella squadra WT e Pericas con il team di sviluppo) che in salita ha un buon motore, si difende a cronometro (e saranno ben due), ma soprattutto pare corridore molto regolare. Pau Martì è completo, veloce, resistente ed è anche uno dei più esperti al via. Visto il livello della corsa è difficile fare alta classifica, ma potrebbe puntare a qualche tappa. Reduce dal Giro di Portogallo dei professionisti, dove ha conquistato una frazione e vestito la maglia di leader per qualche giorno, vediamo anche quante energie avrà ancora nelle gambe.
OUTSIDER

Guidano il gruppo degli outsider due italiani: Lorenzo Finn e Filippo Turconi. L’Italia, nelle ultime stagioni, è una delle squadre in assoluto più vincenti della corsa, a livello di tappe, e vuole ripetersi anche in questa edizione. Come un Demiurgo, Marino Amadori riesce a dare ai suoi sestetti sempre forme di corridori motivati, affiatati, vincenti. Finn è la carta per la classifica, anche alta classifica, seppure la sua prima stagione è stata condizionata da alti e bassi per malanni e cadute. Come talento non ha nulla da invidiare ai favoriti assoluti, ma ha ancora margini che non è detto riesca a colmare già all’Avenir. Turconi è uno dei due, tre migliori Under 23 in Italia del 2025, ha sorpreso al Giro, 5° posto finale, qui sarà più complicato fare alta classifica, ma puntare a una tappa non è missione proibitiva. Così come non lo è per Alessandro Borgo, campione nazionale, che insieme a Davide Donati tirerà in pianura, ma essendo entrambi veloci, esplosivi e resistenti avranno diverse tappe su cui puntare. Simone Gualdi è ormai esperto, seppure giovanissimo, ma lo si è visto correre con profitto, soprattutto a inizio stagione, tra i professionisti. Sarà una carta di riserva per l’alta classifica, visto soprattutto la sua capacità di andare forte su tutti i terreni e di essere sempre molto continuo e regolare. Infine Pietro Mattio che, prima di passare (meritatamente) nel World Tour in maglia Visma, vuole provare a lasciare il segno al Tour de l’Avenir, soprattutto come uomo squadra, ruolo che gli si addice perfettamente e sul quale potrà costruire una grande carriera.
Occhio, infine, a Luke Tuckwell (Australia), arrivato a pochi chilometri dalla conquista del Giro Next Gen, chiuso al secondo posto, a Mateo Ramirez, ecuadoriano della UAE Gen Z, tra le possibili sorprese della corsa e secondo di recente al Val d’Aosta, corridore dal grande avvenire in salita (e a Pavel Novak (Repubblica Ceca), anche lui sul podio al Giro, con vittoria di tappa a Prato Nevoso e poi piazzato a Capodarco pochi giorni dopo una vittoria di peso nella Bassano-Monte Grappa dove ha potuto esaltare le sue caratteristiche da scalatore puro. Il suo nome passa sempre un po’ sotto traccia, ma è uno dei corridori più forti in salita tra gli Under 23). All'ultimo momento Pavel Novak è stato escluso per problemi fisici dalla corsa francese, ma al via nella repubblica Ceca è presente Matyáš Kopecký, corridore che sta brillando tra i professionisti e che potrebbe conquistare una o più tappe a questo Tour de l'Avenir.
ALTRI NOMI DA SEGUIRE

Simon Dalby ormai è un grande classico della categoria che non passa mai di moda nelle corse impegnative. A me che scrivo e seguo pare siano vent’anni che parlo di lui tra gli Under 23. Punta a una zona di comfort in top ten. La Danimarca, come spesso accade all’Avenir, sarà una delle squadre che animerà maggiormente le prime tappe e lo farà con corridori dal grande futuro e già in orbita squadroni World Tour: ci sono Patrick Boje Frydkjær (Lidl-Trek Future Racing), quest’anno secondo in una tappa al Giro e alla Gent-Wevelgem, Peter Øxenberg (dal 2026 ufficialmente in maglia Ineos), ancora da capire bene che tipo di corridore potrà diventare, chissà, forse tra i classicomani più interessanti del futuro, Tobias Svarre, veloce e resistente anche in salita, che dopo la più classica trafila danese tra Carl Ras Roskilde Junior e Team ColoQuick, passerà nel 2026 con la Uno X, dove già milita con profitto Carl-Fredrik Bevort, grande passista, già facente parte del quartetto danese della pista (4° ai Giochi e 1° al Mondiale), ma su strada, anche di recente, ha mostrato grande attitudine come supporto ai capitani e pure all’inseguimento di risultati personali. Occhio a lui per la prima maglia gialla nel prologo di apertura.
Jaider Muñoz e Juan Felipe Rodriguez saranno i due uomini di classifica di una Colombia sempre più in difficoltà a esprimere grandi talenti come accaduto in maniera entusiasmante negli ultimi vent’anni, mentre la Gran Bretagna, vincitrice uscente grazie a Joe Blackmore, ha una squadra completa per tutti i terreni, anche se non di altissimo livello rispetto ad altra annate. I corridori proposti sono Callum Thornley per la classifica, Noah Hobbs per le volate di gruppo compatto, se ne arriveranno, Tomos Pattinson per quelle in arrivi più selettivi - ma potrebbe dire la sua anche nel prologo - un po’ come Elliott Rowe e Jacob Bush che potrebbero provare a inserirsi in qualche fuga.
Marvin Peters guida una nazionale neerlandese povera di talento, e che punta quindi, a sorprendere, Cole Kessler è il capitano degli Stati Uniti, occhio a lui nelle fughe, Arno Wallenborn e Mathieu Kockelmann sono i due fari del Lussemburgo, il primo proverà a fare anche classifica, ma inseguiranno perlopiù un successo di tappa in fuga; Daniel Lima e Goncalo Tavares guidano il Portogallo e proveranno a fare una buona classifica, così come Robin Donzè per una Svizzera che porta anche Ilian Barhoumi, tra i favoriti per il prologo di Tignes. Marco Schrettl e Sebastian Putz inseguono una vittoria di tappa per l’Austria e poco più, Teo De Luca, personale feticcio, è il capitano della Svezia, cerca un contratto per il 2026, magari in una buona Continental, Paul Fietzke e Louis Leidert guidano la Germania e puntano a una vittoria di tappa, Leidert magari già nella crono d’apertura, mentre Fietzke potrebbe misurare le sue qualità in ottica classifica generale; Cesar Macias, Messico, è tra i più veloci al via, mentre Genji Iwamura, Giappone, di recente scelto dalla Solution Tech come stagista, corridore interessante, giovanissimo (il più giovane al via), ma ancora tutto da scoprire.
Infine Irlanda e Polonia, due squadre molto interessanti. L’Irlanda punta su Jamie Meehan, che dall’anno prossimo correrà in Cofidis con la quale ha già disputato alcune corse da stagista in queste settimane, farà classifica, ma proverà anche a vincere una tappa; c’è Liam O’Brien, della Lidl Trek Future Racing, anche lui lo vedremo tenere duro per un posto tra le prime dieci, quindici posizioni, Adam Rafferty, tra i possibili favoriti nella crono iniziale, ma occhio a lui se dovesse entrare in una fuga, come al Giro, dove vinse una tappa, così come Seth Dunwoody, vincitore anche lui di una frazione al recente Giro dei giovani, molto veloce, da tenere d’occhio nel prologo, ma anche resistente in salite non troppo lunghe, cliente sgradito per tutti su ogni terreno. La Polonia ha in Filip Gruszczynski l’uomo per la classifica, ma occhio anche a in tal senso a Mateusz Gajdulewicz, mentre Patryk Goszczurny punta a una tappa tra quelle più vallonate così come Dawid Lewandowski, il quale è molto veloce. Talenti così interessanti, dalle parti della Polonia, non si vedevano dalla seconda stagione di The Wire.
PERCORSO
I tracciati dell'Avenir lasciano sempre qualcosa, per esempio un post-it sulla scrivania con scritto: "chiamare lo psicologo". Guardando il percorso 2025 non capisco se sono io il pazzo in contromano in autostrada o se c'è che non va in quel finale.
La corsa, come spesso accade è divisa in due parti: nella prima spazio a volate e fughe, gli ultimi giorni si sale e si fa la classifica. Primo giorno un prologo brevissimo, 3 km e sui generis, in salita. 247 metri di dislivello in tremila metri a Tignes.
Dalla prima alla quarta tappa occasioni per puncheur, colpi di mano e volate più o meno compatte. Soprattutto la prima tappa, segnalata come “flat”, pianeggiante, nella guida alla corsa, propone un finale adattissimo a chi volesse provare a portare via un’azione buona, con gli ultimi quaranta chilometri caratterizzati da una lunga salita (poco più che un falsopiano) e uno zampellotto a pochi chilometri dal traguardo.
Le frazioni decisive per la classifica saranno, però, le ultime tre, che si correranno nei due giorni finali. Giovedì, 121 km senza un metro di pianura, da Saint Gervais Mont Blanc ai 2100 metri di Tignes, dopo aver affrontato in precedenza Col de Saisies e Cormet de Roselend, il giorno dopo, invece, il pastrocchio con le due semitappe che chiuderanno la corsa. In mattinata “tappa” di montagna di 41 km (roba da non crederci!) con uno dei disegni più bizzarri di sempre. Km 0 ai piedi del duro Colle San Carlo (10 km al 10% di media) dopo una fase di trasferimento che vedrà i corridori affrontare il Col du Petit Saint Bernard prima in salita e poi in discesa e finale che vedrà i corridori nuovamente affrontare, ma stavolta in corsa, il Col du Petit Saint Bernard dal versante affrontato in dicesa, prima del finale verso La Rosière. Tappa palindroma. Nel pomeriggio la cronoscalata finale di 10 km sempre con arrivo, nuovamente, a La Rosière.
Foto copertina da: https://tourdelavenir.com/
Il Monumentale del Tour de France 2025
Esterno.
Un corridore, con la maglia bianca e tutta una serie di strisce colorate che fanno il giro del busto, ciuffi biondi che escono dal casco, sta forzando l’andatura senza mai alzarsi sui pedali.
Stacco dell’inquadratura.
Primo piano.
A ruota del ragazzo biondo c’è un altro ragazzo anch’esso biondo, con la maglia giallonera. Dal suo casco non escono ciuffi, ma sul viso una smorfia di dolore. Sta provando di tutto per resistere al forcing dell’avversario.
Dissolvenza.
Questa sarà l’immagine che vedremo al Tour de France 2025? Questo è - più o meno - ciò che abbiamo visto spesso negli ultimi anni e che ci porta alla vigilia della partenza della Grand Boucle da Lille, nord della Francia, e alla sfida numero cinque tra il danese e lo sloveno. Il conto vede Pogačar con tre Tour de France vinti e Vingegaard “fermo” a quota due: sono esattamente le ultime cinque edizioni della corsa, anche se a livello di scontri diretti c’è perfetta parità, così come, si potrebbe dire, l’avvicinamento è stato simile in passato: come Pogačar arriva nel 2022 a seguito di un infortunio che ne condizionerà in qualche modo la corsa, anche Vingegaard lo scorso anno subisce un infortunio (ancora più grave) che non gli permette di stare - al tour - al passo di quello che è uno dei più grandi corridori della storia, lui che forse, di questa storia di ciclismo, è uno dei più grandi scalatori. Almeno degli ultimi decenni. Quest’anno ci sono arrivati entrambi facendo quello che si erano prefissati, anche se, al Delfinato, Pogačar ha spaventato tutti, di nuovo, dimostrando di essere (nettamente) più forte. La sfida è servita e coinvolge loro due per la maglia gialla finale, salvo intoppi sotto forma di cadute e malanni e non ci sono Remco Evenepoel o João Almeida - chi scrive lo dice con la morte nel cuore - che possano tenere o solamente arrivarci vicino. L’estate in cui ci siamo calati è una sfida esclusiva tra quei due lì.
ANALISI CORRIDORI E SQUADRE
FAVORITI
Si parte proprio dai due vincitori delle ultime cinque edizioni e dalle loro squadre. Da una parte l’UAE Team Emirates e dall’altra la Visma | Lease a Bike. Entrambi due squadroni costruiti per sostenere nel modo quasi più assoluto il proprio capitano, con poche licenze e qualche piano B.
La squadra emiratina sarà per sette ottavi identica a quella delo 2024 (c'è Narvaez al posto di Ayuso). Intorno al campione del mondo c’è forse la miglior seconda punta possibile: João Almeida. Quest'anno, conquistando Paesi Baschi, Romandia e Svizzera, se non ha visto impennare le proprie quotazioni come migliore -o quasi- corridore al mondo per le gare a tappe, dietro a quei due, poco ci manca. Sarà qualcosa in più di una seconda punta? Oppure qualcosa meno? (Il miglior gregario possibile). È lui stesso, in prima persona, a sbrogliare il campo da ogni equivoco. Ha già dichiarato che al Tour sarà al 101% in aiuto di Pogačar. E che aiuto: standogli il più vicino possibile non arriverà molto lontano dal podio. Già lo scorso anno chiuse quarto. Adam Yates, quasi impalpabile nel lavoro di gregario al Giro, per essere qui avrà dato garanzie di supporto come accaduto nel 2024: sarà preziosissimo in salita e si alternerà con Pavel Sivakov e Marc Soler. Jhonatan Narvaez e Tim Wellens spianeranno la strada nelle fasi convulse, in quelle tappe della prima settimana molto adatte ai corridori da corse di un giorno, Nils Politt, tuttofare, sarà fondamentale soprattutto in pianura. Tutti questi sette corridori, anche quelli con caratteristiche meno spiccate da scalatori, hanno dimostrato nel passato anche recente di essere pedine importanti quando la strada sale. Squadra che fa paura: una delle più forti mai viste al Tour.
Fa tremare anche la Visma | LAB, la quale, ma, non solo per la differenza tra i due capitani, sembra avere qualcosa di meno degli avversari in bianconero. Edoardo Affini e Victor Campenaerts avranno il ruolo di coprire i capitani in pianura dove saranno chiamati perlopiù a tirare. Wout van Aert e Tiesj Benoot, invece, vestiranno i panni dei più classici dei tuttofare, quelli utili a ogni occasione, persino in salita. Da verificare anche lo stato di forma di van Aert e la possibilità di tanto in tanto, magari, di giocarsi le sue carte in qualche tappa (ce ne sarebbero diverse nei primi 10 giorni, adatte anche a lui), sfidando l’eterno rivale van der Poel. Sepp Kuss, Simon Yates e Matteo Jorgenson, invece, in ordine di vicinanza al proprio capitano, saranno le spalle di Vingegaard, saranno quelli che tireranno in salita, sì, ma che potrebbero avere un ruolo determinante dal punto di vista tattico, sarà importante per le sorti della corsa che stiano il più tempo possibile in alta classifica.
Abbiamo voluto fare un gioco, una sfida tra gli 8 componenti, una sorta di testa a testa per caratteristiche, ne è venuta fuori questa cosa:
Pogačar vs Vingegaard = Pogačar
Almeida vs Jorgenson = Almeida
Adam Yates vs Simon Yates = Simon Yates
Sivakov vs Benoot = Benoot
Narvaez vs van Aert = van Aert
Soler vs Kuss = Kuss
Wellens vs Campenaerts = Wellens
Politt vs Affini = Politt
LA LOTTA AL PODIO
La prima valida alternativa ai due, che viene in mente, a parte quelli che Pogačar e Vingegaard potranno ritrovarsi in casa, o, se vogliamo metterla giù diversamente, il primo favorito per il terzo posto sul podio, è, di logica, Remco Evenepoel. Il campione belga e olimpico in carica ed ex campione mondiale è chiamato nuovamente alla sfida più complicata della sua carriera: tenere testa a quei due lì provando a insidiarli in salita. Difficile, non impossibile, ma complicato. Molto complicato. In salita, Evenepoel avrà sempre qualcosa in meno di loro due a necessiterebbe di un centinaio di km in più di cronometro per provare ad avvantaggiarsi in qualche maniera. Di fianco a Remco, la Soudal Quick Step porta: Ilan Van Wilder, che potrebbe anche provare a difendersi in classifica, il redivivo Maximilian Schachmann, uno dei migliori scalatori del gruppo, Valentin Paret-Peintre, e una garanzia di rendimento come quella che offre sempre e su tutti i terreni Mattia Cattaneo. Pascal Eenkhoorn ricoprirà, invece, il ruolo di tuttofare.
Un gradino sotto inseriamo il duo Red Bull-BORA-hansgrohe. La squadra di matrice tedesca pareva potesse puntare principalmente su Primož Roglič, ma, viste la crescita stagionale, vede le quotazioni di Florian Lipowitz in grande ascesa. Ai due, che difficilmente potranno dare fastidio ai favoriti, ma potranno ambire al podio, si va ad aggiungere Aleksandr Vlasov reduce da una stagione finora complicata, la più difficile a livello di risultati e piazzamenti da diversi anni. Il corridore russo sarebbe altrimenti uno dei corridori più forti e regolari in salita, sia per dare una mano ai capitani che per provare a ottenere risultati in prima persona. Per lavorare in pianura, oltre alle ruote veloci di cui parleremo dopo, anche Gianni Moscon, ormai riciclato in affidabilissimo uomo della prima ora di corsa.
OUTSIDER
Lunga la lista dei corridori con ambizioni da top ten e pronti anche ad approfittare di passi falsi da parte di chi arriva con credenziali maggiori (e magari malanni o soprattutto cadute, occhio quest’anno che, con una prima parte di Tour che non farà troppa selezione, il rischio di una corsa vecchio stile condizionata dalle cadute è concreta): li citiamo un po’ in ordine sparso.
Ben Healy è il capitano della EF Education EasyPost per la classifica: il folletto irlandese, per come si muove in bicicletta pare uscito da uno spot per l’assenzio, punta a un buon risultato in classifica, ma sarà anche capace di riciclarsi per provare a vincere una o più tappe. Corridore spettacolare, guida la squadra di Vaughters insieme a Neilson Powless: anche l’americano correrà in bilico tra una buona classifica o - più verosimilmente - una vittoria di tappa in montagna.
La Decathlon AG2R La Mondiale ci riprova con Felix Gall dopo l’8° posto del 2023 e il più deludente (per le ambizioni alla vigilia) 14° dello scorso anno: il corridore austriaco tenterà nuovamente l’assalto alla top ten. Non sarà facilissimo, stagione di alti e bassi la sua, anche se gli ultimi risultati nelle corse a tappe (5° al TotA e 4° al Giro di Svizzera) fanno ben sperare. In salita, la squadra francese porta Clément Berthet e Aurelien Paret-Peintre i quali andranno anche, per forza di cose, viste le qualità, a caccia di una bella tappa tra la seconda e la terza settimana, mentre Bruno Armirail e Stefan Bissegger a parte la crono iniziale dove ambiscono a un piazzamento nei dieci, daranno una mano su tutti i terreni (Armirail anche in salita, Bissegger soprattutto in pianura) e si getteranno in qualche fuga.
Squadra molto competitiva la Movistar in cui Enric Mas è il capitano (i più arguti, leggendo il suo nome, penseranno che correrà il Tour in funzione Vuelta), ma Pablo Castrillo, Ivan Romeo ed Einer Rubio sono tre corridori di alto profilo sia per dare una mano al capitano in salita, sia per provare a tenere duro e fare la propria classifica, sia per testarsi e magari andare a vincere in fuga una bella tappa. Ivan Romeo, oltretutto, arriva in Francia in un momento magico di condizione, dopo aver conquistato una tappa al Delfinato e il titolo di campione nazionale con quello che ormai sta diventando il suo marchio di fabbrica: l’attacco nel finale dopo gara dura. Nelson Oliveira, Will Barta e Gregor Mühlberger saranno veri e propri gregari sia in pianura che in montagna.
Le ambizioni di classifica della Cofidis saranno ben poche e tutte sulle spalle di Emanuel Buchmann che in passato ha colto un sorprendente 4° posto al Tour 2019 avvicinato poi soltanto da un 7° posto al Giro 2022. Negli ultimi anni ha combinato poco. Restando sulle squadre francesi, invece, molto più interessante il terzetto dell’Arkéa, squadra all' ultimo Tour de France della propria (breve) storia, composto da Kévin Vauquelin, Raul Garcia Pierna e Cristian Rodriguez. Con qualità e caratteristiche differenti, tutti e tre i corridori possono provare a fare classifica o in alternativa vincere una tappa, cosa per altro riuscita lo scorso anno al francese, tra i pezzi più ambiti del prossimo mercato e che sicuramente si metterà in luce e proverà ad essere un possibile outsider per l’alta classifica.
La INEOS-Grenadiers si affida a Carlos Rodriguez: sul giovane spagnolo c’è molta meno attesa che in passato, ma se dovesse trovare la condizione smarrita da un po’ di tempo, diventerebbe un corridore buono per un piazzamento tra la quinta e l’ottava posizione. Di fianco a CRC la squadra è molto solida: troviamo Geraint Thomas, all’ultimo Tour de France della carriera e già arrivare a Parigi sarebbe un grande risultato, Thymen Arensman, alla ricerca del riscatto dopo un Giro d’Italia caratterizzato da una brutta caduta che ne ha precluso la possibilità di chiudere nei piani alti della classifica, e Tobias Foss, che sembra aver ritrovato lo smalto perduto. Tutti e due si potrebbero inserire nella tonnara per un posto in classifica a ridosso della top ten. Insomma, una squadra di alto livello che cerca solo il capitano (un po’ smarrito per via di cadute e malanni).
La Lidl-Trek ha altre mire rispetto alla classifica (ci arriviamo dopo), ma uno come Mattias Skjelmose Jensen va sempre tenuto in considerazione. Vero che il danese quest’anno (si può dire in tutta la sua carriera) ha alternato grandi prestazioni a tonfi (soprattutto causati da malanni e cadute) altrettanto rumorosi, ma il suo obiettivo al Tour oltre a una tappa sarà quello di provare ad avvicinare il 5° posto ottenuto alla Vuelta 2024, finora abbondantemente suo miglior risultato nei (soli) tre GT corsi in carriera.
Groupama FDJ, dopo il forfait di uno smarrito Gaudu, punta su Guillaume Martin, efficace regolarista, capace come pochi di fare classifica entrando in fuga, mentre il Team Picnic PostNL prova a tastare il polso a Oscar Onley. Il giovane britannico finora ha reso pochissimo nelle grandi corse a tappe soprattutto rispetto a quanto riesca ad essere più adeguato e continuo nelle brevi. Potrebbe essere una sorpresa da prime dieci posizioni e magari, visto il discreto spunto veloce negli arrivi che tirano all’insù, provare a piazzarsi (bene) in qualche tappa della prima parte di Tour, ce ne sono di diverse molto adatte alle sua caratteristiche. Di fianco a lui, quando la strada sale, troveremo Frank van den Broek, l’olandese quest’anno non sembra migliorato rispetto alla passata stagione, ma è tutta la squadra che sta faticando, avrà, tuttavia, licenza di andare (spesso) in fuga e mostrare la sua grande attitudine a stare chilometri e chilometri faccia al vento. In salita ci sarà anche Tim Naberman, gregario.
Messe decisamente meglio in chiave classifica Team Jayco AlUla e Bahrain Victorious. Gli australiani puntano molto forte su Ben O'Connor, corridore che non ha certo bisogno di presentazione, ma giusto di due parole. Quando è in forma - non accade spesso - quando è ben focalizzato sull’obiettivo, è uno dei corridori più forti nelle corse a tappe: due quarti posti (uno al Giro e uno al Tour), un secondo e un settimo posto alla Vuelta, con vittorie di tappa in tutte e tre le corse lo dimostrano. Squadra solida di fianco a lui, con il connazionale Luke Plapp che punterà anche a una tappa dopo averla vinta al Giro ed Eddie Dunbar, uno che ha chiuso in top ten il Giro e l’ha sfiorata alla Vuelta 2024, dove ha pure vinto due tappe in fuga. Bahrain, invece, ha già dichiarato che su Lenny Martinez non ci sarà pressione per la classifica, ma punterà forte alle tappe - se andrà in fuga in montagna diventerà automaticamente il favorito di giornata, - classifica che invece curerà Santiago Buitrago. Il colombiano non arriva dalla migliore stagione in carriera, anzi, ma punta a migliorare il decimo posto ottenuto nel 2024. A supporto dei due, in salita ci saranno gli australiani Robert Stannard e Jack Haig.
La XDS Astana potrebbe o dovrebbe puntare su Harold Tejada per la classifica, ma il colombiano è uscito con le ossa della mano rotte dal Delfinato: da valutarne le condizioni. In alternativa potrebbero provare a curare la classifica due corridori tanto talentuosi quanto indecifrabili e discontinui come Clément Champoussin e Sergio Higuita, facile però che entrambi trovino più spazio nelle fughe o nei piazzamenti di tappa che in un'ipotetica classifica finale.
Capitolo squadre invitate: l'Uno X Mobility ha Tobias Halland Johannessen come corridore molto interessante per la classifica. Il norvegese finora, nei due Tour disputati, ha avuto alterna fortuna, sfiorando tappe, ma restando lontano in classifica, di recente però è parso maturo per provare a fare il salto e tenere duro. In salita al momento non sono moltissimi quelli più forti di lui che in passato è stato capace di vincere l’Avenir. Di fianco a lui il fratello gemello Anders Halland Johannessen che arriva dalla migliore stagione tra i professionisti e Andreas Leknessund, il quale sarà un corridore molto temibile anche in fuga nella tappe di media e alta montagna.
Lotto con Lennert Van Eetvelt per la classifica generale, anche se il giovane belga finora, nelle sue brevi apparizioni nei GT, ha raccolto più risultati parziali - piazzamenti di tappa e vittorie sfiorate - che finali (su due GT corsi ha un 35° e un DNF entrambi collezionati alla Vuelta). Quando la strada sale, però, sa essere tra i più competitivi del gruppo. Di fianco a lui la squadra porta l'argentino Eduardo Sepulveda, uno dei veterani del gruppo e l’australiano Jarrad Drizners, per il resto i belgi saranno votati all’attacco e agli sprint.
Team TotalEnergies con Steff Cras come uomo per la classifica. Il belga è un grande regolarista che, senza cadute, in carriera avrebbe sicuramente ottenuto qualche DNF in meno e piazzamento in più. Lo scorso anno ha chiuso 16° al Tour e punta a migliorare quel risultato, prima di congedarsi (andrà in Soudal Quick Step?). Da tenere d’occhio in salita Matteo Vercher che quest’anno ha fatto un buon salto di qualità, anche se difficilmente lo vedremo tenere duro in classifica generale. IPT punta forte sull'esperienza di Aleksej Lutsenko capace, un po’ a sorpresa, di tirare fuori un 7° e un 8° posto al Tour (2021 e 2022) e di vincere anche una tappa nel 2020. Di fianco a lui ammireremo la crescita di Joe Blackmore, tra i prospetti più interessanti per le corse dure del calendario, ancora da capire se potrà diventare un fattore anche nelle classifiche dei grandi giri. Chi lo è stato in passato - o almeno c'ha provato - e ora si avvia verso la fine della carriera, ma vuole lasciare il segno, è, invece, Michael Woods a cui per certi versi Blackmore assomiglia. Woods cercherà al suo solito di provare a vincere una tappa come gli è riuscito al Tour nel 2023 e alla Vuelta nel 2020 e nel 2024.
Infine la Tudor Pro Cycling Team che avrà diversi obiettivi parziali, ma per la classifica non vorrà di principio contraddire le idee di Michael Storer. L’australiano al Giro ha un po’ deluso, chiudendo al 10° posto con un 6° di tappa come miglior risultato: proprio come l’anno prima. Mentre di lui si possono apprezzare maggiormente le doti di fantasia che lo hanno portato in carriera a vincere poco, ma bene (tappe alla Vuelta, alla Parigi-Nizza, il TotA attaccando da lontano). Immaginiamo che, dopo il primo giorno di riposo, a seconda di dove si troverà in classifica, inizierà a fare progetti differenti oppure a mantenere il disegno originario.
VELOCISTI, CACCIATORI DI TAPPE
Per le volate tre prìncipi ognuno coi suoi princìpi: Tim Merlier è l’eleganza, arrivato nel momento migliore della sua carriera, sarà l’uomo da battere. Di fianco a lui ci sarà il fedelissimo Bert Van Lerberghe, tra i migliori pesci pilota del gruppo e amico fraterno del campione europeo.
Jonathan Milan è la forza bruta. Parte con le stesse possibilità del belga, più o meno, forte anche di una vittoria importante ottenuta di recente al Delfinato dove ha potuto affinare la condizione. Parte, però, con un treno nettamente superiore a tutta la concorrenza. Jasper Stuyven, Edward Theuns e Simone Consonni sono il meglio in circolazione in questo momento, se poi a questi nomi ci aggiungi anche Quinn Simmone e Toms Skujiņš per mettere in fila il gruppo qualche chilometro prima, si capisce la dimensione della squadra in ottica volate di Milan. Stuyven, Simmons e Skujiņš saranno corridori che vedremo bene in fuga in diverse tappe e proveranno a ritagliarsi qualche soddisfazione personale. Chiude la selezione della squadra americana Thibau Nys. Il belga, all’esordio in un grande giro, è una delle maggiori alternative a Mathieu van der Poel in tutte (le tante) tappe della prima settimana per puncheur.
Il terzo velocista è Jasper Philipsen: talento, velocità, istinto vincente e un po’ di sana indisciplina fanno di JP un uomo da temere sotto diversi aspetti. Il velocista della Alpecin-Deceuninck avrà di fianco Jonas Rickaert, Kaden Groves, uno che potrebbe fare le volate da solo e rischierebbe di vincerle anche contro avversari come quelli presenti al Tour e soprattutto Mathieu van der Poel. Che van der Poel sarà? Quello timidino per la gloria personale ed esclusivamente ultimo uomo di grandissimo livello per Philipsen o lo vedremo (anche) cercare vittorie di tappa in successione in questo avvio di Tour adattissimo a lui? Nei primi dieci giorni di corsa abbiamo segnato almeno quattro tappe su misura per lui che arriva da un Delfinato corso ad alti livelli. Ce lo immaginiamo lanciare la sfida ai suoi amici e rivali Pogačar ed Evenepoel, ai suoi eterni avversari, van Aert o al nuovo che avanza, Nys, Grégoire, Laurance, giusto per fare qualche nome tra i corridori più esplosivi al via. Gli altri Alpecin: Silvan Dillier è tra coloro che vedremo di più in testa al gruppo nelle prime fasi di gara, Xandro Meurisse, oltre a lavorare per gli altri, inseguirà un successo in fuga, magari in una tappa di media montagna, Gianni Vermeersch potrà essere ombra dei due capitani, ma con licenza di colpire in una fuga e infine ci sarà l'esordio in un grande giro di Emiel Verstrynge. Non il più giovane al via come carta d’identità, ma ancora con poca esperienza, il classe 2002 Verstrynge, che si difende sia sul passo che in salita, è uno dei corridori da seguire con maggiore attenzione in questa corsa per capire se un giorno potrà diventare un fattore per le corse a tappe.
Dietro i tre velocisti come non citare Bini Girmay che giusto dodici mesi fa usciva dal Tour come re delle volate - un po’ a sorpresa - vincendo tre tappe e la maglia verde. Il successo in Francia a Villeneuve-sur-Lot (terzo in ordine di tempo) è l’ultima volta in assoluto cui il corridore eritreo ha alzato le braccia al cielo al traguardo e in generale è chiamato a questo Tour per salvare la sua squadra da una stagione semi disastrosa che all'improvviso la vede sprofondare, con il rischio, persino, di perdere la licenza World Tour. Hugo Page, Laurenz Rex, Vito Braet e Roel van Sintmaartensdijk, compongono il treno di Girmay al quale manca, rispetto allo scorso anno, una pedina fondamentale come Teunissen. Jonas Rutsch cercherà visibilità anche in qualche fuga, magari in tappe non troppo impegnative, mentre Georg Zimmermann, fresco vincitore del campionato nazionale tedesco e Louis Barrè, possono inserirsi nelle azioni da lontano nelle tappe più impegnative con Barré che punta a qualche piazzamento anche nella prima settimana sui percorsi vallonati.
Jordi Meeus è il velocista della Red Bull-BORA-hansgrohe, il belga può dire la sua anche a gruppo sgranato, ma occhio a Danny van Poppel che, sulla carta almeno, è il suo ultimo uomo, ma che è capace di prendere licenza e cercare gloria personale. Di recente ha conquistato il campionato nazionale olandese battendo allo sprint uno come Olav Kooij: gran biglietto da visita. Mick Van Dijke e Laurence Pithie formeranno il treno, ma cercheranno anche loro di dare una zampata a livello personale in qualche tappa. Tutti questi corridori dovranno, però, tenere un profilo adatto alle ambizioni di classifica dei propri capitani, e probabilmente li vedremo spesso sacrificati per tirare fuori dal pantano del gruppo Roglič, Lipowitz e Vlasov.
Bryan Coquard guida la Cofidis in volata, la squadra francese, in bilico nella zona calda della retrocessione nel Pro Tour, cerca punti pesanti anche da Alex Aranburu, capace di piazzarsi un po’ ovunque, se in forma anche in fuga in montagna, Ion Izagirre, che ha il meglio alle spalle, ma una tappa proverà a vincerla in salita, Dylan Teuns, tra i corridori da seguire sugli arrivi che tirano all’insù dei primi giorni, ma occhio a lui anche in fuga in alta montagna, mentre Alexis Renard, resistente e veloce, proverà a essere alternativa a Coquard negli sprint di gruppo non troppo numerosi. Damien Touzé sarà il portaborracce della squadra, Benjamin Thomas punta forte a vincere una tappa, magari in una fuga in una tappa non troppo impegnativa altimetricamente.
Velocista francese in squadra francese è anche Arnaud Démare per la Arkéa B&B Hotels. Démare potrà contare sull’esperienza di Amaury Capiot e Clément Venturini, questi due possono cercare anche un piazzamento nelle tappe più mosse. Mathis Le Berre è corridore che aiuterà la squadra sia in gruppo che in fuga, dove vedremo spesso Ewen Costiou, uno che una tappa può anche portarla a casa.
A proposito di giovani: vedremo che livello hanno raggiunto in una corsa di tale importanza e con avversari di grande spessore, due interessantissimi velocisti del Team Picnic PostNL, altra squadra alla ricerca di punti salvezza. Tobias Lund Andresen, soprattutto, ma anche Pavel Bittner, avranno l'arduo compito di essere tra le maggiori alternative dei velocisti più forti della corsa. La squadra neerlandese punta sull'esperienza e su qualche moto d'orgoglio da parte di Warren Barguil, da troppo tempo fuori dai radar, ma che magari sentendo l'aria della corsa che lo ha lanciato e consacrato, ormai tanti anni fa, potrà lanciarsi in fuga provando a vincere una tappa. Sean Flynn e Niklas Markl daranno una mano perlopiù in pianura o nel lavoro di posizionamento nei finali di corsa.
Ci aspettiamo scintille dall’EF Education EasyPost, squadra votata all’attacco e che nei grandi giri difficilmente sbaglia i tempi, ma con una punta molto interessante per gli sprint più difficili come Marijn van der Berg: il neerlandese proverà a inserirsi negli ordini d’arrivo in almeno sette delle dieci tappe che portano la carovana al primo giorno di riposo. Alex Baudin, oltre al già nominato Powless, cercherà fortuna nella frazioni impegnative con Harry Sweeny, Kasper Asgreen e Michael Valgren tutti nel doppio ruolo di uomini squadra, ma capaci anche di provare a togliersi soddisfazioni personali nei modi più svariati, soprattutto in fuga. Infine presente Vincenzo Albanese che di recente al Tour de Suisse ha conquistato la più importante vittoria in carriera e qui al Tour de France cerca la giornata della vita: sfruttando le doti di velocità può anche lasciare il segno in una frazione.
Tra i corridori che punteranno subito, in apertura, a vincere una tappa, c’è sicuramente Romain Grégoire: veloce, esplosivo, resistente su salite brevi, il classe 2003 della Groupama arriva al Tour in grande forma (tappa vinta al Tour de Suisse in grande stile), con grandi aspettative e ha ancora il dente avvelenato per la sconfitta patita al campionato nazionale francese a opera di Godon. Cerca riscatto in questo Tour, occhio a lui sin dalla seconda tappa. Lewis Askey e Paul Penhoët sono le ruote veloci - ma anche resistenti - per le volate, Clément Russo, Quentin Pacher e Cyril Barthe lavoreranno sì per gli altri, ma non è escluso che possano provare la sortita personale su diversi terreni, mentre Valentin Madouas interpreterà la corsa a modo suo, come al solito, da battitore libero. Se in forma, l’ex campione di Francia potrà provare a vincere in diversi modi e anche a tenere duro per fare classifica.
Ivan Garcia Cortina è l’uomo veloce in casa Movistar, qualche piazzamento, anche nelle prime cinque posizioni di tappa è alla portata, mentre Phil Bauhaus sarà il velocista della Bahrain Victorious con Kamil Gradek membro del treno. Il tedesco è corridore che in passato ha vinto volate davanti a corridori più quotati: riuscirà a sorprendere tutti a questo Tour? Fred Wright e Matej Mohorič gli daranno una mano, ma inseguono anche una vittoria di tappa, seppure lo sloveno quest’anno appare lontanissimo parente del corridore ammirato in tutte queste stagioni.
Un bel trio veloce quello che presenta la XDS Astana, formato da Cees Bol, Mike Teunissen e Davide Ballerini. Ironia della sorte i tre sono più abili nel tirare le volate agli altri o nel piazzarsi - anche se Teunissen al Tour sorprese tutti qualche anno fa vincendo in volata la prima tappa del 2019 e vestendo la maglia gialla, battendo corridori come Sagan ed Ewan. Chissà, con tanti nomi al via e il caos delle volate, qualcuno di loro potrebbe pure fare la sorpresa. Ballerini, poi, è corridore che nei grandi giri spesso trova la gamba giusta per inserirsi in fuga anche nelle tappe impegnative: se qualcuna di queste arriva al traguardo e lui è dentro, può essere nome concreto per un successo di tappa. Occhio pure a Yevgeniy Fedorov, il kazako è veloce e resistente e, se trova la fuga giusta, un brutto cliente per tutti.
INEOS-Grenadiers è l'ultima squadra ad annunciare i partecipanti, presentando una maglia orrenda, ma tant'è . Per le tappe punta su Filippo Ganna (crono e qualche fuga), Axel Laurance, per le tappe mosse, anche quelle con dislivello nel finale e Sam Watson, fresco vincitore del titolo britannico, che si alternerà col francese nel gettarsi in volata. I tre hanno terreno a sufficienza per inventarsi qualcosa e farci divertire nella prima parte di corsa, cercando di rovinare i piani ai favoritissimi di tappa. Difficile vincere, visto il livello dei contendenti, ma la INEOS nei grandi giri riesce sempre a battere qualche colpo interessante. Con loro ci sarà anche Connor Swift, preferito a De Plus e Kwiatkowski. Il corridore britannico sta vivendo una delle migliori stagioni in carriera, darà una mano ai suoi, ma lo ritroveremo spesso anche in qualche fuga all'arrivo.
Dylan Groenewegen al Tour dello scorso anno ha vinto la sua ultima volata World Tour, ripetersi con tali rivali sarà difficile, ma è uno che ha qualità come potenza e velocità e buon supporto, Elmar Reinders, Luke Durbridge e il fedelissimo Luka Mezgec e resta uno degli outsider più temibili allo sprtin. Mauro Schmid, invece, sarà il corridore che vedremo più spesso nelle fughe con possibilità di arrivare al traguardo, tra quelli del team jayco AlUla e la sua presenza non sarà mai banale.
Arnaud De Lie arriva da una stagione complicatissima, ma ha il talento per provare pure a vincere una tappa, soprattutto quelle con gruppo più selezionato. Sébastien Grignard e Jasper De Buyst saranno ombra e piloti del giovane talento belga della Lotto, mentre Jenno Berckmoes e Brent Van Moer potranno anche ambire a un successo di tappa in qualche fuga, con il primo che potrebbe essere l’uomo di punta nei finali più complessi a gruppo selezionato e senza De Lie dentro.
Veloci sono anche Pascal Ackermann, Jake Stewart e Matis Louvel, che si divideranno gli arrivi di gruppo per la IPT. Occhio al corridore britannico che, pochi giorni fa, al Delfinato ha battuto, tra gli altri, anche Milan e van der Poel, al termine di una tappa impegnativa. Guillaume Boivin e Krists Neilands daranno una mano ai compagni di squadra, ma, soprattutto il lettone, proveranno anche a farsi vedere in fuga.
Decathlon AG2R La Mondiale ha nell'esperto Oliver Naesen, ma soprattutto nel giovane Bastien Tronchon gli uomini veloci: il giovane francese gioca a carte scoperte e vuole essere una delle sorprese al Tour negli arrivi a ranghi ridotti adatti a corridori esplosivi come lui. Squadra votata all’attacco e fatta da gente veloce e resistente la TotalEnergies. Thomas Gachignard è uno di quelli che potrebbe farsi conoscere attaccando spesso e su diversi terreni, stesso pensiero a riguardo avrebbero Alexandre Delettre e Mathieu Burgaudeau, pirati delle strade francesi che inseguono un bel successo di tappa cercando di mandare all’aria i piani del gruppo. Anthony Turgis potrebbe infilarsi in qualche volata a ranghi più o meno compatti, soprattutto negli arrivi più selettivi e si dividerà il compito con Emilien Jeanniére o meglio: ce li aspettiamo gettarsi entrambi allo sprint. Infine Jordan Jegat, caratteristiche abbastanza uniche, è corridore che si difende bene in salita ed è dotato di spunto veloce. Trovarselo in fuga potrebbe essere un guaio per molti avversari.
La Francia che va a caccia di tappe si affiderà anche (non soprattutto, ma un occhio di riguardo nei suoi confronti sempre ci sarà da parte di tutti, tifosi, avversari, addetti ai lavori) a Julian Alaphilippe. Il francese, da quest’anno con i colori rossoneri della Tudor Pro Cycling Team, si è mostrato brillante al recente Tour de Suisse e va a caccia di una tappa, senza se e senza ma. Non avrà l’esplosività di un tempo e i suoi avversari sono di livello stellare, ma la classe, quella, non svanisce: alzi la mano chi non si aspetta l’ennesimo colpo di coda del vecchio Julian. La squadra di Cancellara porta diversi corridori già vincitori di tappa al Tour e in generale nei grandi giri, alcuni in cerca di riscatto dopo una stagione opaca. Alberto Dainese è l’uomo di punta per le volate: il velocista veneto non attraversa un grande momento a livello di risultati e in Francia proverà a riacquistare la fiducia perduta. Buono il supporto per le volate: Matteo Trentin, Marco Haller, Marius Mayrhofer e Fabian Lienhard conoscono bene il loro mestiere e compongono un trenino che ha pochi rivali in gruppo. I primi tre, oltretutto, possono essere mine vaganti anche in fuga. E a proposito di fughe: Marc Hirschi dovrebbe essere il fiore all’occhiello della squadra, ma il talentuoso quanto discontinuo corridore elvetico sembra tornato indietro di qualche stagione fa quando all'improvviso ha smesso di sapere come si fa a vincere .
Chiudiamo il capitolo riguardante i tappisti del Tour con la Uno-X Mobility. Lasciato a casa Kristoff, ai suoi ultimi mesi in gruppo come corridore, la squadra norvegese arriva al Tour con grandi ambizioni. Dette quelle di Tobias Halland Johannessen per la classifica, con il gemello Anders e Leknessund di fianco in montagna, ma pronti pure a gettarsi in fuga nelle tappe di media e alta montagna,, la squadra norvegese propone Søren Wærenskjold per le volate di gruppo compatto, Magnus Cort nei plotoni che si sgranano sui finali vallonati, ma anche in fuga, Stian Fredheim per fare esperienza e sorprendere (nome che consiglio di seguire, veloce e molto adatto a diversi arrivi della prima settimana di corsa), anche se lo immaginiamo più propenso nel fare esperienza pilotando Wærenskjold, Marcus Hoelgaard, altro nome che troveremo spesso in fuga, si difende anche lui su diversi terreni e infine Jonas Abrahamsen. Nel 2024 è stato l’uomo più in fuga al Tour, ma in generale tra i corridori che hanno percorso più chilometri allo scoperto in tutta la stagione. Modo di correre che gli ha permesso di vincere la prima e sinora unica corsa in carriera alla Brussels Cycling Classic, di finire sul podio alla Dwars door Vlaanderen, di vestire per diversi giorni la maglia a pois al Tour, andando in fuga per sei tappe su diciannove in linea, sfiorando la vittoria a Bologna, secondo, battuto soltanto da Vauquelin. La stagione 2025 non è iniziata alla grande, tutt’altro, qualche difficoltà nel trovare la forma migliore, che, una volta ritrovata, ha subito smarrito a causa di un infortunio pochi giorni fa. Caduto e ritirato al Giro del Belgio con una clavicola rotta, Abrahamsen, idolo di molti, di chi scrive compreso, il giorno dopo era già sui rulli ad allenarsi con l'obiettivo di non perdere il tour. Ci sarà e già questa è una grande vittoria.
ITALIANI
Diciamolo chiaramente, con la presenza dei due migliori corridori del nostro ciclismo, non riuscire a tornare al successo dopo sei anni dall'ultima volta (Nibali nel 2019) , sarebbe l'ennesima sconfitta per l'Italia che pedala. Non che una vittoria di Milan in volata o di Ganna a crono (difficile), in fuga (ancora di più, ma dipende pure dalla fuga) o con un'azione da finisseur o puncheur, possa cambiare di una virgola il momento drammatico che coinvolge le due ruote azzurre. Al Tour de France le cose, poi, negli ultimi anni, non è che siano andate benissimo nemmeno per la classifica: Ciccone, 11° lo scorso anno, ha ottenuto il miglior risultato dopo il 12° di Cattaneo del 2021, un italiano non entra nei dieci da Caruso nel 2020 (10°), nei cinque da Aru nel 2017 (5°), sul podio da Nibali vincitore del Tour 2014 . Quest'anno non ci sfiora nemmeno l'idea di averne uno competitivo per la classifica o in generale in montagna.
Undici gli azzurri presenti, questi i loro compiti o obiettivi: Moscon (Red Bull-BORA-hansgrohe), Affini (Visma | Lease a Bike) e Cattaneo (Soudal Quick Step), gregari: i primi due a inizio corsa, in generale in pianura, il terzo in montagna. Ganna (INEOS Grenadiers) proverà a vincere la sua prima tappa al Tour. A crono avrà la più agguerrita concorrenza possibile (a parte Tarling, assente), ma nel caso di buona condizione lo vedremo spesso in fuga o provarci in qualche finale nervoso. Milan e Consonni (Lidl-Trek), il primo punta a vincere più volate possibili, il secondo è il suo leadout, Dainese e Trentin (Tudor Pro Cycling team), il primo proverà a sorprendere allo sprint, il secondo è il regista di Cancellara (e Tosatto) in gruppo, aiuterà i suoi, ma non disdegnerà di provarci in qualche tappa. Velasco e Ballerini (XDS Astana): uno all'attacco e l'altro negli sprint ristretti, entrambi veloci e svegli da farsi trovare spesso in avanscoperta, potranno provare a vincere anche in fuga.
IL PERCORSO
Ventuno tappe, un inizio soft, anche se qualche arrivo stimola decisamente i puncheur. Due cronometro di cui una cronoscalata brevissima - sin troppo - ma davvero impegnativa. Nessuno sconfinamento fuori dalla Francia.
Classico transito (partenza in questo caso) a Pau, arrivo sui Campi Elisi, ma con passaggio a Montmartre che non è una commedia romantica di Jean-Pierre Jeunet, ma da ritenere un’aggiunta mediaticamente interessante, pur se superflua e che ha indignato diverse squadre. Cinque arrivi in salita con Mont Ventoux e Col De la Loze nell’ultima settimana, quest’ultimo vetta più alta della corsa con i suoi 2304 metri slm.
Si parte dal Nord da Lille: tappa per velocisti e con un occhio di riguardo… alle cadute. A Boulogne-sur-Mer, il secondo giorno, possono trovare ispirazione i corridori più esplosivi e col profilo alla van der Poel o lo stesso Pogačar. Certo, i velocisti che tengono di più potrebbero anche provare a difendersi nel finale.
Tappa 3 ancora volata, stavolta verso Dunkerque, magari pericolo ventagli, chissà, mentre la frazione numero 4, da Amiens a Rouen è simile alla seconda con un finale che fa su e giù e potrebbe sorridere ai puncheur. La Caen-Caen è la prima delle due cronometro di questo Tour. Una lunghezza media, 33km, quasi del tutto piatta e con qualche trabocchetto planimetrico. Le tappe sei e sette richiamano all’ordine ancora i puncheur, con finale per gente in forma, veloce, resistente ed esplosiva: sembra ancora una sfida tra uomini di classifica e classicomani, mentre le due tappe successive sono per i velocisti. La tappa dieci, prima del tanto agognato riposo, arriva nel giorno di festa nazionale francese e offrirà il primo assaggio di montagna. Seppure di media montagna, lungo i 165.3 km da Enenzat a Le Mont Dore, le insidie saranno diverse.
Dopo il riposo, da Toulouse a Toulouse, tappa breve e per velocisti che precede il primo arrivo in salita ad Hautacam, località che negli anni ha visto diverse vittorie italiane, Cavalli, Nibali e Piepoli sono tre degli ultimi quattro vincitori. Nel 2022 qui vinse, invece, Jonas Vingegaard. Il giorno dopo, la Loudenvielle-Peyragudes segna il ritorno al Tour di una cronoscalata al Tour e sarà lunga 10.9 km di cui 8 in salita verso l’eliporto di Peyragudes. A chiudere un difficile trittico che cambierà la classifica, sabato 19 luglio, nella Pau-Luchon Superbagnères si scaleranno alcune tra le vette più mitiche della corsa francese tra cui il Tourmalet. Il giorno dopo si arriva a Carcassone: tappa da domenica in fuga e attorno a uno dei giochi di società più celebri al mondo.
La terza settimana non concederà tregua: si arriverà in salita martedì, sul Mont Ventoux, giovedì sul Col de la Loze e venerdì a La Plagne - tappa brevissima, pure troppo, di 129,9 km. In mezzo l'arrivo di Valence e vigilia finale a Pontarlier, una volata e una probabile fuga. Ultima tappa con passerella sull'Avenue des Champs-Élysées, ma con l’introduzione della breve scalata a Montmartre da affrontare tre volte, l’ultima a 6 km dall’arrivo.
Per visualizzare tutte le tappe.
Foto: Sprint Cycling Agency e Poci's Pix
Appunti dal Giro Next Gen 2025
Appunti vari dopo una settimana di Giro Next Gen. Qualche riflessione sparsa: vedendo l’età dei corridori arrivati davanti forse non è così peregrina l’idea di abbassare l’età media della categoria da Under 23 a 21, certo, questo implicherebbe tagliare fuori tutta una fetta di corridori rendendo uno sport sempre più di nicchia ancora più elitario e selettivo.
Età media molto bassa nelle prime dieci posizioni, dove il solo Callum Thornley, decimo, è un 2003 - un quarto (e ultimo) anno nella categoria. Gli altri vanno dal 2004 (Scalco, Novak, Tuckwell), al 2005 (Turconi e Nordhagen) al 2006, quindi corridori al primo anno (Vanhuffel, Pericas, Finn, Orzel). Per trovare un altro quarto anno (2003) bisogna scendere al 17° posto di Robin Donzé, della Tudor. E a proposito della squadra svizzera, la decisione di tagliare Sierra a pochi giorni dal via, nonostante la bella vittoria in Francia alla Paris-Troyes, “per puntare esclusivamente alla classifica” (citazione sua e dei tecnici), meriterebbe una bella seduta di psicanalisi se fosse davvero dettata solo da questioni tattiche.
Su un percorso che avrebbe potuto esaltare le caratteristiche del milanese di origini colombiane, gli hanno preferito altri corridori per poi, alla fine, raccogliere una posizione lontana in classifica, non essere praticamente mai nel vivo di una corsa che invece ha visto praticamente tutti i giorni andare via la fuga. Wallenborn, c’è da dire, una tappa in fuga la poteva anche vincere, l’ha vissuta, poi ha chiuso 4° a 8’’ da Adam Rafferty. Era la tappa numero cinque, quella con arrivo a Gavi che segnerà in maniera (quasi) indelebile la classifica finale della corsa. In quell’azione, infatti, saranno presenti anche Omrzel (il vincitore finale), Tuckwell (il 2° classificato e maglia rosa fino a pochi km dall’arrivo dell’ultima tappa), Turconi, 5° e miglior italiano a fine Giro e Vanhuffel 8°.
Tornando all’età, per fare un confronto non tanto con l’ultima stagione, dove il trend era simile, ma prendendo in esame il 2017, ovvero quando la corsa era tornata a disputarsi dopo un lungo, quasi infinito periodo di pausa durato quattro stagioni: un solo primo anno in top ten quella volta (Stannard, 8°, classe 1998), due secondo anno (Sivakov, vincitore e Conci, 7°), cinque terzo anno, e due quarto anno.
Colui che ha messo il proprio nome nell'albo d'oro della corsa, di logica, merita un suo paragrafo: Jakob Omrzel solo 9 mesi fa, a causa di un grave incidente al Lunigiana, ha rischiato di vedere la sua carriera (non solo) interrompersi sul più bello, ovvero verso la fine di una stagione che lo aveva visto vincere Trofeo Dorigo, campionato nazionale, Coppa Montes, ma soprattutto Paris-Roubaix Juniores. Dopo lo stop del Lunigiana a settembre 2024, lo sloveno della squadra sviluppo della Bahrain è stato fermo fino a marzo 2025 e la sua stagione partiva con un'influenza costringendolo a non prendere il via in quello che sarebbe dovuto essere l'esordio stagionale in Grecia. Tre mesi dopo arriva la vittoria al Giro: secondo corridore nella storia a conquistare Roubaix jr e Giro Baby (2017/2020: c’è riuscito Pidcock, il quale ha alzato l’asticella avendo vinto anche la Roubaix U23), gara vinta senza conquistare tappe, ma con regolarità e soprattutto con l’intuizione, sua e della squadra*, di entrare nella fuga di Gavi che ha condizionato il Giro. Omrzel è un corridore completo, con ampi margini e ha già detto che non sarà il nuovo Pogačar, perché lui è Jakob Omrzel.
Vedendo le prestazioni di alcuni 2006 qualcuno si chiede come mai, lui, Finn o altri, non siano già a correre in mezzo ai professionisti: presto detto. Per fortuna esiste ancora una categoria di mezzo (che poi si voglia abbassare la soglia di partecipazione a certe corse potrebbe essere fisiologico, così come trovo corretto che, chi milita già nel World Tour non scenda per gareggiare al Giro, all’Avenir o al Mondiale), di preparazione, che permette ai corridori, di crescere, maturare, imparare, sbagliare, perdere. Seixas, altro 2006, ma che milita già tra i professionisti, è una di quelle eccezioni - corridori che passano direttamente dalla categoria juniores ai professionisti - e non sempre va bene. Ci sono i Remco Evenepoel, che non subiscono processi di adattamento, ma anche i Marco Brenner, che invece trovano molta più difficoltà nel crescere, maturare e imporsi. Oltretutto, la scelta di far passare Seixas subito nel WT è stata anche dettata dall'intenzione della Decathlon di non perdere il proprio corridore sul quale erano già puntati gli occhi delle squadre più forti al mondo - anzi, della più forte, visto che si parlava di UAE.
Mi voglio soffermare, un attimo, sull'idea che si ha di sconfitte e aspettative. Non c'è equilibrio nel modo di raccontare eventi sportivi, parabole di un atleta, gare o carriere di un corridore, passando senza mezzi termini da un estremo all'altro: pippa o fenomeno. Non si tengono in conto alcuni parametri, per esempio, pensando a Lorenzo Mark Finn, si è parlato in (quasi) ogni dove di delusione passando dalla "cocente" all' "imbarazzante", eppure Finn, giovanissimo, dicembre 2006, per qualche settimana non è ancora a correre tra gli juniores, ha lavorato per il suo compagno di squadra Tuckwell - che si è ritrovato un po' a sorpresa maglia rosa: che smacco incredibile per il tifoso italiano che ha visto il proprio beniamino lavorare per un compagno di squadra straniero! - e ha sofferto il caldo. Quando si parla di margini di miglioramento si pensa anche a questo. L'angloligure dovrà lavorare su questi aspetti: scomodando uno dei più grandi di sempre, Pogačar, c'è da dire come anche lo sloveno abbia patito qualche volta le corse caratterizzate dal caldo e difatti, inizialmente, lo si vedeva andare più forte nelle brutte giornate - da un punto di vista atmosferico. Comprensibile anche come nel processo di crescita si passi anche dal dare una mano ai compagni di squadra, che non vuol dire gregarizzarsi - Finn gregario? E allora interniamo i suoi tecnici - ma crescere passo dopo passo, passando per lo svolgimento dei compiti che vengono assegnati.
E poi c'è una totale mancanza della cultura della sconfitta: la società impone modelli che devono per forza rispondere a bellezza e ricchezza, bisogna essere vincenti. La società ha smesso di insegnare ai propri figli quanto importanza ci sia nel perdere, nell'arrivare secondi, terzi, decimi, ultimi. Siamo di fronte a un mondo superficiale, dove mostrare ciò che non si è, farsi vedere belli e vincenti, pieni di like sui social è di vitale importanza e dove perdere, arrivare secondi o ultimi è una macchia indelebile. A questo punto, però, mi chiedo se sia un'onta per il corridore stesso, che invece, grazie alla sua testa e ai suoi mezzi, al supporto di squadra e famiglia, ne trarrà vantaggio o sia più un problema per il suiveur che non riesce a trovare benessere né sfogo alle proprie frustrazioni. Che soffre in maniera viscerale e trova sconforto in un'eliminazione al primo turno di un torneo di tennis, in una sconfitta in campionato oppure in un eccessivo distacco preso in un una tappa di montagna dal proprio beniamino di turno.
Questo, ovviamente, non ci esenta da analizzare e criticare, ci mancherebbe, ma sempre con giudizio ed equilibrio. E infatti ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e le dico:
- il percorso non mi è piaciuto, troppo monotematico e in almeno due degli arrivi in salita avrei visto bene maggiore dislivello;
- Filippo Turconi è stata la sorpresa di questa corsa non tanto per i piazzamenti parziali - era uno dei più attesi e ci si aspettava potesse pure vincere una tappa, viste le sue caratteristiche - quanto averlo visto chiudere 5° in classifica generale, ecco, quello non me l'aspettavo proprio;
- Matteo Scalco continua a crescere stagione dopo stagione. Non è un predestinato, ma un corridore molto solido che nelle ultime due stagioni è stato 10° all’Avenir, 12° al Valle d’Aosta e 9° al Giro.
- Le (altre) squadra italiane? Invisibili, a eccezione di Biesse Carrera (vincitrice di una tappa con Agostinacchio) e MBH Ballan (idem, come sopra, ma con Novak) e pensare che la riduzione delle selezioni da 6 a 5 corridori ha permesso a qualche piccola compagine di casa di essere al via. Mi chiedo ancora una volta quale tipo di guadagno in visibilità dovrebbe dare una corsa del genere se non c’è modo di farsi notare: troppo netto il divario tra le squadre italiane e Devo straniere. Quale tipo di miglioramento possono avere i corridori di alcune squadre nel farsi staccare a ogni tappa, incapaci di seguire già a metà corsa un ritmo francamente insostenibile per loro? Quale tipo di insegnamento ne ricevono?
- Bravo Agostinacchio che salva in qualche modo il misero Giro italiano, a eccezione dei già citati (oltre a Scalco, Turconi e Finn, ci mettiamo pure Mattio al servizio di Nordhagen, e Borgo che sfiora una tappa), poca roba il resto. Il fatto che, a parte la Bardiani, delle uniche squadre italiane presenti nei finali di gara insieme agli uomini di classifica, MBH, Biesse Carrera e General Store, i corridori fossero stranieri, Novak, vincitore di tappa e terzo posto finale, Gruszczynski undicesimo e Biehl 23°, rispettivamente, dice molto sulla qualità del ciclismo di casa.
- Nordhagen ha corso col piglio di chi già milita nel World Tour vincendo la tappa finale e mostrandosi il più forte in salita man mano che i giorni passavano. Grave l'errore della sua squadra nel lasciare andare via quella fuga, il quinto giorno di gara, con Omrzel e Tuckwell, lasciando sulle spalle di Lotto e Lidl l'inseguimento, sentendosi coperti da Tim Rex davanti che quella tappa non la vincerà.
- Lidl Trek delusione di questa corsa: presenti con una squadra di alto livello capitanata da Albert Withen Philipsen, non sono andati oltre qualche piazzamento di tappa. Troppo poco.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma mi fermo qui.
*Bahrain Devo che, come noto, è una sorta di upgrade del Cycling team Friuli. Il sodalizio friulano, gli ex bianconeri del ciclismo, hanno portato la loro conoscenza, le loro abilità, le loro capacità tecniche, tattiche, intuitive e unendole con grandi talenti - Omrzel ha vinto la classifica generale, Dunwoody una tappa, Borgo l’ha sfiorata) e la struttura della squadra WT ne hanno tirato fuori una delle squadre più forti della categoria.
FOTO: LAPRESSE
Dispacci dal World Tour #14
Di Magnier (2004), Grégoire (2003), Martinez (2003), Vauquelin (2001). Seixas (2006), Bardet (1990), Sparfel (2006), Bisiaux (2005) e perché no Alaphilippe (1992).
Accadono cose molto francesi (e non lo scrivo né con invidia né amarezza) nell'ultimo fine settimana e, se le cose andranno così, ne vedremo delle belle da qui al prossimo decennio. Beaucoup de choses se produisent, in molti casi, a distanza di poche ore, in particolare nella giornata di domenica. Tempo fa ho letto su un piccolo saggio che amore e guerra sono gli unici due argomenti che non passano mai di moda e visto che morte, odio, bombe e repressione sono su tutte le prime pagine, parlando dello scorso fine settimana, calcando la mano su ciò che ha fatto il ciclismo dei “nostri cugini”, voglio che, per una volta, a trionfare sia l’amore.
Quello per Paul Magnier: classe 2004, seconda stagione da professionista e reduce dal primo Giro d’Italia. Condotta a fatica la Corsa Rosa, ma con un bel piazzamento di tappa (3° a Napoli), ritirato prima della fine (era in programma) e poi liberatosi di quella forza accumulata, in dieci giorni tra le strade del Belgio. Tre vittorie: alla Heistse Pijl una volata più classica, battuti Andresen e Kristoff; alla Dwars door het Hageland fa un mezzo capolavoro: resta davanti tra muri e pavé in un gruppo comprendente tutti i migliori e poi sull’ultimo strappo verso l’arrivo sprigiona tutto ciò che possiede staccando gli avversari e vincendo per distacco. Non è passato molto tempo dalla volta in cui van der Poel disse, riferendosi al giovane francese, di provare un certo timore reverenziale nel vedere i suoi watt e che per batterlo (mi pare fosse la vigilia de Le Samyn, vinta poi proprio dall’ex campione del mondo, davanti al giovane francese) avrebbe dovuto fare una gara dura per portare Magnier stanco nel finale. Merlier riferendosi ai primi allenamenti con lui, lo scorso anno, si disse impressionato, ma soprattutto fu battuto più volte nelle simulazioni delle volate. La terza vittoria è al fotofinish su Jasper Philipsen alla Elfstedenronde Brugge. Impressiona vdP, batte il Mago, per il momento in allenamento, e JP in corsa: Magnier sembra uno di quelli che segnerà quest'epoca.
L’amore è per Lenny Martinez e Romain Grégoire che in poche ore di distanza l’uno dall’altro, d'altra parte sono gemelli, diversi dagli Yates, ma più o meno siamo lì, vincono al Delfinato il primo, allo Svizzera il secondo. Coetanei, con un percorso che li ha visti crescere assieme dalle giovanili della Groupama e poi fino nel World Tour, condividendo la maglia della nazionale nelle più disparate gare in giro per il mondo, da quest’anno le loro strade si sono divise - Martinez è andato a correre nella Bahrain, Grégoire è uno dei leader, forse il leader massimo in Groupama. Martinez ha vinto in fuga, in montagna, dopo una settimana molto difficile in cui, un po’ a sorpresa, si staccava di ruota da molti corridori in salita. Qualcuno direbbe di lui che i campioni sono fatti esattamente di questa stoffa qui. Molti (anche in Italia) dovrebbero prendere appunti e imparare come si reagisce alle difficoltà e come ci si reinventa: sembra un esercizio sconosciuto ai più. Grégoire, invece, punta la fuga (bidone? O quasi) che caratterizza la prima tappa del Tour de Suisse e tra vento, pioggia e temperature decisamente più basse (situazioni che lui adora) rispetto al bollente Delfinato, vince la tappa e conquista la maglia di leader.
In quell’azione c’era pure Kévin Vauquelin e l’amore per chi scrive, nei suoi confronti, è sconfinato: cotta nata già da diverso tempo, Vauquelin è l’esempio nitido, fulgido, di come si possa crescere passo dopo passo senza troppi proclami, senza avere le stimmate che oggi sembrano un fattore necessario per farsi conoscere nel ciclismo (o sei qualcuno o sei nessuno). Nel momento in cui scrivo, proprio al Tour de Suisse, Vauquelin comanda la classifica generale davanti ad Alaphilippe: la Francia non vince una corsa a tappe World tour dal 2007. L’amore, ormai perduto, è, invece, per Romain Bardet che lascia il ciclismo dopo 14 anni, meno vittorie del previsto, ma caratterizzando la sua carriera con doti di rara intelligenza, dividendo, con quel suo carattere un po’ schivo e un modo di fare a tratti un po' snob non apprezzato da molti, anche da quelli saliti di recente sul suo carro per celebrarne l'addio, per la paura di non riuscire a far parte di qualcosa. Ma Bardet è stato un grande corridore, uno che il Tour de France ha pensato pure di poterlo vincere (ma se la doveva giocare contro quel Team Sky).
Chi, invece, al Tour de France ci penserà (non subito) e dovrà resistere (già ora) alle pressioni che hanno schiacciato decine di corridori prima di lui è Paul Seixas. Tempo fa - perdonate il momento auto referenziale - mi è stato chiesto se ed eventualmente chi, nella generazione futura di corridori, avrei visto capace di avvicinarsi a ciò che stiamo vedendo e vivendo, robe da Tadej, Remco, Mathieu, Jonas, eccetera, per capirci. Fui lapidario nella risposta. Sì, ce n'è uno: Paul Seixas. Classe 2006 (destinata a diventare una delle annate più forti della storia del ciclismo) il francese della Decathlon, a soli 19 anni, sta scrivendo brevi pensieri sulla precocità in questo sport.
La Francia che si ritrova (e altri talenti li sto lasciando da parte, penso a Aubin Sparfel tra i protagonisti in questi giorni al giro Next Gen o a Leo Bisiaux) a poter contare su corridori che possono imporsi nelle classiche vallonate (Grégoire), nelle brevi corse a tappa (Vauquelin, ma anche lo stesso Grégoire), nelle volate di gruppo, ma anche in quelle che prevedono prima salite secche e dure o muri in pavé (Magnier). Possono, i francesi, ancora una volta, aggrapparsi a un grande talento per provare, un giorno a vincere nuovamente il Tour de France (Seixas).
In questi giorni si è rivisto anche Julian Alaphilippe. Lui la sua storia l’ha già scritta, ma qualcosa vuole ancora aggiungere, magari una postilla. Al Tour ci farà divertire di nuovo.
Guida al Giro Next Gen 2025
Ha cambiato nomi, organizzatori, regole d’ingaggio. Ha visto il ciclismo modificarsi radicalmente tanto che ormai, più che sotto i 23, qualcuno pensa di mettere un limite alla categoria a 21 anni, visto quanto forte vanno tra i professionisti alcuni ragazzini che non ne hanno manco 20. Sbocco per la massima categoria, il Giro Next Gen, come è chiamato da quando è passato sotto RCS, che da quest’anno fa un passo indietro lasciando la parte organizzativa a Marco Selleri e alla Nuova Ciclistica Placci (RCS metterà a disposizione le proprie strutture), è bello disputarlo, è divertente seguirlo, è emozionante raccontarlo.
Un italiano non lo vince da tanto tempo, 2011, Cattaneo, e negli ultimi 15 anni sono passati nomi, generazioni, organizzatori, storie, cancellazioni: c’è stato un momento in cui si pensava non sarebbe più nemmeno esistito e chissà il futuro cosa riserverà a una corsa tanto bella quanto sempre lì lì per scomparire.
Degli ultimi otto vincitori cinque sono campioni affermati o sulla via della consacrazione: Sivakov, Vlasov, Pidcock, Ayuso, Widar e nelle ultime stagioni sono passati, tra gli altri, fra corridori saliti sul podio, protagonisti, vincitori di tappa: Hindley, Powless, Philipsen, Almeida, Covi, Affini, Lonardi, Dainese, Rubio, Williams, Wright, Ethan Hayter, Aleotti, Milan, Meeus, Baroncini, Healy, Tobias Johannessen, Piganzoli, Verre, Gloag, Zambanini, Voisard, Lenny martinez, Onley, Gregoire, Van Eetvelt, Lecerf, Gelders, Rafferty, Christen, Segaert, Lamperti, Romele, Foldager, Torres, Rondel, Bisiaux, Magnier, Soderqvist, Artz, Brennan. Mica male come elenco, vero?
Quest’anno, qualcuno di quelli sopra ritorna, ed è il caso di Jarno Widar, favorito, che punta a un primato: essere il primo corridore nella storia a conquistare due volte di fila questa corsa. Di solito chi chiude con la maglia rosa finale passa di là, nel mondo dei professionisti. Widar è rimasto un po’ a sorpresa a correre tra gli Under 23, con qualche capatina al piano di sopra e con buoni risultati. Il belga della Lotto lancerà la sfida a Nordhagen e Finn, i tre favoriti della corsa che prenderà il via da Rho il 15 giugno per chiudersi a Pinerolo il 22. Ma, i nomi da seguire, per la classifica e le vittorie parziali, sono davvero tanti, rendendo la corsa italiana uno degli appuntamenti principali (per certi versi, a livello di competitività, forse è l’attrazione principale, al via mancano quasi soltanto i team sviluppo di Alpecin e Arkéa) di questa stagione Under 23.
I PROTAGONISTI
I FAVORITI
Partiamo proprio dal vincitore uscente e favorito, Jarno Widar, che avrà a disposizione tutta la Lotto Devo, squadra decisamente collaudata. Di fianco, infatti, ci sarà il fedelissimo Milan Donie. Coetaneo (entrambi sono classe 2005) con il quale ha diviso un periodo tra gli junior nella Crabbé, Donie è stato vicino a Widar in quasi tutti i suoi successi più importanti degli ultimi tre anni e sarà la carta più importante per il capitano anche in salita. Presenti Kamiel Eeman, Victor Vaneeckhoutte e Nils Driesen, che in altre squadre si sarebbero giocati le loro carte, soprattutto in qualche tappa, ma lavoreranno principalmente per l'esplosivo scalatore belga.
Gli avversari più accreditati sono Lorenzo Mark Finn, Jørgen Nordhagen e, secondo un gusto e un'ispirazione strettamente personale da parte di chi scrive, aggiungiamo ai tre favoriti anche il nome di Aubin Sparfel. Finn guida la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, al suo esordio al Giro come squadra e subito col bersaglio grosso nel mirino. Il corridore italiano punta senza troppi compromessi a un posto sul podio, per lo meno. Pesa, sicuramente, l'anno di differenza tra lui e Widar, il belga - un anno più grande - ha già maturato parecchia esperienza e sembra, al momento, essere avanti nel processo di crescita. I due si erano già sfidati (con Nordhagen) tra gli junior, sia al Lunigiana che alla Corsa della Pace ed entrambe le volte il corridore della Red Bull è finito davanti a quello della Lotto. Quest'anno, Widar, invece, ha battuto Finn sia alla Liegi che alla Fléche Ardennaise. Di fianco all'italiano, che corre con il peso di essere uno dei più grandi talenti del nostro ciclismo, ma non solo, uno di quelli che in salita da noi non vedevamo da tanti anni, ci sono Sebastian Putz e Callum Thornwell, che punteranno a qualcuna delle tappe mosse, mentre in salita ci saranno a supporto Luke Tuckwell (10° al Next Gen 2024) e Adrien Boichis. Il francese, talentuosissimo biker, esplosivo e bravo in montagna, si è approcciato da poche stagioni su strada e nemmeno a tempo pieno, quest'anno, però, quando chiamato a correre in prima persona per obiettivi importanti, ha portato a casa l'Istrian Spring Tour e ha chiuso tra i primi 15 sia la Fleche Ardennaise che la Gent Wevelgem di categoria. Corridore che pare molto completo (come la maggior parte della generazione di corridori che sta venendo fuori in questo periodo: quelli che esplodono vanno forte su ogni terreno), occhio a lui come sorpresa della corsa.
L'altro grande nome per la generale è Jørgen Nordhagen, Visma |LAB Devo Team. Se a livello di motore ha pochi eguali, anche in confronto a Widar e Finn, per altro già sconfitti tra gli junior, sono altri i punti deboli dell'ex campioncino dello sci di fondo: salute cagionevole e posizionamento in gruppo. Per il resto ha tutto per giocarsi la corsa fino alla fine, anche una squadra che, Pietro Mattio in testa, gli darà una mano importante. Nordhagen veste già ufficialmente la maglia della squadra World Tour, tanto che questo Giro Under sarà la prima corsa nella categoria quest'anno e tra i professionisti ha già ottenuto qualche piazzamento di rilievo. Mattio, invece, salirà ufficialmente tra i grandi nel 2026 diventando così il terzo italiano a vestire la maglia del sodalizio neerlandese dopo Battaglin e Affini. Un premio alla costanza e al rendimento di un corridore completo e già impostato come ottimo gregario sia in pianura che in montagna. Matisse Van Kerckhove punta alla crono d'apertura, Tim Rex è corridore estremamente completo e può essere una mano importante su ogni terreno, piatto o in pendenza, e potrebbe anche azzeccare la fuga buona per vincere una tappa, mentre Jonas Kind Høydahl sarà quasi esclusivamente a supporto del connazionale.
OUTSIDER
Aubin Sparfel guida la Decathlon Ag2R La Mondiale Devo dopo aver vinto poche settimane fa il Tour du Finistére davanti a fior di professionisti e l'Alpes Isère Tour, succedendo nell'albo d'oro proprio a Widar. Altro prodotto dell'incredibile classe 2006, una delle migliori annate della storia del ciclismo recente, Sparfel tra gli JR sembrava avere qualcosa meno dei suoi coetanei più forti, ma i primi mesi tra Under 23 e professionisti hanno ribaltato le convinzioni sul corridore che arriva dai Vosgi, ha il fisico da scalatore, ma anche tanta esplosività nelle gambe. Vediamo fin dove potrà arrivare, ma è la personale scommessa di chi scrive per un posto in alta classifica - anche sul podio. La squadra francese porta pure: Antoine L'Hote, altro prodotto interessantissimo di matrice transalpina, vivace, esplosivo, completo, proverà a vincere una tappa e darà una mano al compagno di squadra nel tentativo di salire sul podio, Ilian Barhoumi, e Loic Boussemaere, che proveranno a tenere in salita, il primo anche a buttarsi negli sprint ristretti, e Kasper Haugland, possente norvegese che potrebbe dire la sua nella crono d'apertura o magari in una delle possibili volate successive.
La Lidl Trek punta a tutte le tappe, un po' come è successo di recente al Giro dei grandi. Albert Withen Philipsen è uno dei nomi di maggiore qualità al via e ha tanti obiettivi nel mirino: dagli sprint a gruppo sgranato, alle tappe miste, alla crono d'apertura e perché no, vedere fino a dove potrà resistere in salita. Matteo Milan ha caratteristiche simili, ma è meno forte, anche se il fratello d'arte potrà giocarsi qualche tappa negli sprint a ranghi ristretti o in fuga. Anche Louis Leidert va per cercare gloria nelle singole giornate, in particolare la crono, così come Liam O'Brien terrà duro in salita (e magari proverà a fare classifica) e Patrick Boje Frydkjær, veloce, resistente, con caratteristiche da vero e proprio cacciatore di tappe, andrà all'inseguimento di un successo parziale nelle (tante) frazioni mosse.
Tra i (tantissimi) corridori interessanti presenti segnaliamo come la Groupama-FDJ schieri Maxime Decomble, altro corridore che può puntare a un piazzamento in classifica e magari pure a una tappa, iniziando dalla crono d'apertura, dove potrebbe guadagnare qualcosa rispetto ai suoi avversari per la maglia rosa finale. Con lui Lewis Bower, una delle ruote più veloci al via, e Reef Roberts, altro corridore veloce e che si difende bene nelle prove contro il tempo.
Simone Gualdi, Wanty-Nippo-ReUz, è l'altra carta da classifica per il ciclismo italiano. Il corridore della provincia di Bergamo ha mostrato in questi due anni tra gli Under 23 grande continuità e regolarità, anche quando chiamato a correre tra i professionisti. Bravo su tutti i terreni, gli manca solo la vittoria: arriverà il suo momento magari proprio a questo Giro Next Gen? Con lui in squadra il belga Maxence Place, scalatore, il quale, dopo qualche anno tra Francia e USA è ritornato a correre con una squadra di casa e ha l'obiettivo qui al Giro di farsi vedere soprattutto in salita. Il norvegese Felix Ørn-Kristoff, altra stella della corsa, punta alle tappe miste e il connazionale Halvor Dolven è un altro che andrà a caccia di tappe.
Pau Martì guida la Premier Tech Academy. Lo spagnolo, sul podio lo scorso anno, arriva dalla recente vittoria alla Corsa della Pace. Corridore completo, regolare e dotato anche di spunto veloce, Martì ha come obiettivo, nuovamente, un posto tra i primi cinque. Un po' come il suo connazionale Adria Pericas, capitano per la classifica generale della UAE Gen Z che schiera anche il belga Duarte Marivoet, occhio a lui nella crono del primo giorno, che proverà a tenere duro pure in salita, Ugo Fabries, anche lui proverà a fare classifica, Matthias Schwarzbacher per le volate, anche quelle più complicate da raggiungere e Luca Giaimi, tra i corridori italiani più attesi per le vittorie di tappa, sia nella crono che, soprattutto nelle singole frazioni mosse. Atteso, in tal senso, Filippo Turconi, tra i migliori Under 23 in stagione, il varesino della VF Group-Bardiani-CSF-Faizané si farà vedere nelle giornate dure, ma non troppo, sfruttando anche il suo spunto veloce. Lorenzo Conforti sarà il velocista della squadra, anche lui sa tenere bene su percorsi non molto selettivi, mentre Luca Paletti e Matteo Scalco sono chiamati a fare una buona classifica dopo le ottime cose mostrate in mezzo ai professionisti.
La Tudor Pro Cycling Team Under 23 ha escluso Sierra per puntare tutto sulle possibilità di classifica dello svizzero Robin Donzé, il quale, però, al momento non ha saputo ripetere le buone cose fatte lo scorso anno, quando correva perlopiù a supporto di Rondel e del lussemburghese Arno Wallenborn, mentre Jackson Medway, Australia, sarà la carta per la crono d'apertura. La Petrolike porta solo messicani puntando molto forte su Cesar Macias per le volate e su José Juan Prieto, corridore resistente, veloce, che potrebbe dire la sua in diverse tappe.
Squadre solide, senza grandi punte, ma con diversi corridori di belle speranze sia la Soudal QS Devo che la Hagens Berman Jayco. I belgi puntano per lo più alle tappe con Federico Savino, Hodei Munoz e Jonathan Vervenne, ma occhio a Viktor Soenens per la classifica generale perché ha nelle gambe una top ten. Tra i ragazzi di Merckx, invece, da seguire soprattutto Jesse Kramer, veloce, resistente, per le tappe, Samuele Privitera che proverà a fare classifica o a vincere una tappa, magari in montagna e Ben Wiggins, tra i nomi più interessanti per la crono d'apertura.
Forte e completa anche la Bahrain Victorious Devo: Jakob Omrzel è uno dei corridori da seguire maggiormente, anche per un possibile risultato importante nella classifica finale, Seth Dunwoody si getterà nelle volate, mentre Kasper Borremans e Alessandro Borgo torneranno utili in diverse situazioni. Il corridore italiano è uno dei "nostri" migliori 2005 e, dopo la vittoria alla Gent-Wevelgem di categoria, vorrebbe metterci vicino un altro successo di peso che la valorizzi ulteriormente. Il team Picnic PostNL punta su Matteo Vanhuffel per la classifica generale, ma molti attendono Pavel Sumpik, corridore ceco, tra i migliori 2006 nell'ultimo biennio e quest'anno un po' in difficoltà nell'emergere. Occhio a lui nella tappa d'apertura. La EF Education Aevolo ha in Noah Hobbs, per le volate, e Joshua Golliker, per le salite, i due corridori di maggiore spessore, mentre la XDS Astana Devo punta forte sulle tappe miste con Pierre-Henry Basset, Simone Zanini e Mattia Negrente ed eventualmente, se ci dovesse essere qualche volata a ranghi compatti, pensiamo quasi soltanto alla tappa di Cantù, ecco pronto Alessio Delle Vedove . Se la GW Shimano avrà quattro ottimi scalatori come Mauricio Zapata, William Colorado, Camilo Andres Garzon e Juan Diego Quintero che proveranno a farsi notare, la Lotto Kern Haus porta i due danesi futuri Ineos Peter Øxenberg e Theodor Storm, corridori molto resistenti, che andranno a caccia di tappe, con il primo, tra i più esplosivi del gruppo, che arriva in grande forma dopo gli ottimi risultati ottenuti di recente alla Corsa della Pace in Cechia.
Chiuso il capitolo squadre straniere vediamo un po' cosa offre di meglio, invece, il panorama delle (tante) squadre italiane. Fra i corridori da seguire maggiormente ci sono quelli della MBH Bank Ballan (la ex Colpack, per intenderci) che punta su Pavel Novak per la classifica, anche alta classifica, ma da tenere a riguardo Lorenzo Masciarelli, Cesare Chesini e Lorenzo Nespoli che vanno per provare a vincere le tappe. Masciarelli sembra finalmente esploso, Chesini darà una mano a Novak in salita e proverà a fare la sua classifica, Nespoli, vincitore della classifica dei GPM nel 2024, ha, di recente, conquistato il Recioto e al Giro vorrebbe mettere un altro sigillo al suo ottimo biennio, prima di passare - si spera - di categoria, il prossimo anno. Biesse Carrera punta sulle tappe, magari in fuga, con Filippo Agostinacchio e Nicolò Arrighetti; Alessio Menghini della General Store ha già segnato qualche volata a ranghi ristretti in cui potersi mettere in evidenza, Ciro Perez, uruguaiano, è l'atleta di punta della MgKvis, Dario Belletta è il capitano della Solme Olmo, arriva da un periodo delicato, ma dopo il cambio squadra si è già messo in luce con buoni piazzamenti, Mirko Bozzola è il faro della S.C Padovani e infine il Team Technipes ha cinque corridori competitivi che proveranno a inserirsi in qualche azione buona con Alessandro Cattani che curerà la classifica generale dopo le ottime cose fatte vedere sia al Giro d'Abruzzo che alla più recente Ronde De l'Isard chiusa al quinto posto.
PERCORSO
8 tappe, si parte da Rho con una cronometro individuale per arrivare a Pinerolo con una tappa mista che, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, potrebbe far venire voglia a qualcuno di ribaltare la classifica. In generale percorso interessante, misto, con poche possibilità di volate a ranghi compatti e dove, ogni giorno, più o meno, potrebbe esserci terreno per fare qualcosa di interessante.
Tappa 1 Rho-Rho ITT 8,4km
Crono piatta con qualche passaggio tecnico, ma che premierà soprattutto quei corridori potenti e adatti a questo tipo di esercizio. Difficile che tra gli uomini di classifica si possano scavare solchi, anzi è più probabile vederli arrivare uno in fila all’altro.
Nomi da seguire: Maxime Decomble, Jonathan Vervenne, Matisse Van Kerckhove, Duarte Marivoet, Luca Giaimi
Tappa 2 Rho Fiera Milano - Cantù 146 km
Tappa mossa che potrebbe premiare in un colpo di mano nel finale se non addirittura una fuga con i corridori giusti, anche perché tenere chiusa una gara di questo livello con soli 5 corridori per squadra non sarà una passeggiata. Le squadre dei velocisti (pochi al via per la verità), vorranno tenerla chiusa, ma ci riusciranno?
Nomi da seguire: Noah Hobbs, Luca Giaimi, Lewis Bower, Seth Dunwoody, Felix Ørn-Kristoff
Tappa 3 Albese con Cassano-Passo del Maniva 144 km
Primo arrivo in salita con la Cima Coppi della corsa posta sul Passo Maniva che darà il primo grande scossone alla classifica e farà scoprire le carte ai favoriti. la tappa è breve, e il dislivello è di poco oltre i 2.500 metri, quanto basta per fare la selezione.
Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Jørgen Nordhagen, Adrià Pericas, Pavel Novak
Tappa 4 Manerbio-Salsomaggiore Terme 134 km
Tappa da volata a gruppo ristretto, ma occhio che sul Valico di Sant’Antonio potrebbero muoversi i favoriti, magari qualcuno vuole dare un altro colpo dopo l’arrivo in salita del giorno prima o qualcun altro vorrà provare a recuperare qualcosa.
Nomi da seguire: Albert Withen Philipsen, Filippo Turconi, Simone Gualdi, Jarno Widar, Lorenzo Finn
Tappa 5 Fiorenzuola d’Arda-Gavi 153 km
Altra tappa che potrebbe invogliare qualcuno a fare danni, con il Passo del Penice a metà giornata e da lì in poi un continuo su e giù fino all’arrivo. Per cacciatori di tappe, resistenti, ma anche per gli uomini di classifica.
Nomi da seguire: Albert Withen Philipsen, Mattia Negrente, Matteo Milan, Cesar Macias, Lorenzo Conforti
Tappa 6 Ovada - Acqui terme 156 km
Anche in questa giornata le ruote veloci si dovranno guadagnare il pane. Gli strappi nel finale, infatti, facilmente allungheranno fino a sgranare il gruppo verso un’ipotetica volata, di non tantissimi corridori.
Nomi da seguire: Lewis Bower, Patrick Boje Frydkjær, Antoine L'Hote, Aubin Sparfel, José Juan Prieto
Tappa 7 Bra-Prato Nevoso 163 km
Tappa più lunga e più dura di questa edizione di Giro dedicato agli Under 23: 163 km e oltre 4.000 metri di dislivello. Un continuo su e giù con diverse salitelle fino all’arrivo di Prato Nevoso, salita non durissima, ma che farà ugualmente la differenza.
Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Albert Withen Philipsen, Aubin Sparfel, Jørgen Nordhagen
Tappa 8 Pinerolo-Pinerolo 127 km
Con il Prarostino da scalare due volte e il muro di Via principi d'Acaja in vista dell'arrivo, la tappa con arrivo a Pinerolo rischia di dare ancora uno scossone - ovviamente l'ultimo - alla classifica generale.
Nomi da seguire: Jarno Widar, Lorenzo Finn, Albert Withen Philipsen, Pau Martì, Simone Gualdi
RIEPILOGO FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ Widar
⭐⭐⭐⭐ Finn, Nordhagen
⭐⭐⭐ Sparfel, Martì, Pericas, Novak
⭐⭐ Withen Philipsen, Gualdi, Soenens, Decomble
⭐ Omrzel, Scalco, Paletti, Donzè, Zapata, Chesini, Tuckwell, Cattani, Marivoet
Il Monumentale del Giro 2025
Il Giro d’Italia 2025 sta arrivando e, se vi capiterà di aprire nuovamente questo pezzo nei prossimi giorni, l’incipit sarà invecchiato, quindi in quel caso suonerà meglio un bel “è già partito”.
Il Giro che, come sempre, si porta via le bici arrovellate sul pavè, le cosce esplose sulle côtes, le brevi corse a tappe di preparazione e non. Il Giro arriva e pone le basi per speranze sul futuro che poi diventerà, per tre settimane, un magnifico presente. Per chi lo corre, lo segue, lo tifa. Per strada, da casa, in ufficio più o meno di nascosto, in mezzo alle ammiraglie.
Il Giro d’Italia 2025 avrà come novità principale la partenza, per la prima volta nella sua storia si comincia dall’Albania, e subito a seguire l’inserimento del KM Red Bull, una sorta di traguardo volante con abbuoni di secondi (6, 4 e 2) in ogni tappa, a parte nelle due cronometro, valevoli per la classifica generale. Niente di più che un classico traguardo volante, ma con sponsor, come è già stato, solo che Red Bull è come Godzilla: è grosso e fa rumore.
Vedremo alla fine quanto potrà incidere in una corsa che non avrà, almeno sulla carta, un padrone assoluto, con il rischio (la possibilità) concreto di vedere una sfida stile 2022 e 2023 senza dominatori e magari decisa sull’erta finale (Hindley vs Carapaz sul Fedaia, Roglič vs Thomas sul Lussari). Cassazione 2025 potrebbe essere il Colle delle Finestre nonostante si sia provato a seminare un po’ di terrore con notizie di un possibile annullamento per via della neve. Ma manca ancora un bel po’, dai, aspettiamo e parliamo di cose belle.
Come ad esempio tuffarci nel dettaglio, come ormai da tradizione, nel conoscere tutti i protagonisti della Corsa Rosa.
I FAVORITI
Due su tutti, a guidare UAE Team Emirates e Red Bull-BORA-hansgrohe. Due favoriti con due squadroni alle spalle. Due squadroni con diversi piani alternativi nel caso accadesse qualcosa. Strutture piramidali per entrambe le formazioni: quella emiratina con Juan Ayuso al vertice, quella austriaca con Primož Roglič. I due si sono già sfidati in stagione al Catalunya e il risultato finale ha sorriso allo sloveno. Sulla carta partirebbero alla pari, ma vediamo favorito leggermente più lo sloveno, per esperienza e palmarès, mentre il giovanissimo spagnolo (tredici anni di meno) avrà dalla sua tanta fame di imporsi e freschezza. «Sono qui per vincere», ha detto senza mezzi termini il capitano dell’UAE. Ambizioso, noi gli crediamo.
Squadroni: UAE Team Emirates che presenta altri quattro potenziali capitani, due dei quali da podio, Adam Yates e Brandon McNulty, uno che prima o poi lo sarà, Isaac Del Toro e un corridore come Jay Vine sempre utile in salita, forte a cronometro e, se in giornata e magari lasciato libero, capace anche di vincere tappe di montagna in fuga. A completare la lista di partenza altri due scalatori come Rafał Majka, per una volta insolitamente staccato dal capitano Pogačar in un grande giro, Igor Arrieta, giovane spagnolo a oggi con l’impronta netta del gregario e Filippo Baroncini che lavorerà sodo in pianura e magari proverà a buttarsi in qualche volata a gruppo più selezionato.
Per comprendere la forza, invece, della Red Bull, basti pensare come dietro Roglič, vincitore del 2023, siano presenti il secondo del 2024, Daniel Felipe Martinez, che, dopo un inizio complicato, alla Liegi di qualche settimana fa ha dimostrato di essere tornato in gran forma e Jai Hindley, vincitore del Giro 2022 che ha giurato fedeltà eterna (o almeno fino al primo di giugno) al capitano sloveno, ma con la possibilità, strada facendo, di ritagliarsi il suo spazio.
Giulio Pellizzari è la novità assoluta: ha corso talmente bene di fianco a Roglič al Catalunya che la squadra lo manderà al Giro - inizialmente partecipazione non prevista. Farà esperienza al servizio dei suoi capitani, ma ha dimostrato un potenziale così alto e una determinazione tale che potrebbe scavalcare diversi compagni di squadra nelle gerarchie. La speranza almeno è questa e corre di pari passo al desiderio di vedere un italiano competitivo in alta montagna con i migliori. Speriamo solo che anche lui, come altri prima, non si abitui troppo a fare il gregario senza licenze. Come lo sarà Giovanni Aleotti, il quale, però, in questo ruolo, si trova a meraviglia ed è da considerarsi uno dei migliori in circolazione, sia in salita che nelle tappe di media montagna. Jan Tratnik è stato preso per il Nord, ma si è visto poco e nulla, e per tirare in pianura o in alcune tappe di montagna nei GT: al Giro scatenerà il suo motore magari puntando pure alla tappa di casa. Nico Denz, che di tappe ne ha già vinte due al Giro e Gianni Moscon saranno gli uomini utili un po’ ovunque, ma soprattutto nelle prime parti di gara e in pianura.
LA LOTTA AL PODIO
Oltre ai numerosi corridori già nominati di UAE e Red Bull, la lotta al podio è molto serrata e comprende davvero tanti corridori. Si parte dall’Italia con Antonio Tiberi, capitano della Bahrain Victorious, desideroso di migliorare il 5° posto del 2024 e anche di mettersi alle spalle un inizio di stagione un po’ così culminato con il ritiro al Tour of The Alps per indisposizione. Di fianco a lui occhio a Pello Bilbao, qualcosa in più di un’alternativa per la lotta alle prime posizioni e Damiano Caruso, al suo ultimo Giro d’Italia (pare) desideroso di lasciare di nuovo il segno, aiutando i suoi due capitani a salire sul podio.
C’è Mikel Landa, Spagna, a capitanare la Quick Step e a inseguire il suo terzo podio al Giro dopo il 2015, che lo rivelò al mondo e il 2022, anno della sua ultima partecipazione su queste strade. Mattia Cattaneo e James Knox lo aiuteranno in salita e non è escluso vederli anche in fuga o provare a curare una classifica intorno alla decima e quindicesima posizione, mentre Josef Černý sarà uno degli uomini deputati a tenere il capitano al sicuro in pianura.
Al suo ultimo grande giro proverà l’ennesimo assalto al podio della Corsa Rosa Romain Bardet, francese, capitano dei neerlandesi del Team Picnic PostNL che vedranno al via con ambizioni di classifica anche il giovane britannico Max Poole. Chris Hamilton e Gijs Leemreize saranno di fianco a loro in salita, ma li vedremo anche spesso in fuga.
Chi sul podio del Giro invece ci è già salito (1° nel 2019 e 2° nel 2022) è Richard Carapaz, il quale, dovesse accorgersi di non avere più le gambe di un tempo per fare alta classifica, saprà riciclarsi in attaccante inseguendo tappe a volontà e magari anche la maglia azzurra della classifica dei Gran premi della Montagna. In casa Ef Education EasyPost occhio anche a George Steinhauser per la classifica, già vincitore di una tappa lo scorso anno, Jefferson Cepeda e Darren Rafferty, a disposizione del capitano, ma con la solita caratteristica delle squadre di Vaughters: andare in fuga per vincere tappe un po’ su tutti i terreni.
Capitolo INEOS Grenadiers: ci sarà Egan Bernal e questo fa felice i suoi tantissimi tifosi, con la maglia più bella del gruppo probabilmente, quella nuova di campione colombiano, autentica chicca. Con lui Thymen Arensman: i due puntano senza se e senza ma a un piazzamento nei primi cinque. Le caratteristiche le conosciamo: Bernal un Giro lo ha già vinto, tra gravi incidenti e problemi fisici vari non è più brillante come qualche stagione fa, ma il suo 2025, prima di una caduta in Spagna sugli sterrati della Clásica Jaén era iniziato su alti livelli. Arensman è un diesel e come sempre dovrà difendersi a inizio Giro salvo poi migliorare con il passare dei giorni. Brandon Rivera sarà l’ombra di Bernal, Jonathan Castroviejo (all’ultima Giro d’Italia, si ritirerà a fine stagione) tirerà ovunque, salita, pianura, discesa, mentre Lucas Hamilton darà una mano perlopiù quando la strada sale.
Nella lotta per il podio inseriamo David Gaudu, capitano della Groupama e al suo esordio al Giro: il miglior Gaudu tra cadute e scivoloni, anche extra corsa, sembra ormai una questione passata, ma avrebbe tutto per lottare per l’altissima classifica, di fianco a lui Remy Rochas e Lorenzo Germani che daranno una mano in salita e proveranno anche a inserirsi in qualche fuga, Kevin Geniets e Quentin Pacher che potrebbero piazzarsi nelle tappe mosse, mentre Clément Davy, Sven Erik Bystrom ed Enzo Paleni saranno perlopiù gregari in pianura, ma li potremmo trovare anche nelle fughe buone.
Il canadese Derek Gee guiderà la IPT alla caccia del podio o qualcosa di simile, con lui in salita Jakob Fuglsang, alle ultime pedalate in gruppo, Jan Hirt carta per una top ten e una fuga in montagna, dove vedremo di certo Marco Frigo, di recente vincitore proprio così, all’attacco in salita, di una tappa al Tour of the Alps. Presente anche Nick Schultz, australiano di supporto in salita e dotato anche di un discreto spunto veloce e con il fiore all’occhiello di una tappa vinta lo scorso anno al Catalunya quando batté nientepopodimeno che l’attuale campione del mondo.
Giulio Ciccone guiderà la Lidl Trek con l’idea di migliorare l’11° posto del Tour 2024, finora il suo risultato di maggior prestigio in termini di classifica finale di un grande giro. Se finora chi scrive si era sempre tenuto alla larga da discorsi riguardanti l’abruzzese e l’alta classifica, per questo Giro 2025 fa un brusco dietrofront. Il Ciccone visto negli ultimi mesi, Liegi compresa, è il miglior Ciccone possibile e la strada per un tentativo di fare podio non è preclusa, visto anche il livello dei contendenti. Dovesse fallire (si fa per dire) l’idea del podio, saprà certamente, come sempre, dare spettacolo in montagna, con fughe e tentativi di vittorie di tappa. La parte della squadra dedicata a lui comprende Patrick Konrad e Carlos Verona: i due inseguiranno anche la fuga buona per vincere una tappa, occhio a Konrad corridore che può anche tirare fuori un piazzamento in classifica inaspettato (al Giro fu 7° nel 2018 e 8° nel 2019, al Tour ha un 15° posto ottenuto nel 2022).
Simon Yates è l’uomo di classifica della Visma | Lease a Bike: quest’anno si è visto molto poco, ma pare stia preparando a puntino il Giro per provare a salire sul podio. Lo aiuteranno due corridori esperti, autentica garanzia di rendimento, come Wilco Kelderman e Steven Kruijswijk tra i più forti gregari in salita, ma non solo e con loro Bert Lemmen, uno che vuole provare a tenere duro e vedere fin dove potrà arrivare in una corsa di tre settimane.
Infine tra i possibili candidati a un podio o comunque a un piazzamento molto in alto in classifica c’è Michael Storer. Lo scalatore australiano della Tudor arriva da un Tour of The Alps corso (e vinto) con grande piglio e superiorità rispetto a una concorrenza molto qualificata: riuscirà a ripetersi anche sulle strade del Giro? Qualora non dovesse raggiungere quel livello, dalla sua ha la capacità di sapersi reinventare e inseguire una vittoria di tappa in una delle tappe più dure. Di fianco a lui testeremo la crescita di un giovane come Marco Brenner, passato con le stimmate del predestinato qualche stagione fa e Yannis Voisard, scalatore svizzero. Larry Warbasse, invece, è l’esperto gregario sia per la salita che per la pianura.
OUTSIDER PER LA CLASSIFICA
Tra gli outsider più interessanti ci sono quelli del Team Jayco AlUla, squadra che porta un bel terzetto per inserirsi in quelle zone: si punta forte su Chris Harper, fedelissimo in passato di Simon Yates e su Filippo Zana che inseguirà, oltre alla top ten, anche una vittoria di tappa. Con loro Luke Plapp che vorrebbe proseguire il suo percorso di crescita nel tentativo di provare a diventare un uomo di classifica in futuro. L’australiano ha nel mirino le prime tappe e magari proverà a vestire la maglia rosa al termine della cronometro di Tirana: è uno dei candidati. La squadra australiana ha escluso De Marchi, ultimi mesi per lui in gruppo, evidenziando una mancata riconoscenza nei confronti di uno dei corridori più importanti del gruppo sotto diversi aspetti, peso, esperienza, qualità da uomo squadra, e al suo posto schiera, tra gli altri, due buoni scalatori come Koen Bouwman, anche veloce, occhio a ritrovarselo in fuga, e Paul Double, che poche settimane fa alla Coppi e Bartali ha conquistato la sua prima vittoria tra i professionisti sfruttando l’arma migliore: la fuga in salita. Davide De Pretto e Felix Engelhardt possono tenere sui percorsi impegnativi con brevi salite e far valere lo sprint veloce, mentre Michael Hepburn sarà il tuttofare in pianura.
Nairo Quintana guida la Movistar Team che avrà in salita altre tre carte molto interessanti come Einer Rubio, che si candida a un piazzamento nei 10 e a vincere una tappa di montagna, Davide Formolo, per lui carta bianca per fare la sua corsa: vediamo che cosa riuscirà a fare il buon “Roccia” capace di vincere una tappa al Giro nell'ormai lontano 2015 e da quella volta mai riuscito a ripetersi sulle strade di casa. E infine Jefferson Cepeda, l’ecuadoriano è corridore molto pericoloso soprattutto in fuga perché, oltre a difendersi in salite non troppo lunghe, ha anche una buona esplosività.
Vedremo lottare per un posto di alta classifica anche Lorenzo Fortunato e Davide Piganzoli. Il primo è nella forma della vita, guida l’XDS Astana forte della vittoria ottenuta di recente in una tappa del Tour de Romandie ed è una garanzia di piazzamento tra il 12° (Giro 2024) e il 21° posto° (2023) posto. In mezzo ha ottenuto un 15° (Giro 2022) e due 16esimi (Giro 2021 e Vuelta 2025). A fare classifica, o comunque a farsi vedere in salita, magari con una vittoria di tappa come obiettivo, anche Wout Poels, mentre Fausto Masnada e Anton Kuzmin saranno perlopiù in veste di gregari.
Piganzoli è uno dei giovani più attesi del nostro ciclismo, 13° lo scorso anno al suo primo Giro, si aspetta, lui e la squadra, un ulteriore salto in avanti. Il Team Polti gli metterà a disposizione in salita Alessandro Tonelli e i fratelli Bais, Davide e Mattia, in pianura Mirco Maestri e Andrea Pietrobon, molto attesi anche nelle fughe di giornata, con la speranza che qualcuna possa pure tramutarsi in vittoria.
Restando all’altra squadra italiana al via, la VF Group Bardiani, proveranno a tenere duro in salita Alessio Martinelli e Alessandro Pinarello, ma i due verosimilmente faranno fatica a fare una buona classifica, però vedremo quali saranno i loro limiti, soprattutto quelli di Pinarello neoprofessionista e all’esordio al Giro d’Italia. Limiti che conosciamo già se parliamo di Luca Covili, scalatore dotato di grande fondo e che punterà a un piazzamento finale tra la quindicesima e la ventesima posizione.
CACCIATORI DI TAPPE E UOMINI DA FUGA, VELOCISTI
Mancano alcuni dei grandi big del ciclismo, ma bastano tre nomi per fare tremare i polsi, corridori oltretutto candidati a vestire la maglia rosa sin dall’avvio dall’Albania. Parliamo di Tom Pidcock, capitano della Q36.5 che proverà anche a fare classifica finché potrà (con lui in salita Damien Howson, Milan Vader, Mark Donovan e Xabier Mikel Azparren, corridore forte anche a cronometro) e ovviamente gli attesissimi Wout van Aert e Mads Pedersen. Tappe per loro ce ne sono, a partire dai tre giorni albanesi, e siamo sicuri che sapranno dare spettacolo lungo tutte le tre settimane anche in situazioni meno attese: più che le volate, dove comunque Pedersen si getterà, li aspettiamo anche in qualche tappa dura, magari van Aert se troverà la condizione (si è ammalato poco prima del Giro, ci risiamo), pure in qualcuna di montagna o nelle due cronometro. Oltre a Pedersen la Lidl Trek può contare pure su Mathias Vacek che farà parte del treno per il danese - come Dan Hoole, Jacopo Mosca e Soren Kragh Andersen - darà manforte in pianura, ma proverà a ritagliarsi il suo spazio come fece all’ultima Vuelta.
Si parla di sprint di gruppo: oltre alle possibili incursioni di van Aert e Pedersen, da seguire con attenzione, proprio in casa Visma, Olav Kooij, che nelle (non moltissime per la verità) volate di questo Giro potrebbe diventarne il Principe. A dargli una mano, oltre a van Aert, anche Dylan van Baarle e soprattutto Edoardo Affini, i due potranno anche cercare gloria personale: Affini a cronometro, van Baarle in qualche fuga. A contendere la corona a Kooij il più temibile è Kaden Groves di cui si parla sin troppo poco. Alpecin porta lui come velocista principale e quasi capitano assoluto, lui che in carriera ha già vinto al Giro, e vicino gli confeziona un discreto pacchetto formato da Timo Kielich, Jenson Plowright, che possono essere anche alternative in caso di giornata no dell’australiano, Fabio Van Den Bossche, Edward Planckaert e Jury Hollmann. Jimmy Janssens lo vedremo spesso in fuga, mentre Quinten Hermans è il corridore deputato a giocarsi qualche tappa negli arrivi mossi e spunti in qualche eventuale fuga in tappe impegnative.
Altri velocisti che possono vincere o arrivare vicino: Milan Fretin, Cofidis, aiutato soprattutto da Jan Maas e Stefano Oldani, quest’ultimo, che al Giro ha già vinto, ci proverà anche in fuga, così come Sylvain Moniquet e Anthony Perez, da seguire nelle tappe di montagna o vallonate, mentre Jonathan Lastra, Nicolas Debeaumarché e Sergio Samitier lavoreranno e proveranno a inserirsi in qualche attacco da lontano.
C’è Sam Bennett, il quale vorrà provare a vincere al Giro sette anni dopo la tripletta del 2018, per una Decathlon AG2R La Mondiale d’attacco che porta anche Andrea Vendrame, da fuga in qualsiasi genere di tappa e vincitore lo scorso anno a Sappada, Geoffrey Bouchard e Nicolas Prodhomme, riferimenti in salita, Dries De Bondt, altro corridore che ha bei ricordi al Giro, avendo vinto pure una tappa nel 2022, Dorian Godon, occhio a lui nelle tappe vallonate e negli arrivi a ranghi ristretti, e Stan Dewulf eterna promessa al Nord, mai realizzata, mentre Tord Gudmestad sarà l’ultimo uomo dello sprinter irlandese.
Max Kanter è l’uomo veloce di una XDS Astana che punterà a ogni genere di tappa vista la forma palesata un po’ da tutti in stagione e la presenza di Diego Ulissi, Nicola Conci e Christian Scaroni che vedremo spesso all’attacco in maniera seria, in quelle fughe, soprattutto, che potranno concretizzarsi.
Il Team Picnic avrà Casper van Uden, buon outsider per le volate, aiutato da Alex Edmonson e Bram Welten, mentre la Bahrain-Victorious prova a sorprendere con Matevz Govekar, ruota veloce in buona ascesa, aiutato negli sprint dall’esperto Andrea Pasqualon. In casa bahreinita Fran Miholjevic sarà il gregario da pianura, mentre Alfonso Eulalio ed Edoardo Zambanini, oltre ad aiutare la squadra, proveranno a farsi vedere il primo in fuga, il secondo negli arrivi per corridori esplosivi. Altro velocista quasi puro da tenere d’occhio è Gerben Thijssen che punta a sorprendere negli arrivi a ranghi compatti per una Intermarché Wanty che ha tra le sua fila Louis Meintjes e Simone Petilli per le fughe in montagna, Dion Smith e Francesco Busatto per quelle nelle tappe mosse e gli arrivi per gente esplosiva e soprattutto Taco van der Hoorn che qualche anno fa al Giro regalò la prima storica vittoria alla squadra da quando passò nel World Tour. Presenti anche Kevin Colleoni e Gijs Van Hoecke, che saranno perlopiù a disposizione degli altri.
Altro nome forte per le volate è Matteo Moschetti della Q36.5, diciamolo francamente: in molti tifiamo per lui per svariati motivi e vista la concorrenza non è da escludere che possa finalmente ottenere una vittoria al Giro d’Italia. Ad aiutarlo, negli sprint, Emīls Liepiņš, mentre il canadese Nicola Zukowsky potrà mettersi in luce con qualche attacco da lontano.
La Quick Step, orfana di Tim Merlier, porta i suoi eredi qui al Giro con l’obiettivo di dividersi la posta in palio: Luke Lamperti e Paul Magnier hanno entrambi le qualità per imporsi seppure arrivano da un 2025 differente. L’americano contraddistinto da alcuni problemi fisici, il francese da tanti bei risultati alternati a qualche calo (e caduta) fisiologico vista la giovane età. Presenti nella squadra belga anche Gianmarco Garofoli che darà una mano su tutti i terreni e magari proverà a prendersi qualche licenza personale e Ethan Hayter, oggetto del mistero, corridore dalle grandi potenzialità, veloce e resistente, ma spesso in affanno nel correre in gruppo.
Occhi puntati, per le tappe con arrivo a ranghi non troppo compatti e magari già nei primi giorni in Albania, su Corbin Strong, veloce e adatto anche alle tappe mosse, in una IPT che porta Hugo Houle, fido gregario, ma capace, se in giornata, di cogliere anche la fuga buona.
Tra i nomi più interessanti per gli sprint, non per forza a ranghi compatti, presente Rick Pluimers, corridore neerlandese della Tudor che potrà farsi valere anche su percorsi un po' più selettivi. Il connazionale Maikel Zijlaard sarà il suo lead out, ma avrà anche qualche occasione di sprintare per se, soprattutto nelle tappe più pianeggianti, mentre Alexander Krieger sarà il loro supporto.
Se il gruppo si seleziona, ma davanti restano 40/50 corridori da tenere in considerazione anche il nome di Orluis Aular, venezuelano della Movistar che può dire la sua anche nelle volate di gruppo, pur non avendo le punte di velocità dei migliori velocisti, lo potremmo vedere spesso piazzato. La Movistar gli mette vicino Albert Torres per tenerlo fuori dai guai nel finale e piazzarlo per la volata e Lorenzo Milesi, forte in pianura e a cronometro e non troppo fermo: in caso di fuga potrebbe dire la sua come ha fatto spesso da Under 23.
Presente, nella squadra spagnola, anche Jon Barrenetxea, corridore molto adatto alle fughe nelle tappe dure e anche veloce: potrebbe ricalcare un giro sullo stile di Pelayo Sanchez, una delle rivelazioni dell’ultimo Giro d’Italia.
L’Arkéa - B&B Hotels punta esclusivamente alle tappe per provare a invertire la tendenza di questo 2025 nel quale in pratica il solo Vauquelin è andato forte. Luca Mozzato sarà il velocista di punta: l’italiano, dopo il grande podio al Fiandre 2024 ha faticato moltissimo negli ultimi 13 mesi. Gli darà una mano Giosuè Epis, caratteristiche simili, forse meno veloce, ma più resistente. Gli altri sono tutti corridori da tappe di media o alta montagna e che vedremo presumibilmente in fuga: Simon Guglielmi, Laurens Huys e Martin Tjøtta. Più quotati, invece, Michel Ries, lussemburghese e il giovane norge Embret Svestad-Bårdseng, che potrebbero anche puntare a un posto intorno alla quindicesima, ventesima posizione finale.
Non un vero e proprio velocista in squadra per la INEOS Grenadiers che, come abbiamo visto poco sopra ha altri grilli per la testa (la classifica), ma Joshua Tarling è uno dei favoriti per la crono di sabato, Ben Turner tirerà per i compagni di squadra, ma ha spunto veloce in un gruppo non troppo numeroso, così come Kim Heiduk.
Se il Team Polti punterà molto sugli sprint di Giovanni Lonardi ciò che resta della VF Group Bardiani CSF Faizané, da nominare, è di buona qualità: Enrico Zanoncello è il velocista, Manuele Tarozzi e Martin Marcellusi i punti di riferimento per le fughe, Filippo Fiorelli e Filippo Magli quelli tagliati negli sprint a ranghi ridotti (e magari pure loro in qualche bella fuga potrebbero dire la loro grazie allo spunto veloce).
Infine la EF Education-EasyPost che ha nei danesi Mikkel Frølich Honoré e Kasper Asgren, soprattutto, due pedine per le fughe con il secondo che cerca da un po’ di stagioni la vecchia buona condizione, mentre James Shaw e Owain Doull daranno una mano e magari li troveremo piazzati in qualche tappa.
PERCORSO
Da Durazzo a Roma che pare il titolo di una parodia di un film neorealista con Franco e Ciccio. 21 tappe, si parte di venerdì e quindi ben 3 lunedì di “riposo” : niente prima parte lunga con nove giorni di corsa in fila. Appena due cronometro, per circa 42 km totali, entrambe nella prima parte di corsa (seconda e decima tappa). Tre arrivi veri e propri in salita (tappa 7, tappa 16 e 19) con la 18 che arriva in quota a Champoluc dopo un breve tratto di discesa. Una tappa vera e propria con le strade bianche (tappa 9) più lo sterrato del Colle delle Finestre (tappa 20, la più attesa). Oltre alla partenza dall’estero un altro sconfinamento a Nova Gorica (tappa 14). Molto interessanti le (tante) frazioni appenniniche, da scoprire strada facendo cosa potrà, invece, accadere sulla Alpi.
Tre giorni in Albania ad aprire la corsa e subito appuntamenti che scalderanno le gambe ai pretendenti alla vittoria finale che se la dovranno vedere con i diversi cacciatori di classiche presenti, resistenti e veloci. A Tirana si arriva dopo aver attraversato strade complesse anche nel fondo e due volte nel finale il Surrel con la cima a 12 km dall’arrivo e una discesa che può fare selezione: si può attaccare e può arrivare un gruppetto bello sgranato a giocarsi la tappa e la prima ambita maglia rosa. Il giorno dopo la crono, sempre a Tirana, è breve, ma ha quella salitella in mezzo che spaccherà diverse gambe. Il terzo giorno altra tappa di 160 km, fotocopia della prima in quel senso con il GPM di Logora Pass, lungo e impegnativo, quasi 11 km e tratti oltre il 10. Si scollina a 39 dall’arrivo e si va in picchiata verso il mare: anche qui, giornata per cacciatori di classiche, resistenti che sfideranno gli uomini di classifica.
Dopo il riposo la quarta tappa con arrivo a Lecce è la classica frazione del Tavoliere delle Puglie: volatona di gruppo, ma occhio al vento. La tappa 5 arriva nello splendido scenario di una delle città più belle del sud Italia, Matera, e chiama di nuovo alla sfida i cacciatori di classiche, con quel finale molto mosso e qualche velocista più resistente.
Tappa 6: si arriva a Napoli dopo 227 km - frazione più lunga del Giro 2025 - e ne viene fuori una cosa un po’ strana. Metà frazione è impegnativa con lunghe salite per uscire dalla Lucania ed entrare in Campania, una seconda parte velocissima fino a Napoli. Fuga e poi volata sembra l’opzione più gettonata.
Il secondo week end di corsa, invece, parte venerdì 16 maggio con il primo arrivo in salita verso Tagliacozzo, in Abruzzo. Sono 168 km e oltre 3500 metri di dislivello per una giornata caratterizzata da un continuo su e giù che farà selezione. Il giorno dopo, la tappa con arrivo a Castelraimondo è un altro continuo saliscendi appenninico con la salita di Sassotetto da affrontare a metà giornata. Frazione che potrebbe sorridere a una bella fuga, anche con qualcuno con intenzioni particolari. Non c’è riposo nel senso che domenica 18 maggio c’è una delle giornate più attese. La nona tappa, la Gubbio-Siena di 181km è quella con ben cinque settori sterrati (per 29km totali) e quel finale con Monteaperti e Le Tolfe che faranno selezione prima dell'arrivo a Siena in Piazza del Campo.
Dopo il secondo riposo prosegue la salita verso nord e la tappa dieci è la seconda e ultima cronometro. Lucca-Pisa, per 28.6km, una grande occasione persa per fare una bella crono lunga spacca gambe e classifica che dopo il giorno di riposo avrebbe inchiodato tanti pretendenti non al massimo dai primi dieci giorni di gara. Ci saranno bei distacchi ugualmente seppur la lunghezza non è eccessiva e la seconda parte di cronometro molto veloce rischia di appiattire il livello e le differenze.
Non c’è tempo per recuperare perché si torna a salire il giorno dopo sugli appennini, tappa 11 con arrivo a Castelnovo Ne’ Monti dopo aver affrontato il San Pellegrino in Alpe a metà giornata e poi un continuo saliscendi fino all’arrivo. Tappa su cui, fossi negli appassionati, farei un bel cerchio rosso sopra per evidenziare la possibilità di macello e spettacolo. Ci sono tutti gli ingredienti perché venga fuori una giornata da non dimenticare. La tappa successiva, la 12, Modena-Viadana, è, sulla carta, la terza volata di gruppo e arriva prima della Rovigo-Vicenza e della Treviso-Nova Gorica che potrebbe vedere fughe da lontano all’arrivo, ma anche qui altre due volate. Classiche tappe da sfida fra fuggitivi e squadre dei velocisti superstiti.
La terza domenica del Giro, invece, si torna a salire con l’arrivo ad Asiago dopo 219 km e dopo aver affrontato il Monte Grappa a metà giornata. Vista così, sulla carta sembra un’occasione sprecata, ma vediamo cosa succederà da Ponte sul Brenta a Dori prima della conclusione sull'altipiano.
Dopo il riposo si riparte subito per una tappa di montagna con arrivo a Brentonico, in provincia di Trento e quasi 5.0000 metri di dislivello in 203 km. Fatta eccezione per i primi 50 km circa, tutti comunque in leggera ascesa, dall’inizio della salita verso Carbonare fino al traguardo non ci sarà più un metro di pianura. La tappa 17 potrà fare molto male nonostante la sua brevità. Tonale e Mortirolo prima del lungo finale verso Bormio con lo strappo de Le Motte a 9 km dal traguardo che farà ulteriori danni. Il giorno dopo classica frazione di trasferimento dell’ultima settimana con l’arrivo a Cesano Maderno: fuga o volata, non si scappa.
Due delle ultime tre tappe saranno decisive e, a seconda di come ci si arriverà, potranno cambiare la classifica, anzi stravolgerla. La Biella-Champoluc di venerdì 30 maggio è una delle più dure di questa Corsa Rosa con 5 GPM tre dei quali lunghi e impegnativi (Col Tzecore, Col Saint-Pantaleon, Col de Joux), la Verrès-Sestriere del giorno dopo è quella del Colle delle Finestre e basta solo il nome. Infine, domenica 1 giugno passerella finale a Roma, nel suggestivo scenario dei fori imperiali, ma dopo un ingiusto sotto tanti punti di vista lungo trasferimento dal Piemonte.
LA GRIGLIA DELLE MAGLIE
MAGLIA ROSA
⭐⭐⭐⭐⭐ Roglič
⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐ Tiberi, Bernal, lANDA
⭐⭐ Carapaz, S. Yates, A. Yates, Bernal, Gee
⭐ Arensman, Hindley, Martinez, Storer, McNulty, Gaudu, Ciccone, Fortunato
MAGLIA CICLAMINO
⭐⭐⭐⭐⭐ Pedersen
⭐⭐⭐⭐ Van Aert,
⭐⭐⭐ Roglič, Ayuso
⭐⭐ Kooij, Groves, Pidcock, Vendrame, Strong, Pluimers
⭐ Maestri, Tarozzi, Magnier, Tarling, Scaroni, Bennett, Fretin, Lonardi
MAGLIA AZZURRA
⭐⭐⭐⭐⭐ Carapaz
⭐⭐⭐⭐ Ciccone, Storer
⭐⭐⭐ Gee, Steinhauser, Fortunato
⭐⭐ Gaudu, Bilbao, Roglič, Scaroni, Bouchard, Pidcock, Landa
⭐ A.Yates, Pellizzari, Rubio, Formolo, Poels, Bardet, Prodhomme, S.Yates
MAGLIA BIANCA
⭐⭐⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐⭐⭐ Tiberi
⭐⭐⭐ Piganzoli, Poole
⭐⭐ Pellizzari, Plapp, Del Toro
⭐ Svestad-Bårdseng, Rafferty, Arrieta
Dispacci dal World Tour #13
La campagna primaverile si è chiusa e molti non vedevano l’ora: Tadej Pogačar ai microfoni a fine gara pareva più stanco e liberato da un periodo intenso che felice e raggiante per la vittoria. Ha detto, senza troppi giri di parole, di essere felice di vedere chiudersi questo periodo non tanto per la vittoria alla Liegi quanto perché finalmente potrà tornare a casa.
Quello che ha fatto lo sloveno campione del mondo lo sapete tutti, così come conoscete i numeri: sesta monumento consecutiva a podio, nona vinta, con cui diventa il terzo di tutti i tempi, ma alla monca statistica che vede conteggiate solo le cinque grandi classiche, come se poi il ciclismo fosse fatto solo da quelle corse lì, non è così per fortuna, andrebbero aggiunte le vittorie a Giro, Tour, Strade Bianche, Mondiale, Freccia Vallone, Montreal, altre brevi corse a tappe a cui ha partecipato. Lo scorso anno non ha vinto solo a Sanremo e Gp Quebec, tra le corse a cui ha preso parte, ma ha conquistato Strade Bianche, Catalunya, Liegi, Giro, Tour, Montreal, Mondiale, Emilia e Lombardia. E ormai chi ne raccoglie la cronaca e la racconta e chi segue il ciclismo si divide: tra la noia e l'invidia oppure la presa di coscienza di vivere un momento con pochi precedenti nella storia di questo sport.
Tornando alla Liegi: corsa ormai sempre più bruttina forse perché abbiamo negli occhi quel periodo che parte da febbraio e arriva fino a due fine settimane prima in cui ci si da battaglia su pietre e muri, ben altri scenari. Forse perché su pietre e muri c'è chi gli dà del filo da torcere mentre sulle colline (aspre, ma lisce) della Liegi, Pogačar non ha avuto rivali. Difatti quest'anno si ricorda con più entusiasmo l'Amstel dove ha trovato pane per i suoi denti ed è uscito persino sconfitto. In generale, dominio di Pogačar (o di Evenepoel nelle due stagioni precedenti) a parte, La Doyenne negli anni ha perso molto del suo fascino.
La Liegi è stata anche dopo un po’ di anni “la corsa degli italiani” e fa già ridere così a pensare al periodo. Tre nei sei un risultato che, direbbero i giovani di oggi: CLAMOROSO. Proprio così, testuale. Ciccone ha fatto quel qualcosa in più, bravo Bagioli che, un paio di volte all'anno ci ricorda quanto (tanto) talento possiedA. Fra una settimana partirà il Giro e qualche buona speranza anche per il futuro la coltiviamo. Vedremo che succederà.















































