Dispacci dal World Tour #20

Primi dispacci della stagione 2026 e si parla di prime volte. La prima corsa dell’anno del World Tour, in Australia, il Tour Down Under, appuntamento ormai tradizionale in epoca contemporanea; prime nuove maglie a cui abituarsi: aumenta esponenzialmente la tonalità che va dal blu al verde acqua passando per l’azzurro. C’è stato un momento in cui ho fatto fatica a distinguere Quick Step, Decathlon, Bahrain, non fosse stato per il casco, ma, arrugginito com’è normale esserlo in questo periodo dell’anno, per fortuna ci sono arrivato da solo, seppure in in un secondo momento.

Il primo prologo della stagione: lo vince Sam Watson, verrebbe, molto stupidamente, da dire, “elementare”. Era uno dei favoriti, per la breve distanza, per quello mostrato lo scorso anno quando il cambio di casacca da Groupama a Ineos aveva giovato alle idee che il britannico, campione nazionale in carica, si era fatto del mondo. Sesta vittoria da professionista, seconda nel prologo di una corsa a tappe del World Tour (Romandia 2025). Abbiamo uno specialista.

La prima volta in volata: la vince Tobias Lund Andresen. Prima uscita in linea con la sua nuova squadra, il suo nuovo treno – pare già affiatato con Gudmestad e ci chiediamo quanto bene possa fare il giovane lead-out norvegese quando si ritroverà a pilotare Kooij – e il suo nuovo kit. Era la prima volta per Lund Andresen anche con la sua nuova bici e lui ci ha tenuto a specificare quanto forte vadano quelle della squadra francese. Una volta io non ci avrei mai fatto caso, non avrei mai pensato a tutte queste differenze, ai massimi livelli, tra un costruttore e l’altro.

La prima tappa per la classifica: la UAE già prende e se ne va. Yates (quest’anno non servirà specificare tra Simone e Adamo) accelera, Vine rifinisce. In mezzo Narvaez rientra e scorta l’aussie fino al traguardo. Pagano con gli interessi tutto ciò – si fa per dire. Narvaez, nella penultima tappa, cade e si ritira: un brutto infortunio il suo. Vediamo i tempi di recupero, ma intanto il suo capitano (quello sloveno) potrebbe perdere una pedina di lusso per la campagna del Nord e dintorni. Poco male, direte voi, vista la profondità di rosa. Anche Vine cade, ma non si ritira, nell’ultima tappa, a causa di un canguro che prende a cazzotti mezzo gruppo. Si rialza, Vine, e vince. Con un polso fratturato. Questo per chi, come me, ci mette mesi a recuperare da un raffreddore.


I primi segnali italiani: Andrea Raccagni Noviero. Nell’ordine d’arrivo dell’ultima tappa della corsa australiana troviamo ben 5 azzurri nei 15: Zambanini ottavo, Bagioli decimo, Sobrero dodicesimo, Raccagni Noviero tredicesimo, Zana quindicesimo. Questo passa il convento e non ci dobbiamo lamentare, non ora almeno; verrà il momento, più avanti. Andrea Raccagni Noviero, di questa compagnia, è il più giovane, ha meno chilometri e ha caratteristiche quasi uniche. Veloce, resistente, si adatta ai prologhi e alle salite brevi e potrebbe dire la sua persino nelle corse del Nord. Da un po’ di tempo a questa parte abbiamo l’impressione che il corridore ligure si stia trasformando in cacciatore di piazzamenti nelle classifiche generali, grazie alla sua costanza, ed è proprio ottenendo buoni risultati nella settimana australiana che ha chiuso al 6° posto la classifica finale del Tour Down Under, a pochi secondi dal podio e pure con la maglia bianca di miglior giovane. Vero, direte voi, la concorrenza non è che fosse da impazzire, ma sono segnali che ci prendiamo e portiamo a casa volentieri.

Il primo arrivo che tira all’insù lo vince il corridore, forse, più atteso tra le prime pedalate stagionali: Matthew Brennan. Intorno a lui cresce l’aura del mito pur avendo (o forse proprio per questo?) poco più che vent’anni. Lo hanno criticato per le prime volate, lui che non è adattissimo agli sprint di gruppo, figurarsi se poi lanciato male come successo. L’ultimo giorno, tuttavia, ha mostrato che su certi arrivi sono pochi a potersela giocare con lui che ricorda, in un corpo solo, i più forti corridori da gare di un giorno degli ultimi quindici anni.

Infine, c’è tempo, non solo per le prime volte, ma anche per qualcosa in più: Edoardo Zambanini ha chiuso la gara australiana alimentando la bellezza della sua collezione inverno/primavera/estate/autunno di piazzamenti nelle prime dieci posizioni, senza ottenere alcun successo. Escluse classifiche a punti, KOM, giovani e cronosquadre, sono 36 e così distribuite: 5 nel 2022, 1 nel 2023, 18 nel 2024, 10 nel 2025, 2 nel 2026. Ora manca solo la prima volta: la vittoria.


Pensieri sparsi su una stagione di ciclocross

Quando Mathieu van der Poel decide di sporcarsi, il ciclocross cambia. Non è più sport: è una dimostrazione di forza. Fango, sabbia, erba, neve non fa differenza. Quando lui si scalda, il resto evapora. Corre quando vuole, quanto vuole, vince come vuole: ogni volta che appare catalizza e ricorda a tutti che il cross, senza di lui, è un’altra cosa.

Eli Iserbyt si ritira a 28 anni. Un corpo che si spezza, l’arteria iliaca, nemico del ciclista, lo condanna, un talento che ha mantenuto a sprazzi a causa anche del livello degli avversari. In bici pareva un folletto fastidioso che ti saltava addosso anche quando non ne avevi voglia. La sua uscita di scena l’hanno definita straziante.

Wout van Aert aggiunge un altro infortunio alla collezione, come se il destino si divertisse a ricordargli che la grandezza è un debito che si paga caro. Moderno Prometeo.

 L’Italia, intanto, smette di aspettare: Filippo Grigolini, Patrick Pezzo Rosola, Giorgia Pellizotti, (under 19) e Mattia Agostinacchio (tra under 23 ed élite) crescono con la sfrontatezza dei più grandi. Promettono, manterranno? Diversi indizi che vanno verso una direzione. L’Italia ci sarà.

L’Italia c’è anche con Sara Casasola al vertice dell’élite femminile, una manciata di podi, sta benissimo in mezzo alle neerlandesi.

 E poi c’è Thibau Nys, sospeso tra eredità e ambizione. Sei vittorie in stagione compreso il titolo nazionale e il podio all’Europeo dietro Aerts. Tutti lo guardano, tutti lo aspettano. Ma la domanda vera è un’altra: avrà il coraggio di diventare qualcosa che non assomigli a nessuno?

Lucinda Brand non ha avuto bisogno di indizi, né di promettere e mantenere: lei c’è già perché ha imposto la sua legge. Una stagione feroce, chirurgica, costruendo la sua ennesima annata vincente con la tenacia, arma più affilata del talento puro. Tredici vittorie di fila dopo l’Europeo perso: ha preso il suo caos interiore e l’ha messo in riga.

Si è corso, finalmente a Terralba, in Sardegna, la prova di Coppa del Mondo. Scenario incantevole, con il suo borgo di pescatori. Televisivo si sarebbe detto una volta. Peccato per gli assenti: riuscirà chi governa questo sport a livello mondiale a tutelare gli organizzatori che hanno messo in piedi uno splendido spot per questa disciplina?

Fem van Empel si ferma, e il movimento trattiene il fiato. Non per cosa saranno i risultati, ma per ciò che significa quando una campionessa così giovane decide di tirare il freno. «Il mio corpo e la mia mente hanno dato un segnale molto chiaro. Al momento mi mancano quella motivazione e quel piacere che il ciclismo mi ha dato per anni», ha detto e dopo essersi fermata una volta e averci ripensato, ora il suo addio pare più definitivo. Rispetto.


L'ennesimo pezzo su Wout van Aert

L’ennesimo pezzo su Wout van Aert, ma che ci volete fare: è un corridore che attira, accende, divide, unisce. Piace, anzi di più: lo si ama per i motivi più disparati, e ognuno in questo momento sta pensando al suo. In un tempo in cui il ciclismo su strada si ferma e ci lascia smarriti, cerchiamo sempre un porto sicuro. Nel ciclismo contemporaneo, popolato da vincenti inscalfibili, gare che si decidono ore prima della fine e corridori che vorremmo vedere più spesso nei paraggi, Van Aert resta al centro dei nostri pensieri.

Il suo 2025 qualcuno lo ha definito “non all’altezza”. Ma se guardiamo a ciò che ha vinto, ci basta e avanza: la tappa degli sterrati al Giro, battendo Isaac Del Toro, uno dei grandi protagonisti del 2025, una decina di anni più giovane di lui; la tappa di Parigi al Tour de France, lui che su quell’arrivo aveva già trionfato, ma in maniera diversa. Stavolta, sotto una pioggia torrenziale, ha staccato persino Tadej Pogačar, sfruttando la salita verso Montmartre che disintegrava il gruppo. Una mini-classica, e lui, che nelle (anche mini) classiche è sempre stato protagonista, non si è lasciato sfuggire l’occasione.

L’ennesimo pezzo su Wout van Aert nasce anche dagli alvento awards: quella vittoria è stata candidata come miglior momento della stagione 2025, insieme alla tappa che ha ribaltato il Giro tra Finestre e Sestriere, decisiva nel sorpasso di Yates su Del Toro e Carapaz. E nasce dalle sue parole a The Athletic, l’inserto sportivo del New York Times: «In televisione sembra tutto molto più chiaro» ha raccontato, ricordando quella giornata, una delle più belle della sua carriera. Nonostante un palmarès già importante, resta per qualcuno -noi compresi- meno gonfio di quanto si sperasse (Fiandre e Roubaix, chissà…). «Ma io in quei frangenti non sentivo nulla. Avevo la radiolina, il diesse che urlava, pensavo solo “cazzo, sono lì”. Mi giravo e non vedevo nulla, con la pioggia e tutte quelle moto». Poi l’esultanza, le cicatrici, il gesto: Van Aert si alza sui pedali tagliando il traguardo. «Avevo questo saluto in testa da un po’. Dopo l’infortunio volevo mostrare che ci sono ancora, che sono ancora in piedi, che sono ancora un corridore di livello».

Il viaggio negli Stati Uniti con Cervélo, fornitore della Visma LAB, gli ha permesso di pedalare con 250 appassionati e incontrare Reggie Miller, ex stella NBA e appassionato di ciclismo. «Negli USA non ci sono più grandi corse, ma una volta che sei qui senti come fosse esattamente l’opposto». Con Miller ha giocato a basket, parlato di futuro e persino della possibilità che un giorno l'ex cestista commenti il Tour. Ha assistito a una partita NBA: «Durano a lungo, con tutti quei timeout, ma non c’è stato un momento noioso». E ha riflettuto: «Si può sempre imparare da altri sport. La NBA come federazione è completamente diversa dal ciclismo. Il sistema finanziario che hanno è qualcosa da cui dovremmo imparare, anche se sarà difficile cambiare».

Ha parlato delle cadute, sempre più dure da gestire con l’età: «A vent’anni non ci pensi, ma poi diventa complicato. Soprattutto quando hai moglie e figli che ti aspettano, o quando guardi il ginocchio e ti ricordi cosa ti è successo». E ha confessato, dando conferma a ciò che già sapevamo, la sua ossessione: Roubaix e Fiandre. «Le inseguo da tutta la carriera e le inseguo ancora. Sono le corse più grandi dell’anno, da belga corro in casa e mi danno motivazione. La pressione è sempre lì. Per anni sono stato il favorito o uno dei favoriti, e arrivarci così è stato difficile da gestire. Vincerne una sarebbe la ciliegina sulla torta. Significherebbe tutto per me».
Anche per noi, Wout.


Sofiane Sehili: comunque un'avventura

«Il momento in cui ti svegli è sempre il più difficile, perché quando dormi non sei in prigione».

Il confine tra Cina e Russia, nel valico di Dongning-Poltavka, non è una linea da passare: è una soglia. E come tutte le soglie, non si attraversa solo con uno sforzo, come tutti i confini non basta un visto, un passaporto, ma ci vuole una storia. Questa è quella di Sofiane Sehili, ciclista francese, noto per le sue imprese di ultraracing e che ha percorso quasi 18.000 chilometri in bicicletta nel tentativo di inseguire un record, anzi uno fra i tanti che appartengono al tedesco Jonas Deichmann, quello, per l'appunto, dei 18.000 chilometri in bicicletta che Deichmann percorse da Nordkapp a Capetown in 72 giorni nell’ormai “lontano 2021”. Sofiane c’ha provato, è arrivato a un soffio e poi, d’improvviso, si è ritrovato a un confine senza sapere cosa fare, d'improvviso si è ritrovato in una cella russa, ci resterà per due mesi, a meno di 200 chilometri da quel traguardo virtuale.

Prima di partire, 1° luglio 2025, alle ore 8 da Cabo de Roca, Portogallo, per tentare l’impresa, ha affidato ai social il suo pensiero:

“Domani è il grande giorno.
Alle 8:00 darò la prima pedalata di un viaggio lungo 16.000 km. Partirò dalle coste dell'Atlantico per raggiungere quelle del Pacifico, attraversando sia l'Europa che l'Asia. Lo farò il più velocemente possibile, il che è un po' stupido se ci pensi... ma non ho mai finto di essere intelligente 🤷🏻
Non so più cosa provare. Ansia, trepidazione, stress, eccitazione... È solo un mix di emozioni che vanno e vengono come una marea impazzita. Non vedo l'ora che arrivi domani, quando sarà solo gioia. La gioia di essere in bici per un giro lunghissimo.
È raro che mi manchino le parole, ma ora non so proprio cosa dire. Quindi lasciamo perdere.”

Il primo settembre, dopo aver attraversato l'Europa e aver quasi raggiunto il traguardo stabilito, arriva al valico di Dongning-Poltavka con un visto elettronico. Il valico è nell’elenco dei punti di ingresso autorizzati. Ma c’è un dettaglio: vale solo per i cittadini cinesi. Per gli altri, è carta straccia. Gli indicano Suifenhe, 60 chilometri più a nord. Il giorno dopo è lì, puntuale all’apertura. Ma non si può passare in bici. Né in autobus. Il treno parte troppo tardi. Seduto davanti a un negozio, con un tè freddo in mano, si chiede cosa fare. Arrendersi? Non è il momento. Non ancora. Pensava, tuttavia: «Questa non è l'Europa, non è il Nord America, sono Cina e Russia. Non ho riflettuto, però, troppo bene sul particolare contesto geopolitico in cui mi trovavo, sulle difficili relazioni tra il mio Paese e la Russia». Si prende il suo rischio.

Decide di tentare. Si dirige a sud, lungo una recinzione che dopo qualche chilometro svanisce. Un sentiero si apre nella foresta. Spinge la bici, attraversa una strada sterrata, passa sotto un filo spinato. Dall’altra parte, la vegetazione è stata disboscata: cento metri di terreno esposto, sorvegliato da una tenda militare. Corre. Poi si arrampica per ore nella boscaglia, ginocchia e stinchi sbucciati, seguendo la ferrovia. Quando scorge un posto di blocco doganale, devia. Ma è esausto e si consegna.
Alla dogana gli sequestrano tutto: telefono, GPS, GoPro. Dopo due giorni, la notizia: trenta giorni di custodia cautelare. È uno shock. Non può contattare la famiglia. Il consolato francese sarà informato, forse. Intanto, viene trasferito in una stazione di polizia, dove trascorre 36 ore trattato come un criminale.

Poi, il carcere, dove tutto, inizialmente, diventa brutale. In cella la luce accesa 24 ore su 24. Un detenuto lo colpisce, uno di quei russi che ci si immagina guardando film e leggendo libri: «Grande, grosso, rasato e la croce ortodossa d'oro». Lo spinge a terra. È il momento più duro dei suoi cinquanta giorni in Russia. Dopo un po' la tensione si scioglie.  Si integra, i compagni lo accolgono, lo aiutano. In prigione, dice, bisogna essere impeccabili. Gli radono i capelli. Gli danno un posto.
La visita del console onorario francese a Vladivostok è un’ancora. Gli porta dei libri da leggere, un dizionario per comprendere almeno le parole basilari. Legge Se solo fosse vero di Marc Lévy, non il suo genere, dice, ma meglio di niente. Un altro libro, di appena cento pagine, lo fa piangere: troppo breve. Lo legge due volte.

Scrive. Racconta il suo viaggio, compone poesie. Fa esercizio fisico. Subisce un attacco di panico, il primo della sua vita. Ma scopre anche l’empatia. «Mandare qualcuno in prigione è una cosa seria - racconta - Nessuno è felice lì. Nessuno può vivere in pace».

Il record è sfumato, certo. Ma resta l’impresa: (quasi) 18.000 chilometri in bicicletta e la galera. «Si può dire che è esasperante fallire a 200 chilometri dal traguardo» riflette. «Oppure si può dire che è comunque un’avventura».

Foto: Edoardo Frezet


Dispacci dal World Tour #19

Nel fine settimana appena passato, ormai a tutti gli effetti il penultimo di corse su strada di questo 2025, si è disputata una delle corse più attese e interessanti dell’intero calendario mondiale e a vincere è uno dei corridori più forti, intelligenti e amati nel gruppo. Parliamo di Paris Tours e Matteo Trentin.

A 36 anni Matteo Trentin, che si è confermato Monsieur Paristours, tre successi in carriera nella classica francese di fine stagione, vinta in tutte le sue configurazioni, ora pure con gli sterrati, come ricorda Michele Moretti diventa il meno giovane tra i vincitori di questa corsa, battendo il precedente primato appartenuto al mitico Eugène Christophe e si parla di oltre un secolo fa. Nell’epoca dei giovanissimi che si impongono nell'età dell'innocenza e spesso poi, in quella della maturazione definitiva non lasciano nulla agli altri, vedere un ragazzo di 36 anni conquistare una delle corse più appassionanti del calendario non può che essere un bene per il ciclismo, il fatto che poi a vincere sia stato Matteo Trentin, corridore tra i più brillanti, non solo in gruppo - quante volte abbiamo apprezzato la sua innata capacità di leggere la corsa, di stare davanti nei momenti difficili, di saper interpretare tatticamente i singoli momenti, soprattutto tra Francia, Belgio e Olanda, come pochi altri - ma anche ai microfoni, dotato di un'intelligenza rara nel mondo del ciclismo (soprattutto quello italiano), insomma che vinca uno così non può che farci piacere. Ora l'obiettivo sarebbe il quarto successo per diventare recordman assoluto di una classica nobile che ha perso il suo status WT, perché all'UCI non fanno le cose per bene, ma resta un diamante nascosto nel calendario, sicuramente il più prezioso estratto da Trentin in carriera.

E come ha vinto! Davanti Gruel e Lapeira compiono un autentico pasticciaccio, tra i più grossi del 2025, ma era un po’ che non vedevamo andare in scena uno dei vecchi topos dei finali ciclistici: due corridori che si guardano, si fermano e da dietro rientrano e si fanno bucare. Ai microfoni per i due è stato difficile nascondere l’imbarazzo: si conoscono bene, caratteristiche simili, hanno provato a bluffare a fare perdere l’altro e, come in ogni finale che si rispetto, intriso di dramma e pathos, hanno perso entrambi, hanno permesso il rientro degli altri, tra cui Matteo Trentin che va a conquistare così la trentaduesima vittoria in carriera, la prima in questo 2025, in un periodo in cui alla Tudor stanno andando davvero forte, basti pensare al successo di Alaphilippe al GP Quebec e al podio di Storer al Lombardia.

A 36 anni, con diversi momenti salienti nella sua carriera, il titolo europeo, le tappe vinte in tutti i grandi giri e sempre in maniera memorabile -  a qualcuno viene in mente Harrogate, noi invece non sappiamo di cosa stia parlando, Matteo Trentin continuerà ancora per almeno un’altra stagione e visto come si sta concludendo l’anno, diciamo per fortuna. Così come diciamo che per fortuna la stagione volge al termine, così stacchiamo un po’ anche noi.

PS Nella corsa francese abbiamo visto un’altra volta una notevole giornata vissuta da Albert Whiten Philipsen. Il classe 2006 danese ha iniziato forte al Tour Down Under per chiudere a ottobre con un podio alla Tre Valli Varesine e alla Paris-Tours, in mezzo il successo alla Roubaix Under 23 e un tentativo non riuscito, di fare classifica al Giro Next gen. Non sappiamo cosa potrà diventare come tipo di corridore, ma sappiamo che ci farà divertire un sacco.


Dispacci dal World Tour #18

Tempo fa scrissi qui parlando di ciclismo francese e a proposito di Seixas:

Chi, invece, al Tour de France ci penserà (non subito) e dovrà resistere (già ora) alle pressioni che hanno schiacciato decine di corridori prima di lui è Paul Seixas. Tempo fa – perdonate il momento autoreferenziale – mi è stato chiesto se ed eventualmente chi, nella generazione futura di corridori, avrei visto capace di avvicinarsi a ciò che stiamo vedendo e vivendo, robe da Tadej, Remco, Mathieu, Jonas, eccetera, per capirci.  Fui lapidario nella risposta. Sì, ce n’è uno: Paul Seixas. Classe 2006 (destinata a diventare una delle annate più forti della storia del ciclismo) il francese della Decathlon, a soli 19 anni, sta scrivendo brevi pensieri sulla precocità in questo sport.

Mi aspettavo tanto, ma non subito così e adesso, e al termine di una stagione che per lui è stata già particolare per il doppio salto di categoria e (abbastanza*) dispendiosa: nel momento in cui scrivo sono 37 giorni di gare, oltre 5.000 chilometri e ben 3 vittorie, tutte all’Avenir, due tappe e la classifica finale, quindi tecnicamente ancora a quota a zero tra i professionisti, ma se non sarà questa la stagione del primo successo, arriverà presto, già a inizio 2026: dategli una mezza salitella e saprà come fare.

Non sembra aver pagato minimamente il passaggio che lo ha portato da essere un apprendista, uno juniores, fino a diventare un precoce professionista e come lui, a memoria mi viene in mente solo un altro corridore capace da subito di imporsi in tal senso, Remco Evenepoel, e ha fatto scalpore come domenica sulle strade che avrebbero assegnato il titolo continentale il giovane francese è stato a lungo a ruota proprio del belga, mentre Pogačar se ne andava via. Siamo, giusto ribadirlo, anche se ormai lo si è detto e scritto in ogni modo, al cospetto di uno di quei corridori che vincerà tante corse importanti e pronto, probabilmente a raccogliere l'eredità, di certi grandi nomi usciti in questi anni. La parte da evidenziare maggiormente, però, sta nel come abbia già bruciato le tappe -  è un settembre 2006. Già nelle sue prime gare, UAE Tour, poi ritiratosi a seguito di una caduta, teneva le ruote dei migliori, a parte il migliore, quello lì. Al Tour of the Alps ha rischiato di vincere la sua prima corsa da professionista, lasciando il successo in una tappa a Nicholas Prodhomme, compagno di squadra; al Delfinato arriva ottavo, parliamo di una delle brevi corse a tappe più prestigiose e impegnative, per percorso, nomi al via, importanza, del calendario e in quel momento lì, mentre lo vedevamo tagliare il traguardo in salita davanti a corridori di alto livello, esperti, con già risultati di peso alle spalle, abbiamo intuito come quel qualcosa di grande che sembrava covare in maglia Decathlon sarebbe potuto diventare realtà.

Tra Mondiale ed Europeo ci siamo tolti ogni dubbio: a Kigali ha attaccato, ha provato a resistere poi ha un po’ pagato la distanza ma ha chiuso 13°, risultato di enorme spessore. In Francia, Campionato Continentale, ha sorpreso tutti salendo sul podio, bronzo, proprio come lo scorso anno tra gli juniores.  Si è meravigliato anche lui di ciò che è successo: «Tutto ciò è pazzesco: se qualcuno domenica mattina me lo avesse detto lo avrei preso per pazzo. Non avevo nemmeno le scarpe per salire sul podio e partecipare al cerimoniale (salirà sul podio con le scarpette usate in corsa NdA) e invece mi sono ritrovato di fianco a Tadej e Remco a fine corsa e in gara con le migliori gambe mai avute nella mia vita». Ha sorpreso, in parte, pure la sua squadra: «Puntavamo tutto su Grégoire e Sivakov, ma poi ci si riamo trovati con Seixas davanti» ha detto Vocekler, che poi ha parlato di come il ragazzo abbia la tranquillità di quei campioni che faranno la differenza, anche se detto da uno nervoso e nevrotico come T-Blanc potrebbe non fare troppo testo. «Mi impressiona per il suo carisma naturale - ha aggiunto il ct transalpino - per la sua spensieratezza unito a un fare sin troppo rilassato che potrebbe passare per nonchalance, ma in realtà è uno iper professionale. Lasciamolo crescere in pace, però, perché bisogna rendersi conto che ha solo 19 anni e intorno a lui facciamo un sacco di rumore». Pure troppo, pare che in una corsa disputata in Francia qualche settimana fa la squadra abbia dovuto transennare la zona del bus perché presa d'assalto da tifosi in ansia di vedere da vicino "Colui che..."

Di Seixas dicono anche come, tuttavia, abbia la testa ancora di un ragazzino (meno male!) che a volte pare un po' perso, ma quando è in corsa non sbaglia un colpo. «Quando ci hanno raggiunti ho visto tre corridori avere un passo devastante, migliore di tutti gli altri, due di questi erano Tadej e Remco, il terzo era Paul», ha raccontato Prodhomme, suo compagno di squadra in Decathlon, che ha beneficiato mesi fa proprio dell'aiuto del suo compagno di squadra per vincere la prima corsa tra i professionisti, ed è stato, domenica scorsa, uno dei protagonisti della fuga che ha caratterizzato il Campionato Europeo.

Elenco dei corridori capaci di partire vincendo il Lunigiana e mettendo vicino anche successi nelle corse a tappe tra Under 23/dilettanti e poi grandi giri. Per Martinez e Seixas al momento è ancora presto, poi chissà...

Il diciannovenne - da poco, li ha compiuto il 24 settembre in piena rassegna iridata dove, come al campionato europeo, era il più giovane corridore al via -  è stato l’unico a resistere al primo attacco di Evenepoel, lui oltre a Pogačar, si intende, ma di lui ormai non c'è altro da dire. Nel finale ha dato il via a un bel duello con Scaroni, staccandolo nel finale e forse dandoci i minuti più interessanti in assoluto tra mondiale ed europeo, un po' di incertezza e un po' di pathos.

Ha vinto "solo" l'Avenir (con due tappe) quest'anno e l'ultimo vincitore del Tour dei piccoli ad aver poi conquistato quello dei grandi è stato proprio un certo Pogačar, prima di lui Bernal. Tra i francesi l'ultimo a vincere Avenir e Tour è stato Fignon ma erano altri tempi e l'Avenir un'altra corsa, tanto che Fignon lo vinse ben quattro anni dopo il Tour; mentre tra quelli che hanno vinto l'Avenir e poi non si sono imposti troviamo, tra gli altri, Gaudu e Barguil. Seixas brilla di un'altra luce rispetto ai due citati.

Da junior ha mostrato le sue potenzialità vincendo il Lunigiana e insieme all'italiano Finn, al danese Withen Philipsen e allo spagnolo Alvarez rappresenta il meglio di una classe (quella 2006) che ha qualcosa di speciale. Da Under 23 ha vinto l'Avenirs: olo Pogačar ha messo insieme queste due corse e Pogačar da professionista ha aggiunto robe così importanti che non serve nemmeno stare qui ad elencare. A qualcuno non piace il termine predestinato, ma non saprei come meglio definire un corridore come Seixas.

*ha corso molto meno non solo dei professionisti ma anche di altri suoi coetanei che hanno disputato la stagione tra gli Under 23, ma ha comunque messo assieme UAE Tour, Tour of The Alps, Delfinato, Avenir, mondiali, tre prove, le due a cronometro e quella in linea, e l’Europeo in linea e chiuderà la stagione domenica con Il Lombardia. «Abbiamo voluto mettere qualità senza aumentare il suo carico di gare - ha raccontato Jean-Baptiste Quiclet, uno dei capo allenatori della Decathlon - come primo approccio tra i grandi, procedendo inizialmente con un'intensità misurata con gare di un giorno e poi crescere gradualmente - TotA, Delfinato e poi Avenir. Con lui ci stiamo prendendo il tempo per fare le cose per bene...». Per il momento il piano sta riuscendo.


Dispacci dal World Tour #17

Il passaggio senza soluzione di continuità tra Mondiali ed Europei dà lo spunto per parlare della scelleratezza di chi ha organizzato il calendario del 2025 - mentre scrivo scopro che anche nel 2026 i due eventi saranno consecutivi, evidentemente ritengono vincente la formula.

Esiste uno sport gestito in maniera così bizzarra e che vuole male a se stesso come il ciclismo? Domanda retorica: in generale non viviamo un periodo caratterizzato da grandi statisti. Ci sono problemi più grandi all’interno del sistema delle due ruote, è vero, la sicurezza prima di tutto, ma trovo ugualmente necessario puntare il dito su come sono state disegnate queste ultime settimane di corse. Dal 21 al 28 settembre la rassegna iridata in Africa, dall'1 al 5 ottobre quella continentale in Francia, un vero pastrocchio.

Ci rimettono i corridori, molti hanno dovuto (e stanno facendo) fare i salti mortali per partecipare a entrambe le rassegne, qualcuno parteciperà pure a tutte e quattro le prove (strada e cronometro) tra mondiale ed europeo; mi immagino i loro ultimi giorni un po’ folli, condizionati dall'insonnia, voci intorno sempre più ovattate e viaggi in aereo vissuti col montaggio frenetico di Fight Club. Che poi attenzione, non è che sia la prima volta che atleti di un qualsiasi sport si debbano sciroppare viaggi e corsa a breve distanza, ma ciò non vuol dire sia giusto e corretto. E poi siamo a fine stagione.

Ci rimette lo spettacolo, con liste di partenza monche per scelte fatte sacrificando una corsa rispetto all’altra, malanni, forfait dell'ultimo momento; ci rimettono le corse in sé: nella settimana dedicata alla rassegna continentale il calendario è ulteriormente tronfio e ingolfato - non una novità, ma i corridori sono limoni spremuti fino a che di loro non rimarrà che uno sguardo assente e carcasse vuote - con diverse gare che si sovrappongono. In più le squadre stanno facendo il conto con gli ultimi punti UCI, bella porcata, che per qualcuna di loro significa visibilità ai limiti della sopravvivenza (e tiene banco la lotta a colpi di manciate di punti tra Astana e Cofidis per restare nel World Tour), mentre i corridori vanno anche a caccia di un contratto per il 2026 e preferiscono mettersi in luce nelle corse in giro per l’Europa (in alcuni casi anche fuori dall’Europa), piuttosto che andare in Francia (o in Rwanda) a prenderle da Pogačar a centinaia di chilometri dall'arrivo. Molti hanno detto "no, grazie!", anche in Italia, altri hanno fatto delle scelte, altri pensavano di partecipare a un evento piuttosto che all'altro e alla fine si sono ritrovati a correre con la squadra di club da un'altra parte ancora.

Due parole, ancora, sul mondiale élite di domenica scorsa, detto che troverete un ampio riporto della settimana iridata nel numero di alvento in uscita in questi giorni. 30 corridori la portarono a termine, più che trotterellando arrancando come bestie da soma. Giornata durissima, tantissimi ritiri, anche per le situazioni ambientali (caldo, altura, viaggio, molti si sono fermati in preda al caro vecchio cagotto) che ha esaltato le caratteristiche dei fondisti, di quelli che raschiano il fondo del barile e nelle estenuanti prove a eliminazione trovano il massimo dell'ispirazione: è il caso di Healy (3°) e Skuijns (5°). Si è visto brillare Ayuso (8°), dopo una gara spavalda e la dimostrazione che magari con più spazio e un altro calendario lo si possa vedere correre con profitto anche le corse di un giorno: mi incuriosirebbe molto vederlo al via di un Fiandre, per esempio. E poi la conferma delle doti di Del Toro (7°) e Seixas (13°). 2003 e 2006, uno ormai lo conosciamo già, l'altro stiamo imparando a capire cos'è, ovvero un possibile dominatore. Ha attaccato senza paura, ragazzo di 19 anni appena compiuti. Ha attaccato e chiuso con i migliori. In Francia dicono che non sarà possibile che il ragazzino non vinca il Tour de France, speriamo bene per lui e per loro, le pressioni spesso soffocano.

Infine sull'Europeo, sarà una prova che favorirà, almeno sulla carta, i medesimi profili adatti al percorso di Kigali e così chi non ama particolarmente l'orrenda maglia di campione continentale sarà contento: il rischio che il vincitore del Mondiale conquisti anche questa gara è concreto. Vediamo a quanti chilometri dall'arrivo attaccherà.


Guida alla prova in linea élite maschile dei mondiali 2025 a Kigali

DOMENICA 28 SETTEMBRE

 

Prova in linea maschile Elite 267,5 km (5.475 m D+)

ORARIO: (9:45 – 16:45 CIRCA)

Ciò che ci aspettiamo, almeno sulla carta è che non esiste alcun modo per battere Tadej Pogačar nella versione 2024 e 2025. Lui, come fosse creato dalla mente di Jim Starlin, fa del ciclismo ciò che vuole, però esistono, forse, cinque modi (più uno, che ho aggiunto a mondiale in corso) che possa dare la possibilità agli altri di vincere. Siete curiosi? Ecco svelato il segreto, segretissimo, a cui nessuno può credere, ma invece credetemi, potrebbe funzionare:

1) Una caduta:
2) un malanno;
3) che decida di non partecipare alla corsa;.
4) autosabotaggio;
5) Strano e misterioso appagamento come suggerito da un interessante editoriale di Marco Grassi.
5+1) Evenepoel lo ha battuto a cronometro pochi giorni fa e chissà…

Poi, esisterebbero dei modi, più o meno legali, abbastanza ortodossi, come ad esempio fare la corsa, provarci almeno, non si chiede molto, se non quello di non partire battuti, dimessi, coi volti depressi, senza aspettare che sia lui a distruggere il gruppo con la propria squadra partendo a oltre un centinaio di chilometri dall’arrivo (oggi il punto caldo, il trigger, è stato individuato sulla lunga salita poco dopo metà gara e gli avversari hanno già detto che lì ci sarà da drizzare le antenne, vedremo....), come già accaduto, costringendo ciò che rimane di nemici (sportivi) e subalterni a un affannoso quanto disorganizzato inseguimento. Lo scorso anno a Zurigo fece esattamente questo. I suoi accesero gli strumenti quando al traguardo mancava troppo per essere vero, poi lui iniziò a cantare nelle orecchie dei suoi avversari spaccandogli i timpani.

Potrebbe accadere di nuovo, tra la ciclicità degli eventi, e il paradosso del giorno della marmotta: siamo realisti e non crediamo all’impossibile, siamo realisti e diciamo di sì, succederà. La distanza dal suo attacco al traguardo potrebbe essere misurata in 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80 chilometri, non importa, lui ha quel canovaccio: anticipare gli altri con la forza esplosiva del suo primo attacco dopo aver mandato a pezzi il gruppo con il supporto dei compagni di squadra che si voteranno totalmente alla causa di uno dei più grandi sportivi della storia del proprio Paese, quel Tadej Magic (mi perdonerà Luka Doncic) che da anni la Slovenia sognare fa. Lui attacca e gli altri non lo riprendono più perché non riescono a colmare quel vantaggio che si viene a creare inizialmente, dove lui esprime una potenza impossibile per gli altri, e poi mantenendo il distacco con la capacità di raggiungere una velocità fissa di crociera per ore e ore fino all’arrivo. Insomma, film già visto e rivisto.

La Slovenia è tutta per lui, oltre al fedelissimo Domen Novak, anche grandi primattori come Primož Roglič e Matej Mohorič, che hanno già confermato di sposare la causa senza alcun tipo di ripensamento o invidia interna, con il primo(z) probabilmente nel ruolo di ultimo uomo, preludio dello scatto decisivo (interessante vedere Rogla in questa veste) e il secondo, che ha parlato del suo capitano come uno dei migliori amici in gruppo e fuori, in crescita dopo una stagione tribolatissima, che potrebbe tornare utile se la corsa dovesse seguire, da un punto di vista tattico, un canovaccio differente fatto magari fatto da attacchi dalla media distanza di corridori di qualità.

Prima di parlare degli altri pretendenti alle medaglia, uno sguardo al percorso. Lungo e frastagliato con 267 km e quasi 5.500 di dislivello. La novità (credo assoluta, non ho controllato, mi scuserete) è quella dell’inserimento, poco dopo metà gara (dopo 9 giri del circuito), di un tratto “in linea” di 42,5 km con le scalate del Mur de Kigali (0,4 km all’11%), della Cote de Péage (1,8km al 5,9%) e, soprattutto, del Monte Kigali, 5,9 km al 6,9% di media, salita che potrebbe spaccare la corsa definitivamente - all’arrivo mancheranno poco più di 100 km e potrebbe essere il primo avvertimento sulle intenzioni dello sloveno che insegue il secondo titolo di fila (che vedendo i percorsi di 2026 e 2027 potrebbero poi diventare tre e quattro, ma non corriamo). Dopodiché si rientrerà nel circuito per gli ultimi 6 giri in cui affrontare nuovamente gli strappi di Kigali Golf (0,8% km all’8,1%) e il tradizionale Kimihurura, (1,3 km al 6,3 %) che, come abbiamo visto, negli ultimi passaggi ti può stroncare completamente. Un percorso duro, sicuramente, soprattutto nel finale, ma che dà spazio per recuperare energie e fuggitivi, una sede stradale molto ampia che non riduce il percorso a uno di quegli estenuanti frena-e-accelera che caratterizza per esempio le gare del Nord e che ti consuma molto velocemente e fa venire fuori altre qualità. No qui conta solo e soltanto andare forte, essere in forma, avere ancora energie a fine settembre.

Il primo (e forse unico, oppure possono provare a impensierirlo anche altri due corridori che troveremo in seguito?) avversario di Pogačar, tra quelli che corrono su un mezzo a due ruote spinto da gambe e pedali è Remco Evenepoel. Tutti noi sogniamo una sfida epica, lo facciamo per romanticismo, anche per non passare una noiosa domenica pomeriggio sulla falsariga di ciò che accadde dodici mesi fa a Zurigo. Remco, oltretutto, ha incrinato qualcosa nelle certezze dello sloveno non tanto per averlo battuto nella crono, quanto per averlo superato in quel modo troppo plateale perché allo sloveno vada giù come una pastiglia per il mal di testa. Squadra votata unicamente al belga, ma con un paio di nomi che potrebbero rompere la corsa da lontano. Tatticamente al Belgio non conviene fare il gioco di Pogačar e li girerà la questione, se poi le gambe saranno superiori come accade quasi sempre, beh, l’importante sarà stato provarci. Si nota subito l’esclusione di Tim Wellens, è vero, arrivato un po’ lungo dopo una stagione a tutta di fianco a Pogačar, ma i maligni potrebbero pensare che è proprio questo il motivo, d'altra parte lo stesso Remco alla vigilia ha detto che gli UAE lavoreranno per il loro capitano durante la stagione, e quindi più che la condizione ha pesato il suo essere così vicino al capitano della UAE. Anche eprché il percorso, volendo, è su misura per Wellens. Ma il Belgio è nazionale profonda, basta vedere i nomi: Ilan van Wilder, Louis Vervaeke, Victor Campenaerts, Xando Meurisse, Quinten Hermans, Cian Uijtdebroeks, utili in salita, ma non solo, potranno coltivare anche ambizioni personali ed essere parte del gioco, qualora ci fosse davvero la forza per battere il favorito. Florian Vermeersch, visto il percorso pare al via per portare borracce o al massimo per onor di firma.

Per le medaglie, ci sono altri due UAE, uno ancora per poco. Parliamo di Jay Vine e Juan Ayuso, usciti dalla Vuelta con emozioni differenti, ma vincitori di tappa e in forma: Ayuso guiderà una Spagna che che ha disputato un grande Mondiale in quasi tutte le gare e categorie, e che per una volta, ci aspettiamo a trazione anteriore, vista la presenza dei vari Marc Soler, Ivan Romeo o Raul Garcia Pierna, gente abituata ad anticipare, mentre Roger Adria e Carlos Canal potrebbero stare coperti per un finale differente. Jay Vine, che nelle corse di un giorno ha raccolto poco e niente, è capitano di un Australia farcita di nomi di qualità e in grande forma: occhio a Michael Storer e Luke Plapp, casomai dovessero anticipare, sanno correre molto bene in tal senso, oppure a Jay Hindley, magari nel finale, tutti e quattro hanno possibilità di lottare per un piazzamento importante, anche una medaglia.

Si candida al podio Ben Healy, Irlanda, con lui da tenere d’occhio Eddie Dunbar, Darren Rafferty e Archie Ryan. Healy, tra i corridori al via, è in assoluto uno dei più adatti al percorso. Non ha paura di nulla, sa attaccare (a volte in maniera assurda e scriteriata, ma ci piace per questo) e pensa a questa corsa da tanto tempo. Non ci stupiremmo nel vederlo lottare per qualcosa di molto prezioso fino alla fine.

Capitolo Tom Pidcock. Si parla di corridori coraggiosi, e l’inglese non teme il confronto con lo sloveno, lo ha dichiarato più volte, c’ha anche provato. Forse è l’unico, almeno a parole Da capire con quanta energia residua si presenta dopo una Vuelta corsa a tutta e conclusa con un sorprendente posto sul podio. Di fianco a lui Joe Blackmore e Oscar Onley, i quali sembrano arrivati un po’ lunghi a questo finale di stagione, ma sulla carta adattissimi al percorso.

Poi si va in ordine sparso partendo dalla Colombia che punta su Egan Bernal e Harold Tejada, ma occhio anche a Brandon Rivera, e un po' di più ai vicini dell’Ecuador che portano un quintetto molto interessante, la cui punta di diamante è Richard Carapaz che pensa da tempo a questa corsa. Mancherà Jhonatan Narvaez, un’altra volta i due corridori ecuadoriani più forti non disputeranno assieme una manifestazione con la maglia della nazionale. Un vero peccato, sarebbe stato molto interessante, vista la condizione di entrambi, vederli corrersi contro. La Danimarca ruota attorno a Mattias Skjelmose Jensen, se il danese non cade è un papabile alle medaglie, ma in generale i danesi, che hanno disertato le prove junior e under 23, hanno la solita formazione molto solida, e che vede al via tra gli altri Anders Foldager, Anthon Charmig, Alexander Kamp, Asbjorn Hellemose e Mikkel Frolich Honore, tutti corridori che animeranno la gara e saranno molto pericolosi se chiamati all'azione. L’eritrea porta Biniam Girmay, ma i più adatti sono Nahom Zeray, Henok Mulubrhan e Natnael Tesfatsion, nazionale che però deve compiere un’impresa per ottenere un piazzamento importante.

La Francia ce l’aspettiamo arrembante come al suo solito e occhio a loro perché potrebbero provare a regalare qualche sorpresa, i nomi ci sono. Julian Alaphilippe ha dimostrato di recente di stare bene, Louis Barré è tutto l’anno che va forte e il percorso è perfetto per lui, Jordan Jegat, dopo aver sorpreso al Tour, si è meritato la convocazione ed è adatto alle difficoltà di Kigali 2025, oltre ad avere uno spunto veloce che chissà, potrebbe tornare utile per un bel piazzamento. Valentin Madouas, quando c’è da raschiare il fondo, è uno dei più forti e costanti, non vive la migliore stagione della carriera, ma è sempre pericoloso in corse dure e lunghe, infine Paul Seixas, curiosità intorno a quello che potrà fare il giovanissimo francese in una corsa così (mi sbilancio: non molto, ancora) e Pavel Sivakov, come al solito in grande forma nei finali di stagione, può essere corridore da medaglia sempre che, come già accaduto, non corra con un'altra maglia e un'altra idea sotto quella della nazionale.

Difficile immaginarci una Germania competitiva per salire sul podio, anche se Georg Zimmermann potrebbe anticipare e Marius Mayrhofer piazzarsi in una ipotetica volata di un gruppetto dietro i migliori. Gli Stati Uniti lasciano a casa i quattro più forti e adatti al percorso, McNulty, Jorgenson, Sheffield e Powless, che avrebbero potuto ambire a un grande risultato, e puntano tutto sui Quinn Simmons e Kevin Vermaerke: occhio a loro due anche per un piazzamento nei dieci. anzi di più, non dobbiamo stupirci nel caso si facciano trovare entrambi nelle fasi salienti di gara ancora davanti a giocarsi le medaglie. L’Ungheria porta Attila Valter, poche speranze, a differenza della Svizzera con Marc Hirschi, garanzia da piazzamento, ma soprattutto Mauro Schmid e l’ennesimo UAE al via, Jan Christen. Le maglie rossocrociate saranno da temere se ancora presenti nel finale di corsa. Anche loro come la Spagna stanno correndo un grande Mondiale

E a proposito di UAE, molti vedono in Isaac Del Toro uno dei pochi che potrebbe rovinare i piani del favorito sloveno. Ci crediamo poco, è giocvne deve fare esperienza su certe distanze, ma intanto ci godiamo quella che potrebbe essere finalmente una sfida tra i due, liberi dai compiti di squadra. Nonostante la giovane età, Del toro ha dimostrato di poter già ottenere grossi risultati, seppure le tante ore di gara sulle gambe così potrebbero risultargli ancora indigeste. L’unica cosa certa è che va talmente forte che non gli si preclude alcun risultato.

Il Portogallo porta Antonio Morgado (ecco un altro UAE), stagione di alti e bassi, non ha ancora espresso tutto il suo potenziale, forse i compiti nella squadra di club gli stanno un po’ stretti – sarebbe bello vederlo capitano altrove – e qui avrà la sua chance, come ce l’avrà il compagno di squadra Alfonso Eulalio, tra i più in forma nell’ultimo periodo.

Se Thymen Arensman avrà ancora un po’ di energie, dopo una lunga stagione che lo ha visto vincere pure due tappe di montagna al Tour, è avversario pericoloso per tutti. La nazionale dei Paesi Bassi gli mette vicino l’esperienza di Wout Poels e Bauke Mollema, la freschezza di Menno Huising e la fantasia di Frank van den Broek, uno che non ci stupiremmo di vederlo anticipare e poi magari chiudere nelle posizioni che contano.  La Lettonia schiera Toms Skuijns, ma non è la migliore stagione la sua, anzi, dopo un grande biennio, ma sarebbe corridore particolarmente adatto, viste le doti di fondo e di regolarità, mentre la Norvegia ha il terzetto formato da Andreas Leknessund, Embret Svestad-Bardseng, Johannes Staune-Mittet che potrebbe mettere la testa davanti, soprattutto Leknessund, dalla lunga distanza.

Infine, Victor Langelotti è l’uomo del Principato di Monaco, Martin Svrcek della Slovacchia, Artem Nych degli atleti neutrali, Sergio Chumil per il Guatemala, Henrique Avancini del Brasile, Eric Manizabayo, Moise Mugisha e Shemu Nsengiyumva i più rappresentativi del Rwanda,  Charles Kagimu dell'Uganda, tutti corridori da fuga della prima ora, alcuni di loro potrebbero pure restare per un bel po' davanti e magari sognare un piazzamento dignitoso.

L’ITALIA

 


Capitolo a parte per la nazionale guidata da Marco Villa che punta tutto su Giulio Ciccone. Che Ciccone sarà? Se dovesse aver superato i problemi vissuti alla Vuelta, il corridore abruzzese è uno dei candidati a una medaglia, avendo dimostrato nelle ultime stagioni di essere tra i più forti al mondo nelle corse di un giorno impegnative. Di fianco a lui, sarebbe dovuto esserci Giulio Pellizzari per fare esperienza, ma il marchigiano si è ammalato alla vigilia ed è sostituito dal corregionale Gianmarco Garofoli, un premio alla sua stagione votata all’attacco, ma senza ottenere grossi risultati. Viste le assenze soprattutto di Cristian Scaroni e Alberto Bettiol, quest’ultimo il più adatto a quel finale, sarebbe tornato comodo, il selezionatore ha portato una squadra sulla carta abbastanza modesta e con corridori non tutti in grande forma. Da Andrea Bagioli ci aspettiamo qualche segnale, lui di solito con la maglia della Nazionale lì sa dare, sarà utilissimo per la causa del compagno di squadra Ciccone;  Marco Frigo ha speso tantissimo sulle strade della Vuelta ed è un bel nome da mandare all’attacco da lontano, magari insieme a Mattia Cattaneo e Lorenzo Fortunato. Il Matteo Sobrero del Giro di Polonia può fare una buona corsa, quello della Vuelta, caduto e un po’ malconcio, meno, mentre l’ottavo slot disponibile è andato a Fausto Masnada: con tutto il rispetto per l’ottimo corridore che fu in passato, la scelta di portarlo appare abbastanza incomprensibile, anche se, come direbbe qualcuno, hanno chiamato Masnada, ma a casa non è che siano rimasti Coppi e Bartali.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Tadej Pogačar
⭐⭐⭐⭐ Remco Evenepoel
⭐⭐⭐ Ben Healy, Tom Pidcock
⭐⭐ Isaac Del Toro, Giulio Ciccone, Mattias Skjelmose, Juan Ayuso
⭐ Pavel Sivakov, Julian Alaphilippe , Jay Vine, Richard Carapaz, Michael Storer, Primož Roglič, Marc Hirschi, Kevin Vermaerke

Foto: Sprint Cycling Agency


Il Monumentale dei mondiali di ciclismo 2025

ATTENZIONE: LE STARTLIST, SOPRATTUTTO DELLE GARE IN LINEA, AL MOMENTO SONO PROVVISORIE O INCOMPLETE, QUINDI LE PREVISIONI (E LE GRIGLIE) SONO STATE FATTE BASANDOSI SU QUELLO CHE VIENE TROVATO ONLINE DAI COMUNICATI DELLE VARIE SQUADRE, DALLE LISTE PRESENTI SU PROCYCLINGSTATS E FIRSTCYCLING.

QUANDO POSSIBILE, LE ANALISI DEI FAVORITI, OUTSIDER ECCETERA VERRANNO MODIFICATE DI VOLTA IN VOLTA, ANCHE LA MATTINA STESSA DELLA CORSA (E RIPROPOSTE PURE SUI NOSTRI CANALI SOCIAL (X, TELEGRAM E FACEBOOK)

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DAL 21 AL 28 SETTEMBRE SONO IN PROGRAMMA A KIGALI, RWANDA, I MONDIALI DI CICLISMO

La volata per la medaglia di bronzo della scorsa edizione della prova élite maschile: anche quest'anno si lotta solo per le briciole?

Mondiali di ciclismo significa: stagione che volge al termine. Mondiali di ciclismo vuol dire corse con la maglia delle nazionali. Mondiali di ciclismo, ovvero il conto delle medaglie, le storie nascoste da raccontare su questo e quello. Mondiali di ciclismo: giornate ricche di competizioni con le diverse categorie, da quella juniores a quella élite, passando per Under 23 - da quest’anno con la novità della corsa per Under 23 femminile, gara che continua a farmi storcere il naso, un premio dato in una categoria che non esiste durante la stagione, ma tant’è, bisogna correre, correre, correre, spremere finché si può e far contente le federazioni, loro hanno la possibilità di farsi belle con tre medaglie in più. E a proposito di Under 23, finalmente (!?) le gare della categoria maschile saranno precluse ai professionisti, non solo a quelli del World Tour, ma anche a coloro militano nelle squadre Professional.

Mondiali di ciclismo 2025, ovvero prima volta per l’Africa; percorso: uno dei più duri di sempre, siamo in altura, ok nulla di esagerato, però ci sono oltre cinquemila metri di dislivello per la gara dei professionisti in programma l’ultimo giorno, seppure distribuiti nel senso che pianura ce n’è poca e i su e giù sono continui. Mondiali di ciclismo 2025: significa andare incontro a diverse difficoltà dal punto di vista gestionale e ambientale (per molti un problema è stato organizzarsi per fare i vaccini), non ultimo il costo della trasferta per le federazioni, tanto che diverse squadre saranno al via con contingenti ridotti (l'italia, ne porta solo 3 tra gli junior e 4 tra gli Under 23, la Gran Bretagna addirittura un solo Under 23 e nessun cronoman tra gli élite), altre rinunciano persino a presentarsi, al momento si possono contare, tra le altre, le assenze di Danimarca - junior e under 23 - e Paesi Bassi, che non saranno al via tra gli Under 23. Soprattutto quella danese, nella categoria dei più piccoli, è un’assenza pesante che toglie alla corsa un paio di possibili pretendenti alla maglia iridata. La Polonia, invece, rinuncia a portare i professionisti, passata ormai un’epoca da quella squadra che tirava contro le opinioni altrui andando a vincere un mondiale con Kwiatkowski - a proposito di storie che racconta un mondiale. E invece, a proposito delle gare, qui di seguito un paragrafo dedicato a ognuna delle prove, con tanto di favoriti, percorso, orario. Buona lettura.

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PROGRAMMA, PERCORSI E FAVORITI

CRONOMETRO

DOMENICA 21 SETTEMBRE

Cronometro Femminile élite - 31,2 km (460 m D+) (10:10-12:55 circa)

Doppia ascesa alla Cote de Nyanza, la prima volta 2.5 chilometri con una pendenza media del 5,8%, la seconda con 4.1 chilometri e pendenza media del 3,1%, e ascesa conclusiva a Kimihurura, per decidere la nuova maglia iridata contro il tempo. Si prospetta una sfida a tre per lo scettro di regina: Marlen Reusser, Anna van der Breggen e Chloe Dygert. Sarà particolarmente interessante valutare il ritorno di Marlen Reusser dopo il Giro d'Italia, perso alla penultima frazione, e il Tour de France in cui si è ritirata durante una prima tappa sfortunata. La trentatreenne svizzera non corre da luglio e senza dubbio, nei periodi migliori, sarebbe la donna da prendere come punto di riferimento in una prova di questo tipo. L'insidia principale potrebbe venire da Chloé Dygert, terza lo scorso anno, dietro a Grace Brown e Demi Vollering, altra presenza importante in ottica podio.

Tour de France Femmes avec Zwift 2025 - 4th Edition - 1st stage Vannes - Plumelec 78,8 km - 26/07/2025 - Marlen Reusser (SUI - Movistar Team) - photo Massimo Fulgenzi/SprintCyclingAgency©2025

Per Dygert potrebbe essere una bellissima tripletta dopo aver aver già conquistato il titolo nel 2019 e nel 2023, nel mezzo, purtroppo, la brutta caduta e conseguente infortunio al Mondiale 2020 di Imola. Per Anna van der Breggen, invece, la prova assume un sapore particolare: il 2025 è stato l'anno del ritorno in corsa, dopo aver guidato diversi anni l'ammiraglia in veste di direttore sportivo. Nelle cronometro disputate quest'anno, non molte a dire il vero, spicca il secondo posto in quella della Vuelta ed il quarto in quella di Bergamo al Giro. Nel 2020 fu campionessa del mondo proprio in questa prova. Sarebbe una bella storia a lieto fine. Tra gli altri nomi, menzioniamo le due francesi Cédrine Kerbaol e Juliette Labous, mentre Anna Henderson, per la Gran Bretagna, potrebbe ambire a migliore il settimo posto dello scorso anno. L'Italia schiera Soraya Paladin, rientrata recentemente dopo una brutta caduta al Tour de France, e Monica Trinca Colonel, fresca di un'ottima prestazione al Tour de l'Ardéche.

⭐⭐⭐⭐⭐Chloé Dygert
⭐⭐⭐⭐Marlen Reusser, Anna van der Breggen
⭐⭐⭐Demi Vollering
⭐⭐Anna Henderson, Cédrine Kerbaol, Brodie Chapman
⭐Juliette Labous, Urška Žigart

Cronometro Maschile élite - 40, km (680 m D+) (13:45 -16:50 circa)

Gara che sorriderà ai passisti scalatori, una crono tutt’altro che semplice, oltre che dal punto di vista altimetrico - ben quattro gran premi della montagna, per un totale di 12,3 km e 460 m di dislivello, con lo strappo in pavé, chiamato Cote de Kimihurura, che ci terrà compagnia per tutta la settimana, nella parte finale della corsa - anche per i suoi 40 chilometri, distanza ormai inusuale persino per i professionisti. Prova di difficile interpretazione che a questo punto della stagione si apre alle sorprese: conteranno, più che il feeling con il cronometro, le energie residue. In contumacia di due dei più forti cronoman al mondo, Ganna e Tarling, favorito d’obbligo, per quello mostrato nell’ultimo lustro, è Remco Evenepoel che ha conquistato gli ultimi due titoli mondiali a cronometro ed è campione olimpico in carica. Ritiratosi al Tour, Evenepoel sembra un po’ più leggero nella testa dopo l'addio alla squadra che lo ha lanciato nei professionisti, e prima di vestire una nuova maglia, nella prossima stagione, ha in mente di dare del filo da torcere nella rassegna iridata a Tadej Pogačar. Lo sloveno, favorito per la domenica successiva, qui va verso una delle sfide più interessanti della sua carriera. La cronometro di una rassegna iridata non gli ha mai sorriso particolarmente: 10° nel 2021, 6° nel 2022 e 21° nel 2023, ma quest’ultima enorme controprestazione fu condizionata dalla gara in linea - che in quell’edizione invece di chiudere, aprì il programma di gare. Lo sloveno, per arrivare sul podio, terzo alle spalle dei due van, si cucinò come rare volte nella sua carriera e prima di indossare la medaglia, nel retropalco, sembrava un branzino al cartoccio con tanto di colorito grigio e occhiaia. Dietro ai due, la sfida al bronzo spalanca la porta a diversi invitati: si accettano scommesse su quale nome potrebbe diventare l'uomo della festa. L’Italia, seconda e terza nel 2024, con Ganna e con lo splendido quanto inatteso bronzo di Affini, stavolta punta su Mattia Cattaneo e Matteo Sobrero, ma i due azzurri si dovranno davvero superare, considerando anche la condizione in cui arrivano. C’è fiducia nell’ambiente perché entrambi hanno preparato bene la prova, seppure appaia un po’ ai limiti, per lunghezza e durezza, ma vedremo: non è che siano molti al via quelli adattissimi e abituati a un percorso del genere.

Lo scorso anno l'Italia conquistò due meravigliose medaglie nella cronometro maschile élite, difficile se non impossibile ripetere quel risultato...

Spazio ce n’è, ad esempio per Jay Vine, Australia, vista la qualità con cui ha corso la Vuelta (grande lavoro di gregariato per Almeida, ha chiuso in crescendo, ha vinto una tappa e la maglia dei GPM) difficile da non inserire tra i papabili alle medaglie, da capire con quanta forza uscirà da una Vuelta corsa a tutta per lui e per la squadra. Il suo connazionale Luke Plapp è corridore che in giornata può sfoderare grandi colpi, chissà quale versione troveremo al via della gara. In una prova del genere non si possono escludere: un fondista come Thymen Arensman, Paesi Bassi, anche lui arriva da una (grande) stagione, molto dispendiosa o i due svizzeri Mauro Schmid e Stefan Küng. Il primo è tutto l'anno che va forte, seppure non è tra i migliori cronoman in circolazione e gli manca sempre qualcosa in ogni corsa per consacrarsi, però può essere una delle sorprese. Küng, invece, che di tutta questa generazione è sicuramente uno dei più forti e continui nelle prove contro il tempo, all’opposto del compagno di squadra non vive un periodo agonisticamente molto semplice, ma alla Vuelta si è preparato proprio per questo appuntamento: riuscirà a digerire i chilometri in salita? Una fila sotto, invece, tra gli outsider, Isaac Del Toro (Messico), il messicano è in grandissima condizione come dimostra l'eccellente score realizzativo delle ultime settimane, Andreas Leknessund (Norvegia), anche lui è uno di quei ciuccio e’ fatica che può trarre giovamento dalla salita di cui il percorso si bea e Will Barta (USA). I due belgi Florian Vermeersch e Ilan Van Wilder puntano a una top ten, difficile immaginarli in lotta per qualcosa di importante seppure il corridore della Soudal è in buona condizione; i due francesi Bruno Armirail e Paul Seixas ambiscono a qualcosa di meglio: soprattutto Armirail è nome pericoloso per la zona podio anche se finora ha sempre proposto, nelle rassegne iridate a cui ha partecipato, prestazioni sotto tono, quasi come se la corsa “one shot” non gli fosse congeniale. Su Seixas bisognerebbe aprire un capitolo a parte (classe 2006, ampiamente il più giovane al via, la Francia punta tutte le proprie fiches su di lui come futuro vincitore del Tour eccetera, insomma ne abbiamo già parlato e ne parleremo ancora negli anni a venire, facile che possa diventare un uomo copertina del ciclismo mondiale), probabilmente senza la nuova regola che preclude ai professionisti under 23 di partecipare al mondiale di quella categoria, lo avremmo visto lottare qualche giorno dopo con i più giovani, per vincere. Quello che arriverà domenica sarà tutto di guadagnato, lui intanto inizia ad abituarsi a correre con molta pressione addosso. Infine menzione anche per Ivan Romeo (possibile sorpresa del giorno, anche per un discorso podio) e Raul Garcia Pierna (senza infortunio alla Vuelta avrebbe potuto dire la sua per un piazzamento in zona top 5) della Spagna, Darren Rafferty, Irlanda, corridori giovani, ma validi e che puntano, di base, a un piazzamento tra i primi dieci: in caso di giornata di grazia potrebbe pure trasformarsi in qualcosa di più . Come detto, c’è spazio.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Evenepoel
⭐⭐⭐⭐ Pogačar
⭐⭐⭐ Vine, Armirail
⭐⭐ Plapp, Del Toro, Schmid, Romeo
⭐ Cattaneo, Seixas, Küng, Van Wilder, Garcia Pierna, D. Rafferty, Arensman

LUNEDI 22 SETTEMBRE

Cronometro Femminile Under 23 22,3 km (350 m D+) (10:35 - 12:45 circa)

Percorso che ha nella Còte de Nyanza, 2,5 chilometri al 5,8% di pendenza media e in quella di Kimihurura i due punti più difficili, a fronte di un dislivello complessivo di 350 metri. Nel finale si torna a salire. Inutile nascondersi dietro ad un dito, c'è una favorita d'obbligo e risponde al nome della ventenne inglese Zoe Bäckstedt perché le sue doti nella specialità sono note a tutti e perché in stagione ha prevalso diverse volte a cronometro, lasciandosi alle spalle pretendenti di tutto nome e conquistando anche il campionato nazionale.

Simac Ladies Tour 2024 - 26th Edition - 1st stage - Gennep - Gennep 10.1 km - 08/10/2024 - Zoe Backstedt (GBR - Canyon - SRAM Racing) - photo Xavier Pereyron/SprintCyclingAgency©2024

Le insidie per lei verranno soprattutto da Belgio e Francia che schierano al via formazioni importanti: le prime cercheranno di minare le sicurezze di Bäckstedt con Fleur Moors e Lore De Schepper, le seconde con Julie Bego. Da menzionare assolutamente la presenza per l'Italia di Federica Venturelli, già presente su podi importanti tanti ai Mondiali quanto agli Europei, citiamo, in questo caso, i risultati ottenuti nel 2023 con l'oro europeo ed il bronzo mondiale. Tra le altre nazionali, si segnalano i nomi di Paula Blasi per la Spagna, Felicity Wilson Haffenden per l'Australia, Justyna Czapla per la Germania, Ava Holmgren per il Canada e Viktória Chladoňová per la Slovacchia.

⭐⭐⭐⭐⭐ Bäckstedt
⭐⭐⭐⭐
⭐⭐⭐ Bego, De Schepper, Moors,
⭐⭐ Venturelli, Haffenden, Blasi
⭐ Czapla, Chladoňová, Holmgren

Cronometro Maschile Under 23 31,2 km (460 m D+) (13:35 - 16:30 circa)

Su un percorso identico a quello affrontato il giorno prima dalle donne, gli Under 23 si sfidano e stavolta senza corridori che già militano nella massima categoria. Novità non da poco visto che le ultime quattro edizioni erano state vinte da corridori già professionisti: nel 2021 Price-Pejtersen, che all’epoca militava nella Uno -X, stessa squadra di appartenenza di Søren Wærenskjold, vincitore nel 2022. Nel 2023 e nel 2024, invece, hanno conquistato la medaglia d’oro corridori già nel World Tour, Lorenzo Milesi (Team dsm in quell’anno) e Ivan Romeo (Movistar Team). Allargando la questione al podio, sei su dodici erano già professionisti (due tra questi, Segaert e Vermeersch diventati a stagione in corso), e due di loro stagisti (Plapp e Hayter, entrambi con la Ineos). E quindi, tra nuovo regolamento e assenze, la lista dei corridori al via appare spuntata e potrebbe presentare alcune sorprese. Non sul nome del favorito, Jakob Söderqvist, oltre che per grandi meriti suoi, anche per la poca concorrenza al via. Il colosso svedese della Lidl dei giovani, seppure si sia già visto, con profitto, calcare la strada in mezzo ai professionisti, è arrivato tardi al ciclismo su strada, ha un grande futuro da uomo squadra al Nord, cronoman e vagone del treno per Milan, prove di questa lunghezza ha già dimostrato di saperle ben digerire (2° lo scorso anno a Zurigo dietro Romeo, su quasi 30 km), da capire come risponderanno le sue gambe al dislivello: le salite potranno incidere sulle riserve di energia e i due strappi finali spezzare completamente ritmo e speranze.

Jakob Söderqvist è il favorito per la prova a cronometro dedicata agli under 23 e allo stesso tempo pronto per iniziare a lasciare il segno anche a livello élite. Lo aspettiamo.

Quelle di Jonathan Vervenne, specialista delle prove contro il tempo e trovatosi, nelle ultime ore, come capitano unico del Belgio vista l'assenza di uno dei pretendenti alle medaglie, Jarno Widar, quelle di Lorenzo Mark Finn, soprattutto, e Alessandro Borgo, per l'Italia e quelle di Adrià Pericas e Héctor Alvarez (Spagna), la squadra spagnola avrebbe bisogno della sintesi tra i due: il primo pedala agile ed è forte in salita, il secondo è esplosivo e può dire la sua anche in pianura, oltretutto è  in grande forma. Fino a ora, però, nelle cronometro corse con la maglia della nazionale, tra mondiali ed europei, ha sempre deluso. Tutti buoni outsider più per mancanze degli altri che per meriti propri - parliamo comunque di alcuni tra i maggiori prospetti a livello mondiale e che vedremo protagonisti anche nella gara in linea. Da seguire anche lo svizzero Jan Huber, classe 2005 della Remax-Racing Team, ragazzo di cui si parla pochissimo, ma che pare sull’orlo di esplodere da una corsa all’altra. Se per Matthias Schwarzbacher (Slovacchia), una possibile medaglia è parecchio complicata soprattutto per la durezza del percorso, ma il suo nome resta molto quotato tra gli appassionati, un occhio di riguardo lo meritano Maxime Decomble, Francia, che proprio per via del percorso può essere uno di quei corridori capaci di impensierire Söderqvist per il titolo, e Callum Thornley (Gran Bretagna). Nate Pringle (Nuova Zelanda), Louis Leidert, Paul Fietzke (Germana), e Zac Marriage (Australia), sono tutti corridori da top ten, mentre occhio ad Hamish Mackenzie (sempre Australia). Il corridore della Hagens Berman ha la capacità di farsi vedere pochissimo in stagione per poi venire fuori nella crono iridata (sono già due le medaglie conquistate in carriera), come nel 2023 quando salì sul podio dietro Milesi e Segaert, precedendo corridori come Garcia Pierna, Darren Rafferty, Jan Christen. Anche stavolta può essere una delle sorprese.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐Söderqvist
⭐⭐⭐⭐Decomble, Thornley
⭐⭐⭐ Vervenne
⭐⭐ Finn
⭐ Schwarzbacher, Mackenzie, Marriage, Alvarez, Pericas, Borgo, Fietzke, Leidert, Pringle

MARTEDI 23 SETTEMBRE

Cronometro Femminile Junior 18,3 km (225 m D+) (10:45 - 12:45 circa)

Saranno poco più di 18 chilometri mossi quelli della prova contro il tempo dedicata alle donne junior: una sorta di giro attorno a Kigali, dalla BK Arena, al Convention Center. I metri di dislivello saranno 225 con la principale difficoltà situata tra il chilometro 15.9 ed il chilometro 17.2, la Cote de Kimihurura, 1,3 chilometri al 6.3 di pendenza media. Partono indubbiamente con i favori del pronostico Megan Arens e Paula Ostiz Taco rispettivamente tra le file dell'Olanda e della Spagna. La prima ha conquistato il titolo nazionale a giugno, la seconda, invece, ha centrato il secondo gradino del podio nel Campionato Nazionale Spagnolo, alle spalle di Alejandra Neira, anche lei al via. Altro nome molto interessante è quello di Abigail Miller, britannica classe 2007, che ha messo in mostra buone doti in questo tipo di esercizio. Per gli Stati Uniti, invece, gli occhi saranno puntati su Lilian Edwards, già campionessa nazionale. Sarà interessante verificare il risultato di Maria Okrucińska, in casa polacca: classe 2008, si è piazzata nelle maggiori competizioni della categoria junior, su percorsi svariati, tuttavia non abbiamo uno storico importante su prove simili con rivali di questo tipo. Certo è che anche Okrucińska è campionessa nazionale. Menzione anche per Thaïs Poirer, francese, al primo anno nella categoria che ben affronta le insidie del cronometro, assieme a lei per le transalpine ci sarà Lise Revol. L'Italia schiererà al via Elena De Laurentiis, campionessa nazionale, e Chantal Pegolo, terza piazzata agli italiani, ma non sembrano molte le possibilità di ambire al podio.

2024 UCI Road World Championships Zurich - Women’s Junior Road Race - Uster - Zurich 73,6 km - 25/09/2024 - Megan Arens (Netherlands) - photo Luca Bettini/SprintCyclingAgency©2024

⭐⭐⭐⭐⭐Paula Ostiz Taco, Megan Arens
⭐⭐⭐⭐
⭐⭐⭐Liliana Edwards, Abigail Miller
⭐⭐Thaïs Poirer, Maria Okrucińska, Sidney Swierenga, Lidia Cusack, Lise Revol
⭐Tully Schweitzer, Fivé Laura

Cronometro Maschile Junior 22,6 km (350 m D+) (14:00 - 16.30 circa)

Cote de Nyanza, che abbiamo visto essere molto adatta a chi sa spingere forte sul passo, da superare una sola volta e poi giù verso Kigali, con tanto di tratto in salita in pavé, nel finale, che ormai a questo punto del mondiale abbiamo già imparato a conoscere come fosse il vialetto che porta a casa nostra. Diverse le assenze, tra annunciate e dell’ultimo momento, per un biennio Under 19 che, rispetto a quelli precedenti, non appare, almeno sulla carta, tra i più irresistibili (ma non è detto che i 2007 e 2008 non diventino, tra i professionisti, sui livelli delle classi che lo hanno preceduto, anche se il 2005/2006 sembra, in divenire, uno dei più forti di sempre di questo sport). Livello di gara non così alto e diversi pretendenti alla vittoria finale, categoria molto dispersiva durante una stagione in cui finora i nomi più forti non si sono mai incontrati testa a testa - e per l’appunto, viste le numerose defezioni, non lo faranno nemmeno a questo mondiale. Difficile scegliere una vera e propria griglia anche perché la distanza è stata affrontata di rado, in stagione, dai corridori al via. Favorito, ma non assoluto, forse il più forte tra i 2008 in circolazione, è lo spagnolo Benjamin Noval.

Il podio del campionato spagnolo a cronometro jr vede Noval, al centro, vincitore e di fianco Enaut Urkaregui e Mario Cordero. Anche grazie a questi tre talenti il ciclismo spagnolo è in buonissime mani.

Figlio d’arte, dal 2027 in maglia Ineos, quest’anno ha vinto due cronometro, entrambe in terra di Spagna, ma nemmeno lui si è misurato con gli altri o su distanze più lunghe. Tra le alternative più credibili c’è Ashlin Barry, altro diamante della categoria, classe 2007, che il prossimo anno correrà con la squadra di Sviluppo della Visma | LAB, da seguire anche il suo connazionale Beckam Drake. Il Belgio si gioca due carte molto pesanti anche qui: Seff Van Kerckhove (che ha vinto il titolo nazionale su una distanza di 22,6 km) e Mats Vanden Eynde, ma occhio ai Paesi Bassi, soprattutto a Michiel Mouris, due volte vincitore del titolo neerlandese e campione europeo in carica. Il suo compagno di squadra e di nazionale, Gijs Schoonvelde, ha buone chance pure lui di salire sul podio. Gli avversari più credibili dei corridori nominati sono, sicuramente, i due britannici, Dylan Sage, soprattutto, e Max Hinds. Tra gli outsider troviamo i due tedeschi, Zeno Levi Winter e Benedikt Benz, ma entrambi devono trovarsi in una giornata di grazia per poter provare chiudere anche solo tra i primi cinque, discorso che vale anche per quanto riguarda gli italiani Roberto Capello e Mattia Agostinacchio, soprattutto per Agostinacchio, qualche speranza in più per Capello. Meritano una menzione gli australiani Max Goold e Lucas Stevenson, nazionale che è sempre capace di piazzare colpi a sorpresa durante le rassegne iridate, mentre la Francia, qui guidata da Johan Blanc, di recente grande protagonista al Lunigiana e Théophile Vassal, sembra più propensa a ben figurare nella la prova in linea. Infine menzione per Janek Jackowiak al via per rompere il ghiaccio prima della corsa del 26 settembre, quando sarà uno dei favoriti al titolo, ma attenzione perché ieri un suo connazionale un po' più grande, Gajdulewicz, ha rischiato di fare la grossa sorpresa tra gli Under e la storia, lo sappiamo, è ciclica.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ -
⭐⭐⭐⭐Mouris, Noval, Van Kerkhove
⭐⭐⭐ Barry, Schoenvoelde, Sage
⭐⭐ Hinds
⭐ Capello, Drake, Vanden Eynde, Goold, Jackowiak

MERCOLEDI 24 SETTEMBRE

Cronosquadre mista 41,8 (12:30 - 17:00 circa)

Il percorso è quello che ormai conosciamo: Nyanza prima e Kimihurura poi col suo tratto in pavé, 20,9 km per gli uomini, stessa distanza per le donne per un totale di 41,8 km. Quindici squadre al via, di cui 5 africane (Etiopia, Uganda, Benin, Rwanda e Mauritius), la squadra dell'UCI World Cycling Centre, la Cina, l'Ucraina e poi le sette che verosimilmente si giocheranno la parte alta della classifica, medaglie incluse. L’Italia schiera Cattaneo, Sobrero e Frigo, nella frazione maschile, Trinca Colonel, Paladin e Venturelli in quella femminile e punta alla quarta medaglia in sei edizioni, non ha mai vinto, e nemmeno stavolta sarà semplice, un po' perché favoriti sono altri, i campioni in carica dell'Australia (Spratt, Wilson-Haffenden, Chapman, Matthews, Plapp, Vine) con un grande sestetto, la Svizzera (Jan Christen, Schmid, Kung, Ruegg, Reusser, Liiechti), vincitrice dell’oro nel 2022 e 2023 e la Germania (Niedermaier, Koch, Lippert, Leidert, Rutsch, Heidemann), un po' perché le assenze di leader assoluti come Ganna, Affini e Longo Borghini peseranno e di molto sul tempo finale.

Michael Matthews, Ben O'Connor, Jay Vine, Grace Brown, Brodie Chapman, Ruby Roseman - Gannon sul podio del Mondiale di Zurigo 2024

Ma l'Italia proverà a giocarselo quel podio, magari con la Francia di Sivakov, Seixas, Armirail, Kerbaol, Squiban, Labous. Più distanti il Belgio, nonostante un terzetto maschile di alto livello (Vervenne, Campenaerts, F. Vermeersch), ma rischiano di pagare troppo la frazione femminile (Meert, Van De Velde, Moerman) e la Spagna, squadra equilibrata, molto giovane al maschile (Romeo, Garcia Pierna, Alvarez) e di buon livello al femminile (Ostolaza, Blasi, Benito).

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐Australia
⭐⭐⭐⭐ Svizzera
⭐⭐⭐ Germania
⭐⭐ Italia, Francia
⭐ Spagna

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PROVE IN LINEA

 

GIOVEDI 25 SETTEMBRE

Prova in linea Femminile Under 23 119,3 KM (2.435m D+) (12:00 - 16:25 circa)

Percorso tosto, basta il numero che indica il dislivello per mostrarne la durezza: parliamo di 2435 metri di dislivello su poco meno di 120 chilometri. Più la gara si farà dura più sarà difficile pensare ad attacchi da lontano, ma le nazionali senza grosse possibilità di vittoria finale proveranno certamente la carta della fuga e chissà che, su un tracciato simile, qualcuna non possa fare una sorpresa alle pretendenti al titolo. Le difficoltà principali saranno, come per la prova junior, Kimihurura e Kigali Golf da ripetere più volte. Le ultime indicazioni sullo stato di forma delle atlete in corsa ci arrivano dal Tour de ò'Avenir, disputato non più di qualche settimana fa. In questo senso, ci sembra ovvio che il primo nome da fare sia quello di Isabella Holmgren che, in Francia, ha conquistato tre tappe e tre classifiche finali su quattro compresa la classifica generale della corsa. A sfidarla, però, in primis una nazionale francese che può puntare su diverse carte tutte possibilmente vincenti, una sorta di tris d'assi: Célia Gery, Marion Bunel e Julie Bego. Gery è particolarmente temuta dal gruppo che si aspetta qualche sorpresa: arriva da una stagione in crescendo con tre successi di tappa proprio all'Avenir, in cui ha dimostrato di possedere sia spunto veloce che capacità di dominare brevi strappi, sviluppando watt e potenza. Altro discorso è quello da fare per Marion Bunel: la giovane, classe 2004, ha dimostrato di sapersi concentrare molto bene sugli appuntamenti che mette nel mirino, in vari ruoli. Viene da ottime prestazioni all'Avenir, seconda in generale e piazzata nelle tappe più difficili, e all'Ardèche, quarta in generale e vincitrice di una frazione sul Mont Lozére. Al Tour de France, invece, si è vista poco, però si è messa a disposizione della squadra che, poi, quel Tour l'ha vinto con Ferrand-Prevòt. Questa duttilità sarà preziosa per la Francia. Sempre dall'Avenir; fari accesi su Lore De Schepper , con vari piazzamenti e il quarto posto in generale, che però non è riuscita a confermare all'Ardèche. Non si può scordare il talento cristallino di Cat Ferguson che l'anno scorso, fra le junior conquistò tanto la prova a cronometro quanto quella su strada. Meritano altresì menzione Marie Schreiber e Imogen Wolff. Una parentesi la dedichiamo a Talia Appleton, fra le fila dell'Australia: in pochi la conoscevano, ma all'Avenir ha messo tutte in fila e si è presa il podio dietro ad Holmgren e Bunel. Questa volta non passerà inosservata, sarà marcata, ma chissà che non si inventi qualcosa. Per le azzurre, Eleonora Ciabocco sarà l'unica atleta al via. Le sensazioni sono buone per Ciabocco, le ultime gare lo raccontano, ma gestire una corsa così da sola sarà complicato. Servirà talento e fortuna.

Durango Durango Emakumeen Saria 2025 - 24th Edition - Durango - Durango 113 km - 20/05/2025 - Isabella Holmgren (CAN - Lidl - Trek) - photo Miguel Ena/SprintCyclingAgency©2025

⭐⭐⭐⭐⭐Isabella Holmgren, Célia Gery
⭐⭐⭐⭐Marion Bunel, Lore De Schepper, Cat Ferguson
⭐⭐⭐Talia Appleton, Julie Bego
⭐⭐Eleonora Ciabocco
⭐Marie Schreiber, Imogen Wolff

VENERDI 26 SETTEMBRE

Prova in linea Maschile Junior 119,3km (2.435m D+) (08:00 - 11:15 circa)

 

Stesso tracciato e stessa lunghezza della prova femminile Under 23, alcuni dei nomi dei favoriti assomigliano molto a quelli già letti nella prova a cronometro. Il Belgio, che è una di quelle nazioni che non ha lesinato per questo mondiale, sa di squadra faro con Thor Michielsen, Mats Vanden Eynde e Tuur Verbeeck che, almeno sulla carta, abbonderanno velleità personali per supportare Edouard Claisse e soprattutto Seff Van Kerckhove che non sono gli unici favoriti per l’oro solo perché gli avversari si chiamano Mario Cordero, Benjamin Noval, in particolare il figlio d'arte è tra i più attesi ed Enaut Urkaregi (Spagna), Jan Michal Jackowiak (Polonia), Enzo Hincapie, Ashlin Barry e Beckam Drake (USA), Soan Ruesche, Théophile Vassal e Johan Blanc (Francia), Benedikt Benz, Karl Herzog, Moritz Mauss e Zeno Levi Winter (Germania), squadra da non sottovalutare quella tedesca, anzi, che ha conquistato, nelle ultime tre edizioni, un titolo (Emil Herzog nel 2022, da tenere in considerazione qui il fratello Karl), un secondo e un quarto posto (Paul Fietzke nel 2023 e 2024).

Mattia Agostinacchio è il campione mondiale ed europeo in carica del ciclocross, categoria juniores. Riuscirà nell'impresa conseguita solo da Mathieu van der Poel 2013 di essere contemporaneamente anche campione del mondo su strada?

I Paesi Bassi hanno un terzetto che punta forte alle medaglie, ai due già visti nella crono (Mouris e Schoonvelde) si unisce Daan Dijkman che potrebbe essere il capitano in corsa, perché il più adatto e sarà da temere anche la Gran Bretagna che punterà indifferentemente su Max Hinds, Harry Hudson, Matthew Peace e Dylan Sage. L’Italia, campione uscente, porta Mattia Agostinacchio, stagione in cui ha iniziato a fare vedere belle cose anche su strada, Giacomo Rosato, il più in forma, come dimostrato al recente Lunigiana chiuso terzo, e Roberto Capello, che arriva da un periodo difficile a causa di alcuni problemi contrattuali che lo hanno costretto al palo per qualche settimana, ma che nella cronometro ha dimostrato di stare più che bene. Infine qua e là sparsi: Georgs Tjumins per la Lettonia, Jose Said Cisneros per il Messico, Kevin Andres Estupinan, Colombia,  Valentin Hofer per l’Austria (manca Friedl, tra i corridori più in forma), i due australiani Max Goold e Lucas Stevenson, tutti ragazzi che possono ambire a un piazzamento importante: se c’è una corsa che quest’anno è apertissima a qualsiasi pronostico, è proprio questa.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐Van Kerckhove
⭐⭐⭐⭐Claisse, Barry
⭐⭐⭐Blanc, Jackowiak, Noval, Agostinacchio
⭐⭐ Capello, Rosato, Tjumins, Hinds, Dijkman
⭐Vassal, Herzog, Hofer, Peace, Sage, Hudson, Benz, Urkaregi, Michielsen, Ruesche, Vanden Eynde, Mauss, Stevenson

Prova in linea Maschile Under 23 164,6 km (3.350m D+) (12:00 - 16:25 circa)

Ben undici giri del circuito attorno a Kigali per un totale di 164,6 km e oltre tremila metro di dislivello. Corsa che, in assenza di Nordhagen e Seixas, vede favoriti Lorenzo Mark Finn (il più giovane al via) e, soprattutto, Jarno Widar. Il belga insegue uno dei pochi successi che mancano nella sua già ricca bacheca da Under 23, il Mondiale, prova che nelle annate precedenti lo ha sempre respinto per vari motivi. Se in giornata, il piccolo belga appare quasi impossibile da battere a questo livello, non à la Pogačar, ma quasi. Vero anche come spesso abbia dimostrato limiti nel saper gestire determinate situazioni sfavorevoli, e le corse di un giorno, in particolare quelle di una rassegna iridata, spesso non vanno come si pensa, nascondono insidie difficili da contenere e basta nulla per buttare via un possibile risultato importante. Squadra davvero forte. rodata e affiatata quella di fianco a lui con Aaron Dockx, Kamiel Eeman, Tim Rex e Jasper Schoofs che, qualora la situazione di gara possa permetterlo, sono capaci anche loro di portare risultato. Occhio che Widar non possa proprio fungere da specchio per le allodole e magari mandare in una fuga decisiva qualcuno dei suoi pretoriani, d'altra parte con pochi elementi per squadra sarà difficilissimo controllare la corsa su un percorso del genere. In seconda fila Italia e Slovenia, che vede al via i maggiori rivali del belga della lotto, il già citato Finn insegue un clamoroso back-to-back di titoli mondiali dopo aver vinto tra gli juniores dodici mesi fa, e Jakob Omrzel è uno di quelli che i due li ha battuti in modo arguto al Giro d’Italia.

Lorenzo Mark Finn, dovesse vincere il titolo mondiale Under 23, sarebbe il primo corridore da Matej Mohoric nel 2013 a vincere di fila la maglia iridata nelle due categorie giovanili (2012 campione del mondo JR e 2013 campione del mondo under 23)

L’Italia, però, non è solo il ligure, perché, seppure con compiti e caratteristiche diverse, ha in Alessandro Borgo (soprattutto), Simone Gualdi e Pietro Mattio un terzetto di grandissima qualità che potrebbe, proprio come il resto del Belgio, ambire al podio o persino al titolo. Così come la Slovenia che intorno al vincitore del Giro Next gen ha costruito un’ottima squadra con Jaka Marolt, Anze Ravbar ed Erazem Valjavec, tutti corridori di spessore. Corsa aperta a diversi scenari e uomini: occhio all’Ecuador, con una delle rivelazioni di questa stagione, Mateo Ramirez, alla Francia, che, seppure priva di Seixas, si presenta con Antoine L’Hote, Maxim Decomble e Victor Loulergue, molto ambiziosi e a caccia di una medaglia, e alla Germania, Paul Fietzke al mondiale se la sente sempre calla (un argento e un quarto posto su due partecipazioni tra gli juniores), Max Bock è uno dei corridori più in forma al via e Louis Leidert corridore che sa esaltarsi nelle gare di un giorno. Pavel Novak è il capitano di una Cechia che non nasconde le proprie ambizioni e punta anche su Tomas Pridal, soprattutto, e Martin Barta, la Colombia ha un duo interessante in caso di corsa dura (e chissà, magari pure pioggia), Jaider Munoz e Juan Felipe Rodriguez, come la Polonia, anche se Dawid Lewandowski, molto veloce, non sembra particolarmente adatto al percorso a differenza di Mateusz Gajdulewicz che può puntare a un buon risultato. Daniel Lima, Daniel Filipe Moreira e Lucas Lopes sono i tre di riferimento per il Portogallo, Cole Kessler, corridore che ama la fuga, andragli dietro se parte sarà uno dei punti focali della riunione prima della corsa, lo sarà per gli Stati Uniti e Ciro Perez per l’Uruguay. A caccia di una possibile medaglia diversi corridori della Spagna, tra le poche squadre a contingente pieno, possono puntare su una corsa dura con Pau Martì, Hector Alvarez e Adrià Pericas e avere lo stesso i primi due citati capaci nel finale di farsi valere in caso di sprint ridotto -seppure l’impressione è che possa venire fuori una corsa tanto selettiva da vedere i corridori superstiti arrivare uno per uno. Bel terzetto anche per la Svizzera, Nils Aebersold, Robin Donzé e soprattutto, per chi scrive, Jan Huber, quest’ultimo, come detto anche nel paragrafo dedicato alla corsa, una delle possibili sorprese. Infine tra gli outsider da segnalare Henrique Bravo (Brasile), Storm Ingegbritsen e Halvor Dolven (Norvegia), Zac Marriage (Australia), Balint Feldhoffer (Ungheria), Marco Schrettl (Austria) e Callum Thornley (Gran Bretagna), tutti atleti che su un percorso del genere possono inserirsi nella sfida per le medaglie.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Widar
⭐⭐⭐⭐ Finn
⭐⭐⭐ Borgo, Omrzel, Decomble
⭐⭐ L’Hote, Schoofs, Rex, Leidert, Fietzke, Ramirez, Pridal, Dolven
⭐ Alvarez, Pericas, Martì, Marriage, Ingegbritsen, Gualdi, Bock, Huber, P. Novak

SABATO 27 SETTEMBRE

Prova in linea Femminile Junior 74 km (1520 m D+) (8:20 - 10:40 circa)

Settantaquattro chilometri, più di millecinquecento metri di dislivello e la Cote de Kimihurura e de Kigali Golf, rispettivamente 1,3 chilometri al 6,3 % e 0,8 chilometri all'8,1% di pendenza media, a suggerire azioni e fughe: è stato disegnato così il tracciato della prova iridata in linea per la categoria junior femminile. Sono due, a nostro avviso, i team maggiormente quotati: la Spagna e la Gran Bretagna. Non solo individualità importanti ma anche una amalgama notevole a livello squadra. Fra le spagnole la punta sarà Paula Ostiz Taco, da agosto in Movistar, già seconda ai mondiali nel 2024, quest'anno ha conquistato la Ronde van Vlaanderen, oltre ad altri cinque successi, tra cui il Campionato Nazionale Spagnolo su strada.

Tanti anche i piazzamenti, raramente fuori dalla top ten. Per la Gran Bretagna le punte si candidano ad essere Abigail Miller, quarta alla Ronde van Vlaanderen e decima al Binda, e Erin Boothman, vincitrice della Clasica de Jaén e della Gent-Wevelgem, quinta al Binda. L'inglese può anche contare sull'esperienza acquisita correndo con le élite Kreiz Breizh ed il Giro di Toscana, pur se ritiratasi in entrambe le occasioni. Occhio a non sottovalutare Megan Arens per l'Olanda, prima al Binda e seconda al Fiandre e Auke de Buysser in casa Belgio. De Buysser ha conquistato il campionato nazionale e si è sempre piazzata tra Binda, Gent Wevelgem e Ronde van Vlaanderen oltre alla vittoria di altre quattro corse. Se parliamo di piazzamento, è obbligatorio riportare il discorso sulla polacca Maria Okrucińska. Nell'ordine ha inanellato un ottavo posto al Binda, un quinto posto alla Ronde, la vittoria del Campionato Nazionale Polacco e sei successi internazionali. Attenzione anche a Sidney Swierenga per il Canada, Oda Aune Gissinger per la Norvegia e Thaïs Poirer in casa Francia. L'Italia schiererà Giada Silo, Chantal Pegolo e Elena De Laurentiis.

⭐⭐⭐⭐⭐Paula Ostiz Taco, Megan Arens, Maria Okrucińska
⭐⭐⭐⭐Auke De Buysser, Erin Boothman
⭐⭐⭐Oda Aune Gissinger, Abigail Miller, Sidney Swierenga
⭐⭐Giada Silo, Thaïs Poirer, Hanna Gianatti
⭐Laura Fivé, Alyssa Sarkisov

Prova in linea Femminile Elite 164,6 km (3.350 m D+) (12:05 - 16:45 circa)

I metri di dislivello sono indicativi di quanto sia tosta questa prova in linea: 3350 metri di dislivello in poco meno di 165 chilometri. Il percorso è tormentato, come già per le altre prove, da Kigali Golf e Kimihurura. Lo spazio per improvvisare c'è. Dopo l'annuncio della presenza di Pauline Ferrand-Prevòt, pensando a come ha vinto il Tour de France, si è scatenato l'entusiasmo per vedere quale prestazione potrà mettere su strada.

Tour de France Femmes 2025 - 4th Edition - 9th stage Praz sur Arly - Chatel Les Portes du Soleil 124,1km - 03/08/2025 - Pauline Ferrand-Prevot (FRA - Team Visma - Lease a Bike) - photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

Ovviamente i primi ad essere in delirio, anche perché la nazionale francese non si limita a lei, a sostenerla, infatti, ci saranno, tra le altre, Cèdrine Kerbaol, Juliette Labous ed Évita Muzic. La pattuglia azzurra, però, può stare tranquilla: la capitana sarà Elisa Longo Borghini, una garanzia per Marco Velo. Un Giro d'Italia conquistato in maniera spettacolare a Monte Nerone. un Tour de France a cui era arrivata in forma, frenata solo da un virus. Qualche settimana fa il rientro e di nuovo la vittoria a Kreiz Breizh.

Giro d’Italia Women 2025 - 36th Edition - 8th stage Forli - Imola 134 Km - 13/07/2025 - Elisa Longo Borghini (ITA - UAE Team ADQ) - photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

Il Mondiale l'ha preparato in ritiro al Teide, in altura. Non diciamo nulla, per scaramanzia, ma è fra le principali favorite per aggiungere un'ulteriore perla alla propria carriera. Con lei, Silvia Persico, Eleonora Camilla Gasparrini, Soraya Paladin, Barbara Malcotti, Monica Trinca Colonel e Francesca Barale. Il tris di nazionali è completato da quella olandese: Demi Vollering la conosciamo, forse in questa stagione ha raccolto meno di quanto si aspettava. La grinta e la rabbia sono un ottimo carburante. La squadra è forte, fortissima, solo per citare alcuni nomi: Anna van der Breggen, Pauliena Rooijakkers, Yara Kastelijn e Shirin van Anrooij. Spesso, a fronte di singole atlete di alto livello, il punto debole delle atlete in casacca arancione è stata la tattica, questo è un interrogativo che resta. Dopo tre nazionali, tre nomi da curare a vista d'occhio: Kasia Niewiadoma, Liane Lippert e Antonia Niedermaier. L'anno prossimo passerà in Lidl Trek e Margot Vanpachtenbeke per il Belgio è senza dubbio un nome da tenere segnato. La svizzera punterà su Marlen Reusser e Elise Chabbey, la Colombia avrà fra le proprie frecce Paula Patiño, il Canada, invece, Alison Jackson e Olivia Baril, la Nuova Zelanda avrà l'apporto di Niamh Fisher-Black, il Sud Africa su quello di Ashleigh Moolman. Interesse anche per la prova di Mavi García.

⭐⭐⭐⭐⭐ Pauline Ferrand-Prévot, Elisa Longo Borghini, Demi Vollering
⭐⭐⭐⭐Kasia Niewiadoma, Liane Lippert
⭐⭐⭐Anna van der Breggen, Marlen Reusser
⭐⭐Margot Vanpachtenbeke, Elise Chabbey, Justine Ghekiere, Niamh Fisher-Black
⭐Ane Santesteban, Ashleigh Moolman, Mavi García, Paula Patiño, Urška Žigart

DOMENICA 28 SETTEMBRE

Prova in linea maschile Elite 267,5 km (5.475 m D+) (9:45 - 16:45)

Non esiste alcun modo per battere Tadej Pogačar nella versione 2024 e 2025, lui fa del ciclismo ciò che vuole, ma esistono, forse, cinque modi (più uno aggiunto a mondiale in corso) per cui lui possa non vincere. Siete curiosi? Ecco svelato il segreto, segretissimo, a cui nessuno può credere, ma invece credetemi, potrebbe funzionare:

1) Una caduta:
2) un malanno;
3) che decida di non partecipare alla corsa;.
4) autosabotaggio;
5) Strano e misterioso appagamento come suggerito da un interessante editoriale di Marco Grassi.
5+1) Evenepoel lo ha battuto a cronometro pochi giorni fa e chissà...

Poi, esisterebbero dei modi, più o meno legali, abbastanza ortodossi, come ad esempio fare la corsa, provarci almeno, non si chiede molto, se non quello di non partire battuti, dimessi, coi volti depressi, senza aspettare che sia lui a distruggere il gruppo con la propria squadra partendo a oltre un centinaio di chilometri dall'arrivo, come già accaduto, costringendo ciò che rimane degli avversari a un affannoso quanto disorganizzato inseguimento. Lo scorso anno a Zurigo fece esattamente questo. I suoi accesero gli strumenti quando al traguardo mancava troppo per essere vero, poi lui iniziò a cantare nelle orecchie dei suoi avversari spaccandogli i timpani.

Potrebbe accadere di nuovo, tra la ciclicità degli eventi, e il paradosso del giorno della marmotta: siamo realisti e non crediamo all’impossibile, siamo realisti e diciamo di sì, succederà. La distanza dal suo attacco al traguardo potrebbe essere misurata in 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80 chilometri, non importa, lui ha quel canovaccio: anticipare gli altri con la forza esplosiva del suo primo attacco dopo aver mandato a pezzi il gruppo con il supporto dei compagni di squadra che si voteranno totalmente alla causa di uno dei più grandi sportivi della storia del proprio Paese, quel Tadej Magic (mi perdonerà Luka Doncic) che da anni la Slovenia sognare fa. Lui attacca e gli altri non lo riprendono più perché non riescono a colmare quel vantaggio che si viene a creare inizialmente, dove lui esprime una potenza impossibile per gli altri, e poi mentenendo il distacco con la capacità di raggiungere una velocità fissa di crociera per ore e ore fino all'arrivo. Insomma, film già visto e rivisto. Nella Slovenia presenti, oltre al fedelissimo Domen Novak, anche grandi primattori come Primož Roglič e Matej Mohorič, che hanno già confermato di sposare la causa, con il primo(z) probabilmente nel ruolo di ultimo uomo, preludio dello scatto decisivo (interessante vedere Rogla in questa veste) e il secondo, in crescita dopo una stagione tribolatissima, che potrebbe tornare utile se la corsa dovesse seguire, da un punto di vista tattico, un canovaccio differente fatto magari fatto da attacchi dalla media distanza di corridori di qualità.

Prima di parlare degli altri pretendenti alle medaglia, uno sguardo al percorso. Lungo e frastagliato con 267 km e quasi 5.500 di dislivello. La novità (credo assoluta, non ho controllato, mi scuserete) è quella dell’inserimento, poco dopo metà gara (dopo 9 giri del circuito), di un tratto “in linea” di 42,5 km con le scalate del Mur de Kigali (0,4 km all’11%), della Cote de Péage (1,8km al 5,9%) e, soprattutto, del Monte Kigali, 5,9 km al 6,9% di media, salita che potrebbe spaccare la corsa definitivamente (all’arrivo mancheranno poco più di 100 km e potrebbe essere il primo avvertimento (i più giovani direbbero, magari, trigger) sulle intenzioni dello sloveno che insegue il secondo titolo di fila (che vedendo i percorsi di 2026 e 2027 potrebbero poi diventare tre e quattro, ma non corriamo). Dopodiché si rientrerà nel circuito per gli ultimi 6 giri in cui affrontare nuovamente gli strappi di Kigali Golf (0,8% km all’8,1%) e il tradizionale Kimihurura, (1,3 km al 6,3 %) che, come abbiamo visto, negli ultimi passaggi ti può stroncare completamente.

Il primo (e forse unico, oppure possono provare a impensierirlo anche altri due corridori che troveremo in seguito?) avversario di Pogačar, tra quelli che corrono su un mezzo a due ruote spinto da gambe e pedali è Remco Evenepoel. Tutti noi sogniamo una sfida epica, lo facciamo per romanticismo, per il gusto della sfida e anche per non passare una noiosa domenica pomeriggio sulla falsariga di ciò che accadde dodici mesi fa a Zurigo. Remco, oltretutto, ha incrinato qualcosa nelle certezze dello sloveno non tanto per averlo battuto nella crono, quanto per averlo superato: troppo plateale perché allo sloveno vada giù come una pastiglia per il mal di testa. Squadra votata unicamente al belga, ma con un paio di nomi che potrebbero rompere la corsa da lontano. Tatticamente al Belgio non conviene fare il gioco di Pogačar e li si giocherà la questione, se poi le gambe saranno superiori come accade quasi sempre, beh, l'importante sarà stato provarci. Si nota subito l'esclusione di Tim Wellens, è vero, arrivato un po' lungo dopo una stagione a tutta di fianco a Pogačar, ma i maligni potrebbero pensare che è proprio questo il motivo, più che la condizione è il suo essere così vicino al capitano della UAE. Ma il Belgio è nazionale profonda, basta vedere i nomi: Ilan van Wilder, Louis Vervaeke, Victor Campenaerts, Xando Meurisse, Quinten Hermans, Cian Uijtdebroeks, utili in salita, ma non solo, potranno coltivare anche ambizioni personali ed essere parte del gioco, qualora ci fosse davvero la forza per battere il favorito. Florian Vermeersch, farà la crono e visto il percorso pare al via per portare borracce o al massimo per onor di firma.

Per le medaglie, ci sono altri due UAE, uno ancora per poco. Parliamo di Jay Vine e Juan Ayuso, usciti dalla Vuelta con emozioni differenti, ma vincitori di tappa e in forma: Ayuso guiderà una Spagna che, per una volta, ci aspettiamo a trazione anteriore, vista la presenza dei vari Marc Soler, Ivan Romeo o Raul Garcia Pierna, gente abituata ad anticipare, mentre Roger Adria e Carlos Canal potrebbero stare coperti per un finale differente. Jay Vine, che nelle corse di un giorno ha raccolto poco e niente, è capitano di un Australia farcita di nomi di qualita e in grande forma: occhio a Michael Storer e Luke Plapp, casomai dovessero anticipare, sanno correre molto bene in taòl senso, oppure a Jay Hindley, magari nel finale, tutti e tre hanno possibilità di lottare per un piazzamento importante, anche una medaglia.

Si candida al podio Ben Healy, Irlanda, con lui da tenere d'occhio Eddie Dunbar, Darren Rafferty e Archie Ryan. Healy, tra i corridori al via, è in assoluto uno dei più adatti al percorso. Non ha paura di nulla, sa attaccare (a volte in maniera assurda e scriteriata, ma ci piace per questo) e pensa a questa corsa da tanto tempo. Non ci stupiremmo nel vederlo lottare per qualcosa di molto prezioso fino alla fine.

Capitolo Tom Pidcock. Si parla di corridori coraggiosi, e l'inglese non teme il confronto con lo sloveno, lo ha dichiarato più volte, c'ha anche provato. Forse è l'unico, almeno a parole Da capire con quanta energia residua avrà dopo una Vuelta corsa a tutta e conclusa con un sorprendente posto sul podio. Di fianco a lui Joe Blackmore e Oscar Onley, i quali sembrano arrivati un po' lunghi a questo finale di stagione, ma sulla carta adattissimi al percorso.

Poi si va in ordine sparso partendo dalla Colombia che punta su Egan Bernal e Harold Tejada, ma occhio anche a Brandon Rivera, potrebbero, in caso di corsa sotto la pioggia, giovare delle condizioni climatiche, un po' come può accadere ai vicini dell'Ecuador che portano un quintetto molto interessante, la cui punta di diamante è Richard Carapaz che punta fortissimo a questa corsa. mancherà Jhonatan Narvaez, un'altra volta i due corridori ecuadoriani più forti non disputeranno assieme una manifestazione con la maglia della nazionale. Un vero peccato, sarebbe stato molto interessante, vista la condizione di entrambi, vederli corrersi contro. La Danimarca ruota attorno a Mattias Skjelmose Jensen, se il danese non cade è un papabile alle medaglie, ma in generale i danesi, che hanno disertato le prove junior e under 23, hanno la solita formazione molto solida, e che vede al via tra gli altri Anders Foldager, Anthon Charmig, Michael Valgren e Mikkel Frolich Honore. L'eritrea porta Biniam Girmay, ma i più adatti sono Nahom Zeray, Henok Mulubrhan e Natnael Tesfatsion, nazionale che però deve compiere un'impresa per ottenere un piazzamento importante.

La Francia ce l'aspettiamo arrembante come al suo solito e occhio a loro perché potrebbero provare a regalare qualche sorpresa, i nomi ci sono. Julian Alaphilippe ha dimostrato di recente di stare bene, Louis Barré è tutto l'anno che va forte, Jordan Jegat, dopo aver sorpreso al Tour, si è meritato la convocazione ed è adatto al percorso, oltre ad avere uno spunto veloce che chissà, potrebbe tornare utile per un bel piazzamento. Valentin Madouas, quando c'è da raschiare il fondo, è uno dei più forti e costanti, non vive la migliore stagione della carriera, ma è sempre pericoloso in corse dure e lunghe, infine Paul Seixas, curiosità intorno a quello che potrà fare il giovanissimo francese in una corsa così (mi sbilancio: non molto, ancora) e Pavel Sivakov, come al solito in grande forma nei finali di stagione, può essere corridore da medaglia.

Difficile immaginarci una Germania competitiva per salire sul podio, anche se Georg Zimmermann potrebbe anticipare e Maximilian Schachmann è dotato di grande fondo e magari, facendo la formichina, potrebbe anche finire nelle prime dieci posizioni. Discorso simile per gli Stati Uniti, che lasciano a casa i tre più forti e adatti al percorso, McNulty, Jorgenson e Powless, che avrebbero potuto ambire a un grande risultato, e puntano tutto sui Quinn Simmons e Kevin Vermaerke. Non ci stupiremmo di trovarli entrambi nelle fasi salienti di gara ancora davanti a giocarsi le medaglie. L'Ungheria porta Attila Valter, poche speranze, a differenza della Svizzera con Marc Hirschi, ma soprattutto Mauro Schmid e l'ennesimo UAE al via, Jan Christen. Le maglie rossocrociate saranno da temere se ancora presenti nel finale di corsa.

E a proposito di UAE, molti vedono in Isaac Del Toro uno dei pochi che potrebbe rovinare i piani del favorito sloveno. Ci crediamo poco, è giocane deve fare esperienza su certe distanze, ma intanto ci godiamo quella che potrebbe essere finalmente una sfida tra i due, liberi dai compiti di squadra. Nonostante la giovane età, Del toro ha dimostrato di poter già ottenere grossi risultati, seppure le tante ore di gara sulle gambe così potrebbero risultargli ancora indigesteL'unica cosa certa è che va talmente forte che non gli si preclude alcun risultato.

Il Portogallo porta Antonio Morgado (ecco un altro UAE), stagione di alti e bassi, non ha ancora espresso tutto il suo potenziale, forse i compiti nella squadra di club gli stanno un po' stretti - sarebbe bello vederlo capitano altrove - e qui avrà la sua chance, come ce l'avrà il compagno di squadra Alfonso Eulalio, tra i più in forma nell'ultimo periodo.

Se Thymen Arensman ha ancora un po' di energia dopo una lunga stagione che lo ha visto vincere pure due tappe di montagna al Tour, è avversario pericoloso per tutti. La nazionale dei Paesi Bassi gli mette vicino l'esperienza di Wout Poels e Bauke Mollema, la freschezza di Menno Huising e la fantasia di Frank van den Broek, uno che non ci stupiremmo di vederlo anticipare e poi magari chiudere nelle posizioni che contano.  La Lettonia schiera Toms Skuijns, ma non è la migliore stagione la sua, anzi, dopo un grande biennio, ma sarebbe corridore particolarmente adatto, mentre la Norvegia ha il terzetto formato da Andreas Leknessund, Embret Svestad-Bardseng, Johannes Staune-Mittet che potrebbe mettere la testa davanti, soprattutto Leknessund dalla lunga distanza. Infine, Victor Langelotti è l'uomo del Principato di Monaco, Martin Svrcek della Slovacchia, Artem Nych degli atleti neutrali, tutti e tre sono corridori da fuga della prima ora, quelle azioni che magari potrebbero anche regalare a qualcuno dei protagonisti un piazzamento nelle prime dieci, quindici posizioni. Già successo, potrebbe accadere di nuovo.

L'ITALIA 

Capitolo a parte per la nazionale guidata da Marco Villa che punta tutto su Giulio Ciccone. Che Ciccone sarà? Se dovesse aver superato i problemi vissuti alla Vuelta, il corridore abruzzese è uno dei candidati a una medaglia, avendo dimostrato nelle ultime stagioni di essere tra i più forti al mondo nelle corse di un giorno impegnative. Di fianco a lui, sarebbe dovuto esserci Giulio Pellizzari per fare esperienza, ma il marchigiano si è ammalato alla vigilia ed è sostituito dal corregionale Gianmarco Garofoli, un premio alla sua stagione votata all'attacco, ma senza ottenere grossi risultati e poi poco altro. Viste le assenze soprattutto di Cristian Scaroni e Alberto Bettiol, quest'ultimo il più adatto a quel finale, sarebbe tornato comodo, il selezionatore ha portato una squadra sulla carta abbastanza modesta e con corridori non tutti in grande forma. Da Andrea Bagioli ci aspettiamo qualche segnale, lui di solito con la maglia della Nazionale lì sa dare, sarà utilissimo per la causa del compagno di squadra Ciccone;  Marco Frigo ha speso tantissimo sulle strade della Vuelta ed è un bel nome da mandare all'attacco da lontano, magari insieme a Mattia Cattaneo e Lorenzo Fortunato. Il Matteo Sobrero del Giro di Polonia può fare una buona corsa, quello della Vuelta, caduto e un po' malconcio, meno, mentre l'ottavo slot disponibile è andato a Fausto Masnada: con tutto il rispetto per l'ottimo corridore che fu in passato, la scelta di portarlo appare abbastanza incomprensibile, anche se, come direbbe qualcuno, hanno chiamato Masnada, ma a casa non è che siano rimasti Coppi e Bartali.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Tadej Pogačar
⭐⭐⭐⭐ Remco Evenepoel
⭐⭐⭐ Ben Healy, Tom Pidcock
⭐⭐ Isaac Del Toro, Giulio Ciccone, Pavel Sivakov, Juan Ayuso
⭐ Mattias Skjelmose, Julian Alaphilippe , Jay Vine, Richard Carapaz, Michael Storer, Primož Roglič, Kevin Vermaerke

Foto: Sprint Cycling Agency
Analisi corse femminili a cura di: Stefano Zago
Sito ufficiale della manifestazione: https://ucikigali2025.rw/competition-program/


È stato un grande piacere Mister G

«Il mondo. Sarebbe cambiato soltanto il nostro modo di osservarlo e pensarlo, che è l’obiettivo cui tende ogni vero artista, ogni vero innovatore: l’unica rivoluzione che ormai ci è concessa».
– Franco La Polla

Ogni volta che un corridore dice basta non è una semplice pagina che si chiude, la scritta fine che a volte puoi trovare in fondo a un libro, la sbarra che chiude una strada: non oltrepassare. Quando un corridore dice basta è il tempo che passa, è la vittoria più netta e schiacciante della relatività. Quei granelli di sabbia che scendono veloci da una clessidra e non hanno mai bloccato l’ingranaggio se non – forse – in qualche nostro sogno.
Vola davvero da strapparti via il cuore, questa convenzione chiamata tempo? Ci pensavo pochi giorni fa osservando una foto di Geraint Thomas da giovane. L'ho confrontata con una delle ultime di queste settimane, a pochi giorni dall’annuncio del suo ritiro che avverrà a fine stagione – era nell’aria, il segreto di Pulcinella lo chiamano a Napoli. Basette, chioma riccia, sguardo – perché lo sguardo non mente mai – di chi sembra capitato per caso nel tritacarne del ciclismo, ma che avrebbe potuto affrontare con la stessa verve e disinvoltura qualsiasi altro mestiere. È cambiato poco, negli anni, ma in che senso? Qualche ruga a solcare il viso, per l’appunto, è l’usura; gli occhi vispi, giudici pronti, prima ancora di quella lingua veloce, sempre tagliente, più che spada un fioretto capace di intrattenere come quasi nessun altro in un mondo allappato come quello del ciclismo. Avete mai provato a mangiare un caco acerbo? Immagino di sì, ecco: spesso, senza personaggi come G, il ciclismo ti lascia questa sensazione.

Alzi la mano chi non avrebbe visto benissimo G nelle vesti di intrattenitore, mica per forza televisivo, ma anche semplicemente l’amico che si siede di fianco a te al pub e – pinta di birra dietro l’altra, sua grande passione – te la racconta, commentando ogni argomento con quel mix tra il cinico, l’ironico e il disinvolto di chi ha una marcia in più, guardando la televisione appesa a un muro scolorito che manda le notizie più importanti del giorno. Lo fa davvero! La disinvoltura con il quale spiega di Bernal al termine del successo del ragazzo colombiano al Tour è quella di chi ha mente fresca e gola schiarita da quel nettare biondo e schiumoso: «La cosa più bella che mi viene da pensare in questo momento è che quando avrò 45 anni e sarò brutto, grasso e ubriaco al pub, vedrò Eganito vincere il suo decimo Tour de France potrò dire: guardatelo, a quello lì gli ho insegnato tutto quello che sa».
Al termine di ogni periodo di corse, magari stressante da tenerlo con la mente così lontano dalle sue cose, ha sempre sentito il bisogno di ricaricarsi nel suo Galles. «Nell’ultimo periodo dopo il Tour de France sono stato ubriaco 12 giorni su 14», ha detto una volta, ma di questi divertenti aneddoti ne sono piene le sue interviste sul web.

Eppure ha fatto parte di un sistema che ha rivoluzionato il ciclismo, quello britannico del Team Sky, che si è inserito nel mondo delle due ruote e ne ha amplificato diversi aspetti, tecnici, di preparazione, tattici, a volte esasperandoli, a volte finendo nella bufera delle polemiche. Un contesto quasi casto e monastico visto da fuori, fatto di regole ferree che poco sembravano addirsi a un carattere del genere. G è passato con disinvoltura da pistard capace di medaglie olimpiche, e che a volte si staccava in pianura nelle corse a tappe, a vincitore di un Tour de France, e in mezzo è andato forte anche al Nord. Eppure, in questo quadro, G ha sempre lasciato trasparire una vita da corridore vissuta con leggerezza e disincanto. Noi non potremmo immaginarlo diversamente. Come un disegno appeso al muro da decenni. In sella alla bicicletta e una birra pronta a farsi scolare a fine tappa. Perché ogni volta che un corridore dice basta, si chiude un'epoca, ma quando a fermarsi è uno come Geraint Thomas è come se si fermasse uno di noi.

Da alvento #38


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